Doc3! Questa sera Oltre l’arcobaleno. Pazzesco l’amore, eh!
Oltre l’arcobaleno, è una storia piuttosto semplice, diciamo così. Daniela ama Marica, Marica ama Daniela e vogliono un bambino. Dico, cosa c’è da spiegare? Scusate, ricomincio da capo: Daniela ama Marica, Marica ama Daniela e in un paese civile non ci sarebbe niente di più semplice. Qui dunque c’è la storia di tutte le difficoltà, le speranze, i problemi e i dubbi di due donne che vogliono affrontare la maternità omosessuale. Un doc molto bel fatto, intenso, per la regia di Maria Martinelli. Da vedere. Come al solito, Raitre, ore 23,45. C’è anche il trailer, eccolo qui! Buona visione.
Doc3 è un programma di Lorenzo Hendel, condotto in studio da Alessandro Robecchi, regia di Lorenzo Hendel. Consulente: Luca Franco. Produttore esecutivo: Monica Pacini.
Commenti (19)
Lascia un commento Annulla risposta
Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.
Ultimi articoli
- Ballottaggio. Il sogno di avere i voti di Vannacci, però senza Vannacci
- Le ultime da Gaza. Bibi, il cacciatore di aquiloni, abbatte i giochi dei bimbi
- Capitalismo vorace. Acqua, energia e Co2: profitti per pochi, costi per tutti
- Scoperte. Svelato il mistero delle linee di Nazca: erano un’intervista a Calenda
- Una società senza classi e i baci di Lili Brik. Parco Lambro, 1976. Piccolo memoir su quanto eravamo scemi e meravigliosi
- Omicidi Srl, la recensione de il Giornale
- Il concorso. Il Pentagono chiede idee per la Difesa: suggerimenti?
- Taca la bala. Urge allenatore mai stato a est di Bergamo: i nostri candidati
- Legittima difesa. Uccidiamo i parenti del ladri fino alla quarta generazione
- Invisibili. Proletari senza rivoluzione: il paese parallelo che non ci crede più
Si l’amore dovrebbe essere trascendente da ogni cosa. non avere ne sesso ne distinzione alcuna. L’amore è una cosa che nessuno di noi può capire; c’è chì vede la luce chi altre cose, chi non vede e non sente nulla. L’amore non fa distinzioni, non fa sconti, arriva e se ne va come è arrivato. E’ impalpabile difficile da gestire perchè appunto non sappiamo cosa sia, lo associamo a tante cose spesso in opposizione fra loro.Io stesso evito di descriverlo anche se ne sto scrivendo dei pensieri a ruota libera. A volte credo che sia libertà, onestà e forse un po’ di ribellione. Io vorrei capirlo questo amore ma non arrivo mai a comprenderlo veramente.
@ Maurizio
sono d’accordo e dicendola con De Andrè “L’autunno negli occhi, l’estate nel cuore, la voglia di dare, l’istinto di avere, e tu lo chiami amore …” riesco a mettere un po’ più a fuoco questo aspetto che esalta e opprime noi mortali.
Certo fra due persone che accendono la reciproca voglia di dare nasce la voglia di di offrire il meglio di sè ad una giovane vita. Penso tutto il bene possibile di chiunque adotta con coscienza una creatura.
Su quanto segue sarei l’ultimo che potrebbe parlare. Mia moglie ed io abbiamo quattro figli. Quindi, con tutta l’umiltà possibile, mi permetto di dire che personalmente ci penserei prima di affidarmi al business del materiale genetico. Temerei incertezze sanitarie per i nascituri che fra l’altro non potranno sapere se hanno sorelle o fratelli naturali.
Nel ringraziare Alessandro Robecchi per l’occasione che ci dà ne approfitto di esprimere tutta la solidarietà a chiunque si vuole bene e magari soffre per non poter avere figli. Intanto che il tempo passa desiderando una gravidanza, o un’adozione non perdere l’occasione di regalare una gita a chi i genitori veri li ha inchiodati al divano, a volte basta poco per star meglio e far star meglio.
