Maturità – Ottimi temi, dove si studiano?
Non so se qualcuno abbia già avvisato l’Onu, ma il caso di tortura di massa perpetrato ieri ai danni di alcune decine di migliaia di giovani italiani non dovrebbe passare inosservato alle associazioni umanitarie. I temi di maturità sono sempre una buona occasione per tracciare lo stato dell’arte e da essi si possono evincere molte cose. Per esempio quale sia l’abilità degli studenti nell’uso delle nuove tecnologie (essi vengono perquisiti severamente prima dell’esame, anche se su Twitter si sapeva già molto prima delle nove), o cosa diavolo si fumano al ministero dell’Istruzione. A giudicare dai temi di ieri, roba buonissima. Ungaretti, per dire. Bella traccia, niente male: una poesia minore di un autore che di solito non si raggiunge con il programma nemmeno se il professore corre i cento metri come Bolt. In questo caso tutti pensano: mi salverà il tema storico. E anche qui, sorpresona: una lunga analisi di Hobsbawm sul “secolo breve”che però svisa negli anni Settanta, una di quelle cose di cui in un liceo non si parla quasi mai, se non per dire che gli anni di piombo, la violenza, la droga, eccetera eccetera. Insomma, molto scivoloso. A meno che uno non abbia fratelli maggiori, genitori particolarmente inclini all’amarcord o una sua speciale predisposizione, gli anni Settanta sono quelli che precedono gli Ottanta, un decennio incominciato trent’anni fa e ancora in onda sulle reti Mediaset.
Stupisce insomma, che l’esame non si sia tenuto con speciali divise arancioni e in recinti sorvegliati, stile Guantanamo. Ma poi, per magia, ecco la traccia su Fermi: siamo abbastanza sicuri che Fermi l’avrebbe svolta decentemente.
Per quanto riguarda il tema politico, quello su destra e sinistra, lodevole l’intenzione. Per anni ci siamo sentiti dire che destra e sinistra erano concetti superati, fesserie, scemenze, invenzioni dei comunisti e la frase più in voga era “io non sono né di destra né di sinistra”. Ora, di colpo, riecco quelle vecchie, care categorie. Ma anche qui, urge un’azione umanitaria, perché nei materiali allegati alla traccia vengono fornite – insieme alle sagge e nobili parole di Bobbio – anche frasi celebri di Veneziani e Panebianco. E’ un chiaro caso di mobbing e molestia: costringere un ragazzo non ancora ventenne a leggere un pensiero di Veneziani – e metterlo sullo stesso piano di Bobbio, perdipiù – pare puro sadismo. Forse uno scherzo della Gelmini, forse nato da uno scarabocchio della ministra, di quelli che si fanno mentre si sta al telefono, magari con Bisignani, perché no?
E poi, eccoci qui! Amore, odio, passione! Per fortuna che c’era Klimt, dato che con quel titolo ci si aspettava la Santanché.
Restano due temi assai complessi. Il primo, di ambito scientifico-social-culinario, si occupa di cibo. Siamo quel che mangiamo? Ecco un tema che non si potrebbe svolgere che so, nel Darfur o in altri posti dove da mangiare non c’è niente, ma che qui risulta assai interessante. E poi, salvezza di tutti quelli che delle tracce precedenti non hanno capito nulla, la vecchia frase di Andy Wharol, quella sul fatto che “Ognuno può essere famoso per quindici minuti”. Giusto, chiedetelo a Lele Mora e ve lo dirà anche lui. Magari nell’ora d’aria.
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Vero, Mediaset è ferma agli anni ottanta.
Grande Robecchi.
è la prima cosa che ho pensato anch’io..prima si tagliano programmi organici ,si affollano le classi..poi si pretende che si sappia fare un trattato su hobswham!!
Plagio libero per livellare egregi con mediocri, filosofi con cialtroni, liberali con fascisti. Pensiero unico in azione di propaganda.
Giova sottolineare che se è vero che con il berluskonismo questo sport si pratica con ostentazione eversiva, è vero anche che con l’ignoranza e la presunzione di tanti finti intellettuali sinistri questa pratica ha svuotato i teatri dagli autori, ad esempio, e ci ha messo dei copia/incollatori di commercianti dal cv ineccepibile e al posto degli attori han messo dei pagliacci. Firenze in questo andazzo libero e mai contestato ci va giù pesantuccia da decenni, ne parlo a ragion veduta…
il bello è che da quando esistono le lauree brevi il diploma non conta più un – va beh, non conta nulla. E anche con le lauree brevi conseguite, se non vai al bunga bunga o se non ti chiami Renzo Bossi mica ti prendono. A questo punto, all’esame di maturità potrebbero chiedere anche una traduzione dell’Ulysse di Joyce, o di Finnegans Wake, tanto per quel che serve.
Vero, ai tempi noi eravamo arrivati al massimo all’ Ariosto ma erano gli anni settanta e stavamo già barcollando. Insomma mi ero già perso tutto il periodo formidabile, sembra.
Al Ministero vivono in un mondo a parte, è noto, eppoi a dirla tutta mica hanno fatto il liceo .. le nozioni sono quelle fresche di stampa dai
Al di là di tutti quei bei nomi citati di gente famosa (o quasi) io penso che il sistema politico della valutazione della maturità dei giovani, attraverso la traccia di un tema, per esempio, sia del tutto sbagliato. Le opinioni altrui aiutano sempre nella conoscenza generale, ma quasi mai contribuiscono alla personale formazione mentale di chi le analizza. Quando infatti si legga l’altrui considerazione dei fatti, la lettura è apparentemente più piacevole nei casi in cui ci sia convergenza di opinioni fra lo scrittore e il lettore. Un tema d’esame che richieda obbligatoriamente osservazioni personali su una persona terza mette in contrasto negativo con sè stesso il giovane che, per esempio, la pensi in un modo diverso, tanto per citare un caso (da brivido), sui pensieri di Veneziani. Meglio allora occuparsi di cibo…