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nov 21

Rivoluzione. Chi lavora non può essere povero: lo Stato intervenga

PIOVONOPIETREUno speciale caso di strabismo, fa in modo che ci sia una parte della società poco indagata, poco vista, poco raccontata, insomma di cui non ci si occupa, e sono quelli che fanno la guerra tutti i giorni coi prezzi, la spesa, l’affitto, e i salari da fame. E’ un fenomeno italiano piuttosto noto, quello dei lavoratori poveri, da poco certificato dalla Fondazione Di Vittorio: cinque milioni di italiani guadagnano meno di diecimila euro lordi all’anno. Il limite, insomma, a un passo dalle sabbie mobili e della soglia di povertà. E’ una popolazione che non ha narrazione, che non si vede nei telegiornali, nelle serie, non è presente nella politica. Quando si parla di poveri, in generale, è per fargli il culo, perché non corrono a lavare i piatti al mare in agosto, o perché sono assistiti, o svogliati, o fancazzisti che ai miei tempi, signora mia… Ecco.

Tutto il racconto del proletariato italiano sta qui, dileggio e insulto, per non dire dell’equiparazione ormai diretta tra percettore del reddito di cittadinanza e “furbetto”, un’equazione accettata dai media con soddisfatta nonchalanche, e passiamo ad altro. In generale si sentono grandi allarmi, ma non ci si muove molto. Le file, per usare una metafora nemmeno tanto metaforica, si allungano.

Non pare che nella manovra finanziaria, ci siano molte tracce di attenzione per questa numerosa genìa dannata, ma in compenso qualche briciola per chi sta meglio. Se la revisione dell’Irpef sarà quella annunciata – quella del famoso “tagliamo le tasse” che tutti sbandierano – non c’è molto da brindare: si limerà qualcosa tra i 28 e i 55 mila euro, cioè chi guadagna ventottomila euro l’anno niente, e chi si avvicina ai cinquanta risparmierà meno di 500 euro all’anno. Poco, ma soprattutto sempre lì, ai piani medio-alti dei contribuenti.

Dunque, abbiamo un problema: periodicamente si puntella un po’ la classe media, diciamo la borghesia produttiva, il lavoro garantito, e dall’altra si dimentica sistematicamente il lavoro che più si è espanso negli ultimi decennio, quello intermittente, a chiamata, casuale, a singhiozzo, insomma una massa indistinta e molto numerosa di lavoratori che di garanzie ne hanno pochissime o niente del tutto. Non è un settore in cui possa intervenire la politica fiscale, giusta obiezione, perché la platea dei lavoratori poveri non è quasi soggetta a tassazione. Ma proprio per questo la faccenda è un po’ più impegnativa: non si tratta di regalare soldi, ma di disegnare bene dei diritti, e forse proprio per questo la politica se ne sta alla larga.

La vera polarizzazione, qui e ora, è quella tra redditi accettabili e redditi troppo bassi, con buona pace delle vecchie terminologie novecentesche, e però, uh, che sorpresa: riecco la borghesia e riecco il proletariato. Non so dove possa portare questa annosa faccenda dal punto di vista politico, ma insomma, le differenze sociali troppo marcate si sa che generano insoddisfazione e incazzatura. Dunque lì, lì ai piani bassi, serve più che altro un ridisegno complessivo delle modalità di lavoro e di salario, un certificato statale che chi lavora – almeno chi lavora! – non sia povero, il che tra l’altro ripristinerebbe non solo un minimo di giustizia sociale, ma distenderebbe i nervi i tutti. Forze politiche che prendano sul serio questa battaglia e la portino al centro della scena non ce ne sono, non conviene, non fa fine, forse non sono considerati voti appetibili, non fanno opinione, non sono moderati, non hanno sotto il braccio l’agenda Draghi, quindi non vanno bene.

9 commenti »

9 Commenti a “Rivoluzione. Chi lavora non può essere povero: lo Stato intervenga”

  1. L’indifferenza della politica è sconcertante a riguardo,hanno glissato sul reddito minimo di dignità,non ne hanno voluto sapere di tassare le successioni milionarie per dare un minimo segnale di redistribuzione,tutto ciò con un pil che tocca percentuali mai viste grazie alle vaccinazioni covid che sono riuscite momentaneamente a scongiurare i lookdown,le terapie intensive e le centinaia di morti quotidiane che avevamo lo scorso anno.