Un saluto a tutti.
complimenti per la trasmissione…vi chiederei gentilmente il nome del brano per chitarra della sigla alla fine del programma, realmente suggestiva.
Grazie
Enrico
Concordo con Enrico Ceccato: la sigla finale è stupenda. Ideale per accompagnare una calma riflessione su quello che abbiamo visto nel filmato. Sull’argomento trattato mi trovo davvero in difficoltà non sentendomi in grado di dare giudizi sufficientemente obiettivi. Mi sento solo di dire che mentre l’amore è sempre spontaneo e su questo non ci sono dubbi alcuni, il figlio nel caso specifico è ragionato, confezionato per un percorso strategico che sarà solo parzialmente naturale. Una parte dell’amore rimane fisicamente insoddisfatto all’interno di una famiglia così combinata. Prima o poi potrebbero verificarsi complicazioni indesiderate. Diverso invece sarebbe nel caso di adozione: entrambe le protagoniste si troverebbero al medesimo livello di partecipazione e lo stesso figlio adottato avrebbe un percorso molto più lineare della sua vita.
Ho visto il documentario ieri sera, mi è piaciuto molto per come è realizzato e per la delicatezza con cui si segue la vita quotidiana di Marica e Daniela.
Sono d’accordo circa il fatto che, in un paese civile, la relazione fra due persone dello stesso sesso, la voglia di famiglia e di condivisione non debbano destare né stupore, né reprimende o moralismi di sorta.
Sono meno d’accordo circa la possibilità che una coppia omosessuale possa avere figli, ricorrendo all’adozione o all’inseminazione artificiale.
Da questo punto di vista, sposo una tesi “biologica” di famiglia, beninteso da un punto di vista rigorosamente laico e non influenzato dalla dottrina della Chiesa: la coppia omosessuale – che ha tutto il diritto di esistere e di essere riconosciuta in quanto tale dalla società e dalle leggi dello Stato – non è una coppia “biologicamente” idonea a procreare. E’ coppia a tutti gli effetti, ma non è una coppia di “genitori”: questo per la semplice ragione che da due donne o da due uomini non possono nascere altre donne e altri uomini.
So bene che la tesi opposta, in parte propugnata anche dalle protagoniste del documentario, è quella di una tesi “contrattuale-nominale” di famiglia, dove non rileva il dato biologico, ma la volontà della coppia – comunque composta – di crescere ed educare la prole: prole che può essere biologicamente figlia di uno dei due poli della coppia (mediante il ricorso all’inseminazione artificiale o l’accoppiamento – contro natura? – con soggetti di diverso sesso) o estranea ad entrambi (adozione).
Mi chiedo però se la scelta “contrattuale- nominale” della famiglia omosessuale si presta ad essere estesa ad un soggetto terzo – neonato o adottato – che potrebbe avere il diritto a crescere e vivere in una famiglia composta da genitori di ambo i sessi.
Mi chiedo anche come sia compatibile con l’orientamento omosessuale l’idea stessa di poter essere “genitore”: se la natura porta un individuo ad amare individui dello stesso genere sessuale, ciò implica a fortiori che questo soggetto non sia naturalmente portato alla procreazione.
Un’altra cosa mi ha colpito molto: quando le due donne vanno nella clinica all’estero, non mi è sembrato che in quell’ambiente la maternità omosessuale fosse accettata in forza di “valori laici” o maggior “liberalismo” rispetto al nostro paese.
Mi è sembrato semplicemente che, in un contesto asettico come quello della clinica, le due donne fossero considerate come semplici clienti – portatrici di danaro – e l’inseminazione artificiale come il semplice oggetto di un contratto concluso fra le due donne e la struttura ospedaliera.
Bellissimo.
Grazie a Marika e Daniela per questa grande lezione di amore e di civilta’.
Io… non ce l’ho fatta.
Dopo pochissimi minuti, quando parlano dell’altezza e del colore degli occhi del donatore, dei consigli della psicologa, della pelle chiara/scura, ho spento la tv. Mi sembrava ne parlassero come se fosse il colore di un paio di scarpe o della pittura per il muro del soggiorno. Ho pensato a cosa significa “eugenetica” oggi. Non mi sono ancora dato una risposta.
