Meglio lo “Svizzerum”, ora ci tocca Nucara
Già che si chiami “Italicum”, diciamolo, non rassicura. Si fosse chiamato “Svizzerum” un minimo di precisione si potrebbe pretenderla, ma con quel nome chi lo sa come va a finire. Dunque, eccoci alla Sala Giochi Italia, dove stanno per installare una nuova legge elettorale. Quelli del Pd, come nella migliore tradizione delle macchinette, hanno inserito due euro e si aspettano di vincere. Gli altri giocano a sbafo, ma in qualche modo sperano di vincere anche loro: abbinarla alla lotteria Italia, con la notte della Befana e ricchi premi, e la Clerici che spadella, potrebbe essere una buona mossa. Per ora abbiamo sondaggi e simulazioni, tutte e due cose, come si sa, fatte della sostanza di cui sono fatti i sogni. La simulazione più gettonata dice che il Pd vincerebbe a man bassa, incasserebbe il premio di maggioranza (più grande di quello cassato dalla Cassazione, ma che importa? Ne parleremo tra otto anni…) e farebbe quello che vuole. Poi Silvio e poi Grillo, a fare le opposizioni. Scenario possibile ma irreale, perché prevede che con la nuova legge i partiti si schierino come con la vecchia, e non sarà così. Quanto ai sondaggi, quelli della signora Ghisleri, che spesso ci azzecca, danno Berlusconi e tutti i piccoletti che gli si affolleranno intorno (compreso Alfano, povera stella) un filino sopra al Pd, che di piccoletti intorno, a parte Sel e qualche irrilevante Bolscevico del Settimo Giorno non ne ha. In questo caso sarebbe probabile una finalissima, possibilmente in notturna e mondovisione, ma si sa come vanno le finali: mica detto che vinca il migliore, soprattutto se uno migliore non c’è. Quanto a Grillo, dovrebbe (sia nelle simulazioni che nei sondaggi) giocare al terzo incomodo, ma vai a sapere: ancora un po’ che quegli altri si abbracciano nelle “profonde sintonie”, e qualche milioncino di italiani potrebbe anche decidere di fare uno scherzo da prete. E dunque, come scriverebbe la Settimana Enigmistica, la faccenda è per solutori più che abili: trasformare un tripartitismo in un bipolarismo, se serve anche a bastonate (lo sbarramento all’otto per cento). Bene. Ciò significa che avremo due grandi schieramenti con dentro grandi e piccoli partiti, e Grillo da solo. Che non è un dettaglio, perché si parla sempre del 20-25 per cento degli elettori, che in caso di ballottaggio potrebbero fare la differenza, e non si sa da che parte. Fin qui, quel che si sa, naturalmente, perché da ora al varo della legge (cambiando oltretutto la Costituzione) di acqua sotto i ponti ne passerà parecchia. Il Porcellum, diventato Italicum, ha tutto il tempo di diventare Porcellinum, o Disastrosum (dipende dalle aspettative). Per ora si sa che le liste bloccate – che ieri sembravano il diavolo – sono gradite e benedette, purché siano piccoline. Insomma, cinque o sei nominati nelle segrete stanze invece di una lenzuolata. Ma naturalmente cinque o sei moltiplicati per tanti collegi fa un’altra lenzuolata e non cambia granché. Infine, c’è la cabala, su cui punta e confida ogni giocatore d’azzardo. La cabala dice che chi ha imposto una legge elettorale lo ha sempre fatto per vincere lui, ma anche che poi ha vinto raramente. E’ una specie di sfiga che cammina. Poi, non si conoscono ancora i dettagli tecnici, tipo resti (i poveri resti) e conguagli e limature, per cui potremmo ritrovarci basiti e sconvolti, il giorno dopo, con un governo Nucara, con l’appoggio esterno di Nencini, la non-sfiducia dei guerrieri Sick, e per ministri due salami con le gambe in stile Jacovitti. Insomma, una cosa è chiara: che quello che oggi sembra chiaro non lo sarà. La legge Renzi è concepita per far vincere Renzi con il convinto appoggio e la sintonia di Silvio traformato in padre della patria, ma non è detto che fili tutto liscio. Sapete com’è, le ciambelle, il buco, eccetera eccetera. Una cosa sola è sicura: con uno sbarramento così alto, milioni di italiani non avranno rappresentanza politica, guarderanno la corsa dei cavalli con spirito equilontano, perderanno comunque, ma almeno – minima consolazione – non avranno scommesso niente.
