Questa sera Doc3! Il ragazzo delfino, storia d’amore e di acqua
Doc3 di Ferragosto. A grande richiesta questa sera (RaiTre, ore 23.45) Il ragazzo delfino, di Dani Menkin e Yonatan Nir, il documentario che aveva aperto questa stagione di Doc3, ma che era andato in onda incompleto a causa di problemi tecnici. Oggi viene riproposto in versione integrale, ed è un bene perché si tratta di uno dei doc più belli della stagione, la storia di un ragazzo palestinese che, dopo un trauma, ritrova se stesso a contatto con i delfini. Una storia di amore e acqua, insomma, di un miracolo che avviene lentamente, di un ritrovarsi. Menkin e Nir fanno parte della nuova leva dei documentaristi israeliani che miete successi e vince premi in tutto il mondo. E la storia di Morad, ragazzo scollegato in seguito a un’aggressione violenta, è raccontata con grande sensibilità, sopra e sotto il livello dell’acqua… Insomma, da vedere. Come sempre, un’anteprima del documentario è disponibile qui. Doc3 è anche su Twitter: @Doc3Rai
Doc3 è un programma di Lorenzo, Hendel, presentato in studio da Alessandro Robecchi e realizzato grazie alla collaborazione di Luca Franco. Regia di Graziano Paiella, produttrice esecutiva Monica Pacini
Commenti (11)
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Commovente ed incredibile….
Veramente toccante e Ben fatto
eccezionale
Ciao.
Mi spiace molto aver scoperto la terribile mistificazione del documentario. Questo film in effetti è un ottimo esempio di falsificazione e mistificazione della realtà israelina. Non entro in merito della vicenda personale di Morad, ma nella realtà dell’occupazione, del sistema di aparthaid, di umiliazione a cui i palestinesi sono sottoposti da oltre 60 anni che è ben lontana da quella che traspare nel film. Eliat, dove c’è il delfinario, si trova su territorio palestinese occupato dagli israeliani, ci sono milioni di palestinesi rifugiati nei campi profughi ai quali è stata tolta la terra e il futuro; ci sono milioni di palestinesi che subiscono ogni giorno le violenze delle forze di occupazione israeliane; c’è un territorio, Gaza, che da anni sopravvive nella miseria e nelle privazioni ad un embargo totale imposto da Israele.
Le frasi finali del medico che aveva in cura Morad, che accenna all’amore come risoluzione dei traumi, stridono vergognosamente con il quotidiano dolore e traumi inferti al popolo palestinese, senza nessun atto di amore, comprensione o sempice pietà.
Si, Morad è guarito, mentre ogni giorno muoiono o vengono feriti o assassinati dai coloni o dalle forze di occupazione israeliane dei palestinesi nei territori occupati: è un fiore su un campo intriso di sangue.
Non c’è alcun dubbio che la situazione palestinese sia insostenibile. Ma il doc di Yonatan Nir si occupa d’altro. Ricordo che Doc3 è stata l’unica trasmissione tv italiana a trasmettere Diario da Gaza di Paolo Savona. Mistificazione è una parola che in questa occasione non si può usare….
come non è mistificazione? quello che gli israeliani fanno non è quello – il dottor nir è comunque un israeliano, volenti o nolenti è complice di uno stato di aparthied, è complice di violenze di ogni genere. la fabbrica del falso continua a produrre distorsioni della realtà che ripeto non è quella del film – il fatto stesso che il delfinario si trovi nella terra di Palestina è una contraddizione.
Vero che rai 3 ha trasmesso qualche trasmissione sulla Palestina e mi auguro che continui a farlo senza per questo perà dar voce anche a chi è dalla parte del torto.
splendido documentario quello visto ieri sera sul ragazzo arabo-israeliano.
bellissimo il programma, che non conoscevo!
La storia è davvero toccante ma non vedo che centra la questione palestinese da tirare in ballo in questa storia. Fa riflettere questa frase “il dottor nir è comunque un israeliano… è complice di violenze di ogni genere”. In quanto “israeliano” è complice di violenze di ogni genere? questo vittimismo policizzato da una parte e il latente antiebraismo dall’altra non hanno nulla a che vedere con il documentario.
Fantastico, toccante, emozionante. Le disquisizioni político storiche sono fuori luogo qui. Nuotare aggrappato al dorso di un delfino in mare aperto é stata sicuramente l’esperienza piú incredibile della mia vita! (Egitto 1997)
Faccio notare che spesso i nuovi documentaristi israeliani non sono assolutamente graditi al governo israeliano. L’anno scorso Doc3 ha trasmesso un doc (Gli amici del Kandy Bar)di Daniel Sivan (israeliano) sui ragazzi israeliani costretti a fare due anni di servizio militare obbligatorio (vanno in galera se si rifiutano), seguendoli per tutto il percorso. Il doc non viene proiettato in Israele… Questo per dire che si può persino essere israeliani e brave persone… e non necessariamente complici dei crimini del proprio governo…
a.r.
nessuno ha mai parlato di antiebraismo semmai si tratta di antisionismo, cosa ben diversa. storicamente lo stato di israele è nato dopo la nakba del 1948 occupando illegalmente (vedi le 172 risoluzioni ONU disattese da israele): ogni israeliano quindi, volente o nolente, fa parte di uno stato illegale.
la questione religiosa in questo discorso non c’entra niente.
L’antisionismo è un termine piuttosto labile e da radical chic per quanto mi riguarda. Lo stato di Israele non è illegale, è nato per risoluzione ONU, quello che avvenne dopo (guerra ed occupazione dei territori palestinesi) è altra storia, e su quello si può e si deve discutere, non sull’ “inesistenza” dello stato di Israele (discussioni che tra l’altro sono fuori luogo qui).