Un figlio sano, ok; che se ne possa scegliere il colore come al negozio mi lascia qualche dubbio, ma probabilmente sono bacchettone io.
Comunque, complimenti per il coraggio di una scelta che in un paese come questo deve essere ancora più difficile del “normale”, anche se, in linea teorica, anche qui mi resta qualche dubbio sul fatto che un bambino non abbia bisogno di un padre e una madre.
esiste una canzone popolarissima tratta da un film popolarissimo
la canzone si intitola ‘over the raimbow’ ed è cantanta da una adolescente judy garland, il film… ‘il mago di oz’.
tra le varie cover quella dell’artista hawaiano israel kamakawiwo’ole estesa in ‘somewhere over the raimbow’
http://www.youtube.com/watch?v=wZFkXQKCuBc&feature=related
ukelele non chitarra quindi…
p.s. ma quando in questo paese ci si renderà conto che l”altro’ inteso come genere, razza,orientamento sessuale, aggiunge qualcosa e non toglie alla crescita di una società?
ci preoccupa tanto delle implicazioni psicologiche di figli cresciuti con amore da coppie omosessuali, e molto poco di quelli di coppie ‘normali’ ma prive di coscienza.
bene, bene,…..alcuni di voi l’hanno visto tutto, altri hanno spento la tv!
marica ed io, non accediamo a tecniche di manipolazione genetica!
non ci interessa se gli occhi saranno azzurri o marroni, se sarà alto o basso, desideriamo semplicemente un figlio e non decidiamo a “tavolino”, ad un certo punto della nostra vita è nato questo desiderio vero, profondo, condiviso……. come a tante coppie etero!
ci poniamo dubbi, riflettiamo, ci confrontiamo e poi con profonda consapevolezza decidiamo, come alcune coppie etero.
i bimbi nati dalle coppie o da genitori omosessuali, esistono già ed in italia sono più di 100.000!!! da ricerche condotte all’estero, qui di seguito riporto una notizia agi, non risulta che i bimbi “arcobaleno” hanno più difficoltà di quelli etero, ed è così anche per i bimbi nati in italia.
la società è più pronta di quanto immaginiamo a confrontasi con noi e con i nostri figli, è la politica che non risponde, per convenienza e potere, alle sacrosante richieste di legittimazione delle nostre famiglie.
comunque per noi la cosa importante è che se ne inizi a parlare, non vogliamo esser delle famiglie fantasma, ma portare a tutti il nostro contributo di famiglie diverse, nè peggiori nè migliori, ma solo diverse! per noi la diversità è un valore da condividere. ciao daniela e marica
(AGI) – Berlino, 23 lug. – I bambini cresciuti dalle coppie
> gay, le cosiddette “Regenbogenfamilien”, le famiglie
> arcobaleno, non risentono di nessuna menomazione psicologica
> rispetto a quelli delle famiglie eterosessuali.
> Lo dimostra uno studio condotto dall’Istituto per la
> Ricerca familiare dell’universita’ di Bamberga, secondo il
> quale a essere decisivo per uno sviluppo armonico della
> personalita’ non e’ il tipo di famiglia in cui i bambini
> vivono, etero o omosessuale che sia, ma il rapporto esistente
> tra genitori e figli. Lo studio ha mette anche in evidenza che
> un’ampia maggioranza di coppie gay (63%) considera che i propri
> bambini non subiscono alcuna discriminazione sul piano sociale.
> Se un fenomeno del genere si manifesta, rimane tuttavia
> circoscritto a qualche sfotto’. Secondo alcune stime, in
> Germania sono oltre 16mila i bambini che vivono con coppie
> omosessuali, unioni lesbiche nella grande maggioranza dei casi,
> con una delle partner che ha avuto un figlio da una precedente
> unione eterosessuale. Lo studio sottolinea che e’ anche in
> forte crescita il fenomeno delle lesbiche che generano un
> figlio facendo ricorso all’inseminazione artificiale ottenuta
> con lo sperma di un amico gay. Prendendo spunto dallo studio
> dell’Universita’ di Bamberga, il ministro della Giustizia
> Brigitte Zypries (Spd) ha chiesto che la Germania adotti
> l’accordo europeo sulle adozioni da parte di coppie gay, gia’
> sottoscritto da 11 Paesi su 47, poiche’ dallo studio emerge che
> i bambini cresciuti al loro interno mostrano “uno sviluppo
> positivo della personalita’ e delle prestazioni scolastiche”,
> non difforme da quello dei figli delle coppie eterosessuali.
