Avviso ai naviganti! Torna Doc3! Tredici grandi documentari su Rai Tre
Dal momento che le regole hanno bisogni di qualche eccezione, è bene dire che la televisione non dispensa solo scemenze. Con grande piacere, dunque annuncio urbi et orbi (è latino, bestie!) il ritorno su Rai Tre di Doc3, il programma di Lorenzo Hendel che raccoglie il meglio che c’è in giro (nel mondo!) in materia di documentari. Da domani sera (30 giugno) per tredici mercoledì, avrete qualcosa da vedere in tivù. L’orario è tardo ma non proibitivo (23.35, ma può naturalmente slittare un po’) e in ogni caso come certamente vi avrà detto qualcuno esistono i videoregistratori. Quanto al ruolo del sottoscritto, ho visto i doc selezionati, ho scritto una breve introduzione e sono stato spedito in video a presentarli, convinto che per una buona causa si può fare uno strappo. Per saperne di più, puntata per puntata, il sito è questo. Cliccando su "puntate" avrete un piccolo resoconto di quello che andrà in onda settimana per settimana. Il primo documentario (mercoledì 30 giugno) è Lady Kul el-arab, della regista Ibtisam Salh Mara’ana. Il suo 3 times divorced del 2007 aveva avuto un ottimo successo raccontando la vita delle donne palestinesi, sospese tra integralismo religioso e repressione israeliana. Ora, con Lady Kul el-arab ci racconta la storia di una ragazza che tenta la strada dei concorsi di bellezza partendo da un villaggio druso della Galilea.

Gli altri documengtari di Doc 3 sono:
Solo Andata, il viaggio di un Tuareg, di Fabio Caramaschi (7 luglio)
Divine, di Chiara Brambilla (14 luglio)
Domani Torno a Casa, di Paolo Santolini e Fabrizio Lazzaretti (21 luglio)
Il Lupo in Calzoncini Corti, di Nadia Dalle Vedove e Lucia Stano (28 luglio)
I Racconti della Lixeira, di Marco Pasquini e Roberto Galante (4 agosto)
Macerie, Paolo Serbandini e Giovanna Massimetti (11 agosto)
Arafa. La Ragazza dagli Occhi Bianchi, di Romano Montesarchio (18 agosto)
L’arcipelago della morte, di Giorgio Fornoni (25 agosto)
L’Ultimo Treno (Last Train Home), di Lixin Fan (1 settembre)
Figli della Strada (Hijos de La Calle), di Koen Suidgeest (8 settembre)
Il Sangue Verde (Io confesso che ho vissuto), di Andrea Segre (15 settembre)
A Casa Da Soli (Home Alone), di Ionut Carpatorea (22 settembre)
Mi sembra che sia abbastanza, come programmino estivo… buona visione.
(Nella foto, Duah Fares, la protagonista di Lady Kul el-arab, il primo documentario della serie in onda mercoledì 30 giugno)
Doc3 è un programma di Lorenzo Hendel, condotto in studio da Alessandro Robecchi, regia di Graziano Paiella. Consulente: Luca Franco. Produttore esecutivo: Monica Pacini.
Commenti (14)
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Ottimo programma. Grazie per la boccata d’aria pura.
… taccone rosso nn più a spillo con falce e martello o gambe all’aria stile D’addario ma comunque sempre arrapante il giusto???… Bella figliuola bruna a lato?!
O Robek, ma di tutte le immagini che c’erano al mondo proprio questa stile ultimo advertising trash by Rifondazione (poi ritirata in fretta e furia, mi sa) ci dovevi rifilare?
Allora è proprio una fissa di tutta la sinistra in blocco, eh! C’è poco da fare: siete tutti uguali voi comunisti, buoni solo a copiare le idee che sono nell’aria e farne pensiero unico!
… I’m joking, dear.
Thanx for Doc3, definetely!
Oh che bello! Grazie!
teleforum?
23.35…naah non è tardi, anzi.
Grazie!
per ab: invece io sono dalla parte di Robecchi, stavolta il tacco a spillo e la bella guagliona ci stanno benissimo perché la storia è di quelle da conoscere (ho appena visto il trailer, e il registratore funziona bene)
🙂
mmmm… non parlo del doc dal punto di vista formale perché ineccepibile (d’altronde, ce ne sono di ben fatti anche amatoriali oramai), né del solito scontro tradizione (potere maschilista)/modernità (processo di emancipazione sanguinoso) giocato sempre sui corpi femminili, ma dei sogni ben poco originali ahinoi di questa provocante Angelina degli arabi: successo via sesso. Non se ne esce, via; non c’è verso.
Tacchi a spillo rosso fuoco e via per la strada a briglie sciolte per dimostrare d’essere libere e sfacciate e approdare magari in Italia, sì in bocca ai leoni! Che tristezza… Lo dicevo io che siamo sempre lì col pensiero unico stritolante, che vuole le donne merce di mercato come vacche bardracche!
Qua c’è troppa puzza di Dio, direbbe Carmelo Bene.
