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Funerali di Cossiga: agenti provocatori travestiti da parenti caricano il corteo funebre

giovedì, 19 Agosto 2010

Sassari. A Francesco Cossiga sarebbe piaciuto così. Una dozzina di agenti provocatori infiltrati tra i parenti che seguivano il feretro hanno cominciato a manganellare i partecipanti al corteo funebre, a sparare candelotti lacrimogeni, e qualche testimone dice di averne visti alcuni armati di pistola, come quel famoso giorno del maggio 1977 in cui venne uccisa Giorgiana Masi. "E’ stata solo rispettata una delle sue ultime volontà – ha detto un membro dei servizi segreti che ha preferito presentarsi come Mister Smith – del resto ce l’ha insegnato lui come comportarci con i cortei". "Ci siamo divertiti come ai vecchi tempi quando comandava lui – ha detto un graduato della celere – con il mio travestimento da chierichetto non mi beccheranno mai, mica come quei fessi di Genova!". Anche un vecchio militare di Gladio ha voluto dire la sua: "Che commozione, non piangevo tanto dal funerale di Tambroni, anche lì attaccammo il corteo funebre, è una tradizione". Dopo le manganellate di rito, in ricordo del presidente emerito, sono state lette alcune delle sue verità sui misteri d’Italia. Strage di Bologna: fu lo scaldabagno. Piazza Fontana: furono gli anarchici. Bombardamento di Belgrado: é stato D’Alema (solo una di queste affermazioni è vera, barratela con un cerchietto rosso). Alla fine della cerimonia, pochi discorsi commossi e il monito del vescovo: "Ricordatevi che siamo solo celere". Per il rinfresco si è dovuto attendere il diradarsi del fumo lacrimogeno.
Nella foto, un momento del commosso ricordo del presidente emerito Francesco Cossiga durante i suoi funerali

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