Voi siete qui – Nazionalizziamo Berlusconi
Mi sento di avanzare una modesta proposta nella direzione di un blando socialismo realizzabile: nazionalizziamo Berlusconi. Del resto, Berlusconi ha in qualche modo, e per vent’anni, privatizzato l’Italia, e dunque si potrebbe fare a cambio: per i prossimi vent’anni nazionalizziamo lui. Niente di violento, gente, noi non siamo mica Pol Pot, anzi, siamo persone gentile, fin troppo pazienti. Diciamo che un bilocale a Monza e un generoso sussidio di 1.100 euro mensili – ben più di quello che guadagna un normale precario – potrebbe rappresentare una buonuscita più che decente. Il resto, viene nazionalizzato. Aziende, ville, conti correnti, partecipazioni azionarie, aerei privati, autisti, signorine, il ragionier Spinelli, Alfano, Mediaset, il Milan, la Gelmini, le collanine da regalare alle cene eleganti, il fratello intellettuale, il vulcano finto di villa Certosa, con i cactus e tutto il resto, Belpietro, la villa di Antigua, il veliero, Sallusti, Ruby, Minzolini, tacchi, parrucche, latte di cerone da venti chili. Tutto incamerato come patrimonio dello Stato e fatto fruttare per venire incontro ai pressanti problemi economici della nazione. Il ritornello che si sente più spesso, in questo povero paese è “non ci sono soldi”. Il signor Tremonti ha messo su addirittura una faccia apposta, un sorrisetto maligno che confina con l’ulcera gastrica. Bene. Grazie a questa modesta proposta, i soldi invece ci sarebbero. Togliamo pure quelli che Berlusconi dovrà dare a De Benedetti per essersi preso la Mondadori corrompendo i giudici. Togliamo anche le spese processuali del caso Mills. Togliamo lo stipendio di Ghedini, che comunque sarebbe nazionalizzato anche lui. Insomma, stiamo pure larghi nelle stime e generosi nelle valutazioni, ma ammetterete che lì i soldi ci sono. Solo con il patrimonio immobiliare, per dire, verrebbe fuori un salario minimo garantito per tutti. Moody’s ci alzerebbe il rating, il Pil ne gioverebbe, il buonumore anche. E’ solo una proposta, gente, ma perché no? Pensateci.
Commenti (12)
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cominciamo a raccogliere le firme!!!
Io sottoscrivo. Si apre una petizione? Dai.
Mi sa che se davvero la si lanciasse con la dovuta pubblicità pacco attira attira, si farebbero più firme di quante si possa immaginare.
Mi pare GIUSTO e REALISTICO come progetto, Robecchi, senza scherzi. Della serie: “Salviamo il salvadanaio” ripulendo il puttanaio.
Caga il lesso, Silvio! si direbbe a Firenze.
ops… “caca il lesso, silvio!”
D’accordissimo.
Grande Robecchi!
sottoscrivo la proposta: il poster che illustra la scena lo prepara Altan?
Caro Alessandro, nell’onorevole tentativo di sistemare il PIL (prodotto interno lordo)per il bene di tutti ed evitare di portare questa povera nave a sbattere contro un iceberg come la Grecia hai formulato una soluzione in linea con la giustizia divina (quando c’è) e si configura un vero miracolo: habemus il FIL, ossia la FELICITA’ INTERNA LORDA. Mariiiiiaaaaaaa!!!! (con la voce di Aldo di “aldo-giovanni e giacomo”).
se mi garantisci anche la nazionalizzazione di Ghedini ci sto
…. e il vulcano di villa certosa?!…..
Il vulcano lo doniamo a Gardaland!
Sembra così, ma quando i servizi pubblici erano nazionali l’energia costava al massimo il due per cento di uno stipendio medio, così il gas e il telefono. Poi è arrivato lo stupido di turno che con la scusa del risparmio, dell’evitare lo spreco ha consegnato quasi gratis ai capitale privato (in bolletta) queste indispensabili risorse per il genere umano moderno. Ecco allora che le bollette sono lievitate fino al 15-20 per cento di uno stipendio medio di oggi. E’ la politica del menga, bellezza!… Per fortuna siamo riusciti a mettere un freno alla gestione privata dell’acqua… E’ evidente che l’istruzione apre le menti… Forse è per questo che i furbetti amici degli amici hanno messo sullo scranno dell’istruzione un ministro come la Gelmini: l’istruzione generale è pericolosa per il capitalismo becero italiano, meglio fare fallire l’assurda idea che anche i figli del popolo possano istruirsi.
si d’accordo, ma di alfano cosa ne facciamo?
Io nel mio piccolo lo dico da anni, del resto sono soldi nostri.