Voi siete qui – Cose da fare quando non ci sarà più il manifesto
Elenco delle cose che potrete fare alla mattina quando non ci sarà più il manifesto. Guardare le trasmissioni Mediaset per conoscere il colore dei calzini dei magistrati sgraditi al Conducator. Discettare di dossier in costruzione su padroni in rotta di collisione col padrone più grosso. Leggere le telefonate di giornalisti che minacciano la pubblicazione dei suddetti dossier. Sentire Carlo Rossella dire in tivù (Otto e mezzo) che “orcodio” non è una bestemmia perché manca la P iniziale, e quindi il suo principale non ha bestemmiato. Sentire il Tg1 dire che Berlusconi è stato assolto nel processo Mills. Leggere che sei uova fresche lanciate contro la Cisl sono terrorismo. Ascoltare industrialotti col foulard magnificare il made in Italy fatto in Cina. Leggere che Silvio ha salvato le banche americane con una telefonata a Obama. Prendere coscienza del fatto che la Fiom impedisce un nuovo rinascimento industriale italiano. Ascoltare i consigli del premier su come sfuggire al precariato sposando un miliardario. Appassionarsi per Fini. Leggere che Veltroni vuole solo gli immigrati che ci servono. Leggere l’Avanti!, che fu di Nenni e Pertini e che oggi è di un tale Lavitola. Appassionarsi per Montezemolo. Apprezzare le cronache su Bossi che mangia imboccato dalla Polverini. Appassionarsi per Casini. Gustare i servizi economici del Tg5 per cui “la crisi è alle spalle”. Ascoltare Feltri discettare di libertà di stampa. Apprendere (trafiletto nascosto) che la corruzione ci costa 60 miliardi l’anno. Apprendere che l’evasione fiscale ammonta a 200 miliardi l’anno. Collegare queste due ultime notizie con il taglio governativo di 4 milioni di contributo soggettivo al manifesto. Sfogliare un opuscolo spedito a 10 milioni di famiglie per dire quanto è bravo Silvio. Pagare il suddetto opuscolo (molto più di 4 milioni) senza batter ciglio. Restare più poveri, più soli e senza nemmeno un piccolo, scalcagnato, impertinente, non allineato sguardo diverso sul mondo. Avete tre mesi per pensarci su. Fate in fretta.
Commenti (52)
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anche se “la crisi è alle spalle”, invece è proprio così.
Caro Alessandro,
all’incubo realistico contrappongo il mio non originale sogno. Se non uniamo più forze resistenti mettendo in conto ognuno nella propria ingegneria di sopravvivenza individuale una quota di tempo/energia/denaro per una sorta di meta-organizzazione delle parti ancora vive e buone le quali, come organi di un organismo, vengono intenzionalmente staccate per farle seccare definitivamente, non potremo che assistere allo stillicidio che tu ben paventi. Qui ed ora come fra tre mesi, ahinoi. Migliaia sono già i sommersi di questo stato di cose rovesciate.
Laddove non v’è umanità, infatti, le bestie si mangiano le prede ad una ad una, dopo averle impaurite e separate a dovere.
Se non ora, caro Alessandro, quando unire più voci strategiche o forza viva di lotta sul campo?
Vergognoso che tolgano il contributo ad uno dei pochi Quotidiani degni di essere letti.
Ad ogni modo hai come sempre scattato una nitida fotografia, Mr. Robecchi,forse hai dimenticato però, per completare lo scenario relativo al rimbambimento degli italiani, qualche fatto di cronaca nera, magari eccessivamente noir da spettacolarizzare fino all’esasperazione e ogni tanto anche qualche soldato morto sul fronte della Pace.
Leggevo proprio questa mattina che anche “Liberazione” non se la passa bene, 106 opere d’arte sono a disposizione per salvare quel giornale. Spero proprio che a.r. sia, in questo caso, solo pessimista… In tre mesi bisogna escogitare qualcosa… Svegliarmi al mattino col pensiero di essere bombardato dalla quantità di punti che il Veltroni scivolato paurosamente a destra abbia distribuito il giorno prima agli immigrati, mi incute già da adesso un terribile incubo che quasi quasi mi potrebbe far rinunciare al dolce dormir notturno. Per finire, inoltrandomi nella gioia delle notizie della stampa del sultano che rischieremo di sentire leggere nelle varie rassegne giornaliere, quando in prospettiva saranno ormai le uniche disponibili, sarà per noi un piacere immenso finire addirittura per credere come allocchi che un vicedirettore di un giornale di allegra famiglia telefoni e messaggi al vertice di Confindustria oscure minacce di attacchi mediatici solo per burla…
così va il mondo, almeno qui da noi. Il periodo di Berlusconi passerà alla storia come quello del declino dell’Italia, e da tutti i punti di vista: siamo più poveri di 15 anni fa, le fabbriche sono scappate all’estero (per paura di Bossi e di Tremonti, mica per gli operai…), e la cultura se la passa peggio di tutti (addio cinema, orchestre e opera lirica, manca poco: alla faccia dei loro continui richiami alla Tradizione).
Un paio di generazioni paninare hanno contribuito allo sfascio, rimane solo da sperare negli under 20: che però fanno i cortei ad ottobre, poi finisce tutto lì. Almeno i francesi nel ’68 le manifestazioni le facevano a maggio…(così finisce che si dà ragione alla Gelmini, la manifestazione a ottobre diventa un rituale un po’ così).
il Manifesto l’ho sempre comperato poco, confesso: ma sono contento che esista. Un conto è eliminare gli sprechi (i soldi all’Avanti, oggi, sono davvero uno spreco) un altro conto è chiudere le voci libere.
Il fatto quotidiano diffonde tutte queste notizie e non ha finanziamenti pubblici.
Come se non bastassero già tutte le nefandezze che hai ironicamente elencato, ogni giorno se ne accodano altre, sempre più squallide, sempre più incredibili. Il legittimo impedimento lo dovremmo reclamare noi non quel vecchio bavoso. Per lui tutto ciò che è chiamato legittimo è solo “illegittimo”, concessione a delinguere, impunità, senza rischiare le patrie galere, da lui ridotte in latrine come le scuole pubbliche. NE HA TERRORE. Oggi a LA RUSSA gli è scappata la sgommata e ha sparato la cosa che non doveva mai dire: BISOGNA METTERE LE BOMBE SUGLI ELICOTTERI E AEREI. IN AFGHANISTAN E’ UNA GUERRA!
Se lo dice lui che firma le regole d’ingaggio!! Poveri ragazzi. Nessuno di questi figli di buona donna, che bivaccano al Parlamento e al Senato, ha figli da quelle parti e si riempiono la bocca di patriottismo e difesa della nostra libertà. Tanto sono sempre giovani provenienti dal solito sud di qualcosa. Questi sono ancora vittime delle stronzate di BUSH e suoi complici. Se prima di aprire l’altro fronte in Iraq avesse mantenuto tutte le forze in Afghanistan e terminato quel conflitto oggi i ragazzi di altre nazioni non si troverebbero in quella situazione. Lui si è divertito a fare la guerra e oggi i ragazzi muoino per difendere il sedere di quel corrotto di Karzay e trafficanti di oppio e altre schifezze simili. Sempre per gentile concessione di tutti i miserabili satrapi che governano in giro per il mondo, talvolta anche con la squallida complicità e ignoranza dei loro cittadini.
Nel tuo commento di questa mattina hai dimenticato che abbiamo un banchiere “proletario”che ha preso soltanto 40 Milioni di liquidazione che però anzichè sostenere la rivoluzione ha preferito sostenere i preti
erlusconi iglio di uttana che t’culasse un lefante
PS: anche se potrebbe sembrare, il mio non e’ affatto un insulto ad un’alta carica dello stato.
Gentile Robecchi,
ho seguito recentemente un altro esempio di crisi qui a Roma, riguardo il settimanale Carta. E le condizioni, son sempre quelle, per un sacco di testate.
