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Editoriale – Berlusconi in salsa piccante

venerdì, 29 Maggio 2009

C’è un momento durissimo nella vita degli anziani, ed è quando alle tue storielle non ride più nessuno, quando il sorriso non arriva nemmeno per gentilezza, nemmeno di circostanza, quando quelle che tu consideri cose simpatiche vengono accolte con la freddezza del compatimento. E’ questo che sta capitando a Silvio Berlusconi. Aveva promesso rivelazioni chissacché, cose dell’altro mondo che avrebbero dovuto farci vergognare tutti, a noi della sinistra infame, lo aveva promesso alla Cnn: dirò tutto e si vergogneranno! Poi – ieri – ecco l’ultima rivelazione di fronte alla solita attonita platea e con accanto un ministro con la faccia da vorrei-essere-da-un’altra-parte: “Mai avuto rapporti piccanti” con quella ragazza. Con in più l’aggiunta classica del giuramento sulla testa dei figli che a questo punto – dati i tanti giuramenti effettuati sul loro capo dal grande capo – avranno bisogno di un’ottima assicurazione. L’eco del Clinton visto e rivisto, “I did not have sex with that woman” è ronzata nelle orecchie a tutti, così come la frase “Se fossi spergiuro mi dovrei dimettere” ha fatto tremare i polsi ai fedelissimi. Resta il quesito per solutori più che abili, il grande quiz per uomini di mondo. Piccante? Che significa piccante? Nell’affaire Clinton-Lewinsky la stampa americana discusse per mesi se il rapporto orale potesse considerarsi sesso oppure no (è una distinzione che solitamente dipende dal tasso di faccia come il culo che hanno i mariti). Chissà se la stampa italiana si interrogherà con uguale tigna sulla parola “piccante”. Piccante quanto? Piccante come? Quale grado di piccantezza può avere un capodanno a villa Certosa, specie ora che sappiamo (ce lo racconta oggi l’Espresso, già minacciato di querela) che decine di signorine vengono ingioiellate e sontuosamente ricompensate per parteciparvi? Omaggiate di una farfallina d’oro. Accompagnate a fare shopping dai guardaspalle. Oppure “piccante” va letto con una c sola, come nei flyer delle feste sulle spiagge caraibiche, come negli inviti ai party sul Malecon de L’Avana, come nella pubblicità del rum: picante! Una cosa a metà tra il mambo e il sogno peccaminoso dei “peggiori bar di Caracas”. Picante! Hot! Hot! Hot! Non si sa se lui, il capo del governo, sia malato, come dice sua moglie, ma il suo immaginario degno di un cumenda da cinepanettone, quello sì, è da ricovero urgente. Come si chiede Carlo Verdone, perfetto italiano all’estero in Italians: “Ma stamo a parlà de nipotine o de puttanoni?”. Grandezza del cinema. E del resto non è la prima volta che in questa faccenda – più o meno piccante che sia – ci troviamo ad affondare in un gorgo spazio-temporale. Tanto moderni ci piacerebbe essere, ma ecco che si scivola sempre negli anni Cinquanta. Piccante. Roba da rotocalchi d’antan, parole che nemmeno i tronisti della premiata ditta culturale di papi userebbero più. Per non dire della povera Noemi, che il padre, ma anche il settimanale Chi, organo politico berlusconiano, definisce “illibata”. Illibata? Dove siamo finiti, nella commedia all’italiana? Il testacoda di papi ci riporta lì. Piccante. Illibata. Tra un po’ ci prometterà il boom economico, il Moplen, un mangiadischi per tutti, una rotonda sul mare. Per ora stiamo fermi qui, agli anni Cinquanta del nostro scontento.

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