Qui si parla di uomini e sesso. Brutto sesso, brutti uomini
Qui non si parla di politica, facciamo finta. E nemmeno, a dirla tutta, dell’etica della rete e delle offese online, argomento in voga. Si parla invece di uomini e sesso. Di sesso come punizione e come castigo. Del “ti scopo” usato come equivalente di “ti picchio”. La querelle Grillo-Boldrini ha aperto un vaso di Pandora: brutte cose che gli uomini farebbero alle donne se ne trovano ad ogni clic, tra intimidazioni e aggressioni verbali. Spesso con un unico comune denominatore e un’evidente escalation: il passaggio dall’insulto sessista – un classico di sempre – all’esaltazione della violenza sessuale, alla sua rivendicazione orgogliosa.
Puritani e moralisti, l’accusa è sempre quella. Si sa della fuffa strumentale che la destra sfoderò a suo tempo per difendere il latin lover di Arcore. Per cui sia molto chiaro: chi vuole giocare con il partner in ogni modo possibile e immaginabile (e anche inimmaginabile) ne ha facoltà e sacrosanto diritto, sempre si tratti, ovviamente di persone presenti a sé stesse e consenzienti. Un rapporto sessuale prevede, se non necessariamente amore, confidenza, fiducia, complicità. Persino nel rapporto mercenario c’è una sorta di contratto: sesso contro denaro, che è, seppur al minimo sindacale, un punto di accordo tra i partner.
Nell’impennata dell’insulto che diventa minaccia, invece no. E’ proprio il presupposto di un comune consenso e comune piacere che viene a mancare. In quella letteratura da manuale dello stupro che sembra tanto in voga, manca proprio questo punto fondamentale: l’essere in due.
Il sesso che si evoca e si fantastica (e si minaccia) è punitivo, è sesso come castigo: un carnefice e una vittima, con il sottinteso che se la vittima non fosse vittima tutto sarebbe meno divertente, meno significativo. Si può dire? Meno “educativo”, meno “correzionale”. Non “due persone lo fanno”, ma “una persona lo fa all’altra”, meglio se contraria, meglio se costretta, in un contesto di tipo carcerario. Un immaginario da stupratori, si è detto, per cui si cercano spiegazioni da destra e da sinistra.
Da sinistra: beata innocenza, l’illusione che quest’aggressività maschile scaturisca da un sentirsi minacciati dalle nuove libertà femminili. Uomini che reagiscono per “rimettere al loro posto” le donne, almeno verbalmente (si spera, ma non solo, dicono le cronache). Può esserci del vero, ma siamo nel campo dell’ottimismo spinto.
Da destra (o zone circonvicine), il minimizzare, il “uh, che sarà mai, sono solo parole”, dunque il consolatorio pensiero che tanta violenza verbale sia sinonimo di impotenza, di “non gli tira”. Ottimismo anche questo, perché agli stupratori, quelli veri, purtroppo, “tira” benissimo e pure troppo.
Ma dunque, da dove viene questa suburra vociante, tutta maschile, che dice (e scrive!) cose da codice penale e agita il pene come un manganello?
Qui si possono scoperchiare numerose pentole. Aver avuto per anni in sella un ras assoluto che sommava politica e denaro con tanto di harem a pagamento non ha aiutato, certo, sul versante culturale. I “Posso palpare la signorina?”, i “Lei quante volte viene?”, accolti da risate complici persino tra gli operatori (uomini) dei media, hanno creato un humus: ciò che sembrava vietato – dalle convenzioni, dall’educazione, dal rispetto – era di colpo permesso, peggio, considerato divertente. E le proteste delle donne, spesso e volentieri, bollate come passatiste, moraliste, vetero, noiose e, in una parola (parola che ha una certa fortuna oggi sulla scena politica), “vecchie”.
Poi, non aiuta la rete, e non perché sia una sentina di bassi istinti, che è lettura banale e luddista. Ma perché, per esempio, rende accessibile a tutti la pornografia più spinta, che si è fatta nel tempo più specifica e settoriale, più “tayloristica”, se si può dire. Basta un’occhiata al porno in rete, ormai diviso per categorie, sezionato, catalogato, ordinato per gusti, dove ognuno può cercare e trovare il suo squadrismo sessuale preferito: punishment, rough sex, domination, submission, rape, eccetera, eccetera. E, intorno, un paese dove si intervistano attempati pornostar come fossero maîtres à penser.
E poi. E poi, volendo, c’è pure la retorica di una “onnipotenza della gente” che giustifica ogni istinto, ogni espressione, dall’insulto alla minaccia. Quel che un tempo si pensava tra sé e sé magari un po’ vergognandosene, oggi può essere ostentato in pubblico. E qui pesa l’assenza pressoché totale di alfabetizzazione, sia sessuale, sia comunicativa. Non si insegna il sesso, e forse nemmeno si educa al sesso, e questo è giusto. Si tratta di materia intima e delicata che ognuno giustamente scopre da sé e mette nel suo bagaglio di vita e di esperienza.