E mi chiedo (se hai una risposta credo sia interessante) per quale motivo i media fuori dal teleschermo non facciano una rivendicazione comune.
A quanto ho capito io, prima cosa, la torta pubblicitaria a causa del conflitto di interessi e delle leggine su misura per “chi si è fatto da solo” finisce troppo alle televisioni e di conseguenza poco a carta stampata e radio.
Anche Radio popolare, molto seguita qui a Roma, è stata sforbiciata di un bel po di contributi dal vispo Giulio.
E allora, (per dire: se il 90% della pubblicità va alle televisioni) come possono andare avanti gli altri media cartacei?
Non è possibile che ognuno chieda provvedimenti per ogni singolo per evitare di chiudere, bisogna che tutti insieme tuonino per chiedere il cambiamento della ripartizione delle risorse. Almeno equo se non solidale…
Un ultima aggiunta: la FNSI cosa dice? Tengo famiglia?
Mi pare la pubblicità si stia spostando per motivi fisiologici verso la Rete: non farà che aggravare la situazione.
Dal mio punto di vista, non si tratta di trovare le risorse per andare avanti un anno.
Bisogna che si trovino le risorse in modo stabile per tutti, togliendole a chi ha troppo.
Spero di aver spiegato con sufficiente chiarezza cosa intendo, e come ho capito io la “Gasparri” e le precedenti leggine.
Grazie, R
PS
il caso Fattoquotidiano esiste. Metti che non si riesca a salvare tutti perchè al vispo Giulio le cose stanno bene così…, è così impensabile federare alcuni giornali per farne UNO che raccolga i lettori di tutti, permettendo con le vendite di fare a meno di contributi etc?
Gentile Roberto, oggi sul sito dell’Unità Concita De Gregorio spiega bene cosa sta succedendo in materia di editoria. L’Unità è sotto attacco dai due giornali della famiglia reale di Arcore. A monte di tutto c’è anche un grosso conflitto di interesse che aleggia sopra tutto e tutti. Sua Emittenza, padrone d’Italia, se una testata gli da fastidio e lo critica incita a non dare publicità a quei giornali. Lui, per puro caso, è il proprietario di quella aziendina che raccoglie il 90% della pubblicità. Non solo fa un fondo schiena come una bertuccia a chi gli rema contro con i suoi gionaletti ma gli scaglia contro le aziende che si astengono di fare pubblicità sui giornali “poco amici”.
Il finanziamento serve anche a mettere in sicurezza la libertà di stampa dalle fauci di questi figli e ‘ndrocchia poco democratici.
La situazione pubblicitaria italiana rasenta lo schifo più completo. Le televisioni, tutte, private e non, esagerano sui tempi degli spot. Io penso che per “costringere” le grosse imprese a distribuire le loro promozioni anche nei quotidiani a minore tiratura bisognerebbe porre dei limiti. Intanto sarebbero da escludere nell’ambito di uno stesso programma gli spot ripetitivi, magari solo per rispettare la salute mentale del telespettatore. Tanto per fare un esempio per guardare una trasmissione di un’ora su rete 4 è necessario stare davanti alla TV per quasi due ore. E’ indecente… Alcuni giornali fra i più letti allegano un paio di volte alla settimana un opuscolo a pagamento (obbligatorio) carico di pubblicità. Mi rendo però conto che anche con il provvedimento che ho ipotizzato, sarebbe difficile risolvere il problema. E allora? Uno Stato a cui interessi davvero una corretta, democratica distribuzione dell’informazione a 360 gradi, dovrebbe utilizzare parte della tassazione della pubblicità nei media per consentire ai giornali gloriosi di pura informazione, come Il Manifesto e Liberazione, di sopravvivere. Non è quest’ultima ipotesi un’utopia… Semplicemente la sua concreta attuazione è direttamente proporzionale alla qualità (e quantità) del senso democratico di un Paese civile, non amministrato cioè da persone impelagate in enormi conflitti di interessi e che pensano fra l’altro di utilizzare le bombe nelle missioni militari che loro stesse hanno ipocritamente definite “missioni di pace”.
scusa se ho linkato sul mio blog il tuo pezzo di domenica, ma era per una giusta causa.
ma nessuno ha pensato a Shrek? mi sembra ovvio, Carlo Rossella aveva ragione: per Berlusconi quel cartone è divino. (o no?)
sinceramente non capisco perchè un giornale debba ricevere un finanziamento pubblico.
se scrive articoli interessanti, la gente lo compra. quindi incassa. e dunque non ha bisogno di finanziamenti.
se scrive articoli non interessanti, la gente dopo un pò non lo compra più. quindi non incassa. e quindi chiude.
o per una qualche ragione sconosciuta ai più, dovrebbe restare aperto in eterno?
poi, stessimo a parlare de “Il Manifesto” di 20 anni fa, ancora ancora uno potrebbe capire, ma il manifesto di oggi, diciamocelo tranquillamente, non è nemmeno la più pallida ombra di quello che era una volta e non vale il suo prezzo di vendita.
iniziassero magari direttori e “giornalisti” del Manifesto a riflettere sul perchè anche chi una volta lo comprava ha smesso di farlo. ma no; meglio chiedere finanziamenti pubblici e quando i soldi non arrivano… giù piagnistei.
…nessun quotidiano potrebbe andare avanti senza i contributi statali e la pubblicità, nemmeno Corriere, Stampa, Repubblica che sono i più venduti. Si vuole un’informazione in mano soltanto ai ricconi come Murdoch?
Caro Robecchi, qui bisogna ripartire dall’abbecedario…decenni di disinformazione portano a questi commenti qua: il 6, il 10, il 15.
Stella dice in sostanza che i media dovrebbero mantenersi da soli. Praticamente come i negozi commerciali, se guadagnano stanno aperti, se non guadagnano devono chiudere… Alla stessa stregua, quindi, anche le tv, pubbliche e non, dovrebbero seguire lo stesso iter. Invece sappiamo tutti che non è così. La tv pubblica riceve un canone abbastanza consistente dai “meri” proprietari di apparecchi televisivi e quelle private si aiutano (molto) con i conflitti di interessi politico. Entrambe per la divulgazione della loro maggiore fonte di enorme sproporzionato guadagno rappresentato soprattutto dalla pubblicità utilizzano la corrente elettrica, sempre pagata dai “meri” proprietari di apparecchi televisivi. Mi sembra quindi che nella sostanza pratica le televisioni siano praticamente mantenute con i soldi di tutti in cambio di un servizio peraltro non sempre gradito da chi lo deve obtorto collo pagare. E’ noto a tutti che è la pubblicità che fa la differenza. Chi ne ha il monopolio straguadagna e chi invece non riesce ad averne, vuoi per editti del sultano, vuoi per leggi “stolte” guidate appunto dai conflitti di interessi, o vuoi per scarsa tiratura, è costretto a sbadigliare… Secondo il mio modo di vedere la democrazia, ritengo che l’informazione debba giungere alla popolazione da 360 gradi di opinioni. Per questo motivo trovo indispensabile che nel mio paese tutti i giornali di informazione abbiano il diritto sociale di essere pubblicati ogni giorno. La mia proposta, come già avevo in un precedente commento timidamente buttata lì, sarebbe quella di prelevare le risorse necessarie a mantenere in vita tutti i giornali di prevalente opinione politica, dagli enormi proventi pubblicitari dei grossi media, che come più sopra ho ribadito sono sostanzialemente generati dai “meri” proprietari dell’apparecchio televisivo (repetitia iuvant).
