Voi siete qui – Quelli che in fondo in fondo…
E’ bene immaginare l’ansia odierna dei cosiddetti terzisti. Galleggiatori professionisti, gente abile nel giustificare l’ingiustificabile a colpi di “ma” e “però” e “d’altrocanto”, conformisti supremi che accusano di conformismo gli altri. Gente che davanti alle leggi razziali avrebbe scritto “tutto sommato…”, che davanti al rogo dei libri avrebbe detto: “in ultima analisi…”. Gente che del regime accetta tutto, con l’accortezza di inserire una riga di dubbio da giocarsi poi in un’eventuale Norimberga. Ce li troveremo – finito il regime berlusconiano – a cantare nel nuovo coro, con le stimmate dell’intellettuale coraggioso. Vulgata odierna di questo manipolo di arditi col ditino alzato (“anche la sinistra, però…”): è grave che il capo del governo dia ordini a un’autorità di garanzia, ma non dovevamo saperlo dalla magistratura! Traduco in italiano: lo scandalo non è il dittatore che dà ordini, ma la magistratura che se ne occupa. Oggi questi campioni del collaborazionismo sentono un brividino nella schiena. Perché dove un tempo bastava spalleggiare ora serve militare, dove bastava strizzare l’occhio ora bisogna applaudire. Eri sodale, poi ti hanno chiesto di diventare complice. Poi complice non bastava più, dovevi diventare cameriere. Poi cameriere sembrava troppo dignitoso, ti si chiedeva di diventare servo. Da servo parevi troppo libero e ti si chiedeva di essere schiavo. Sistemati i nemici, si passerà ai non troppo amici, poi agli amici che non sono amicissimi, poi agli amicissimi poco convinti nell’inchino. Essi giustificano le censure di oggi con i loro “ma”, i “però”, i “d’altrocanto”, ma già tremano per se stessi. Fingono di non sapere della inguaribile bulimia del Conducator, che più mangia e più ha fame, che più schiaccia e più schiaccerà, servono il potere senza conoscerne la voracità. Verranno mangiati anche loro, e qualcuno scriverà sulla lapide: “Però, in fondo in fondo…”.
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Eliminerei dalla buona retorica anche l’espressione “in qualche modo…”
poveretti, come s’offrono! (è una vecchia battuta, ma in questi casi e in questi tempi si può rispolverare anche quella sul maggiordomo Battista…)
Ok.Si saprà tutto nel 2024 dopo la caduta del regime come auspica e prevede Alessandro su MicroMega. Purtroppo quelli che in “fondo in fondo” sono peggio dei cerchiobottisti alla Panebianco. Riescono a mimetizzarsi meglio. Minzolini rischia di più e che scapperà sull’isola di Tonga dopo il 2024 è una cosa prevedibile. Meno prevedibile è che farà il grande stratega della sinistra (maledizione quella visita a Finivest quanto la stiamo pagando). Probabilmente D’Alema se ne andrà a Caprera macilento e stanco e riceverà un telegramma al giorno da Di Pietro, sempre lo stesso: “non ti muovere e sta zitto”. Alesandro facci sapere dove potremo acquistare i testi che hai indicato come storiografia del regime (dal 2024 in poi): Conigli per gli acquisti, Il diploma col televoto e come rendere analfabeta un popolo, Come sei alto Silvio! Servi sciocchi del trentennio, Bravi con la lingua. Ma il più importante è l’autobiografia di Gasparri: volevo leggiere ma o perso il segno. Una riforma va fatta per tagliare le unghie ai cerchiobottisti, vietare queste combinazioni linguistiche: d’altra parte, anche se, ma però, d’altronde.
E’ per questo che vado dicendo che stavolta non bisogna fare prigionieri e che la Liberazione, con un piccolo decreto interpretativo, potrebbe essere allungata di due o tre mesi, rispetto all’altra volta.
Ciao.
