Italia in vendita, la Cina tira sul prezzo: “Bella, ma è tutta da ristrutturare!”
Non è sfuggito agli osservatori più attenti il piccolo annuncio pubblicato settimana scorsa sul Quotidiano del Popolo di Pechino: “Vendesi Paese europeo primaria importanza, 301.000 chilometri quadrati ottima climatizzazione, biesposto, , pianura doppia, isole abitabili. Da ristrutturare. Trattative riservate”. Sono bastate poche righe per accendere il vivo interesse dell’economia più forte del mondo, e già sono iniziate le visite per valutare l’investimento. Entusiasti soprattutto delle risaie del vercellese (“ci ricordano casa”), ma molto delusi da Venezia (“ma è tutta allagata!”), i compratori hanno cominciato a valutare l’affare. Ora si tratta sul prezzo e su alcune modifiche strutturali. Secondo la Lega, l’affare si può fare. “Non abbiamo niente contro i cinesi, che appartengono al ceppo celtico”, ha detto con sano realismo Roberto Calderoli, mentre le frange più estreme del movimento hanno avanzato qualche distinguo. Secondo Borghezio, infatti “Benissimo i cinesi purché siano cinesi del Nord, i Cinesi del Sud che stiano a casa loro”. Angelino Alfano, nel corso di una tesa conferenza stampa, ha sottolineato la posizione del PdL: “Va bene l’acquisto, ma solo in nuda proprietà. Finché c’è l’inquilino Berlusconi, l’Italia resterà sua”. La risposta cinese è arrivata a stretto giro: “Ok, nessun problema, possiamo aspettare un altro quarto d’ora”.
Alcune indiscrezioni, intanto, filtrano dai colloqui in corso. Secondo queste voci ai cinesi servirebbero ampi spazi per impiantare campi di rieducazione, nuove moderne prigioni e una seria riforma di Internet. Già ieri sera, digitando su Google.it la parola “dissidente” compariva soltanto una fotografia di Lele Mora. Ancora indecisa l’opposizione. “Aspettiamo di capire bene questa cosa qua – ha detto Bersani – e anche di sapere se i cinesi si compreranno anche l’autostrada Milano-Genova e l’area Falk di Sesto San Giovanni”. Inutile dire che la comunità finanziaria guarda con favore all’affare: “I cinesi sono gli unici compratori possibili. Se ci fate caso sono gli unici che Berlusconi non abbia ancora offeso, o chiamato ‘culoni inchiavabili’, o fatto le corna nelle foto ufficiali, o sbertucciati e irrisi nelle sue telefonate”. Entusiasta anche Sergio Marchionne: “Con la nuova proprietà, i turni di sedici ore alla catena di montaggio non saranno più un odioso tabù”. Ancora nessuna indiscrezione sull’offerta, anche se Filippo Penati ha già fatto sapere che sarebbe disposto a intascare il cinque per cento della somma totale.
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…che appartengono al ceppo celtico!
Esilarante Robecchi.
Da incorniciare! Anche e soprattutto perché ormai ci siamo davvero, ma se ne sono accorti in pochi…
ma Robecchi, mi fai ridere troppo! non va bene!
davvero impagabile “…che appartengono al ceppo celtico!”
(lo direbbero, lo direbbero davvero, se fosse necessario ai loro cadreghini)