> Polemizzando con il partito cristiano-democratico di Angela
> Merkel, la signora Zypries si e’ tuttavia mostrata scettica
> sulla possibilita’ che l’adozione di bambini da parte delle
> coppie gay venga adottata, poiche’ “il partner di governo non
> e’ d’accordo”. (AGI)
@ Daniela Marica (commento 10).
Un saluto a voi.
Scusate l’incursione nel vostro privato.
Il film non l’ho visto, mi è mancata l’occasione. Ho già detto anche troppo nel commento 2, ma visto che avete scritto, vorrei esprimere altre opinioni.
Nel caso in cui la nuova coppia accolga i figli nati da vecchi legami e per le adozioni, le due righe che copio dal rapporto che avete esposto spiegano e semplificano tutto: ” … per uno sviluppo armonico della personalità non e’ il tipo di famiglia in cui i bambini vivono, etero o omosessuale che sia, ma il rapporto esistente tra genitori e figli”.
Invece, fossi una di voi, mi troverei in difficoltà nel progettare una gravidanza. Già è limitante cercare di collocare la nascita di un figlia/o in un periodo economicamente affidabile; figurarsi dover scegliere chi dei due lo deve fare, con la pancia o il seme di chi e alle implicazioni psicologiche e legali di quest’ultimo soggetto. Troppo casino per i miei gusti. Fossi in voi, in attesa di una legge che vi garantisca la genitorialità mi farei, zio, amico, nonno di quelle creature che il buon Dio ci mette sul cammino. Per esperienza, so che figure come queste sono importanti, provvidenziali, formative, anche di più e meglio dei genitori veri. Sarebbe l’occasione giusta per dimostrare, diciamo agli “scettici” quanto valete e quanta gratuità c’è in voi; insomma quello che ogni figlio sogna di avere dai genitori.
Nel pregarvi di non definirvi famiglia diversa vi auguro ogni bene.
Ringrazio Daniele per la segnalazione del tributo Judy Garland. Davvero un’esecuzione piacevolissima. I numerosi interventi che ho letto sul filmato “oltre l’arcobaleno” qui e sul sito delle protagoniste, mi hanno ulteriormente confuso le idee. In sostanza, mettendomi ipoteticamente in una simile situazione, non penso che sarei riuscito ad arrivare ad una scelta così coraggiosa. L’educazione civile e religiosa che fin dalla mia tenera età i furbi del momento mi avevano inculcato, piano piano, giorno dopo giorno, me l’avrebbe impedito. La formazione guidata delle coscienze è sempre stata l’arma vincente del potere. Del resto anche Daniela e Marica mostrano in tanti momenti molte perplessità in proposito… Chiedono consigli e pareri che però, spinte dal loro intimo desiderio di trovare comunque giustificazioni favorevoli al loro umano progetto, cercano di contrastare con vari profondi ragionamenti… Auguro loro ogni bene possibile e le ringrazio per il loro coraggio civile che aiuta notevolmente la nostra società a liberarsi dai numerosi tabù alimentati da leggi assurde, stupide, ottuse ideate da opportunisti politici che per assecondare l’officina vaticana dei consensi elettorali non esitano a puntare il loro indice minaccioso contro i diritti e le scelte individuali di vita delle persone. Le regole sono necessarie, soprattutto nell’ambito dell’istituzione della famiglia, ma le stesse devono tenere sempre conto della realtà nella quale vengono calate ed imposte. Del resto possiamo fare la prova: chiediamo a qualsiasi individuo “aiutato” a venire al mondo se avesse preferito non esistere affatto… Sono sicuro che tutti risponderebbero che sono contenti di come sono andate le cose…
@ Lorenzo M.: lascia stare l’eugenetica, sono paure che vogliono instillarti quelli che sono contrari. Non c’è nessun catalogo e nessuna tecnica per “costruirti” un figlio su misura. Il discorso che si faceva nel film è semplicemente lo stesso che si fa con le adozioni (quelle internazionali a parte), cercando di trovare anche fisicamente delle somiglianze
con i genitori.
