I vigili della libertà. Cecchini contro bambini a Gaza: la notizia è invisibile

Di solito, i premi giornalistici hanno grande risonanza sui media italiani. Si tratta in larghissima parte di riconoscimenti che colleghi attribuiscono ad altri colleghi, un po’ sempre quelli, a dirla tutta, e anche i titoli si somigliano: Taldeitali giornalista dell’anno! Pinco Pallino grande cronista!, e via così. Quindi dovrebbe generare qualche stupore il silenzio pressoché assoluto dei media italiani sui vincitori dell’European Press Prize 2026 assegnato a Lisbona nemmeno un mese fa: un po’ come ignorare la cerimonia degli Oscar. Bene, cercherò di rimediare. Il prestigioso premio, il Distinguished Reporting Award è stato assegnato a due giornalisti, Maud Effting e Willem Feenstra, del quotidiano olandese de Volkskrant, per una lunga, dettagliatissima, spaventosa inchiesta intitolata What the wounds are telling us (in italiano: “Quello che ci dicono le ferite”). Per mesi i due colleghi hanno parlato con decine di medici e infermieri che hanno operato a Gaza durante il genocidio, hanno raccolto prove, radiografie, testimonianze, cartelle cliniche, fotografie, diagnosi, referti. Hanno isolato 114 casi accertati, certi, incontestabili, di bambini uccisi con un singolo colpo alla testa o al torace. Non vittime collaterali, non carne da macello finita sotto le bombe, non civili innocenti uccisi per sbaglio. No. Bambini deliberatamente assassinati con colpi sparati da lontano. Mirati.
Cecchini israeliani che sparano a bambini palestinesi. Esecuzioni.
A centinaia.
Ho poco spazio, qui per elencare le prove, la documentazione, le testimonianze (chi può cerchi e legga il testo integrale, se gli regge lo stomaco, se è rimasto umano). I medici-testimoni lavoravano in sei ospedali e quattro cliniche a Gaza, provengono da vari paesi (Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada, Paesi Bassi) e in gran parte avevano già operato in scenari di guerra (Sudan, Afghanistan, Siria, Bosnia, Ruanda, Ucraina) e mai avevano visto una cosa simile, così massiccia, così chiara. Ripeto: cecchini che sparano in testa a bambini.
Il silenzio della stampa italiana su quel prestigioso premio è violento e rivelatore: sui crimini di Israele (tra l’altro spesso confessati al quotidiano Haaretz o sui social da soldati di Idf) cala sempre un velo di censura, di non detto, di distrazione che è difficile, impossibile, non chiamare “complicità”. Ho aspettato. Qualcuno ne parlerà, ho pensato. Calma, non siamo precipitosi. Ho aspettato un mese. Niente. Zero.
Una settimana fa, l’inchiesta di una Commissione Indipendente dell’Onu ha certificato la deliberata mattanza di bambini a Gaza. I numeri li sappiamo: 20.179 bambini sono stati uccisi e 44.143 feriti. Dice la Commissione che gli omicidi “facevano parte di una strategia per distruggere la continuità biologica e l’esistenza futura del gruppo palestinese a Gaza”. Genocidio, dunque, senza se e senza ma.Ancora una volta, silenzio, o quasi. Poche righe (con la lodevole eccezione di pochissimi giornali tra cui questo: grazie a Silvia Truzzi), un inciso, due parole in fondo a un articolo, mezza riga, un accenno. Basta. Finito. C’è il caldo, c’è Vannacci, i Mondiali. Qualcuno decide (in direzione? Nell’ufficio dell’editore? Nelle telefonate degli azionisti? Pressioni? Lobby?) che assassinare bambini per gioco, come in un tiro al bersaglio al Luna Park non sia degno di notizia, non interessi i lettori, non convenga dirlo. Qualcuno non vuole, Israele si indigna, i suoi agit-prop si agitano, noi non sappiamo. E’ la nostra libertà di stampa. Libertà vigilata.
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Ottimo articolo, caro Robecchi: mille volte grazie!
grazie per tutto questo!
L’orrore di quel reportage è pari solo alla immensa vergogna che si prova ad essere di fatto complici di esso. Perché non abbiamo fatto niente, anzi continuiamo a considerare istituzioni il governo, il parlamento, lo Stato Italiano, l’UE, la NATO e tutti i mostri che si aggirano indisturbati ammazzando impunemente chiunque si metta di traverso i loro piani.
Grazie Robecchi, per costoro sono appropriate le parole del grande ebreo Dylan, purtroppo silente su Gaza:
E spero che moriate
e che la vostra morte giunga presto
seguirò la vostra bara
in un pallido pomeriggio
e guarderò mentre
vi calano giù nella fossa
e starò sulla vostra tomba
finché non sarò sicuro che siate morti.
Il mondo non potrà mai dimenticare il crimine che gli Israeliani stanno compiendo sui Palestinesi e su di noi . Si , perché anche se non moriamo fisicamente , stanno uccidendo anche noi . Come possono pensare che non ricorderemo per sempre questo crimine , genocidio . Noi lo ricorderemo per sempre , come ricorderemo per sempre quello che i nazisti e fascisti hanno fatto a loro più di ottanta anni fa . Come faranno a guardare in faccia il mondo e il mondo come guarderà loro senza pensare a questo massacro che stanno compiendo . Non si rendono conto che sono cento volte più assassini di Hamas . Sono passati duemila anni da Cristo quando ti sterminavano a colpi di spada e ancora oggi usano gli stessi sistemi a colpi di cannone . Dove sono le religioni ? Non servono a niente .