Stella…una luce nell’ombra…dopo 14 messaggi con la lacrima facile, finalmente una che dice la sua facendo girare il cervello! Perché nessuno compra più il Manifesto? Forse perché chi vuole abbaiare si è affezionato al Fatto Quotidiano? (se abbaia da sinistra…mentre da destra tengono banco Il Giornale e Libero) Forse perché la gente si è rotta di sentire abbaiare? No, no…compagni…scusate…sono già stato ripreso perché mi sono permesso di dire che urlare e riurlare non serve a niente, bisogna fare! E sul fare ci sarebbe, per esempio, che qualcuno si compri copie del Manifesto, invece di andare a fare la fiaccolata contro sa-il-cacchio-che-cosa
P.s. L’Avanti che fu di Nenni e Pertini ebbe anche un altro direttore che ci portò in guerra, credo…o di quello non ne vogliamo parlare? (mi pare un pochino prima dei due citati)
Aggiornamento del mio n.16:
…nessun quotidiano potrebbe andare avanti senza i contributi statali e la pubblicità, nemmeno Corriere, Stampa, Repubblica che sono i più venduti. Si vuole un’informazione in mano soltanto ai ricconi come Murdoch?
Caro Robecchi, qui bisogna ripartire dall’abbecedario…decenni di disinformazione portano a questi commenti qua: il 6, il 10, il 15, e il 18.
Ringrazio della considerazione Giuliano….riscrivere un post soltanto per insultarmi…quale onore!
Non mi sembrava così problematico lasciar passare un parere diverso dal vostro, tanto più che non mi fossilizzavo sul discorso dei contributi e aprivo soltanto alla possibilità che il cittadino abbia diritto di scelta (caro Vittorio, non so se a Mosca funziona così, ma l’elettricità per la TV, se la spegni, non la paghi!)
Capisco che il mondo fino al 1994 era perfetto…ah no? c’erano altri (e forse maggiori) problemi? non credo…non penso proprio…era tutto bellissimo!
La cosa che mi fa più incazzare è che con i vostri discorsi cino-corean-cubani mi fate difendere Testa d’asfalto!!! (cosa che non sopporto)
Errata corrige doverosa al post 17: “Repetita iuvant”, ovviamente… (ottima sentenza latina!…)… Ahimè, clamoroso lapsus digitale…
Mi sembra che in certi casi la cosa sia valutata con una certa faciloneria. Insomma, se partiamo dal presupposto che una stampa libera sia piuttosto preziosa per una democrazia, certe cose dette sono assai gravi e anche un po’ disinformate. Vado a casaccio per punti.
1) il mercato. Se vendi bene se no crepa è una scemenza. Il Corriere, per dire vende molto, ma se non avesse padroni e industriali che ci mettono i soldi… Sappia Stella che quando compra un paio di Tod’s o di Hoogan, o cambia le gomme alla macchina paga un po’ di Corriere, ed è per questo che non leggerà mai su quel giornale (che vende…) pezzi del tutto onesti su gran parte del capitalismo italiano. Questo vale per la finanza di De Benedetti su Repubblica, per dire, o per la Fiat alla Stampa.
2) Finanziamenti. Perché invece quando uno compra un giornale tipo Libero o il Riformista (che sono di proprietà della famiglia Angelucci, cliniche private) pensa di non pagare? Perché i padroni delle cliniche private dove li prendono i soldi? Da noi e da Stella, per esempio, e in più sono uno strumento di potere. Stella e Stefano possono scrivere a Libero o al Riformista di fare una bella inchiesta sulla sanità privata, che ne dite?
3) ancora finanziamenti. Che sono di vari tipi. Ci sono i finanziamenti ai giornali di partito e di formazioni politiche, e anche qui si potrebbero fare delle differenze. L’Unità, per esempio, è stato finanziato come gironale di partito (ma anche il liberale, ah, ah, Foglio di Ferrara), ed è un conto, almeno sono giornali che potete leggere. Alcuni milioni finiscono invece a Il Campanile, per dire, il giornale di Mastella, che sfido chiunque a trovare in un’edicola. Un conto insomma sono i finanziamenti e un altro conto i furti.
4) Il caso del manifesto non è questo. Si tratta di un finanziamento (basso, peraltro) all’editoria in cooperativa, cioè di quei giornali i cui lavoratori sono editori di se stessi e padroni della testata. Sarebbe stato facile al manifesto negli anni (40) della sua vita trovare due deputati che fondano una specie di associazione e farsi dare dei soldi. Non l’ha fatto.
5) Il mercato, il mercato… bella roba, il mercato, una cosa che livella al basso. Faccio notare a questi ultraliberisti dell’ultim’ora che la pubblicità in italia fatica a far vivere i giornali per il semplice fatto che i tetti della pubblicità televisiva sono i più alti del mondo (indovinate un po’ come mai…) e dunque i finanziamenti alla stampa sono semplicemente un correttivo di un’anomalia che si chiama Silvio Berlusconi (sempre lui!). E’ una faccenda che somiglia a quella della banda larga. Perché l’Italia fa schifo sul wi-fi e la banda non basta? Perché le frequenze vengono date alle tivù. Almeno informarsi un po’ non guasterebbe. In più, c’è un presidente del consiglio che controlla il m90 per cento del mercato pubblicitario e che chiede agli imprenditori italiani di non fare pubblicità sui giornali "nemici". E’ questo il liberismo che vi piace?
6) Che il manifesto non lo legga più nessuno è una cazzata abbastanza solenne. Vende 20.000 copie, cioè 5 volte il Foglio, dieci volte il Riformista (che pagate in altro modo, con la sanità, per esempio). Ma siccome le copie si pesano e non si contano, va detto che il manifesto (che non è più ai tempi d’oro, perché i tempi d’oro non ci sono più per nessuno) rimane ben più autorevole di molte altre testate, e un fondo di Parlato, o Asor Rosa pesa più di un fondo di Sallusti o, dio ci scampi, di Polito.
7) Vedere questi democratici tanto democratici, ma anche tanto liberisti da dire che il mercato ha sempre ragione fa un po’ impressione: è grazie a questo "mercato" sedicente libero e in realtà incatenato al potere che abbiamo Mediaset, Studio Aperto, il Tg4, Minzolini ecc. ecc. Se vi piace tanto…
8. Come per la Casta – un bel libro di denuncia che ha fatto dire "sono tutti uguali" e che ci ha regalato un altro governo Berlusconi – anche la polemica "basta soldi ai giornali" rischia di consegnare la stampa italiana in mano esclusivamente a ricchi, padroni e potere politico made in Arcore. Anche i grillini sbagliano, certe volte, succede. Distinguere tra chi prende i soldi per non fare un giornale e finanziare la sua corrente e chi invece alimenta davvero il dibattito politico culturale dovrebbe essere il minimo…
9) Il Fatto quotidiano ha astutamente (molto bravi) fatto una buona campagna abbonamenti addirittura prima di nascere. Sono amici, certo, ma anche un cieco vedrebbe che il successo del giornale dipende dal momento politico (ieri più di oggi, direi), e dall’ondata che ha portato lì dei lettori. Se il vento cambiasse, se quell’ondata si placasse, io vorrei che il Fatto potesse vivere, non morire e chiudere. Vorrei che arrivasse a quarant’anni, insomma, e sarei più sereno se avesse qualche piccolo finanziamento (per esempio le agevolazioni postali per la stampa, per le spedizioni degli abbonamenti, o i rimborsi iva per la carta) e comunque che la pubblicità avesse un flusso libero. Quindi non lo prenderei per esempio al momento, ma semmai, tra dieci-vent’anni.
Queste cose potrebbero essere spiegate meglio, ovvio, e le metto qui in fila senz’ordine, giusto per dare spunti di riflessione. Una cosa è certa, comunque, che una voce libera, come il manifesto non chiuderebbe per assenza di lettori alle edicole, ma per presenza di Berlusconi a Palazzo Chigi e di Tremonti all’economia. Per loro chiuderlo è missione compiuta. Per la democrazia italiana e la sinistra – anche quella che si sveglia alla mattina ultraliberista – una sconfitta. Cerchiamo di svegliarci. a.r.
Molto chiaro, A.R. e condivido parecchie cose
Do i numeri…alla Giuliano
1) perfetto e molto chiaro; però in tutte le cose ci sono “potentati” anche non per questione di soldi o proprietà (o sbaglio?). Anche nelle piccole cose. Ci sono notizie che su alcuni giornali non appaiono, nonostante non ci sia qualcuno che faccia pressioni in tal senso. O sbaglio?
