Unità d’Italia. Centocinquant’anni (o ventiquattro?)
Questa mattina è in programma un atteso consiglio dei ministri. Non si farà a L’Aquila, perché nonostante il Tg1 si è diffusa la notizia che la città è distrutta. Non si farà a Napoli, perché corre voce che la monnezza sia ancora in agguato a dispetto delle promesse di papi. Si farà a Roma alle nove e mezza, perché è un periodo che Berlusconi va a letto presto. Forse sarà il primo consiglio dei ministri aperto da una telefonata di Mauro Masi, ma questo ancora non si sa con certezza, perché gli scherzi telefonici del direttore generale della Rai funzionano solo se sono a sorpresa. E’ certo invece che La Russa non prenderà a calci nessuno, forzando così la sua natura. Il Consiglio dei ministri di questa mattina si occuperà di alcune piccolezze, per esempio di come truffare gli italiani con “campagne informative” sulle centrali nucleari. Il clou della toccante cerimonia riguarderà però la festa del prossimo del 17 marzo. Si festeggia l’Unità d’Italia, che come tutti sanno ha centocinquant’anni, anche se aveva detto a Berlusconi di averne ventiquattro, e lui le ha dato una busta con ventimila euro.
Nonostante siano tutti favorevoli a fare festa il 17 marzo, le posizioni sono ancora distanti: si farà festa facendo festa oppure si farà festa lavorando e fingendo che non sia festa? A lanciare il dibattito fu, qualche settimana fa, Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che, pur entusiasta della ricorrenza, pregò le istituzioni di non dire troppo in giro che è una festa, se no la gente non va a lavorare. Il sistema produttivo italiano perderebbe due miliardi, disse. E’ bastato questo per mandare il governo nella più terribile confusione: da una parte gli ex colonnelli di An risoluti a festeggiare come pazzi, dall’altra i colonnelli leghisti decisi a festeggiare senza muoversi dal tornio. Venuto a conoscenza delle due posizioni, il ministro del Lavoro Sacconi ha dichiarato: “Sarebbe meglio lavorare e festeggiare insieme” (giuro, l’ha detto veramente!). A sbilanciarsi è stata solo la ministra Maria Stella Gelmini, secondo la quale lavorare nel giorno di festa sarebbe “fare un atto d’amore verso il nostro paese”, subito sbertucciata dai presidi e dagli studenti, oltreché dalla sua alleata Polverini che ha detto che nel Lazio le scuole saranno chiuse. Un chiaro caso di coesione nella maggioranza. La posizione della Lega, è più articolata: “Assurdo fermare il Paese per la festa del 150esimo”, titolava la Padania settimana scorsa. Le faceva eco Bossi (“Bisogna lavorare”), cui seguiva il sempre libero e autonomo pensiero di Calderoli (“Bisogna lavorare”). Quanto alle opposizioni, a partire dal Pd e dal sindaco di Torino Chiamparino, è chiaro che la festa dev’essere una festa, anche se a più d’uno lo spettacolo di Calderoli che lavora, almeno per un giorno, sarà parso affascinante. Alla fine, si deciderà questa mattina in un festante, seppur lavorativo, per dirla alla Sacconi, consiglio dei ministri. L’esito del dibattito sarà noto prima di mezzogiorno. Non si prevedono caroselli per le strade anche a causa dell’indifferenza di un giovane italiano su tre che, comunque vada, il 17 marzo non andrà a lavorare, essendo disoccupato.
Commenti (13)
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Sono disgustato.
Hold on Robecchi!
Avere un partito come la lega nord nella nostra Patria è come avere un grosso buco nello Stivale… Entra fango ed escono libertà, democrazia e quieto vivere sociale. Il federalismo non sarà sufficiente a chiudere la falla nordista, ma al contrario sicuramente ne aprirà delle altre molto più gravi in modo che finalmente staremo tutti peggio di adesso… Cuntent Bossi?
Siamo vicinissimi alla secessione, molto più vicini di quanto non si creda: non solo per la parte finanziaria, ma anche perché, per chi non ci avesse ancora fatto caso, il ministro degli Interni è un secessionista – roba da repubblica delle banane, ma è così.
Sono quasi vent’anni che lavorano in quella direzione, glielo dite voi a La Russa? E, soprattutto, vi sentite pronti a optare? Perché, poi, o di qui o di là, come in Serbia (e speriamo senza guerre né morti…)
Chissà come verrà chiamato tra cent’ anni questo ventennio nei sussidiari di 5^ elementare… e che facce faranno quei bimbi pensando a chi lo ha vissuto. Forse la stessa che feci io, quando la maestra raccontava le condizioni sociali nelle prime città industrali all’ inizio dell’ ottocento, ed io pensavo: ”Ma come facevano a sopportarlo senza ribellarsi?”.
Chissà se ci sarà l’ITALIA fra vent’anni, Gianguido.
Se continuiamo così, la vedo dura trattenere queste lacerazioni macroscopiche soprattutto alla luce del fatto che l’italiano medio, natural fascista, ci va sul corpo della nazione giocando al ribasso; anzi, come buttare acido sulla sua pelle proprio.
Vedo molto probabile un gran caos, o guerra civile.
E dopo sangue d’italiani contro italiani, vedo molto probabile che l’Europa decida per noi incapaci di tirarcene fuori e spartisca le varie zone fra gli Stati oltralpe, che son lì da anni a sfregarsi le mani dalla goduria di pigliarsi chi la Liguria, la Toscana, la Sardegna, il Veneto…
Gli italiani sopravvissuti saranno adibiti ai servizi turistici e assistenza generale e staranno zitti, non cambierà in realtà molto rispetto a quello che richiede la loro natura servile.
