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Voi siete qui – Poveretto, come s’offre

domenica, 6 Aprile 2008

Ringrazio il mio giornale (questo) per aver ricordato a tutti che un pomodoro non è una bomba, e che un fischio non è un proiettile. Credo sia il compito di una stampa democratica e responsabile: cercare di tenere fresco il cervello, di guardare le cose per quello che sono, non scambiare la contestazione per assalto armato. G.F., pomodorato a Bologna, dice di non sfruttare le contestazioni come uno spot, dice che è volgare chi lo pensa. Non male, per uno che ha trasformato in uno spot addirittura l’aborto. Ma non è questo il punto. Il punto è che G.F. si iscrive oggi a un circolo esclusivo, il club di quelli che parlano in continuazione, ma che lamentano e frignano di non poter parlare. Un classico di tutti i tempi, Silvio Berlusconi. Forte di un apparato mediatico accucciato ai suoi piedi come un doberman, continua a guaire che è imbavagliato, che non gli permettono di esprimersi. Ci si mise anche il papa, non gradito alla Sapienza. Per quanto risulti impossibile da credere, illustri commentatori ed editorialisti tuonarono che “il papa non può parlare!”, altra cosa grottesca, vista la frequenza e la risonanza delle sue parole ogni giorno che dio manda in terra. Oriana Fallaci amava definirsi esule, pure a lei piaceva lagnarsi di una sorta di complotto censorio ai danni del suo pensiero, peraltro venduto in alcuni milioni di copie e stampato a fascicoli dal primo giornale italiano. G.F. è l’ultimo arrivato: per anni ogni suo sospiro è stato seguito e sezionato dai media, qualsivoglia stupidaggine trendy e fighetta lanciata dal suo giornale (si trattasse di sputare su Darwin o di esaltare il filmetto o il libretto di moda) diventava “dibattito culturale”, e tutti intorno a fare la òla. Ora di colpo, causa semplice uovo, ecco G.F. approdare nell’inferno dei senza voce, dei derelitti, dei paria che non possono esprimere le proprie idee, degli imbavagliati. Gli è impedito di parlare! Come a Silvio, come al papa, come a Oriana. E’ in buona compagnia e offre il petto al sacrificio. Poveretto, come s’offre.

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