2) vedi 1
3) perfetto…alcuni giornali sono delle ruberie autorizzate (il Campanile è il re)
4) siete meritori, veramente, non è ironia la mia
5) condivido: con il canone pubblico la Rai non può rompere le palle con ore di pubblicità! E le TV private facciano quello che vogliono….se vogliono fare 24 ore di pubblicità, ci sarà qualcuno che spegne la tv o che cambia canale (tranne a casa di Vittorio, forse…)
6) 20.000 copie sono una cazzata…diciamocelo! Ne fa quasi altrettante il giornale locale della mia provincia. E non è bello paragonarsi in basso (dovremmo sempre paragonarci a chi fa di più). Così come i discorsi di diversi pesi sui giornalisti mi fa parecchio paura…non vorrei finire alla frase di Orwell nella Fattoria degli animali “tutti gli animali sono uguali, ma qualcuno è più uguale degli altri”. Si finisce per dire che 100 persone che leggono questo sono stupide e 10 che leggono quell’altro sono intelligenti. E io, da buon antidemocratico, sono d’accordo…però poi finite dalla mia parte….
7) vedi 6 (indipendentemente dal fatto che i 4 che hai citato sono inguardabili, condivido)
8) anche qua è dura fare la differenza…sai…io resto dell’idea che il Reuccio delle Cinque Terre vada sputtanato né più né meno che gli altri ladroni…Oppure non lo facciamo per nessuno.
9) anche le buone intenzioni si realizzano con una massa di “coglioni” (sdoganato, vero?) che leggono e fanno di quello che leggono per tifo (io odio la destra, io odio la sinistra, ecc.), la Bibbia del loro vivere. E qui si viene dalla mia parte: usiamo la testa e apprendiamo da tutti. Sulle agevolazioni postali hai perfettamente ragione.
Caro Stefano, io, come “Agata” stupisco di fronte alle tue “catalaniche” considerazioni del tipo “È meglio innamorarsi di una donna bella, intelligente e ricca anziché di un mostro, cretino e senza una lira” (Massimo Catalano)… Viviamo in un paese la cui amministrazione politica, impelagata fino al collo nel conflitto di interessi, sforna quasi quotidianamente leggi a favore degli interessi economici del sultano e delle sue aziende, e tu estrai dal cervello un tranquillo nonsense: se non accendi la TV non paghi corrente elettrica. Ma davvero? Proprio non ci avevo pensato!… Siamo arrivati al punto in cui regalano la TV (Sky) o riducono i relativi costi di acquisto pur di potere sciorinare a ruota libera inutili cose e la pubblicità alla marea di teleguidati rassegnati a sopportarle pur di non perdere la partita o il reality del cuore. Caro Stefano, questa “marea” di gente non spegnerà mai la TV… E paga!… Vista l’insistenza, caro Stefano mi sta sorgendo il sospetto che tu ti diverta davvero con la provocazione un tanto al chilo, e per il tuo sottile divertimento non esiti a sacrificare la verità di un serio ragionamento sulla malata politica italiana. Spero di sbagliarmi, ovviamente…
Se Il Manifesto chiudesse, sarebbe una gravissima perdita per la vita di tutta la comunità italiana perché questo quotidiano ha dimostrato nei decenni una specificità non replicabile, una linea mai ambigua al di là della mera cronaca, una capacità predittivo-riflessiva invidiabile.
Per analogia, sarebbe un po’ come togliere dalla tavola periodica uno degli elementi chimici le cui combinazioni spiegano la varietà naturale o bellezza.
Ecco gli effetti del pensiero unico devastante secondo il quale, infatti, se non sei capace di adattarti al sistema padronale trionfante significa che sei un perdente e, quindi, è giusto che tu crepi. Non fa una grinza: un po’ come concepire l’essere umano alla stregua di un insetto; vale a dire, vivere la società umana come fossimo un formicaio che risponde, non a caso, a regole schiaviste.
Della serie: si può vivere anche senza aver letto nemmeno un classico della letteratura, certo! ma quale tipo di vita è?
azz mi pareva un angolo di satira ma invece guarda che ‘facce’ cupe – e allora mi metto la maschera triste pure io:
il Manfesto e’ morto, viva il Manifesto!
rileggetevi: state ancora a parlare di carta stampata e lo state facendo su internet – chi cazzo ha piu’ bisogno della carta stampata? ci son giornali gratuiti che ti arrivano via email senza uscir di casa, posso cercare negli archivi di giornali come il Corriere notizie di 30 anni fa, la Repubblica correda spesso le notizie anche con dei video e posso scrivere la mia e commentare le notizie, possp pure leggermi 100 testate in tutto il mondo seduto qui e voi state ancora attaccati alla carta stampata e a quante misere copie avete venduto? Robecchi chi deve svegliarsi siete voi – voi dovete trovare il modo di lavorare (e far pecunia ovviamente) coi nuovi strumenti, ma imparando a capirli e a usarli non continuando a ignorarli o peggio facendo esorcismo, credendo di arginare l’inesorabile progresso. Il Manifesto sara’ certo tra i primi ad andarsene ma gli altri e’ solo questione di tempo dato che son tenuti in piedi pompati da soldi pubblici e artifici politico-economici. E’ comunque ora di finirla di frignare – bisogna tirarsi su le maniche e provare nuovi modi di fare informazione. Chi non risica non rosica.
L’informazione è fatta dalla TV? L’informazione è fatta dalla navigazione internet?… Mah! Sarà… Sono ormai anni che bazzico Internet e sono sicuro di sapermi muovere abbastanza bene nel suo affascinante spazio, ma quando voglio approfondire un argomento con sicurezza devo consultare un libro o un giornale. Tanto vale che continui a leggere libri e consultare giornali ogni giorno servendomi di internet solo per spunti immediati o per richiamare alla memoria, appunto, il libro risolutore. Inoltre su internet il giornale non è gratuito, quindi… Al massimo si risparmierebbe la carta, ma costerebbe sempre tantissimo mantenerlo in vita per accontentare, per esempio, persone che si accontentano solo dell’elettronica come “zioFa”. In ogni caso il giornale, elettronico o cartaceo, deve essere organizzato, compilato… Il lavoro pertanto continuerebbe come adesso, a meno che, proprio come adesso, la politica stile fascista decida di stroncare in tutti i modi i giornali che dànno fastidio al regime imposto, togliendo i necessari finanziamenti. L’informazione della TV, poi, ve la regalo tutta… Compresa l’uscita del nostro Ministro degli interni, che non si era accorto assolutamente della possibile infiltrazione di teppisti stranieri nello stadio di Genova, ci avverte bello bello in anteprima che durante la manifestazione FIOM di domani saranno possibili imprese nefaste da parte di disfattisti malavitosi, anche questi addirittura provenienti dall’estero. Questa sì che è informazione che ci rassicura! Lega Lega e alalà!…
fatto salvo il fatto che compro il manifesro da diversi anni, ultimamente di meno,e che è giusto mobilitarsi contro una sua chiusura, nello stesso tempo comprendo anche le voci critiche di questo blog. Diciamocela tutta, il manifesto degli ultimi tempi in particolare è illeggibile.
Sembra un giornale fatto da un gruppetto di fighettini di sinistra che riempiono pagine e pagine con articoli criptici che se non hai 5 lauree non ci capisci nulla.
e’ un giornale ormai impermeabile ai movimenti sociali e non accetta neanche critiche su nulla, visto che le mie lettere e quelle di molte altre persone critiche non vengono mai pubblicate.
Quindi se si è ridotto a vendere poche copie si facciano pure un mea culpa e rinnovino il giornale. Solidarietà sì ma piagnistei no.
la Eulana dei quotidiani?
