Il papa: i soldi sono niente, rendiamo quelli per le scuole cattoliche
martedì, 7 Ottobre 2008
Clamoroso annuncio ieri in Vaticano. Davanti alla crisi finanziaria che sta scuotendo il pianeta e l’Italia, il pontefice ha riconosciuto che il denaro non è tutto. Sette minuti dopo, alle 13,21, la tesoreria vaticana ha annunciato la rinuncia ai 700 milioni di euro che ogni anno Stato ed enti locali versano alla Chiesa Cattolica per convenzioni con scuola e sanità. Il denaro avvelena i rapporti umani, è giusto che rinunciamo a 700 milioni di euro dello Stato italiano, che in questo periodo ne ha particolarmente bisogno.
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hah caruccio il Papa col cappellazzo da cowboy, iyy-haaa!
E’ amareggiato, rinunciare a questo cappellino è molto difficile, le stava così bene.
La cosa più grave è che tra i partiti di opposizione presenti in parlamento non c’è nessuno che osa argomentare criticamente contro quest’ingiustizia, in contrasto con la Costituzione, pur tenendo conto del Concordato che lo Stato ha con la Chiesa Cattolica Romana.
Il silenzio su questo tema da parte del PD è, secondo me, la cartina di tornasole che non si ha il coraggio di sostenere una politica laica che tuteli le minoranze, o più chiaramente, non si ha il coraggio di mettersi contro gli interessi della Chiesa Cattolica.
Altro esempio vergognoso è la politica di sudditanza, portata avanti anche dal centro-sinistra, sull’Insegnamento della Religione Cattolica.
Gli insegnanti di religione cattolica non sono sottoposti a concorso pubblico, ma sono di nomina del vescovo e pagati dallo Stato. Se il vescovo dopo qualche anno revoca la nomina, perché magari ha altre persone da sistemare, l’ex insegnante di religione a cui è stata revocata la nomina può cambiare cattedra, restando in ruolo, e magari insegnare al posto del precario maestro elementare che verrà lasciato a casa, oppure se ci si riferisce alle scuole medie o superiori, potrà insegnare storia, italiano od altro, in beffa a quanti si sono sottoposti alla selezione dei concorsi pubblici… bella meritocrazia! Per non pensare alla confessionalizzazione della scuola pubblica. Tra pochi anni, col contributo determinante della nuova controriforma firmata Gelmini, ci troveremo le scuole pubbliche invase da ex insegnanti di religione che sapranno come formare la mentalità degli italiani del domani. Logicamente chi non è cattolico, com’è già realtà oggi, farà bene ad integrarsi, frequentando l’ora di religione, diversamente, peggio per lui!