@ giuliano post nr.5,
certo che è da conoscere, su ciò nn discuto. qualsiasi spaccato della realtà funziona, anche preso a caso e non montato a dovere.
figurarsi se ben fatto dal punto di vista tecnico e di editing; un buon doc è sempre un occhio sul mondo, un punto di vista che va comunicato. (e so di parlare a chi di immagini/cinema s’intende)
il mio era qualcos’altro: nel post nr.2 ho scritto d’istinto una battuta suggerita dalla foto pensando che rimanesse tale e, ti giuro, nella fiducia che la visione del pezzo contemplasse ben altro di quel mondo in fermento verso la “modernità dei giovani arabi”, che la storia narrata ci descrisse un’altra gioventù femminile emergente, altri pensieri nella testolina della principessina angelina jolie versione araba; nel post nr. 6 invece esprimo un vero e proprio giudizio di valore sulle lacrime della bella guagliona, che sono le stesse di tante ragazzine occidentali bruciate nel cervello e che puntano tutte lì, al successo via corpo arrapante e ben armonioso per grazia di dio… o meglio, di mamma e papà. (il viso della madre, ah… com’era bello! quello sì: un paesaggio solcato e inquietante e smepre vario e parlante pur nel silenzio…come i fratellini, d’altronde)
se farsi dire da un vecchiardo: “più sessi… più sessi… abbandonati…” è un traning di emancipazione femminile… beh, nn mi sembra che faranno una strada diversa da quella stabilita da sempre dall’agenda maschilista.
poi, ognuno è libero di vederci in questa ragazza un modello moderno per le nuove generazioni arabe, a me sembrano molto simili alle nostre puttanelle da strapazzo, se non addirittura più pacchiane e senza ggusto se permitti, belle figlioule destinate nella maggior parte dei casi a festini a base di coca e depravazione e anoressia e solite umiliazioni più volte narrate, tutto qua. è bene che si sappia che il pensiero unico distruttivo fagocita tutto ciò che c’è di buono, certo.
notavo come la volgarità stravince con i suoi luccichii sempre e dappertutto, ma ciò nn significa che il doc sia brutto o inutile; sono due cose indipendenti, assolutamente.
ora basta, devo andare in banca… sick!
kis u.
ab
ab, sono d’accordo su tutto… mi sembrava però bello pensando all’Iran, per esempio. Proprio in questi giorni ho ritrovato un Pasolini del ’74, che diceva: sono bastati pochi anni e quello che non è riuscito nemmeno al fascismo (cambiare profondamente gli italiani) è riuscito alla società dei consumi.
Nel 1974 poteva sembrare esagerato, ma Pasolini aveva ragione e aveva visto lontano. Il colpo di grazia è arrivato negli anni ’80, con il cosiddetto “riflusso”, i paninari, poi le playstation…Gli italiani hanno pensato di essere diventati ricchi, e per sempre: ma non era così, i ricchi veri ci hanno sistemati per bene, e con il consenso degli elettori. Un capolavoro.
Trovo i commenti letti fin qui un po’ … Deviati. Io non credo che noi abbiamo il diritto di valutare i sogni e le speranze di Duah con il metro con cui le valuteremmo qui. E credo che un consesso di vecchi e di preti che si riunisce per vietare a una ragazza una decisione sulla sua propria vita sia una cosa violenta, ancora più violenta in quanto fatta in nome di identità, radici, tradizioni… Vaffanculo, io faccio il tifo per duah! Il mondo più complicato delle gabbie mentali costruite qui nel berlusconistan
a.r.
Nooo…
Duah sul banco degli imputati.
Ecco, lo sapevo!!
Avversione preconcetta.
Punto.
pensa cosa può provocare il tacco alto di una scarpa rossa…azz..incredibile!
Caro Alessandro,
nn nascondo che questa piccola polemica sorta da una mia battuta e suo seguito (che nn ritiro, fra l’altro) mi sorprende un po’. Mi spiace davvero se i miei post hanno deviato il dibattito dal corso principale inteso da questo blog, boh. Forse, per te tutta la storia è un preludio alla riunione finale; per me, invece, quello che colpisce è anche altro, e allora?
Fra l’altro, dal momento che un artificio (che sia un doc, sia un libro, una scultura, …) è messo in circolo vive per suo conto, incontra persone diverse che vedranno cose diverse più o meno sposabili, più o meno affini. Se tu tacci il mio punto di vista come chiuso nelle gabbie mentali del mondo berlusconiano, nn posso che accettare con dispiacere. Perché nn dovrebbe accettare l’autore o la protagonista il mio giudizio, allora?
Definire il mio modo limitato perché nn comprenderei la complicazione del mondo tout-court mi sembra un tantino azzardato. Tutto qui.
Noto comunque con piacere per il blog che Stefania ha riportato il discorso al centro della questione, segno che ci vuol proprio poco a ritornare sui propri passi.
Buonanotte a tutti,
AB
Il documentario mi è sembrato molto equilibrato, ma Grasso non è d’accordo:
Sogni della modella arabo-israeliana
Ho registato Doc 3, ma non ho ancora avuto il tempo materiale di vederlo. Ore 23,35 circa(a.r.), ore 23,55 (La Repubblica), ore 0,10 messa in onda effettiva. Già qui si capisce con quale organizzazione televisiva abbiamo a che fare. Avrei preferito commentare il documentario dopo averlo visto, ma i vari interventi mi hanno spinto a farlo adesso. In sostanza mi convince la donna che abbia ben chiare le sue aspirazioni intime, serie o frivole che siano, in linea con le sue personalissime scelte di vita. Trovo semplicemente scandaloso che una combricola di farisei cerchino di modificarle con prepotenza seguendo preconcette convenienze, morali, religiose o di qualsiasi altro tipo. Sono appunto queste le convenienze delle società vittime di antiche ignoranze che ritardano la liberazione della donna dai vincoli maschilisti imposti da secolari nefaste tradizioni. Dirò di più… Mi piace pensare che una donna abbia nella sua intima prospettiva il desiderio di indossare finalmente ammiccanti scarpette rosse. Magari anche solo virtuali… Fa parte dell’insieme necessario al richiamo amoroso imposto dalla natura umana.
grasso, purtroppo, non è una cima. rassegniamoci.