Però si potrebbe insegnare a scrivere e parlare in pubblico, si potrebbe (ri)tracciare un confine tra quel che si può e non si può dire, che è forse l’anticamera e il presupposto del confine tra quel che si può e non si può fare.
Forse (anche) da tutto questo nasce e cresce questo immaginario maschile violento e minaccioso del sesso come punizione, come affermazione di un potere fisico, come violenza, e – peggio – violenza “educativa”. Ti raddrizzo, ti faccio vedere io. Un maschio “militare” e manganellatore contro il soggetto più debole da manganellare. Con l’illusione – moltiplicatrice della violenza – che “in fondo le piace” e magari anche lo sfregio beffardo del “non ti violento perché sei brutta”.
Quindi, ecco. Qui non si parla di politica, no. Ma “solo” di uomini e di sesso.
Brutti uomini e brutto sesso.
Commenti (11)
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Ottimo pezzo! Coglie il punto e ha la qualità di essere scritto da un uomo. Bisognerebbe tornare a parlare tra di noi come si faceva quando si chiamava “autocoscienza”, magari un po’ meno auto-flagellante. Almeno allora si cercava di comunicare.
In ogni caso grazie Robecchi
Tutto molto condivisibile. Aggiungerei fra i massimi responsabili dell’imbarbarimento nel parlare in pubblico l’orrenda De Filippi che ha rallevato con le sue trasmissioni generazioni di ragazzi/e
al metodo del chi urla di più (oddio, anche Sgarbi e Ferrara ci hanno messo del loro)
rispetto per il porno, category femdom completamente omessa
e, trollando, ho forti perplessità sul “Non si insegna il sesso, e forse nemmeno si educa al sesso”; lo stesso articolo, in fondo, ha come tema l’”educazione sessuale”.
Merci!
bell’editoriale. sto giornale parte davvero bene…
grande robecchi!
hai perfettamente ragione.
io ho sentito spesso dire “e dopo la castigo”, invece di “dopo ci faccio l’amore”. il maschio dominatore deve imporre il sesso.
Dire che la Signora Boldrini non è all’altezza del ruolo di presidente della camera è maschilista?
chiedo scusa ma io in questo articolo non ci vedo nulla che già non sia stato detto, scritto, ridetto e riscritto. Il maschilismo è sempre esistito.bisognerebbe ripartire da una educazione allo stadio infantile se non addirittura neonatale per correggerlo, ma noi ancora non ci siamo arrivati.. strada lunga e tortuosa. Nella querelle Grillo – Boldrini io non vedo nulla di sessista. per me Laura Boldrini è una persona di sesso femminile che non sa fare il suo lavoro. PUNTO.Gli insulti che le sono piovuti addosso riguardano il sesso così come se rivolti ad un uomo toccano la famiglia e tutte le generazioni passate e future. Secondo me più continuiamo a rimarcare questa differenza più la connotazione rivalità maschio femmina viene fuori. se imparassimo a dare il giusto peso agli insulti e cioè trattarli come insulti e basta? in alcuni casi il sessismo è un alibi per giustificare la propria incapacità e questo è uno dei casi.
“se imparassimo a dare il giusto peso agli insulti e cioè trattarli come insulti e basta? in alcuni casi il sessismo è un alibi per giustificare la propria incapacità e questo è uno dei casi”
In un mondo civile e perfetto una critica non dovrebbe essere un insulto o una minaccia, ma ovviamente una critica.
Se per criticare una persona devi augurarle di finire in un bordello per camionisti, lo scopo stesso della critica cade.
Se fossero state avanzate motivazioni e non avessero fatto un torneo di “chi ce l’ha più lungo” nessuno avrebbe fatto un plissè.
Secondo me, chi ha postato quelle frasi non ha nulla di intelligente da dire ed il fatto stesso che siano state ritirate dal blog la dice lunga sullo scivolone fatto dai grillini.
se poi vogliamo discutere sull’età del maschilismo, sono qui… non è detto però che debba continuare, si potrebbe dare un aiutino alla sua fine possibilmente non naturale.
ciao
alba
Se in Italia si fa sesso come si fa politica, mi sa tanto che nonostante le chiacchiere ci divertiamo poco… Io penso che il sessismo spregiudicato usato nell’ingiuria dei soliti rompiglioni che girano sul web in cerca di uno sfogo idiota, soprattutto nei confronti delle donne, sia proprio di derivazione da squallido amore sprecato ed insoddisfatto. Chi non ha problemi forse arriverebbe a dire come massima ingiuria “trottolino amoroso”!…