La verità è però anche un’altra; quelli del Corriere della sera ,Direttore ed editorialisti, stanno come in una strettoia:la proprietà del giornale è molto potente e variegata, devono accontentare tutti e non scontentare nessuno.L’equilibrismo al quale sono comunque costretti è arduo e periglioso; certe volte bisognerebbe capirli,il rischio è quello di essere fatti fuori;e in tal caso le cose peggiorerebbero per tutti (TG1 con Minzolini docet!) Il terzismo ,perlomeno per alcuni di loro è un obbligo forzato ed un espediente elegante per mascherare il pesante condizionamento. Con un pizzico di realismo forse dovremmo accontentarci di quello che riusciamo comunque ad ottenere dal più importante e influente giornale di questo paese, naturalmente continuando a criticarlo severamente
… aggiungerei alla lista dei cerchiobottisti (quelli, alla Flaiano, sempre pronti a saltar sul carro dei vincitori, per intenderci… tipo Telese, ad es.), aggiungerei anche i vari “ma anche”.
A proposito: Dove se ne fuggirà a gambe levate nel 2024 il Veltroni che voleva fare l’americano e che aveva promesso d’andare in Africa?
non dimenticarsi il “ma anche” di veltroniana memoria, cerchiobottista anche lui.
ops, non avevo ancora letto Angela post n.6. Sorry
Certo che si, anche i “ma anche”. Sono per il “pernacchio” di Eduardo. Lo sberleffo per eccellenza lo abbiamo inventato in Italia. Una squadra organizzata ad una manifestazione del Cavaliere, di tutti i teocon, equilibristi, I Benvenuto Cellini della caccola e spaccamento di capello in quattro, i Vespa alla loro ennesima presentazione dello stesso libro con nome diverso alla presenza di: Berlusconi (l’editore), Fede, Confalonieri etc, etc, alla fine dello sproloquio parte una pernacchia lunga con lo strascico finale che s’interrompe di botto, tanto per ribadire il concetto, e sparire rapidamente. Il pernacchio è rivoluzionario: non si fa male nessuno, non c’è problema di ordine pubblico, nessuno potrà fare la vittima, ma colpisce nel profondo dell’autostima dello stronzo di turno. Scusate la digressione.
Vi invio il pezzo pubblicatomi su un giornale di quartiere. Roba da poco. M’interessa far camminare l’idea divertendomi.
PERNACCHIOPOLI
Accadeva qualche mese fa, prima delle elezioni. E accadrà anche dopo che quei due puri e duri come la stupidità hanno determinato la caduta del governo Prodi. Dopo le elezioni certi personaggi sono rimasti in piena attività, più aggressivi di prima. Pertanto, il fenomeno, qui di seguito riportato, si estenderà a macchia d’olio. Di più. E si, prima o dopo doveva succedere, si chiese l’uomo seduto in poltrona. L’uomo se ne stava al buio e guardava il televisore. Il telegiornale passava la notizia che non avrebbe mai voluto sentire. I magistrati di Milano avevano scoperto una organizzazione che prestava i propri servigi in tutta Italia previo pagamento di somme occulte, da parsone occulte, ad un personaggio occulto. Lui era il personaggio. La televisione mandava in onda la registrazione, effettuata tramite una microspia, di una conversazione telefonica. Una voce di uomo chiedeva di effettuare l’intervento durante un comizio del Cavaliere festante per tanta grazia ricevuta. La pernacchia doveva essere del tipo lungo e con lo strascico finale, del genere che non concede repliche. La stessa voce richiedeva anche un intervento nei riguardi di Mastella, Diliberto, Schifani, Bondi, Rutelli il teodem, Casini il teopara, Ferrara l’ateo devoto. In questo caso la pernacchia doveva essere improvvisa e secca. Seguiva, infine, l’accordo sulla cifra: 50 mila euro. L’uomo seduto in poltrona rise. Il lavoro aumentava. Destra e sinistra, non si facevano sconti a nessuno, business are business. Sicuramente, pensò, diranno che si tratta di una organizzazione rossa, scoperta da magistrati rossi. Il commentatore della TV, sconsolato, elencava tutta una serie di organizzazioni terroristiche e, quest’ultima, purtroppo, presentava un tipo di pericolosità devastante in quanto era in possesso di un’arma di sberleffo di massa mai vista: la pernacchia. Insomma, dopo Bancopoli, Calciopoli e Vallettopoli ora eravamo in presenza di