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Voi siete qui – Moggiopoli, la furia del mercato

domenica, 14 Maggio 2006

Bettino Moggi l’ha fatta grossa. E quando parte una valanga così non è facile prevedere dove dovranno scavare i cani della protezione civile. Sediamoci qui tranquilli, allora, e senza nemmeno il decoder assistiamo al campionato più bello del mondo. Nel frattempo godiamoci quel che di seriamente ridicolo ci rimane, come l’ampio e articolato dibattito tra intellettuali. Sarà un caso, o il dente che duole, ma ecco la nutrita pattuglia di pensatori ex craxiani – ora segregati nei giornali della destra come l’arbitro Paparesta nel cesso dello stadio – alle prese con il nuovo fumigante merdaio. Moggiopoli è come Tangentopoli? Si alzerà Lucianone durante un discorso alla Camera a dire che lo facevano tutti? Dirà pure lui, tra una drammatica pausa e l’altra: “Alzi la mano in quest’aula chi non ha mai regalato un orologio a Biscardi?”. I nostalgici della grandeur bettina tuonano contro “i protagonismi” della magistratura, orripilano per il “terribile giustizialismo”, denunciano “un sistema”, cioè dicono in pratica la stessa cosa: lo facevano tutti, si sapeva, andava bene a tutti. Eccetera eccetera: tutto il campionario dei craxiani senza Craxi che oggi passa paro-paro ai moggiani senza Moggi. E’ un ben misero spettacolo, a dirla tutta.
Ma un altro spettacolo si prepara, lo spettacolo del Mercato Offeso, e questo sarà esilarante. Se foste un’importante banca on-line e aveste dato agli arbitri italiani fior di soldi per mettere la vostra zucca sulle loro magliette, non ne rivorreste indietro un po’? E se foste le scarpette del campionissimo-fashion che scommetteva sulle partite, paghereste ancora per legare la vostra immagine alla sua? L’elenco di quelli che nei prossimi mesi diranno furibondi “Indietro i soldi!” rischia di essere più grosso delle pagine gialle: nessuno è contento di sponsorizzare la rapina del secolo. Si parla tanto di etica sportiva e di valori dello sport, tutte belle cose. Ma poi verranno le faccende serie, e saranno le carte bollate dello sponsor. Un conto è incazzarsi per onestà e senso di giustizia (poi passa!) e un altro conto incazzarsi per i soldi, come sa fare magistralmente il famoso mercato. Per un impareggiabile segno dei tempi, quella che tutti gli italiani hanno sempre chiamato Serie A, si chiama da qualche anno Serie A Tim. Bisognerebbe chiedere allo sponsor se è contento, o se intende chiedere un rimborso. E’ il mercato, bellezza, ai tempi di Bettino Moggi.

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