Voi siete qui – Il marketing e il simbolo
Tra le cose più entusiasmanti dell’attuale fase politica c’è senza dubbio la questione dei simboli, dove si intrecciano storie secolari e scienze moderne (il marketing). Non c’è bisogno di andare lontano: la croce è senza dubbio un simbolo potentissimo e millenario, uno straziante strumento di tortura che è diventato un marchio – anche ideologico – planetario. Tanto sufficiente a se stesso, verrebbe da dire, che lo vediamo spesso pendere dorato e luccicante tra le tette delle soubrette, senza che ciò provochi alcuno smottamento emotivo. Fini e i suoi postfascisti rinunciano in un quarto d’ora alla famosa fiamma, che per anni li aveva visti discutere animatamente su radici, identità e tradizioni, sempre ben ancorate all’area manganello & olio di ricino. E siccome la situazione è grave ma non seria, assisteremo probabilmente allo spegnersi di un’altra fiamma, quella dei fascisti non pentiti alla Storace, che pur di prendere il treno di Silvio la spegneranno volontieri. Nel frattempo possiamo prepararci a simboli nuovi (una rosa bianca, perché no), oppure esercitarci satiricamente sui simboli che Mastella, o Dini, potrebbero adottare (un tariffario?). E poi, naturalmente (veniamo a noi) c’è la falce e martello, simbolo secolare delle lotte delle classi subalterne. Cancellare quel simbolo? Lasciarlo? Il dibattito è straziante, ma anche un po’ ridicolo. Fregiarsi di falce e martello e poi votare a favore delle missioni “di pace”, per esempio, non corrisponde al crocefisso che occhieggia ammiccante dalla scollatura? Forse bisognerebbe lottare per cambiarli i simboli, non per tenerli immutabili. Per esempio se la sinistra italiana adottasse come simbolo un grafico che mostri quanto pesa la rendita, quanto il profitto e quanto il reddito da lavoro in questo modernissimo paese, lancerebbe un messaggio assai chiaro, da far sobbalzare chiunque.
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Davvero, a sto punto meglio cancellare falce e martello…
Ottimo pezzo, davvero.
Siamo arrivati al punto in cui è più facile mescolare idee e tradizioni che buttare alle ortiche i vecchi simboli, anche se oggi molti di essi non hanno davvero più senso. Walter vuole l’Italia dei Valori perché sono diversi, dice (eterogei?). Non vuole però il simbolo: non gli va bene il simbolo che mette in bella evidenza il nome “Di Pietro”; vuole i Socialisti, ma solo se si trasformano in PD, perché sono uguali, afferma (omogenei?); vuole la Bonino, ma non Pannella (?). La Santanchè leader… Lei non rinuncerà mai alla fiamma del suo simbolo! Bah! Staremo a vedere… Fini si mescolicchia… Dopo le elezioni deciderà definitivamente per il partito unico. Casini gira ormai rasente al muro col sospetto che qualcuno abbia cattive intenzioni verso di lui… Alla Lega interessano solo i soldi del Nord e lascia generosamente al Cavaliere campo libero al Sud… Infine, mentre sono convinto che certi morbidi calvari siano tutto sommato gradevoli nicchie anche per il Crocifisso, penso al contrario che i piccoli partiti abbiano serie difficoltà di trovare una collocazione. Non riesco proprio ad immaginare Mastella premier… O Dini in mansioni diverse dal contare soldi… Secondo me Walter vuole vincere… ma anche perdere!… La verità è che non ci capisco più niente. Credo però di non sbagliare affermando che comunque vada sarà sempre peggio per noi: sta già girando infatti la voce che nei conti del tesoretto sia stato già individuato il solito “buco”! In poche parole non c’è trippa per gatti.
Bel post Alessandro! In tempi critici come questo, sopravvivo cercando il lato comico della situation comedy italiana.
In generale sembra di stare ad Amici, con la squadra blu, la squadra bianca e quella rossa stinta che sfida tutti da sola.
Sanno cantare, ballare e recitare (altro che actor’s studios!).
Volevo evitare ma non resisto…
La rosa bianca? ma come gli è venuto? La rosa bianca, si Dolce Candy con Anthony Tabacci e Terence Baccini! Capezzone sembra Steve o Stir(non l’ho mai capito!), la Bindi Patty, la Gardini Annie. Miss Pony Prodi e Suor Maria Buttiglione.
Scusa il delirio ma me li sono immaginati tutti e assomigliano!
Ieri è stata una giornata televisiva da dimenticare. Ho incominciato con Ballarò… Bertinotti merita sempre attenzione. Il resto è stato davvero deludente. Ma è politica quella di Franceschini o di Tremonti? Dopo sono passato di là. Su Porta a Porta… C’era lui… Incredibilmente pareva anche vero. Due ore e mezza dello stesso tenore di voce e di chiacchiere. Ad un certo punto mi giravano gli occhi come quelli della vittima dell’illusionista nei cartoni animati. Ma è politica quella del Cavaliere? Ma è giornalismo quello che ci propina la TV? Per buona pace di tutti è ufficiale: falce e martello non sono presenti nel simbolo della Sinistra Arcobaleno. Fuori uno… Fra non molto temo che sarà la volta degli operai. Tutti ai Call Center dunque, schiavi felici nell’unico mercato disponibile del televoto.