Il Lazio lo lasceranno al Vaticano, contento d’essere riuscito dopo 150 anni a sciogliere i lacci dello stivale e ad aver allargato i suoi confini territoriali ben oltre la città di Roma, non più capitale.
Ecco la mia visione nera.
la confusione nasce anche dal fatto che a destra non sanno bene quale sia la differenza tra festa e lavoro
ad esempio per la russa lanciare delle cluster bomb su un villaggio di civili sarebbe “lavoro” o “festa”
e la minetti quando apre le gambe lavora o festeggia ?
Si discute sulla giornata lavorativa, ma La Russa non ha mai lavorato in vita sua, Calderoli nemmeno, Borghezio ma quando mai, Bossi men che meno. Maroni forse qualche volta sì, quando lavorava alla Avon, magari avrà timbrato il cartellino, poi sarà andato a fare la schedina del totocalcio – e mi piacerebbe tanto dire che sto scherzando, che sto facendo satira, invece…
🙁
E vai tranquillo che ce lo teniamo fino al letto di morte. Come Franco. A meno che non muoia prima Bossi e i vari colonnelli verdi non siano finalmente liberi di far ció che in cuor loro vorrebbero, ma per cui non hanno né il coraggio, né il potere. Diversamente non c’ è speranza per gli italiani, cui per svegliarsi non bastò una guerra atroce, ce ne volle una strapersa. La fame è la soluzione finale.
Da Gramsci. ” Odio gli indifferenti. Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. L’indifferenza è il peso morto della storia.” E proprio per questo, aggiungo io, Borghezio e tutto il cucuzzaro padano straparlano anche in nome della stragrande maggioranza dei padani che non li vota, proprio per l’indifferenza dei più. Dovrebbero essere rincorsi con vanghe e pedate nel sedere. E proprio per l’indifferenza di molti cittadini che il Sultano di Arcore fa come gli pare e non viene atteso davanti il Parlamento da cittadini incazzatissimi con sacchetti di monete in mano. La loro impunità viene concessa proprio dall’indifferenza e dall’abulia di chi si osserva l’ombellico sperando di trovarci anche ispirazione, e meno che mai assunzione di responsabilità.
Se ha ragione la Marcegaglia, che per ogni festa l’Italia perde due miliardi, suggerisco di annullare tutte le varie feste laiche e religiose (25 aprile, 1 maggio, Pasqua e lunedì dell’Angelo, 2 giugno, Ferragosto e tutto il lungo ponte che ci si costruisce attorno, Natale e Capodanno, la festività del patrono locale [Sant’Ambroeus a Milano], l’8 dicembre, etc. etc.) e devolvere i due miliardi risparmiati per ciascuna al risanamento del debito pubblico. Tra 150 anni avremo forse risolto il problema finanziario che ci assilla e potremo reintrodurre tutte le festività soppresse aggiungendo quella dell’Azzeramento del Debito.
Robek, mi piacerebbe tanto ascoltarti a Milano un sabato alle Agorà di QuiMilanoLibera mentre racconti ai milanesi la tua visione o storia d’Italia. Con questi tuoi bei versi di riso amaro.
E stringerti la mano, infine.
Tra le perle, scelgo quella della Gelmini: lavorare nel giorno di festa sarebbe “fare un atto d’amore verso il nostro paese”. Escludo abbia letto La Fattoria degli Animali e ci veda come tanti Gondrano, più probabile che voglia fare del 17 marzo la festa nazionale del bunga bunga. Con gli italiani in che ruolo non è difficile da immaginare.
DAL 13 MARZO AL 17 APRILE UNA MOSTRA PER IL 150° DELL’UNITA’ D’ITALIA IN UNO DEI LUOGHI SACRI DELLA CONQUISTA DELL’UNITA’ D’ITALIA: SAN FERMO DELLA BATTAGLIA (CO)
PALAZZO COMUNALE-SALA CONSILIARE
“L’ANIMA ITALIANA” ARCHETIPI DELL’UNITA’ in una mostra di Ernesto Solari
L’ANIMA ITALIANA…..una necessità ritrovarla
La necessità di ritrovare una morale perduta, dopo i recenti sviluppi della politica e del cattivo costume, ha portato Solari, artista comasco, alla realizzazione di una mostra sull’Unità d’Italia che propone una lettura in parte storica ed istituzionale ma anche attuale ed inedita per il ribaltamento del concetto di unità di ieri nella difficile realtà sociale di oggi. “L’ANIMA ITALIANA”, archetipi dell’Unità d’Italia, intende proporre quindi alcuni momenti di riflessione sul concetto di unità che ribaltato nella realtà multietnica odierna, cerca di recuperare nel presente quelle motivazioni e quei valori che erano alla base del progetto dell’Italia risorgimentale. Solari ritiene che nella globalizzazione attuale le divisioni sociali e religiose debbano far riflettere sulle esperienze passate per trovare nelle radici comuni quell’unità necessaria oggi più che mai. Il manifesto della mostra col tricolore che sovrasta un volto di Cristo pone proprio questo forte interrogativo: a un disegno celeste di verità, misteri e valori fondamentali può essere ricondotto un progetto terreno altrettanto importante legato a sani principi di libertà, eguaglianza e fratellanza?
p.s.:Per informazioni sulla mostra, comunicati stampa, programma delle iniziative collaterali, visitare il sito del Comune di San Fermo della battaglia collegato al link http://solariernesto.altervista.org