Non in mio nome. Alzare l’asticella della dignità contro la loro barbarie

Dunque c’è un aggressore (due: Israele e Usa) e un aggredito (molti: Gaza, Cisgiordania, Libano, Iran). Poi c’è chi applaude gli aggressori, chi finge di balbettare dall’alto della sua insignificanza (gran parte dell’Europa), chi addirittura rivendica (il cancelliere tedesco Merz: “Israele sta facendo il lavoro sporco per noi”). L’aggressione comprende l’annientamento di un intero popolo (la soluzione finale dei palestinesi nel campo di sterminio di Gaza), la colonizzazione violenta dello stesso popolo in un’altra zona (la Cisgiordania), l’attacco a suon di bombe di un Paese non allineato, già seduto al tavolo delle trattative (l’Iran). Questa volta, niente false prove sventolate all’Onu (Colin Powell e il finto antrace, con l’Iraq), niente cretinate da piccolo uomo (Tony Blair che aveva trovato le prove “su internet”, sempre Iraq): solo la parola di un criminale (Netanyahu) e le bombe del suo socio (Trump).
Insomma, l’Impero non ha più bisogno di scuse per annientare chi si oppone ai suoi disegni, lo fa e basta.
In quasi due anni abbiamo visto alzarsi l’asticella ogni giorno. Israele ha distrutto 36 ospedali nella striscia di Gaza. Ha deliberatamente assassinato 60.000 civili (numero in ampio difetto), tra cui 20.000 bambini, colpiti con bombe incendiarie nelle loro tende di profughi o uccisi da cecchini con colpi singoli (testimonianze di molti medici internazionali in servizio a Gaza), ha usato e usa la fame e la sete come armi di guerra, ha bloccato la consegna di medicinali, ha mentito senza tregua. Ogni giorno si è alzata l’asticella della barbarie, il che significa che d’ora in poi chiunque farà tutte queste cose orribili potrà dire che sono già state fatte, che sono rimaste impunite, che sono state approvate da filosofi di complemento, pensatori, politici, intellettuali “liberali”, media compiacenti, e altri, impegnati a convincerci della superiorità morale di chi spara in testa ai bambini.
Una tacca dell’asticella riguarda parole ormai vuote: gli aggressori possono vantarsi della qualifica di “democrazie”, e questo pare rendere accettabile ogni vilipendio all’umanità. Anche se poi, quando vai a vederle da vicino, queste democrazie, fanno un po’ ribrezzo, tra chi pratica l’apartheid, chi deporta gli immigrati, e chi dice che un genocidio è “un lavoro sporco” fatto “per noi”.
Un’altra tacca dell’asticella sono le spese militari: ancora si dibatte sulla folle cifra del 2 per cento del Pil e l’Impero chiede il 5. I governi sudditi annuiscono.
Resta una domanda, a questo punto ineludibile. Che ne è invece della “nostra” asticella, del “nostro” limite al peggio? Della difesa della “nostra” – privata, intima – umanità?
Intendo un limite invalicabile etico, morale, che ognuno di noi ha nel cuore e nella mente. La alzeremo anche noi? Ci adegueremo? Come resisteremo – noi uomini e donne perbene – al montare della barbarie? Come ci rapporteremo con chi la diffonde, la difende o la nega? Come potremo non considerare nemico chi permette tutto questo, fosse anche il vicino di casa, il corsivista paraculo, il giornalista che “non vuole rogne”, il distratto, l’indifferente? Come faremo, insomma, a non essere in guerra anche noi, contro chi permette tutto questo? Sarà una guerra lunga, infinita, faticosa. Politica, ma soprattutto umana. Non collaborare, non prestarsi, non credere alla propaganda, non avere rapporti col nemico. Non solo dire “Non in mio nome”, ma praticarlo tutti i giorni. Per una volta, alziamola noi, l’asticella, che sia quella della dignità.
Commenti (11)
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Ottimo articolo: grazie, Robecchi!
Sono stata al Cairo per la Global March to Gaza, a cui hanno aderito 30 delegazioni di 50 paesi, che non è stata permessa dal governo egiziano sotto le pressioni dei nostri governi e di quello israeliano che ha pensato bene di attaccare anche l’Iran. Sto andando a Bruxelles perché la GMTG si è spostata lì, dove i nostri capi governo decidono sulle nostre teste di popolazione mondiale.
Mi sento straziata, impotente ma so che se mi fermo, se ci fermiamo, loro l’avranno vinta e non servirà alla popolazione della Palestina, a fermarne il genocidio, alle popolazioni di altri paesi aggrediti.