…allora come è che ‘sto Manifesto, questo Manifesti degli ultimi anni, continua inesorabilmente a perdere lettori, ma per volontà “divina-e-pubblica” bisogna tenerlo in vita a tutti i costi?
non è una questione di libero mercato “uber alles” contro “Cultura”.
il discorso è molto più semplice, ed è banalmente che se il Manifesto si è sempre più ammorbidito (son anche riusciti addirittura a togliere la dicitura “comunista”!!!), e indagini e approfondimenti seri e dettagliati di politica italiana ormai son scomparsi da tempo, non è colpa de finanziamenti. ma è colpa della linea editoriale e/o di chi ci scrive su. e questo si riflette nella continua perdita di lettori.
ma non è che se esce (grazie a finanziamenti pubblici) ma tanto non lo legge nessuno o quasi, faccia un grande servizio al pluralismo culturale.
***[Gabriele Polo – Il Manifesto]***
Da alcuni anni le nostre vendite sono in costante flessione e – per dare qualche cifra – nei primi nove mesi del 2010 le copie diffuse in edicola sono scese quasi del 20% rispetto allo stesso periodo del 2009, mentre gli abbonati sono il 10% in meno dell’anno precedente.
autocritica?
no, grazie va bene così, anzi per favore un pò di finanziamento pubblico, grazie.
poi ci si stupisce perchè va a fondo e perchè le critiche siriempiono di retrogusto spocchioso.
Stella insiste con la sua visione commerciale della politica di scuola prettamente berlusconiana. Fa benissimo a ribadire con forza le sue convinzioni che, quelle sì sono “uber alles”. Vanno senz’altro rispettate. Ci mancherebbe altro.
Desidero a questo punto proporre a Stella una mia riflessione. Durante il fascismo non esisteva la stampa avversa. Molti giornali per sopravvivere avevano perfino cambiato titolo di testata evidenziando palesemente nuove tendenze comunicative favorevoli al dittatore. A scarsa tiratura esisteva però un volantinaggio clandestino, nato nel buio delle cantine con lo scopo di aprire gli occhi dei cittadini sul marcio politico che col terrore opprimeva la società del tempo. Soprattutto durante la guerra civile 1943/45 vari sono stati i tentativi di affogare quell’iniziativa nell’olio di ricino, di reprimerla con le botte e con i delitti.
Siamo usciti dall’oppressione fascista anche per grande merito di quelle scarse tirature clandestine…
Questa pagina di commenti è anche un bell’esempio di come non si riesca più a parlare, a comunicare. Ci sono molte persone che non ascoltano, ma rispondono lo stesso. Il discorso darebbe lungo, qui sottolineo tre cose:
1) è vero che questo è un posto di satira, di divertimento: ma Robecchi stavolta ci ha posto un tema serio.
2) Robecchi pone una questione ai lettori del Manifesto: perché mai quelli a cui non gliene frega niente del Manifesto devono intervenire? Oltretutto, con argomenti del tipo “vendete poco”: se la cifra è ventimila copie, non è poco. Accettabile invece la posizione di Eraldo (n.28) che fa una critica ai contenuti del giornale, e la fa da lettore.
3) la questione vera, a parte il Manifesto, è la sopravvivenza della stampa libera. La verità è questa: tutta la stampa, anche quella on line, è strettamente dipendente dalla pubblicità e dalle sovvenzioni statali: Corriere della Sera, Famiglia Cristiana e Repubblica compresi (sono i giornali più venduti, per chi non lo sapesse ancora)
@vittorio Grondona
scusa, ma mi sa che hai male inteso le mie parole.
io ho detto esattamente la rovescia di quello che mi “contesti”.
nessuno mette in dubbio l’utilità del pluralismo editoriale e culturale e informativo.
e un “manifesto” (un bel pò piu serio di questo degli ultimi anni) è sempre molto ben accetto.
ma un “manifesto” che si vergogna addirittura di essere “quotidiano comunista”, può tranquillamente sopravvivere senza i finanziamenti pubblici o scomparire (visto che eliminando la sua dicitura rientra volontariamente a pieno titolo nel mondo del “mercato”, almeo dimostri di essere all’altezza di tale mondo che volontariamente ha scelto).
e poi, scusa, ma non sei nè tu nè gli altri, riusciti minimamente a spiegare il perchè di questa continua massiccia perdita di lettori e di abbonamneti (che poi è il motivo principe della richiesta di iniezione di soldi freschi e pubblici).
chi ha sempre comprato il Manifesto, è da sempre di Sinistra, e se adesso non lo compra più… i casi sono: o questa gente è diventata meno di Sinistra, o è il Manifesto che ha peggiorato (e sensibilmente) la sua linea editoriale e la qualità di suoi articoli.
ma invece di provare anche solo provare, a fare un minimo di autocritica, giù subito ad attaccare (me in questo caso) chi si permette di avanzare obiezioni (tra l’altro senza nulla sapere di me, ma comunque
arrivando addirittura di accusarmi di berlusconismo. pfffff).
poi vi stupite della perdita di lettori, ma a colpi di autoreferenzialismo d’elite e spocchia di strda se ne fa veramente ben poca (a meno che non si ricorra ai finanziamenti pubblici)
Stella ha PIENAMENTE RAGIONE.Nessuno contesta infatti la legittimità e la speranza che il manifesto continui ad uscire e a salvaguardare quel pò di pluralismo che è rimasto,ma se negli ultimi anni il manifesto ha perso piu di 50mila elettori, un motivo ci sarà.
Il motivo è che c’è arroganza, saccenza, mancanza di autocritica e di umiltà, e, last but not least, articoli illeggibili e che sostanzialmente non interessano nessuno.
Ecco un altro esempio di come un blog potrebbe essere luogo di dibattito serio fra sconosciuti, altrimenti improbabile in questo mondo spietato dove vige la guerra delle parole (che è poi una guerra di concetti) e dove ognuno fa sempre più i cazzi suoi per sopravvivere; un mondo di isolati, tali e quali ci vuole il potere corrotto o sistema di educazione fascista trasversale.
Mi pare che Stella stia cercando di passare questo pensiero che merita attenzione, a mio avviso: embé, non vi lamentate se non affascinate più i lettori di un tempo… avete abbandonato la linea comunista che vi caratterizzava! L’eventuale chiusura non è dunque l’effetto di una falce (eheheh!) esterna che vi taglia la testa, ma è la conseguenza prevedibile di scelte editoriali sbagliate.
Può darsi, Stella. Il degrado tocca ognuno di noi. L’egregio Zagrebelsky medesimo, sabato scorso a Firenze, ammoniva che siamo pregni di berlusconismo, un modo di pensare e di parlare terra terra che ci ha contagiati via media e contro il quale ci vuole una pulizia mentale non indifferente.
Allora ti chiedo: davvero il tuo ti pare un argomento sufficiente per chiudere la bocca ad una voce comunque altra dal panorama disarmante in cui siamo sommersi?
…io credo che i nuovi media vadano usati per integrare l’offerta culturale.
C’è qualcuno che vuole solo chiudere giornali per i propri interessi, o danneggiare le radio non commerciali, lo sappiamo tutti.
Ma senza una rivendicazione comune, il rischio è che vincano “loro”.
Ora vanno trovate le soluzioni, la categoria dei giornalisti potrebbe fare una rivendicazione comune, specie a tutela dei precari del mondo dell’editoria.
In bocca al lupo a tutti, comunque la pensino.
Caro Vittorio, hai colto nel segno parlando di provocazione…ma non un tanto al kg!
La mia provocazione seve per smascherare facili letture del mondo contemporaneo (e passato, vista la panzanata sui fogli clandestini che hanno liberato l’Italia…facciamone stampare un milione di copie per l’Afghanistan o l’Iraq, allora)
Dunque, riassumo:
La maggioranza (tanto cara alla democrazia) vuole guardare le minchiate in tv. Quindi, o si dice (come faccio io) “me ne fotto della maggioranza e di chi la usa, prinicipale difetto della democrazia” oppure devo fare i salti mortali (come fai tu) per definirti democratico e non sottostare a come la pensa la maggioranza.
