Voi siete qui – Il vero codice da Vinci e l’esorciccio
Un mio amico che vende lavatrici mi fa notare che se tu scrivi “Da Vinci” su una cosa, su qualsiasi cosa, ne vendi di più. Scientifico. Lui sta pensando di scriverlo sulle lavatrici, una cosa tipo… Codice pulito. Tutti i maggiori quotidiani italiani allegano, e vendono, materiale vinciano. Il codice sul serio, il vero codice e Il codice te lo dò io, edizione in guttaperca e ceralacca. Nelle librerie campeggia l’originale di Dan Brown, e accanto una pubblicistica correlata che riempie tutta la libreria (si suppone cacciando il libri veri). Il prevosto risponde a Dan Brown, è un sunto di tutti i titoli, ma ci sono anche prove, indizi, fotografie, dagherrotipi, puzzle, giochi di ruolo, tombole e quiz sul Codice Da Vinci. Sono stupefatto che non ci sia ancora una utilitaria francese, grintosa e chic, che si chiama Louvre (magari c’è). E certo vedremo questo tsunami proseguire nel tempo, ammorbarci la vita e aumentare il pil, come sanno bene in tutti quei posti dove la gente accorre per fare dei pellegrinaggi sulle tracce del Codice Da Vinci. E’ un affare planetario e al tempo stesso una moda culturale, come furono l’hola-hop o il tamagochi.
Questo pone un problemino non secondario ai principali critici dell’operazione (libro, film, annessi, connessi, varie ed eventuali), nientemeno che la Chiesa Cattolica. Un conto è contrastare un libro, un conto è boicottare un film. Ma come diavolo si controlla un mercato, cioè un movimento economico di massa verso l’acquisto di beni? Una cosa, a proposito di ideologie, che è incoraggiata, lodata e benedetta da tutti ventiquattr’ore su ventiquattro! A dispetto dei devoti di Ceccano che bruciano una copia del libro di Dan Brown, il mercato distribuisce a tutti il bigino tascabile sottoforma di speciale tv, dibattito, allegato, paginata di giornale, prete-contro, laico-contro, lo storico del Graal, l’esperto del Louvre, il demonologo, l’esorciccio, e c’è pure Socci. La controffensiva vaticana è a tutto campo, ma è inadeguata all’attacco, e per forza: non si scontra con la paccottiglia teorica del libro, ma con una cosa ben più grande, il famoso mercato globale per cui tutti, dalla Bretagna al mar del Giappone, sono presi dalla febbre. Finché ci sarà un editore di Oslo, un cinema di Tubinga o uno stampatore di magliette del Kansas che ci fanno soldi, la crociata butta male. Butta ancora peggio se si cerca di fare di Brown una specie di Ron Hubbard. Comunque la partita è interessante: dogma e ortodossia contro mercato. Laicamente, sii può scommettere.
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