Pernacchiopoli. Dopo la caduta di Prodi si stava cercando di organizzare anche il “Pirlopoli”. Quest’ultima cellula non operava con pernacchie ma con i “Vaffa” di massa. Chi pagava quelle somme e chi le riceveva? L’uomo seduto in poltrona era fiero della sua creatura. Ma quali fucili, pistole e bombe, pensò, meglio la pernacchia, senza se e senza ma. Nessuno si feriva, nessuno andava in galera. Aveva preso la decisione due anni prima. Si era stufato di sentire la solita tiritera e le solite fandonie: cooperative rosse, magistrati rossi, regioni rosse, parannanze rosse, tute rosse, mutande rosse, persecuzioni rosse. Lui, l’uomo in poltrona, non era rosso, anzi, era stato bianco che più bianco non si può, ma voleva, comunque e in qualche modo, manifestare la propria contrarietà senza essere etichettato con il rosso o altri colori. Le elezioni avevano del resto dato indicazioni chiare: il 50% (più una ‘nticchia) degli italiani non aveva abboccato a quelle polverose e stantie minchiate. Era sicuro che c’era ancora spazio per il dissenso e lui aveva trovato il modo, facendo guadagnare qualche soldo ad un gruppo di giovani disoccupati. Aveva comprato un capannone industriale in disuso, lo aveva attrezzato con registratori, altoparlanti, pannelli video, aule, uffici, I ragazzi erano stati selezionati da un esperto mondiale in pernacchie. L’esperto aveva preso: due tenori, un contralto, tre baritoni, due soprani e un tifoso della curva sud. Insieme potevano fare un coro. Quando operavano insieme atterrivano, mortificavano qualsiasi tipo di autostima, manie di grandezza, arroganza. L’esperto faceva sentire la voce della vittima alla fine di un discorso, interrompeva la registrazione e successivamente partiva la pernacchia. La registrazione durante l’esercitazione riportava un discorso di Calderoli e Borghezio, un intervento di Ruini alla Conferenza Episcopale. Tutto si svolgeva in un modo professionale. I ragazzi erano contenti, si divertivano e, finalmente, guadagnavano molti soldi. Le richieste erano tantissime. Un uomo di fiducia si presentava da colui che inoltrava la commissione, faceva sentire un’ampia tipologia di pernacchie, si sceglieva il prodotto e riscuoteva la metà della somma pattuita. A lavoro finito, l’altra metà. Tutto avveniva sulla parola: niente nomi, indirizzi e numeri di telefono. Solo un conto in banca intestato ad un prestanome. La commissione poteva anche essere fatta tramite un telefono pulito. La cosa però si era estesa molto ed ora si erano intromessi i magistrati. L’uomo seduto in poltrona non si preoccupò più di tanto. L’uomo aveva previsto varie alternative ed un protocollo cifrato distribuito all’organizzazione. L’uomo era in procinto di ricevere una telefonata. Aspettava la conferma di una incursione dei suoi presso un convegno. Presso una sala di un albergo di lusso veniva presentato l’ennesimo libro di Vespa, “L’Unto ringrazia”. I testimonial di questa novità culturale (si fa per dire) erano famosi: Pera, Giovanardi, Gonfalonieri, Matarrese, il Cavaliere, Fede, un Vescovo in pompa magna (….magna? Forse uno dei pochi che ancora ci riesce verso la fine del mese). La stessa sera Vespa avrebbe ospitato il Grande comunicatore nella sua trasmissione, per ricambiare, chiaramente. Vespa, come al solito, lo avrebbe lasciato libero di strabordare, straparlare, inveire ed insultare gli avversari politici. Il Paese aveva cambiato governo, a loro interessava poco, il loro inciucio continuava, anzi, dopo la bocciatura momentanea di Prodi, meglio di prima. Squillò il telefono. L’uomo rispose, ed esultò. Tutto come previsto, dunque. Mentre Pera stava finendo di lodare il libro, si era aperta una porta laterale del salone, rimbombò una pernacchia forte e lunga, devastante, con uno strascico violento, che si era interrotta di colpo, proprio per ribadire il concetto. I personaggi furono colti di sorpresa e sbiancarono. Pera sorpreso esclamò “Madonna mia”. I colpevoli erano svaniti nel nulla. L’uomo della poltrona si alzò, usci di casa, salì sulla sua macchina blu e si avviò verso il Senato. Questa volta i soldi per i ragazzi l’aveva messi lui. Soldi spesi bene, pensò.
