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Voi siete qui – Pizzaballa e figurine, il deserto a sinistra

domenica, 8 Novembre 2009

I gatti neri. Il numero 17. La frase “vocazione maggioritaria”. Tutte cose che portano una sfiga pazzesca, che nemmeno i gesti di toccare ferro, o indossare una collana d’aglio, o fare corna e bicorna, potrebbero fermare. Dal discorso del Lingotto, salutato come “storico” da molti non vedenti sordi e muti, sono passati due anni e mezzo. Erano partiti parlando di maggioranza a cavallo del 35 per cento, scendono dalla giostra intorno al 25, se va bene. Rutelli ha salutato tutti, dimenticandosi nel Partito Democratico l’ombrello (ahilui) e la signora Binetti (ahinoi). Cacciari si dichiara deluso dalla politica senza chiedersi se per caso anche la politica non sia un po’ delusa da Cacciari, filosofo più in voga tra i circoli intellettuali di Macherio che tra il popolo della sinistra, ammesso che esista ancora qualcosa del genere. Massimo Calearo, l’industriale-falco che doveva dimostrare la potenza imbattibile della colla inventata da Walter (tenere insieme il voto dei lavoratori e il capo di Federmeccanica), toglie le tende anche lui. Teme il comunismo di Bersani, il che rafforza la mia idea che l’antidoping in Parlamento dovrebbe essere obbligatorio. Addio! addio!, immagino i metalmeccanici in gramaglie per l’incolmabile vuoto. Anche Walter se n’è andato, si può dire a furor di popolo: probabile che giocherà la sua vocazione maggioritaria con camarille più accessibili alla sua statura di leader, tipo il premio Strega, mancano nove mesi, a furia di presentazioni con i boss della politica, dell’editoria e del potere potrebbe pure farcela, e va detto che una sua vittoria – in qualunque campo – farebbe notizia. Quel che resta dopo tutto questo è un deserto tristissimo a sinistra, la signoria Madìa, Pizzaballa e le figurine, qualche nomina nei posti giusti, il divertente tormentone del “ma anche”, qualche ospitata in tivù col libro in mano, il walterismo, variante letteraria del moccismo, e l’amaro in bocca dell’io-l’avevo-detto. E lo ridico, se volete. Per quel che serve…

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