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Due o tre cosette sul “caso Madia”, ad uso di furibondi ideologici e di zelanti difensori

venerdì, 20 Dicembre 2013

Forse è il caso di dire due o tre cosette sul “caso Madia”, ammesso che sia un caso. Non tanto perché si tratti di cosa importante (non lo è), ma perché permette di vedere un po’ in filigrana certi minuscoli meccanismi dell’informazione, della rete eccetera eccetera.
I fatti sono noti: Marianna Madia, responsabile Lavoro della nuova segreteria Pd, avrebbe sbagliato ministro e/o ministero, recandosi a parlare dei suoi piani per il lavoro con il ministro Zanonato anziché con il ministro Giovannini. Un giornale della destra (il Tempo, leggere qui) ne dà notizia, abbastanza circostanziata e con molti virgolettati. La rete (per esempio Giornalettismo, leggere qui) riprende la notizia e parte il solito florilegio di commenti, riassuntini. Non parlo degli insulti in rete (che sono la schiuma schifosa dell’informazione web), ma delle critiche e, perché no, anche delle risate (che sono legittime, credo, che si tratti di Gelmini, di Crimi, di Madia e di chiunque altro).
Oggi, a ventiquattr’ore dal “caso”, compaiono diversi difensori (vedi per esempio l’amico Matteo Bordone, qui).
Eppure alcuni puntini sulle i è il caso di metterli. Vediamo
Uno. La smentita del ministro Zanonato, affidata a twitter in tarda serata, non è una smentita. Ammette l’incontro, ammette lo sbaglio di ministero. In più, se io fossi un ministro e trovassi su un giornale dei virgolettati miei che reputo falsi e/o inventati direi cose un po’ più nette, tipo: “Mai pronunciato quelle frasi”. Invece no, tutto piuttosto nebuloso… e in più la (non) smentita arriva tardi, più di dodici ore dalla pubblicazione dell’articolo. Una conferma, insomma.
Due. Si accusa Giornalettismo dicendo che “tira clic”. Va bene. Ma Giornalettismo cita le fonti (il Tempo) e quindi la critica è un po’ gratuita. (E chi non “tira clic”, poi?). Comunque, dire che una notizia è falsa perché “è scritta male” non è un argomento convincentissimo. Giovanni Valentini, di Repubblica, che non è un cacciatore di clic ma un serissimo giornalista, spiegava la cosa (evidentemente con le sue fonti) dando la colpa qualcuno che aveva accompagnato Madia. Insomma, un errore dell’autista.
Tre. Marianna Madia tace per tutto il giorno, anche quando la cosa monta e si allarga (oltre il giusto, direi, per la piccolezza dell’episodio). E anche lei nella sua smentita (su Repubblica di oggi, per esempio) dice di aver sbagliato ministero e non ministro. Non è grave (insomma…non è la zia Pina, eh!). Ricordo a tutti, però, che quando Vito Crimi, che anche lui non è un genio, sbagliò palazzo romano, si scatenò l’inferno e si rise per settimane. Dunque per Madia e Crimi si chiedono due pesi e due misure.
Quattro. Una corrente particolarmente fideistica dei renziani in rete pone un problema: ci si accanisce sul “caso” per non parlare dei mirabolanti contenuti che Madia avrebbe portato al ministero (pur quello sbagliato, ma non importa). Buona notazione. Purtroppo, né Madia né altri li hanno resi noti. Peccato, sarebbe stata una buona occasione per parlare di contenuti e non di “gossip”, ma per nostra sventura quei contenuti nessuno ce li ha detti. Un comunicato della Madia che avesse detto “Vi spiego il quiproquò, ma soprattutto vi spiego cos’ho detto al ministro, che mi pare più importante” avrebbe tagliato la testa al toro. Invece niente.
Cinque. Come sono andate veramente le cose, probabilmente non lo sapremo mai: ci sarà chi pensa che la Madia non è un genio (sono molti) e chi se la prenderà con le “iene dattilografe” (cit. il vecchio D’Alema, che evidentemente ogni tanto viene buono anche per i renziani) e tutto resterà com’è. Variante: si darà la colpa alla stampa di destra brutta sporca e cattiva (in effetti lo è) e sulla verità dei fatti calerà il sipario.
Sei. La variante di genere. Ecco, si dice, ve la prendete con Madia perché è donna. Mah, mi risulta che fosse donna anche la Gelmini dei neutrini e nessuno sollevò questo argomento. In più, non mancano uomini che non sono geni nemmeno loro, e non si fanno troppi sconti. Quindi argomento un po’… peloso (viene tirato in ballo a corrente alternata, diciamo).
Per concludere: il caso è un minuscolo caso. Ma mette in evidenza alcune cosette. Per esempio che la guerra per bande e schieramenti è più viva che mai. Se si ride di una scemenza o di una gaffe, l’accusa dei difensori è che lo si fa per attaccare questo o quello, addirittura le politiche sul lavoro (nientemeno!).
E poi, ultima notazione, ma non di poco conto. Da anni, e sempre più spesso, ci si chiede di essere allegramente a-ideologici, di superare le ideologie, di uscire dagli schieramenti eccetera eccetera. Bene. Ma se ci volete a-ideologici, perché dovremmo perdonare a Madia cose che non si perdonano a Crimi? A Gelmini? A Carfagna? (l’elenco è lunghissimo, mi fermo qui). Insomma, se ridi di Vito Crimi (e da ridere ce n’è!) va bene. Se invece sghignazzi della Madia sei ideologico, maschilista, e chissà cos’altro.
Ecco, credo che non funzioni più così: se non si fanno sconti non si fanno per nessuno. Si cambia verso, insomma.

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