@ Gianfranco Bertani:
Che ci siano implicazioni legali, in Italia è ovvio: purtroppo la situazione in questo paese è terribile e il rapporto bambino-genitore non biologico non è tutelato in alcun modo. E per questo stiamo lottando, grazie anche a Famiglie Arcobaleno, per porre fine a queste odiose discriminazioni che recano danno al bambino in primis.
Implicazioni psicologiche date dalla scelta di chi sarà il genitore biologico possono essercene, certo; ma sono scelte che si compiono in due come in ogni coppia quando c’è un progetto comune, scegliere di essere “quello discriminato” è un atto d’amore nei confronti dell’altro e comunque anche se per la legge il genitore non biologico è un perfetto estraneo, all’interno della famiglia è e rimane per sempre un genitore. Punto.
Le cose sembrano complicate dall’esterno, ma quando si viene a contatto con questa realtà, si capisce che non c’è molta differenza con le famiglie etero. Per questo motivo, iniziative del genere che ci facciano conoscere per quello che siamo dalla massa sono fondamentali.
Grazie ancora, Daniela e Marica
Vedo che il dibattito prende piede e ringrazio le due protagoniste del documentario per la partecipazione e le risposte.
Risposte, che, a mio parere, sono a tratti elusive: continuo a chiedermi se effettivamente sussista la compatibilità fra “coppia omosessuale” e “coppia genitoriale”, ove si consideri che dall’accoppiamento di due soggetti omosessuali non potrebbero mai nascere figli, e come sia un controsenso parlare di “famiglia omosessuale”, intesa come coppia di genitori potenzialmente o attualmente in grado di filiare.
Questo è evidentemente possibile solo se si accede ad un concetto debole e variabile di “famiglia”: mi chiedo allora se una coppia di amici eterosessuali che convive stabilmente possa essere definita, sempre sulla stessa scia, una “famiglia”. E se questa “famiglia” possa o meno adottare o filiare mediante il ricorso a soggetti “esterni” alla coppia.
Io penso che non sia così: ben venga una disciplina della coppia omosessuale e dei propri diritti ed obblighi, senza confondere però questo concetto con quello – non tanto sentimentale ma logico giuridico – di famiglia.
Quanto agli studi universitari, lasciano il tempo che trovano: vorrei conoscerne la base scientifica, l’identità di eventuali finanziatori, l’esistenza di studi contrari etc.
Con immutata stima.
In data 28/5/2006 inviai un post al sito del giornalista Claudio Sabelli Fioretti che riporto di seguito in quanto è esattamente quello che io penso ancora oggi sulla famiglia.
“Personalmente io penso che la famiglia sia solo quella consolidata ormai da secoli. Composta cioè da moglie, marito ed eventuali figli, naturali o adottati. Le unioni di fatto, per le quali non ho proprio nulla in contrario, sono decisamente un’altra cosa. Magari con qualche similitudine alla vera famiglia, ma con la stessa non condividono quel vincolo indispensabile che ne caratterizza la diversità. Sono realtà però che uno Stato civile e soprattutto laico ha il dovere di disciplinare comunque e di cercare regole eque e precise che stabiliscano i doveri ed i diritti di coloro che intendano stare insieme in un sistema diverso dalla famiglia tradizionale. Sposarsi col miraggio del divorzio mi sembra una grossa scemata. Così come non mi sembra equo stabilire per legge dei diritti, come per esempio quello della reversibilità della pensione, senza un formale pubblico contratto di convivenza fra due persone. Quando si devono riconoscere dei diritti è difficilissimo stabilirne le condizioni. In poche parole, non si può stare nella situazione di liberi e di sposati nello stesso tempo.”