(y) rispetto!
Io mi sento un estraneo in questo Paese, nella mia Regione, nella mia città di nascita: non so più che gente è quella che vota (per qualunque consorteria) che permette o plaude apertamente massacri e distrugge quel poco di dignità delle persone, togliendo la sanità e la scuola pubbliche in favore di privati sciacalli. Vogliono la guerra? Avranno la guerra. E’ sempre stato così, benché si dica che per gli Italiani la Meloni è ‘fantastica’ (30% nei sondaggi). Auguri, poveri noi.
Eccellente articolo, lo farò leggere a tutte le persone che stimo. Complimenti anche per il tallone da killer, è riuscito a farmi ridere molto in un periodo così tragico. La saluto dylaniato:
So now as I’m leavin’
I’m weary as Hell
The confusion I’m feelin’
Ain’t no tongue can tell
The words fill my head
And fall to the floor
If God’s on our side
He’ll stop the next war.
Come sempre concordo su tutto lo scritto di SuperRobeck, tranne su una parola: perbene. Non mi piace il “noi gente perbene” per talmente tante ragioni e legami con la storia che sarebbe troppo lungo elencarli tutti. E poi è inutile. La domanda è: come facciamo ad adeguarci? Ho la sensazione che, ripensandoci, puoi essere d’accordo anche tu. A parte ciò, meno male che Robeck c’è.
Grazie per la sua intelligenza usata in maniera altruista. C’è bisogno di umanità e non di forza.
La rivincita delle lobby delle armi e del petrolio contro i movimenti che volevano energia pulita e la pace, quindi guerra per vendere le nuove armi (le vecchie erano state tutte vendute nelle piccole guerre in Africa, in Cambogia e simili, e anche ai narcotrafficanti) e per vendere combustibili fossili (stroncando il movimento “friday for Future” e tutti i movimenti per l’ambiente) e al contempo stroncare l’Europa, vista come ultimo baluardo di una pseudo democrazia che ormai dà fastidio ai capitalisti che hanno capito che possono arricchirsi lo stesso e anche meglio sotto una dittatura (Russia e Cina insegnano).
D’altra parte anche fascismo e nazismo sono nati per contrastare i movimenti socialisti/comunisti d’inizio novecento, e adesso succede lo stesso.
Appena nasce un movimento che può creare problemi ai ricchi, loro scatenano i cani da guardia.
Non compro prodotti israeliani, ma non posso fare a meno dello smartphon, molti governi sono nelle mani di israele per la cybersecurity, un usatissimo programma di catalogazione è Aleph, i cittadini sono spiati con Paragon etc. Non comprare datteri serve a poco. Di fatto i governi si sono messi nelle mani della tecnologia israeliana e adesso ne sono succubi. Nel 1938(!) Simone Weil aveva messo in guardia dai rischi connessi al creare lo stato di israele. Aveva ragione, ci stiamo facendo odiare dall’altra parte del mondo per la nostra ignavia e ne subiremo le conseguenze
Ottimo articolo, condiviso completamente.
Ma rimane una profonda amarezza di vedere che tutto continua
Non in mio nome non basta, non bastano le manifestazioni, i presidi, le firme… Addirittura a volte mi sento una caricatura di me stessa: ancora lì ad urlare il mio dissenso nell’ indifferenza quasi totale.
Il mondo sta a guardare uno sterminio, se non vogliamo chiamarlo genocidio. I governanti stanno a guardare e permettono tutto ciò, la storia chiederà loro giustizia ma sarà troppo tardi. Sì commemorerà una giornata di cui ancora non si sa il nome: commemorare è sempre pregevole.
Ma cosa possiamo fare per incidere veramente su ciò che sta avvenendo?Le varie iniziative che abbiamo messo in atto finora sono servite solo a farci sentire meno impotenti, ma nient’altro. Un’ amica mi dice sempre “meglio di nulla”.
Ma io vorrei qualcos’altro!
Non basta più, se mai prima fosse stato sufficiente, dichiararsi, semplicemente e all’occasione, non oppressori, non violenti, non colonizzatori, non razzisti, non suprematisti, pensando così di ripulire la nostra coscienza, salvo poi tornare comodamente nelle nostre stanze climatizzate, tra visi familiari, affetti e conforti; oggi occorre schierarsi, concretamente, con urgenza, con costanza e con ostinata pazienza, contro tutti coloro che non considerano la altrui vita, in qualunque forma e luogo si manifesti e vibri, come è la nostra, ovvero di assoluto e inestimabile valore. Ne va della nostra personale umanità e della nostra umanità come intera comunità.