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Dopo questo “bordellum” elettorale uscito da un mero accordo bilaterale colmo di conflitti di interessi, il grido tradizionale di entusiasmo popolare sembra essersi forzosamente modificato da Hip Hip Urrà nel dannunziano eia eia alalà!… Chiamare italicum una tale schifezza, democratica all’incontrario, è davvero irriverente per un popolo uscito con tanto dolore e sacrificio da una lunga agonia di prepotenza politica del padrone unico di Stato.
Per convertire al nuovo vangelo elettorale l’ingenuo popolino rimasto letteralmente sbigottito da tanto ardire, come impazziti “burdigoni” all’accensione della luce in un vecchio sudicio ambiente, si sono sguinzagliati verso ogni parte dei media gli apostoli PD e FI, aspiranti all’inserimento nelle nuove “brevi” (sic) liste bloccate dei fedeli servi da inserire a forza nel nostro ricco Parlamento come rappresentanti dei cittadini. Auguri Italia!… Hoc erat in votis… Dei loquacissimi Renzi e Berlusconi nazionali…
Facciamo un concorso per dare il nome a questa legge elettorale? Io propongo SAPUTELLUM.
Segnalo una piccola imprecisine: il premio di maggioranza lo ha cassato la Corte Costituzionale…
Comunque è proprio bello questo supercazzulum. Quando li senti parlare di sistemi elettorali, sembra di risentire il Conte Mascetti.
Bella l’idea del concorso … io proporrei il classico ‘fucking shit’ . Chiaro e globalizzato!
@carlo, la Corte Costituzionale ha cassato il premio -che per me resta un FURTO di voti e va eliminato- perché non era specificato un tetto preciso oltre il quale scattava e quindi mancava la misura della proporzionalità. Adesso che il tetto c’è (ti basta il 35% per prendere un altro quasi 20% gratis, bazzeccole) secondo me la Corte cassa anche questa. Ma c’è l’ìncognita napolitano…
Come volevasi dimostrare è incominciata la solfa del pericolo rappresentato dalle preferenze. Persino a Prima Pagina di oggi (radio 3 ore 7,15) si mette in guardia sull’inopportunità delle preferenze. Si cita ad esempio il fatto che in Lombardia solo il 14% le ha utilizzate e in Calabria invece la percentuale è salita al 90%… Ergo!… Le preferenze sono un pericolo!… Io al contrario, penso che le preferenze siano davvero uno strumento essenziale in democrazia. Semmai una buona politica dovrebbe informare gli elettori come usarle al meglio. Con nostalgia ricordo i vari comizietti che gli aspiranti deputati del buon tempo politico del dopo guerra tenevano anche nelle piazzette di periferia per farsi conoscere. Oggi c’è la TV e un corretto uso sociale della stessa ridurrebbe sicuramente i costi consentendo potenzialmente agli aspiranti politici attuali di farsi conoscere. In sostanza, secondo il mio personale parere, chi non vuole le preferenze dal suffragio universale e diretto delle elezioni, non può dichiararsi ufficialmente democratico. Gli eventuali abusi dello strumento preferenze dovrebbero essere ostacolati con buone norme di legge appositamente studiate, non sopprimendo lo strumento stesso in prudenziale previsione che…
sono molto distante dal movimento di grillo ma se una legge elettorale sembra calcolata per eliminare tale movimento dal parlamento (indipendentemente dalle responsabilità politiche o delle scelte di non allearsi), o anche altri partiti minori, è il caso di preoccuparsi democraticmente