Italia-Usa. Quei cattivoni del “woke” attaccano persino il Columbus Day

A un certo punto della settimana, colto da masochismo, mi sono letto il messaggio che Giorgia Meloni ha inviato (in video) per i cinquant’anni della Niaf (National Italian American Foundation), nel corso di una toccante cerimonia per duemila invitati a Washington, all’augusta presenza della sorella Arianna Meloni e di altri italiani illustri, soprattutto lobbysti, manager e uomini d’affari, più la Santanché. E’ un’interessante scambio di corrispondenza tra Donald e Giorgia, che merita di essere studiato. Lui pubblica un video di Meloni (quello famoso in cui lei – evidentemente posseduta – urla di essere donna, italiana e cristiana) e la ringrazia di cercare accordi commerciali diretti con gli Usa; lei risponde con un altro video in cui dice che “la cultura woke cerca di dividerci” (intende: noi e l’America), e se ne duole un bel po’. “Gli Stati Uniti e l’Italia condividono un legame speciale radicato nei valori senza tempo della fede, della famiglia e della libertà”, dice Meloni, e almeno per quanto riguarda la famiglia non mente di certo, visto che ha mandato la sorella.
Letto il discorsetto e visto il video, Meloni sembra il ragionier Fracchia davanti al megadirettore galattico e stupisce che lo abbia girato stando in piedi, anche se il video si conclude con “Grazie, presidente Trump” e non con il classico “Com’è umano lei”.
Possiamo naturalmente archiviare tutto questo come un banalissimo scambio di cortesie tra alleati, quei rapporti diplomatici fatti di cortesie, affari, gentilezze reciproche, affari, parole carine, affari (affari l’ho già detto? C’era anche Cingolani di Leonardo, a proposito). Insomma, tutto bene, se non fosse che ancora una volta, e nemmeno tanto tra le righe, è spuntato il noto vittimismo meloniano, ormai un marchio di fabbrica, senza il quale qualunque discorso della/del premier italiano sembrerebbe apocrifo. Vittimismo di importazione, tra l’altro, perché qui la minaccia woke è pura fantasia.
Testuale passaggio: “Ci sono forze che cercano di dividerci, di ridefinire la nostra storia e di distruggere le nostre tradizioni condivise. La chiamano la cultura woke”. Porca miseria. Andava tutto bene, e invece no. Quei cattivoni dei woke attaccano nientemeno che Cristoforo Colombo, e quindi la sua festa, il Columbus Day, ma non passeranno, maledetti! Vorrebbero cancellare le celebrazioni e buttare giù statue, ‘sti cafoni. Senza nemmeno considerare che Cristoforo Colombo non era italiano, ma genovese, dato che l’Italia non esisteva ancora, e per farsi finanziare le sue missioni dovette rivolgersi a capitali stranieri, spagnoli, dato che qui da noi non avevamo manco gli occhi per piangere (a proposito di tradizioni). Seguì quello che sappiamo: un genocidio di secoli in tutto il Sudamerica (per cui chiese scusa persino il Papa, un decennio fa). E quanto alla vecchissima amicizia e alla “voce singolare e potente della libertà”, beh, gli americani vennero qui a liberarci dal fascismo, cosa che Meloni e il suo nume tutelare ammiratissimo, Giorgio Almirante, avranno sicuramente apprezzato.Naturalmente nessuno, qui, vuole sminuire il mirabolante apporto degli italoamericani alla grandezza dell’America, da Joe di Maggio che sposò Marilyn Monroe, ad Al Capone che ha ispirato tanti bei film. Però non si capisce perché, per farlo, si debba giocare la carta del vittimismo e del “ce l’hanno con noi”. “Il Columbus Day è qui per restare!”, ha tuonato Giorgia. Ma sì, certo, ovvio, per carità, speriamo solo che Santanché e Cingolani si siano divertiti.
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La nostra premier si è anche scordata di ricordare il razzismo dei wasp nei confronti degli immigrati italiani, chiamati ”piccoli wop”, tra l’altro, e gli internamenti all’inizio del II conflitto mondiale, assieme agli esuli giapponesi (nisei). Ma si sa che l’ignoranza della Storia è il tratto caratteristico della nostra élite di potere.
Sempre un piacere leggerti.
Sempre a criticare la Meloni. E, velatamente, anche la Santanchè (coll’accento grave). Caro Alessandro, lei se ne approfitta perché sa scrivere le idee di molti meglio di come noi le pensiamo. Intanto mi ha fatto passar la voglia di vedere il video(messaggio), dato che a me il rag. Fracchia piace solo originale.
Dopo 80 anni sarebbe l’ora di smettrla, gli usa non hanno liberato l’Italia, l’hanno conquistata e poi comprata, hanno condizionato la politica, hanno contrastato con tutti i mezzi un’idea anticapistalista che si stava affermando (pci) , sempre spalleggiato il fascismo che in Italia non è mai morto