Ti devi decidere…(cantava una canzone)
Con simpatia
😉
Cari tutti, il dibattito mi pare un po’ più interessante. Continuo a pensare che la valutazione quantitativa sia un po’ debole (la cocaina, per dire, vende moltissimo, ma rimane una schifezza). Sulla qualità, invece, si può discutere per secoli, e mi pare doveroso. Non mi dilungo, solo due cose, che mi paiono da precisare.
1) Il manifesto ha perso più di 50 mila lettori, scrive Eraldo (lui scrive elettori, che lapsus divertente!). Mah, mi sembra che si sparino cifre un po’ a cazzo… Non so dove l’ha presa ma io scrivo per il manifesto da quasi dieci anni e 70 mila copie (le 20mila di oggi e le 50mila perse) non me le ricordo…
2) Ancora peggio. Stella per ben due volte nei suoi post accusa il giornale di aver tolto dalla testata la dicitura “quotidiano comunista”. Non è vero. A meno che il suo edicolante non usi il bianchetto, sulla copia del manifesto che compro io la scritta c’è ancora. E’ un dettaglio, certo, ma fa anche capire che spesso si parla così, senza sapere. Le critiche al giornale sono tutte valide, alcune fondate e alcune no, ma tutte legittime. Questa, invece, è soltanto un falso, e viene pensare che Stella, così severamente critica con il manifesto, non lo compri da un bel po’, e chissà dove ha pescato la sensazione che al manifesto si vergognino di una scritta (“quotidiano comunista”) che compare ancora in bella vista accanto alla testata.
Tutto qui.
a.r.
1)@Stella:
Un conto è il ragionamento generale al quale io mi sono tenuto ravvisando la necessità di tenere in vita una testata giornalistica politica, ed un conto è l’analisi del perché un giornale perde lettori, cosa quest’ultima che io non sono certamente in grado di fare fuori dalla partecipazione di uno studio particolareggiato di settore. In certi casi bisogna fidarsi… In quanto all’accusa temo proprio che ci sia stato un capire otto per diciotto. Mi spiego: il discorso in sintesi: se vendi bene, ma se non vendi chiudi, riferito ad un giornale di informazione, per me è un’affermazione commerciale degna del puro belusconismo che gli italiani in maggioranza hanno votato. Io non offendo mai le persone, nè quelle che conosco, nè quelle che non conosco. Se involontariamente ti ho dato questa impressione, ti prego di scusarmi. Critico quello che le persone dicono pubblicamente, questo sì. Tieni presente comunque che la verità non ce l’ha in tasca proprio nessuno!
@Stefano:
davvero anch’io con grande simpatia, ribadisco che il volantinaggio clandestino ha contribuito moltissimo a liberare l’Italia dal “fascismo”. Forse non lo troverai scritto sui libri di Pansa, ma ti garantisco che è vero.
Quando si parla di provocazione, “un tanto al chilo” è solo un innocente modo di dire…
In Afghanistan, e fino a poco tempo fa in Iraq, si combatte un’inutile guerra, cruenta e disumana… E’ ahimè troppo tardi per i volantini!…
@vittorio
tranquillo, non mi sono offeso, per cui non esiste nemmeno il bosogno tuo di farmi delle scuse o io di accettarle
a volte. “chiacchierando” con commenti in internet, non si colgono le sfumature dialettiche e mimiche e quindi pur animati da buone intenzioni passano concetti che sembrano dire l’opposto.
innanzitutto ci tengo a precisare che io nè spero nè auspico che il il Manifesto chiuda (come minimo perchè per me è un pezzo di storia e abitudine di gioventù e ovviamente anche per i valori che sostiene).
ma detto questo, ritengo anche errato doverne farne una “difesa a priori”, con le tue parole “la necessità di tenere in vita una testata giornalistica politica”.
Una difesa d’ufficio solo perchè è un quotidiano “politico” la trovo veramente una cosa da voltastomaco ( basandosi sullo stesso principio allora ci si sarebbe dovuti impegnare anche per evitare la chiusura (all’epoca) di fogli infami come “il candido”, solo perchè erano “politici”? dai su, non scherzare!
è giusto tuttalpiù dire, fare, sottoscrivere, alzare la voce perchè non chiuda un quotidiano di “sinistra” (visto che di Sinistra ce ne è un grandissimo bisogno), non certo ricorrere alla puerile scusa della “testata giornalistica politica”.
che poi è da qui che parte la mia critica:
se ormai anche il manifesto ha ben poco o nulla da scrivere di interessante (vedasi i vuoti guazzabugli di articoli che ultimamente pubblica, la solita autoreferenzialità, nonchè lo stantio giochino dei tanti “distinguo” ), io che ci posso fare?
gli posso augurare di farcela un’altra volta, ma posso e debbo anche onestamente dichiarare (e non centra nulla con “l’esaltare” la barbara capitalista e iperliberista “logica di mercato”) che spero che ce la faccia senza ricorre a soldi pubblici (per cui anche tuoi e miei, che possiamo anche essere felici che vadano a lui anziche alla chiesa o in armamenti et similia, ma possiamo anche non essere daccordo che vadano a loro o a chiunque. punto).
certo, verissimo tutto il discorso che faceva Robecchi sulla questione delle quote pubblicitarie (indispnsabili per tenere in vita e in buona salute un quotidiano… ‘azz! ma allora in uesto caso il “mercato” può anche essere “buono”? ohibò!), ma è anche vero che siamo nel 2010 e qualche idea nuova la si potrebbe anche tirare fuori (te ne butto lì una: convenzioni con edicole/circoli/sindacati/etc>>> fax/connessione internet, toner/carta e loro lo stampano a richiesta. azzerate le spese di spedizione e ridotte quelle di stampa. le convenzioni possono anche essere stipulate vantaggiose. inoltre il giornale potrebbe essere il primo aggiornato in tempo reale anche in formato cartaceo. wow!). ma no. meglio dipendere da fondi pubblici.
inoltre, si si, è sempre una brutta cosa quando chiude un giornale (beh, non sempre. i fogli dei fasci preferirei chiudessero tutti), ma non è nemmeno la fine del mondo. anche quando si tratta di un quotidiano “nostro”. ok lamentarsi un pò, ma poi mica ci si può strattare le vesti; se no ogni volta che ha “chiuso” un partito di Sinistra (dal Pdup a Rifonda) che avremmo dovutofare? suicidarci in massa? o metterci a battere i pugni pretendendo una quota di “voti pubblici” affinchè avessere sufficienti elettori da non scomparire?
al limite si può dire che faccia parte dei cicli della vita e di ogni cosa. chiusa una porta se ne apre un’altra. chiuso un quotidiano se ne fa un altro o si rifà lo stesso in altri modi: specialmente in un mondo della comunicazione che è decisamente cambiato e che tende a cambiare ancora più radicalmente tramite i “nuovi” mezzi di comunicazione digitale.
se è “solo” un problema di “comunicazione politica”, quello che conta sono due cose: 1° i contenuti 2° il numero di persone che raggiungi.
per il primo punto (per me il tasto dolente) diciamo che non ci metto becco,
ma per il secondo punto, che piaccia o meno, la comunicazione, la forma di comunicare è cambiata. cambiatissima. piaccia o no ma è così (e lo dimostra che siamo qui a chiacchierare). se poi i giornali non gli fa tanto piacere avere commenti liberi e forum… non è colpa mia.
però è così. basta stampare qualche copia campione gratuita da distribuire in qualche punto nevralgico (sindacati/circoli arci/cs/partiti/banchetti) e il resto online. e molta più gente raggiunta (…pensati ad esempio un Manifesto online almeno bilingue ita-ing o ita-fra/esp/ger, con open forum, moderatori e giornalisti che effettivamente anche rispondono alle critiche e/o alle domande! slurp! da leccarsi i baffi!!!)
ma allora perchè per il Manifesto, ci si dovrebbe comportare in maniera differente ( al di là dell’apprezzamento personale per appartenenza più o meno militante, anche quando ormai linea e articoli stentano e stentano assai )?
