Antisemitismo. Quell’accusa-jolly ormai è un’arma che non funziona

Ora che l’accusa di “antisemitismo”, che va su tutto, come il beige, ha colpito addirittura la Francia e Macron, persino la Germania che non vende più armi a Israele, come del resto era stata rivolta a papa Francesco, si comincia a parlare – era ora – di quanto sia spuntata l’arma retorica di chi difende o nega il genocidio nascondendosi dietro l’ombrello bucato dell’odio antiebraico. In soldoni, chiunque critichi il massacro, l’occupazione di terre, la politica coloniale, l’apartheid, le dichiarazioni di politici e ministri israeliani che invocano pulizia etnica e soluzione finale per il popolo palestinese, i bombardamenti di scuole e ospedali, i colpi dei cecchini in testa ai bambini (come da numerose testimonianze di medici internazionali), gli spari sulla folla in fila per il pane, la mattanza di giornalisti, è passibile dell’infamante accusa di “antisemitismo”, che servirebbe a tacitarlo.
Bene, è ora di dirlo: non funziona più.
Il trucco è antico, ben rodato, ed è stato usato per decenni, anche quando non comandava il criminale Nethanyahu a cui oggi va di moda attribuire tutte le colpe. Far coincidere tout-court “gli ebrei” (generico) con lo Stato di Israele, ha protetto per anni le malefatte di chi occupava terre altrui, decideva come e quando bombardare, come e quando aprire e chiudere i rubinetti, i check-point, i rifornimenti. Lo scudo dell’Olocausto – forse il più grande, sicuramente il più scientifico e vergognoso massacro della Storia – è stato usato per creare attorno a Israele una specie di scudo protettivo, che evitasse critiche, sanzioni, embarghi. Finendo per banalizzarlo.
Un inquinamento del discorso pubblico scientificamente costruito e alimentato. Basta guardare le proteste sui social: non esiste post di denuncia della barbarie israeliana che non sia commentato da qualche negazionista del genocidio con l’accusa di antisemitismo. Al punto di usare questa specie di jolly dialettico in ogni caso, spessissimo a sproposito e fuori contesto. Se dici “Free Palestine” sei antisemita. Se invochi le risoluzioni dell’Onu sei antisemita. Se ricordi la Corte di Giustizia, o i trattati internazionali, sei antisemita. Una briscola da giocare in ogni occasione, insomma, una specie di lasciapassare per la barbarie, l’ultima spiaggia dei farabutti.
Ora è sotto gli occhi di tutti che questo “Iron Drome verbale” (copyright Shimon Stein, ex ambasciatore di Israele in Germania) non funziona più, per vari motivi. Il primo è banalmente quantitativo: se si lavora indefessamente per far coincidere “ebrei” e Israele, se si ripete all’infinito questa falsa equivalenza, alla fine molti ci crederanno, e siccome chi stermina un popolo non piace nessuno, le menti semplici, chi non conosce la complessità della situazione, la massa, accetterà l’assunto, e questo finirà per aumentare l’antisemitismo, non per diminuirlo. Poi c’è il grottesco che non ti aspetti: fior di professori, studiosi, intellettuali ebrei, anche sopravvissuti all’Olocausto, che denunciano il massacro (alcuni chiamandolo con il suo nome: genocidio) subiscono la stessa accusa. Così abbiamo decine e decine di ebrei, anche illustri, anche letti e ascoltati, accusati di essere antisemiti, il che copre ulteriormente di ridicolo quello scudo ormai inservibile. Non solo: rivela chi se ne serve strumentalmente per quello che è: non un difensore degli “ebrei”, ma dei disegni suprematisti e coloniali di Israele. In ultima analisi: complici e veri, consapevoli, fomentatori dell’antisemitismo nel mondo.
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Stanno usando l’olocausto come se fosse un investimento a tempo indefinito dalla rendita sicura. È non solo vergognoso, ma è pure un insulto agli ebrei sterminati dai nazisti e loro complici
I maggiori antisemiti sono proprio i sionisti.
A pensarci, chi sono i più sfegatati tifosi di Bibi il macellaio? Una lista lunga così di fascisti conclamati. Antisemiti certificati, MA… che odiano gli “altri” ebrei, sia passati che presenti. Quando Gioggia e camerati parlano di “élite globaliste” sappiamo benissimo cosa vuol dire in codice. E i “raggi laser ebrei” che a dire della deputata USA Greene avrebbero causato gli incendi in California, Soros -già finanziatore di Orbàn ma questo tutti se lo dimenticano- dietro a tutte le cospirazZzioni del mondo?
Una situazione di sogno per gli antisemiti del mondo: hai la botte piena di fare la bella figura di amico degli ebrei (sì ma quelli “giusti”, bianchi, ricchi e nella manica del padrone americano!) e la moglie ubriaca di poter continuare ad accanirti sugli ALTRI ebrei (gli altri, quegli straccioni che piacciono ai kommunisti!), gli arabi e tutti gli altri neKri.
In fondo Bibi aveva già detto tutto nell’intervista a Minoli del 1986: il vero pericolo contro gli ebrei sono i comunisti e gli estremisti islamici! E il fascismo, tipo Casapound? Come aveva detto la Comunità Ebraica di Roma “è solo folklore”!
https://volerelaluna.it/rimbalzi/2024/07/31/nurit-peled-noi-ebrei-di-tutto-il-mondo-non-siamo-questo/
Nurit Peled è una docente universitaria israeliana che ha studiato a fondo il sistema educativo del suo paese e in molte interviste e interventi ne ha sottolineato gli aspetti che descrive in questo testo. Io credo che questo continuo abuso del termine antisemitismo sia anche un modo per convincere la popolazione israeliana che ogni manifestazione di dissenso sottintenda un’intenzione ostile, aggressiva e in prospettiva pericolosa. Convincere un popolo di essere circondato da nemici pronti a distruggerlo consente di abituare quel popolo a pensare che sterminare sia un suo diritto e si annientano gli scrupoli. Così, se nel mondo cresce la protesta e l’indignazione, è molto conveniente far credere che sia tutto e solo “antisemitismo”.