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Voi siete qui – Il giuramento dei governatori

domenica, 11 Luglio 2010

Domanda: ma i governatori del centrodestra che ora rendono al governo in pacco dono le deleghe alla sanità e ai trasporti, sono gli stessi governatori del centrodestra che in marzo partecipavano alla pagliacciata del “giuramento” in Piazza San Giovanni, officiante Silvio Berlusconi? Ho riguardato il video e mi pare di sì. C’è la Polverini accanto all’anziano leader, che annuisce entusiasta. C’è Formigoni che sventola la bandiera del PdL e recita la formula del giuramento. Ci sono tredici aspiranti governatori di regione in estasi mistica davanti al loro padroncino, con un foglietto in mano (lui: “L’avete avuto il foglietto?”) che leggono in coro. Era lo stesso comizio in cui il mister Bean di Arcore prometteva cento milioni di alberi e le piste ciclabili, quei poveretti giuravano con la mano sul cuore, tra uno sventolìo di bandiere e le strofe dell’immortale inno “Meno male che Silvio c’è”. Ora, facciamo il punto, Silvio c’è, d’accordo. Ma di grana non ce n’è. Non dico per le piste ciclabili e cento milioni di alberi, ma nemmeno per le radiografie negli ospedali e i treni dei pendolari. Testo semplice ma efficace: “Nel nome della libertà prendo il solenne impegno a realizzare nella mia regione, in sintonia con il governo nazionale, tutti i punti del Patto per l’Italia presentato oggi dal presidente Silvio Berlusconi”. Lo dissero in coro, leggendo un prestampato e non senza una certa commozione. Se qualcuno cerca una foto della classe politica che governa il paese, questa può andar bene. Se non vi piace questa, usatene un’altra. Magari la foto di Denis Verdini, coordinatore del Pdl, indagato per altre faccende, che porta a Berlusconi un dossier costruito ad arte per far credere che il candidato governatore della Campania, Caldoro, Pdl ma sgradito ad altri Pdl, andava con i trans. Tutto falso, ma che importa? Poi via, a difendere la privacy dalle intercettazioni. Bisogna ammetterlo: c’è del sublime nell’autunno di questo regime da operetta. E poi, l’Italia è il paese che amo. Ma anche no, grazie.

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