ecco, io questo non lo capisco, e per questo mi son permesso, mi permetto e mi permetterò ancora di schierarmi contro la manfrina piagnona del”o ci danno i finanziamenti pubblici o vi verranno i foruncoli sul sedere, vostra moglie vi tradirà e al bambino gli verrà l’influenza” [ PS: citata più o meno da una vecchia vignetta di Vauro su Craxi ].
non è una questione di mancanza di “solidarietà”, è che la “solidarietà” la si dà innazitutto a chi la merita nel presente e non nel mito del passato, senza tante fregancce di “tu si tu no, tu buono tu cattivo”, e che quello che fa se lo autofinanzia senza tante menate e piagnistei (che poi son pure anni e anni che vanno avanti con sta solfa del del numero-solidale, etc etc senza che nulla mai cambi veramente. e allora?)
fine del lungo pippone.
certo di non averti minimamente convinto (e non era certamente quello lo scopo), ti auguro buona giornata/nottata
Stella
Non per difendere Eraldo, ma credo che le 70.000 copie le abbia fatte il Manifesto…non certo negli ultimi 10 anni…
Condivido parecchie cose di quello che scrive Stella, tranne (ovviamente) la questione che “se chiudono i giornali dei fasci va bene”. Se era una battuta, ok. Ma se la pensi così mi ricadi nell’antidemocrazia che a me va benissimo, ma pare che per voi sia negativa (o solo quando riguarda cose di sinistra)
Ma soprassiedo! Quello che mi interessa è far sapere
1) ai potenti della terra che Vittorio aveva la soluzione, se l’avessero fatto qualche anno fa…ora è troppo tardi: dei bei volantini che spiegano cmoe gira il mondo e i talebani/alqaidisti erano annientati (come l’Anitra WC questi volantini!)
2) che Pansa è un fascista, o meglio: è un fascista da quando si fa raccontare da parenti delle vittime cosa successe nella democratica Emilia dopo la Guerra?
3) che se avessero parlato della forza dei volantini agli americani, magari non c’era bisogno che morissero tanti ragazzi venuti a liberare l’Italia. Vittorio…sei nato troppo tardi!
con PARECCHIA simpatia
Ringrazio Stella per la nuova e più esauriente esposizione dei suoi convincimenti, che ahimè, condivido solo in parte in quanto non evidenziano nella maggiore sostanza il fine sociale di ottenere anche in Italia una buona informazione accessibile a tutti. La rivista settimanale satirica “Candido” (1945/1961) non “chiuse” per mancanza di fondi. Era infatti molto diffusa. Il suo declino cominciò quando in occasione delle elezioni politiche del 1953, mettendosi addirittura contro la DC, Giovannino Guareschi, cofondatore insieme a Giovanni Mosca, schierò la rivista a favore del Partito Nazionale Monarchico. Ebbene io, pur esendo determinato a sinistra, sono del parere che anche una rivista anticomunista come Candido deve avere il suo spazio in uno stato democratico…
A questo punto credo che sia opportuno completare l’informazione sulla “vita” di quella rivista: nel 2009 Giovanni Mosca, nipote dell’omonimo fondatore, fondò un foglio settimanale satirico intitolato “Il Candido.net”, che trovò pubblicazione sul quotidiano “Libero”, allora diretto da Vittorio Feltri.
Infine, altro grosso problema dei giornali tipo “Il Manifesto”, è il fatto che i suoi editoriali non sono mai sufficientemente letti nelle varie rassegne stampa quotidiane. Quasi sempre si limitano a citarne il titolo. Avere in anteprima un’idea di quello che è stato scritto, di norma alimenta parecchio il desiderio individuale di comprare un giornale… Se non altro per pura curiosità.
Caro Stefano, col sorriso sulle labbra devo dirti che purtroppo sono nato troppo presto. Se non ci fosse stata una’intensa opera di volantinaggio, peraltro pericolosissimo, che riuscì a coordinare i partigiani, gli americani non si sarebbero mossi dalla Sicilia.
Sì, scusa Vittorio, stupido io a pensare che per un esercito organizzato come quello sbarcato in più punti in Italia (Sicilia, Salerno, Anzio, Bari, Termoli) esistessero mezzi più efficaci…..maledetti libri di storia, scritti solo da personaggi di destra!
Ci siamo ormai allontanati dalla discussione iniziale e ciò è sempre un segnod i poca intelligenza, quindi mi prendo dello stupido e ti saluto (alla prossima “litigata”)
@vittorio
non entro nel merito, ma quando parlavo del “il Candido”, mi riferifo alla quella settimanale velina-dei-servizi e neofascista di Pisanò negli anni 70-80. che chiuse per mancanza di fondi (tra l’altro. e per fortuna). stampavano a Milano (se mi ricordo bene, ed un paio di volte i compagni dell’epoca, gliela misero anche a fuoco). tu invece citi solo il “prima e il dopo”. perchè?
@stefano
essere ANTIFASCISTA è un VALORE. punto.
il vecchio giochino di appellarsi alla “democrazia” quando fa comodo (a loro) per difendere il loro essere antidemocratici, sorry, con me non attacca.
e provo solo gioia se e quando uno qualsiasi dei loro fogli o una delle loro tane chiude.
senza nessun se e senza nessun ma.
@Stella
nel messaggio 32 proponi due spiegazioni alternative alla crisi del manifesto e dichiari di credere decisamente alla seconda – il manifesto è peggiorato – mentre non dai alcun credito alla prima “questa gente è diventata meno di sinistra”. E se invece fosse quest’ultimo il nodo? Non hai anche tu sotto gli occhi la perdita d’identità, lo smarrimento politico, sociale e culturale, il restringimento quasi fino alla scomparsa di quegli orizzonti ideali che fino a non molto tempo fa accomunavano tanti che si dichiaravano a sinistra? Per riprendere la parafrasi del mercato è come se l’area di riferimento del prodotto-manifesto avesse subito un tracollo, vuoi che il manifesto non ne soffra gli effetti?
Abbiamo capito benissimo che a te il manifesto non piace più, le tue critiche sono legittime e talune verosimili, penso anch’io ai periodici sbandamenti del manifesto per il candidato di centro-sinistra più o meno inguardabile (prodi ad es.) o alla difesa a spada tratta di una strategia elettoralistica che appassiona davvero ben poco il militante o il semplice elettore di sinistra.
Tuttavia sono abbonato al manifesto (on-line) da anni e trovo che sia ancora un buon prodotto, pur con tutti i suoi limiti spesso però dettati da una drammatica mancanza di risorse economiche ed umane. Nel mio caso, non guardo la tv, mi tengo alla larga dai vari megafoni dell’attuale regime, vado direttamente alle fonti d’informazione (agenzie come Adital per l’America latina, dove vivo) o attingo direttamente dagli autori/giornalisti che più mi interessano, Gennaro Carotenuto, Gianni Minà, Guido Piccoli, Atilio Borón, ecc. ecc. C’è poi il Manifesto, unico quotidiano che leggo con attenzione dove posso trovare una cronaca dalla Palestina di Michele Giorgio (ahinoi il bravissimo Stefano Chiarini non c’è più) o di Matteuzzi dall’America Latina, di Gabriele Polo sul conflitto sociale e così per tanti altri giornalisti di ottima qualità. Se chiudesse il Manifesto non avrei più una fonte di informazioni ed approfondimento tra le più originali ed importanti (con la sua dicitura “quotidiano comunista” in prima pagina, come bene ha fatto Robecchi a ricordarti)
Sono poi del tutto d’accordo con Vittorio Grondona, il finanziamento pubblico ad una testata come il Manifesto andrebbe visto per quello che è nella sostanza, un aiuto ad un soggetto debole perchè continui ad esistere senza soccombere alle leggi di mercato che, come dovrebbe essere chiaro soprattutto in un settore come quello dell’informazione, facilitano il più forte (e quindi anche il più in sintonia con le tendenze degenerative che manifesta il corpo sociale italiano al momento) e condannano il non-allineato (che è spesso, soprattutto nell’Italia di oggi, il portatore di idee e valori più avanzati rispetto a quelli maggioritari). Non si tratta di tenere in vita a tutti i costi un fardello inutile ma di garantire l’esistenza, e possibilmente il progresso – perchè no, anche nella direzione delle innovazioni proposte da te – di una voce fuori dal coro di sicura vocazione democratica, popolare e di sinistra (al limite anche comunista).
