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Faccismo e anti-faccismo. Ahi, ahi, ahi! Vi tocca il dibattito

giovedì, 1 Ottobre 2009

Visto che la risposta di Filippo Facci al mio pezzo sul Manifesto di domenica scorsa (leggilo qui) ha già suscitato qualche commenti, mi pare giusto alimentare il dibattito. Riporto qui la sua posizione (che sta anche tra i commenti del pezzo di domenica) e la mia risposta con un avvertenza: che non sia una pippa tra giornalisti, ma una cosa utile a tutti per conoscere lo stato dell’informazione in Italia (povera patria!)
La lettera di Filippo Facci
Robecchi, sei in cattiva fede.
Io non ho cambiato idea su niente. Io dalla parte di Robecchi, se non per singole battaglie, non sarò mai. Io faccio la mia battaglia dove posso farla e come posso farla. Su youtube troverete cose analoghe a quelle che ho detto ad Annozero (dette a Radio24) ma risalenti a mesi fa. Sul certi temi, poi, tipo il testamento biologico o i romeni o lo stupro di capodanno, certe verità le ho letteralmente tirate fuori io, mezzo linciato dai lettori del Giornale. In coda potete trovare articoli che ho scritto negli anni scorsi sui temi più disparati: ma senza mai gridare al regime, perché il regime non c’è. (per chi vuole vedere gli allegati, li trova qui, ndr). Non ho cambiato idea, su questo. Le stronzate sui martiri Biagi-Luttazzi-Santoro restano stronzate, secondo me. La verità è che il problema del restringimento delle libertà riguarda soprattutto i media di centrodestra: Mediaset, la Rai, il Giornale. LIbero va un po’ meglio, ma molto meno di quel che avrei voluto.
Ma non sono qui a rivendicare certificati di verginità: il punto è che io libero sono sempre stato, ma qui nessuno ha modo di accorgersene perché il sistema è deficiente. La libertà non te la regala nessuno, devi prendertela tu.
L’altro giorno, su Libero, l’ho messa così:
Di libertà di stampa ce n’è anche troppa, ma questo non toglie che in Italia ci sia anche stata – mio personale parere – una forma di restrizione delle libertà. Tento di spiegarmi. La lotta politica si è oltremodo radicalizzata o meglio militarizzata, e in guerra c’è poco spazio per i distinguo e le sfumature: si spara, si guarda da che parte stai, si usa ogni arma possibile, conta il risultato. C’è un’opposizione ormai dipietrizzata che è disposta a ogni cosa, e c’è un centrodestra galvanizzato dal consenso che è deciso a non fare prigionieri, non più. I giornali spesso inseguono o divengono arma: e chi non sposa in blocco una posizione secca e omni-comprensiva – dell’opposizione o del governo – figura come un lezioso perditempo, un collaborazionista, un anarchico inaffidabile. Gli indipendenti sono guardati in cagnesco perché non – verbo felicemente ambiguo – servono. In tv, poi, è ancora peggio. Le reti Mediaset ha fatto delle scelte che sono evidenti a tutti, l’era di un pluralismo spesso alla tafazzi è chiusa da tempo: quella dei Mentana, Ferrara, Sgarbi, addirittura Santoro. In Rai si sparano in faccia personaggi che sono stati nominati espressamente per farlo – dai partiti – oppure scorrazzano armate semi-autonomiste modello Annozero. E qui di pacifisti non ce ne sono, però ecco: sparare a comando, davvero, no.
La risposta di Alessandro Robecchi
"Robecchi sei in cattiva fede" non è il modo migliore per dire le proprie ragioni. E poi, se devo dirla tutta, anch’io fatico ad accreditare Facci di buonafede. Anzi, credo che faccia un po’ il furbo. Per esempio perché parla come se negli ultimi 15 anni avesse fatto resistenza e scavato dall’interno: un Facci partigiano acquattato tra le scrivanie di Mediaset che faceva resistenza a Sivio. Suggestivo, eh! Sarà, ma Facci non scriveva per una fanzine minoritaria: lavorava per il giornale del capo del governo e nelle tivù del capo del governo. Fingersi minoranza angariata solo per qualche innocuo parere controcorrente quando si fa parte di una maggioranza potente (e spesso arrogante e spesso prevaricante e spesso