Col tempo mi sono sempre di più convinto che il declino della sinistra abbia avuto inizio dalla politica craxiana e dal contemporaneo ridimensionamento del sindacato. Il Cavaliere è stato il perfezionamento in negativo assoluto di quell’insana politica di affari. Censura ed impadronimento dell’informazione erano azioni indispensabili allo scopo. I dirigenti sindacali, da parte loro, avevano percepito l’importanza dell’inciucio con la politica per assicurarsi personalmente un sicuro lucroso avvenire nel perenne potere di diabolica fattura che si stava instaurando. Incominciò così il pericoloso percorso cogestito a tre: imprese datoriali, politica, sindacato, elencati in ordine di potenza decisionale. Capitalismo in piena regola, quindi… E tutti sappiamo per esperienza che in un qualsiasi “inciucio” la parte più debole ci rimette sempre. Così, nel nostro bel Paese, il lavoratore, giorno dopo giorno, ha continuato a perdere forza ed ora, che fatica perfino a stare in piedi, è suo malgrato sottomesso alla completa schiavitù della prepotenza del potere del dio quattrino difeso senza ritegno dalla nera politica neo fascista di destra e dal degrado umano propagandato dall’opportunismo becero della Lega Nord. Nel frattempo quasi tutti i dirigenti sindacali asserviti al potere, dopo avere nei fatti condotto alla deriva ed all’impotenza contrattuale il mondo del lavoro, alla fine del mandato sono bellamente passati dall’altra parte… E sono i più cattivi e prepotenti con i lavoratori… Sanno esattamente dove colpire e fare dànno sicuro… Con l’innaturale coalizione Margherita (Democrazia Cristiana)/PDS (ex comunisti pentiti) si è diabolicamnte mischiato il diavolo con l’acqua santa… Veltroni ha dato il colpo di grazia… Ora sembra che la piazza si stia svegliando. Le speranze per fortuna non sono affatto del tutto perdute!… Quindi?… Finito finalmente il regime berlusconiano e riconquistata per tutti la dignità di esseri umani, il canto corale liberatorio sarà affidato agli abitanti di “Pernacchiopoli”, senza badare a spese.
Vi segnalo Capezzone oggi al TG3.
Involontariamente è da Zelig.
Ghedini non è poi così fazioso in fondo….
come hai ragione alessandro….
Ma, però, anche voi in fondo, semprecchè siate d’accordo, potreste, ad esempio, essere propositivi, evitando accuse. D’altronde, può essere che da una parte si dica e dall’altra pure.
Evitando, malgrado tutto, di rincorrersi su giudizi affrettati, che potrebbero farci risultare di parte, ma anche di una parte sola. Però anche voi ve le cercate, ma anche non cercandole avete dato inizio a uno scontro, aspro ma efficace.
Ecco il linguaggio del nuovo PD, erede di uolterinu u cazzaru. Ma non doveva andare in Africa ma anche in Asia?
mau
Questo intervento mi trova decisamanete d’accordo. In linea generale il sito http://www.alessandrorobecchi.it è scrittooggettivamente in modo efficace, mi piace.
Congratulazioni, buona giornata.
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