    No,non ci sono speranze,quell’esercito di lavoratori poveri fa comodo,come ho già scritto più volte l’unica incognita è quanto durerà questa pseudo pace sociale, ma pare che l’incantesimo sia duraturo.
    Nel frattempo porgo gli auguri,a chi giovane o meno giovane,prova ad avere il coraggio di trovare fortuna altrove.

    da Ivo Serentha   - mercoledì, 10 novembre 2021 alle 10:25

  2. Nel manifestare disgusto per l’indifferente nonchalance con la quale lor signori (non) si degnano manco di prendere in considerazione un problema così ampio, che coinvolge milioni di nostri concittadini

    Quasi con vergogna mi permetto di precisare che il tanto sbandierato taglio delle tasse (nel caso si realizzi) per noi privilegiati con stipendio sufficiente a vivere dignitosamente (ovviamente lavorando in due in famiglia), NON coprirà manco l’aumento del prezzo del metano, consumato non per far eruttare il vulcano nel parco durante i party, bensì per scaldare la casa (che i privilegiati d’inverno si permettono di accendere) …

    No, decisamente non vedo prospettive, per questo derelitto Paese.

    da degiom   - mercoledì, 10 novembre 2021 alle 11:55

  3. Analisi ineccepibile e pienamente condivisa.

    da Marco Ferrari   - mercoledì, 10 novembre 2021 alle 14:32

  4. Sacre parole ma troppo inascoltate

    da Gino   - giovedì, 11 novembre 2021 alle 07:26

  5. Sacre parole ma da troppo tempo inascoltate

    da Gino   - giovedì, 11 novembre 2021 alle 07:28

  6. In realtà forze politiche che queste cose le dicono ci sarebbero, ma sono state spinte fuori dall’azione politico da un sistema elettorale costruito apposta per eliminare possibili alternative e, diciamocelo, perché anche quel proletariato si è fatto rimbambito da 40 di propaganda su tutti i media, che tra consumismo e creazione continua di capri espiatori, li ha convinti che il mondo va sempre va male per colpa di qualcun altro e sono più preoccupati se DAZN limita la visione del campionato di calcio che non del fatto che Draghi e compagnia ci privatizzeranno anche ľaria

    da Lorenzo Paluan   - venerdì, 12 novembre 2021 alle 08:00

  7. Tutto vero tranne la chiosa.
    Non è vero che non ci siano forze politiche che questi temi non li affrontino.
    È vero che sono minoritarie, divise, spesso non coerenti, marginalizzate da sistemi elettorali regionali e nazionali fatti apposta per escluderle, ed è anche vero che il “proletariato” che descrive,, rimbambito da decenni di propaganda mainstream e consumismo, preferirebbe fare la rivoluzione perchè DAZN riduce gli accessi al campionato di calcio che non perchè il sistema politico li sta fottendo., spesso anche con il loro voto.

    da Lorenzo Paluan   - venerdì, 12 novembre 2021 alle 08:17

  8. Sottoscrivo quanto dice Lorenzo Paulan

    da Federico   - venerdì, 12 novembre 2021 alle 10:54

  9. Più di vent’anni fa lavoravo nel sociale in Italia, dopo salari da fame e stipendio a singhiozzo (qualche volta ho dovuto chiedere prestiti), avevo deciso di smettere ed andare via. Al momento di chiudere e richiedere gli ultimi 2 mesi di stipendio non ancora saldati, la ditta mi offre un contratto a tempo indeterminato sempre con l’idea implicita di pagherò. Con rabbia ho preso l’assegno che mi toccava e sono andato in Belgio. Qui ho trovato lavoro nel settore privato IT, sto comprando casa, ho una famiglia con due figli, e nel frattempo ho anche cambiato ditta con profitto (qui i sindacati ti garantiscono premi e altri incentivi, oltre che contratti seri con il minimo garantito per legge). Ancora oggi ringrazio il cielo di avere questa visione libera della vita, senza confini, e di aver preso una strada che in Italia non so come sarebbe andata…. Un saluto, ti leggo sempre, Ale

    da Ale   - domenica, 14 novembre 2021 alle 10:52

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