Ciao
***Non si tratta di tenere in vita a tutti i costi un fardello inutile ma di garantire l’esistenza, e possibilmente il progresso di una voce fuori dal coro di sicura vocazione democratica, popolare e di sinistra***
si sì, evabbè.
ma io non ho mai scritto da nessuna parte che “spero che chiuda , anzi che deve assolutamente chiudere”!
primo perchè questo non è quello nè che spero che voglio.
o solo detto che – a mio avviso – il ricorso ai finanziamenti pubblici lo condivido poco o nulla.
e ho anche detto che la scomparsa (ipotetica) di un quotidiano non è una bella cosa, certo, ma non è nemmeno una tragedia mortale (son cose che son sempre successe e che sempre succederanno, voi per colpa del mercato, vuoi per colpa dei cambi “umorali” dei lettori/elettori, vuoi per “sbandamenti” editoriali).
e siceramente intendo poco il tuo discorso, visto che ti dimostri ben capace di risalire a moltissime fonti documentali di informazioni in internet, signifca che all’utilizzo corretto e proprio di Internet ci sei avvezzo e che quel mondo lo conosci, e allora ben saprai di come un sacco di siti chiudo e di una sacco di altri che vengono aperti, senza che nessuno si stracci le vesti.
poi, realizzabili più o meno, io qualche “consiglio” su come mantenerlo in vita il Manifesto, li ho anche dati.
non è che ci si debba per forza arroccare su un vecchio modo di dare notizie per l’eternità. a volte, a volte anche per gioco forza pure prettamente solo economico, c’è bisogno di autocritica e di provare soluzioni di diffusioni nuove e alternative se necessario.
tutto lì. mentre continuo a non vedere alcuna ragione perchè un stato qualsiasi si debba far carico dei bilanci di un giornale (e/o di altra attività qualsiasi).
giustissime sono le agevolazioni fiscali (modello spedizioni, carta etc ) ma dopo di che no, non vedo proprio perchè uno stato debba dare dei finanziamenti a chicchesia.
se non fosse così, allora non si dovrebbe nemmeno protestare per tutti i soldi che lo stato italiano dà alla Chiesa Cattolica.
ma guarda te, io ritengo che sia un’ignomignia anche quello (e credo non solo io). e ritengo che sia una schifezza non per l’entità di soldi che lo stato italiano regala alla chiesa, ma proprio per il principio stesso che non esiste alcuna ragione (vabbè vabbè lo so che esiste! ;( ) per dare soldi ad un culto. quale che sia.
comunque, dopo una serie di commenti, direi che la mia opinione l’ho espressa abbastanza chiaramente, così come le vostre mi sono ben chiare.
possiamo andare avanti per giorni e giorni, ma non se ne cava un ragno dal buco.
proporrei quindi di terminare la discussione (che se no rischia di scadere nel ripetitivo andante), con un augurio in grado di accomunare entrambe le linee di pensiero, omettendo il punto del contendere e concentrandoci sul risultato, ossia:
augurandoci che il Manifesto possa non chiudere!
saluti
Volevo precisare a Stella che non ho nulla da nascondere dichiarandomi felicemente antidemocratico.
Un semplice ragionamento mi ha fatto diventare così già molti anni fa (e non sono anziano): io faccio girare il cervello, con idee giuste o sbagliate, per le quali litigo e che cambio (o mantengo) dopo essermi confrontato con altri che non la pensano come me, che fanno del ragionamento (SENZA CASACCA) il loro stile di vita. E poi il mio voto (ma anche il tuo) vale quanto la persona più stupida che tu conosci (pensa a chi vuoi).
Per me l’ANTISTUPIDISMO è un valore, sia esso di sinistra, di destra, di centro, di sotto, di sopra e in mezzo…vedi un po’…
Qua dobbiamo rifondare il linguaggio, caro Robecchi. La gente spara fiele senza manco accorgersene. Ignara del pericolo che corre per sé e che fa agli altri.
Ecco l’italiano medio: un bimbetto dentro il corpo di un adulto.
Ti riferivi a me, caro AB?
Sono terrorizzato dal fatto di essere un bimbetto che spara fiele….sono seriamente preoccupato….ti prego, guidami sulla corretta via del libero ragionamento (solo se è come il tuo, ovviamente)
Se invece non ti riferivi a me, sii più chiaro e un po’ più diretto…come a me piace esserlo. Si risolverebbero un sacco di contrasti e di facili opinioni comuni
Absit iniuria verbis
No. Non mi riferivo particolarmente a te, ma alla medietà italiana; in specie, alla confusione di parole che caratterizza l’era del telefascismo italiota che è tale da impedire intenzionalmente la pur minima comunicazione umana.
Ma se chiedi dettagli, eccomi curiosa: Stefano, cosa intendi precisamente per “antidemocratico”?
Non sono un sovversivo, tranquilla…
Credo che la democrazia sia un sistema alquanto imperfetto a partire dal sistema di voto: un voto chi ragiona e fa girare il cervello; un voto chi la domenica del voto pensa alle belle gnocche in lista con Berlusconi e mette la sua croce oppure chi, sempre la domenica del voto, litiga con 4 marocchini e va a votare Lega o chi ha perso contro la squadra di calcio di Berlusconi e vota dall’altra parte.
Questa è la realtà della maggioranza, purtroppo! e credo che i vostri discorsi sulle teledipendenze siano lì a dimostrarlo
Basandosi sul numero, poi, si favoriscono i candidati che fanno più clamore e non quelli che costruiscono (o che avrebbero voglia di costruire).
Per non parlare delle candidature: se si preferisce il sistema delle preferenze si favoriscono i candidati che pagano i voti (tuti erano a consocenza del sistema, soprattuto in certe zone d’Italia), mentre se si preferisce il sistema attuale si è succubi dei comandanti di partito
Il problema è però che non ho una soluzione alternativa completamente valida…e quindi mi fermo lì. Se avessi una soluzione lotterei per quella. Al momento posso solo lottare affinché la gente faccia girare il cervello…sperando nel futuro (che non arriva mai)
Intervengo pure se in inferiorità di esperienza e competenze.
Se il sistema è questo ed è inesorabile che ci sia (ovvero: che ci siano i grandi giornali, che anche essi ricevano finanziamenti, per cui se li ricevono loro li debbano ricevere tutti) come si dovrebbe agire? Quale potrebbe essere una proposta in grado di salvare le testate, ma anche di garantire la sopravvivenza delle vere testate e non di quelle inesistenti?
E in quale misura il responso del mercato debba considerarsi un parametro? Perchè da una parte è anche giusto che se il giornale non fosse interessante e non avesse lettori, non dovrebbe essere sostenuto da aiuti pubblici.
Non so neppure se fosse efficace la soluzione di eliminare i giornali di partito (tanto lo sappiamo, sono espressioni univoche di una parte sola), ma aiuterei maggiormente le cooperative, se vogliamo puntare ad avere un’informazione più imparziale possibile.
Mi piacerebbe sapere perché i giornali “minori” siano così repellenti agli investimenti pubblicitari. Non ci saranno soltanto aziende brutte, sporche e cattive. Però neppure quelle più piccole hanno interesse a fare pubblicità in giornali attraenti come uno straccio per pulire i vetri (con tutto il rispetto per i contenuti, sui quali siamo tutti d’accordo, c’è qualità).
Direi che l’analisi è molto più profonda di una semplice adesione “per partito preso”, in tutti i sensi.