Aggiungo: in un sistema organizzato e ben disciplinato come può essere una regolamentazione formale del vivere insieme di due persone indipendentemente dal loro genere di fronte alla società, il problema etico o morale di allargare tale unione con la presenza di un creatura da amare e crescere come un figlio non sussiste nei fatti.
Mi è piaciuta molto questa storia e come è stata raccontata. Non giudico perchè non conosco la situazione, ho in linea di principio un’idea diversa di famiglia ma credo nella libertà di ognuno di poter compiere le proprie scelte e credo che quel bambino tanto desiderato sarà più amato che il figlio di molte coppie etero.
Di solito non intervengo nel dibattito, lo sapete. Faccio un’eccezione perché credo sia eccezionale (appunto) che si possa dibattere di un documentario con le protagoniste del documentario, e dunque con le protagoniste di una scelta come quella che sappiamo: fare un bambino, tra due donne. Solo due cose. La prima. L’accusa che si fa solitamente alle coppie gay che vogliono un bambino è sostanzialmente un’accusa di egoismo e (collegata) di eugenetica. Cioè: volete un bambino come un capriccio e poi chissà se tirerete su un infelice. Io ho fatto due bambini da eterosessuale e ho avuto esattamente i dubbi, le paure, le paranoie, le prudenze, le stilettate d’ansia che hanno raccontato Daniela e Marica. Se ne hanno avuta qualcuna in più, e più complessa, è solo per l’impreparazione della società che sta intorno, cioè non propriamente loro o della creatura in arrivo. La seconda (che giustifica il titolo del post): qualcuno si rende conto che l’amore è il punto di partenza migliore in assoluto per fare un figlio? A una coppia lesbica si può dunque riconoscere il fatto di amare ma non la sua logica conseguenza? Un po’ cretino e proibizionista. Aggiungo (lo so è la terza cosa, ma è quella che mi preme di più): perchè cazzo dobbiamo vivere in un paese a cui mancano diritti che esistono in altri paesi dello stesso continente? A questa, lo so, è praticamente impossibile rispondere sensatamente. In ogni caso, sono particolarmente contento di aver presentato questo Doc, se è servito a qualcosa. A chi l’ha visto, grazie. A Daniela e Marica, ovviamente, grazie due volte. ciao
Pazzesco l’amore, eh!… L’amore nasce così, per caso. Quando capita non ti rendi conto e non te ne frega nulla di come si sia accesa la fiamma. Si è accesa e basta… In tale logica sembrerebbe che tutto sia concesso. Due amanti etero si aspettano un figlio come conseguenza naturale del loro amore… . Ma quando questa conseguenza dell’amore è impedita dalla natura che si fa?… Qui nasce il dramma che scompiglia la vita. Si incomincia a parlare di etica, di religione, di futuro… E allora ci si interroga su tutto come hanno fatto Daniela e Marica. Una coppia etero prima di decidere di mettere al mondo un figlio potrà avere gli stessi dubbi, farsi gli stessi interrogativi, ma alla fine può anche alzare le spalle e dire: tutto sommato la società è con me. Daniela e Marica, no. Non perché il loro desiderio sia fuori dalla logica, ma solo perché vivono in una società acerba e bigotta che non vuole essere con loro a prescindere. Una società dove non mancano i diritti, semplicemente non vengono riconosciuti.
Io continuo a pensare che il desiderio di fare un figlio, da parte di una coppia omosessuale, sia un controsenso logico: infatti solo la tecnologia, e non tanto l’eugenetica, ma il business che ad essa si collega, renda attuale il problema della c.d. “famiglia” omosessuale.
Se negli altri paesi ciò è possibile – occorrerebbe capire come e quanto – non vuol dire che ciò sia giusto e condivisibile: qui il documentarista cade nella nota teoria della fallacia humeana, per cui da un “essere” traggo un “dover essere”.
Sono tutto sommato felice di vivere in un paese in cui un bambino non si debba porre domande tipo: perchè sono figlio di due donne? Chi è mio padre? Perchè mia madre non mi vuole dire chi è mio padre?