insultante) è un po’ troppo comodo. E non era un oscuro redattore, ma una firma nobile e riconosciuta. Non ci venga a dire che stava lì per lo stipendio, perché equivale a dire che nel ‘ 38 senza la tessera del fascio non lavoravi. Vuole dirci questo? Quanto alle "stronzate" Biagi-Luttazzi-Santoro che per Facci restano "stronzate", per me restano un dato di fatto: il capo del governo ha detto via quei tre e quei tre sono stati spazzati via (e altri dopo di loro!). Il tutto avveniva mentre Facci se ne stava al calduccio nel giornale e nelle tivù dello stesso capataz che cacciava gente perbene, esattamente come i tanti intellettuali che all’ombra del fascismo guardavano andare al confino gli intellettuali invisi al regime (si parva licet, ma credo che licet). Calerei un velo pietoso sull’argomento che la libertà di stampa colpisce soprattutto a destra, per vari motivi. Primo: la superdestra di Silvio colpisce i giornali di destra? Cazzi loro: è una vita che diciamo che il signore di Arcore è un monopolista illiberale, che in qualunque paese occidentale (non in Cina, ma in America!) non potrebbe avere una simile concentrazione di potere: se si svegliano ora è un po’ tardi. Quando c’era da incassare privilegi li incassavano senza problemi, mi pare. Secondo: divertente il lapsus di Facci per cui i media di centrodestra sono Mediaset e Rai, cioè praticamente (escludiamo Rai Tre) tutta l’informazione tivù sulla quale, come dice il Censis si forma la quasi totalità dell’opinione pubblica. Se questo è vero (io credo di sì), la vita politica italiana è truccata da almeno 15 anni a favore di un signore per cui Facci ha lavorato per 15 anni. Dolersene adesso (da pochi mesi, ammetto, e non da ieri) è comunque fuori tempo massimo almeno di un decennio.
Quanto all’analisi di come mai siamo arrivati a tanto, anche qui non lo seguo e la sua spiegazione mi pare comoda e inadeguata: l’opposizione ha fatto la cattiva con il povero Silvio che è stato costretto (lui, così buono) a reagire. Risibile poi – anzi, esilarante – che si dica che a Mediaset c’era pluralismo perché c’erano Mentana, Ferrara e Sgarbi (ah, e in cosa sarebbe plurale questo coretto?), cui aggiunge subdolamente Santoro che là fece una sola stagione scappando a gambe levate. Quanto allo "sparare a comando", caro Facci, parla per te. La mia storia professionale (ormai sono più di 25 anni, dannazione) è lì da vedere: se avessi voluto sparare al comando di qualcuno avrei la villa al mare e la Porsche, invece ho scelto di avere meno ed essere più libero. Ne conosci molti? E sei sicuro di essere tra questi?
Chiudo velocemente. So che Facci è un vecchio craxiano. Dunque – con tutto il male che penso di Bettino e della sua banda – credo che abbia mantenuto quanche gene socialista nel suo dna, magari qualche sano germe di antifascismo. Come ha fatto a sopportare per anni (e pure ora, dato che Libero non è l’Avanti!) tanti compagni di strada così impresentabili, non gli ripugnano certi arditi che sono stati per decennio suoi compagni di banco, di colonne, di etere? E poi: possibile che in tutta ‘sta pippa sulla libertà di stampa Facci non dica nemmeno in una riga che avere tre tivù private, nominare i vertici di quelle pubbliche, monopolizzare la gestione delle risorse pubblicitarie, fare il ras del cinema, possedere la prima casa editrice in Italia e nel frattempo essere una potenza economica con banche e assicurazioni, e nel frattempo governare, nominare ministri, non si può? Il regime non c’è, dice Facci. E questo cos’a sarebbe, una specie di democrazia ad personam? E tutto questo senza parlare della strabiliante costruzione culturale, volgare e deleteria, costruita dalle tivù del capo in questo tristo venennio. Oppure Facci, non l’ha vista, non se n’è accorto? O forse gli piace? O siamo al vecchio "tengo famiglia?". O forse – più semplice – pensa che siamo assai smemorati. Ma questo non è vero. Saluti.

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