Abitare – Salone o salotto?
Questo testo è stato pubblicato sulla guida Abitare Salone, allegata al mensile di architettura Abitare, in occasione del Salone del Mobile, aprile 2007
Non può sfuggire, nemmeno a prima vista, che Salone e Salotto hanno la stessa radice, che sono due parole strettamente imparentate. Non sono le uniche cose che si incrociano qui. S’incrociano anche il Salone e una città che si vanta (si illude) di essere una specie di salotto buono (che forse lo era) e che per una manciata di giorni diventa salotto davvero: diffuso, sparpagliato, disseminato “sul territorio”, come dicono gli urbanisti, i politici e, in questi giorni, i barman.
Il fatto che il salone del mobile non si riesca a tenerlo in un salone, a chiudercelo dentro, ma che tracimi e inondi in qualche modo la città, è una peculiarità ovvia di una cosa che si chiama disegno. C’è il disegno dentro, quello piallato e patinato del prodotto, e c’è il disegno fuori, quello che si incastra nei disegni della città, a volte con armonia e a volte per contrasto. Tutte cose, se ci pensate, che fanno parte del disegno.
Altrettanto importante è quel popolo che cerca il disegno, che sa valutarlo, apprezzarlo, che quando osserva un oggetto pensa al materiale, alla forma, e a quanto possano incastrarsi nel disegno dei nostri gesti.
Questo rende interessante l’human watching di questa settimana: architetti che fanno la punta, designer in vigile planata, artisti della più varia specie che si aggirano armati di agende fitte come la stele di Rosetta. Sono umani oppressi da due pesi esistenziali terribili: quello di saper disegnare le cose e quindi di esserne molto curiosi, e quello delle cartelline, delle foto, dei materiali illustrativi, delle idee degli altri, di cui fanno avida raccolta.
Questo è il disegno. Che se riuscite a decollare, salire un po’ e guardare dall’alto, vi darà il disegno frenetico di questa settimana e, guardando meglio, persino di questa città che si mischia a se stessa.
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