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Micromega – Io lo chiamerei Cln

venerdì, 3 Luglio 2009

La valutazione politica delle recenti elezioni europee, inspiegabilmente tenutesi anche in Italia, non è delle più semplici. La destra ha vinto ma il suo leader ha perso. La sinistra ha perso, ma si è convinta grazie allo yoga, alla meditazione e all’autoipnosi, di avere vinto. E’ uno di quei fenomeni paranormali che ogni tanto si verificano e germogliano nelle menti più impressionabili.
Certo, ci sono molti modi di valutare la situazione. C’è chi dice che il bicchiere è mezzo vuoto. C’è chi dice che il bicchiere è tutto vuoto. E c’è chi dice. “Ehi, c’era un bicchiere qui, dove cazzo è finito?”. Ma, e penso soprattutto all’elettorato di sinistra, è inutile disperarsi, stracciarsi le vesti. A stracciarsi le vesti si rischia di finire come Topolanek, che tutti gli uomini dicono con invidia: “Ah, però, ‘sto Topolanek!”. E tutte le donne dicono con ammirazione: “Ah, però, ‘sto Topolanek!”. E solo la moglie di Topolanek dice: “Io lo conosco bene: quell’affare non è di mio marito!”. In ogni caso, di chiunque sia l’affare di Topolanek, resta il fatto che Topolanek ha vinto le elezioni nel suo paese. E’ l’effetto Villa Certosa… e poi dice che si diventa ceki!
Ma andiamo con ordine.

7 secondi e 84 centesimi, primato nazionale, miglior prestazione stagionale e record mondiale omologato. Il segretario del Pd Dario Franceschini, nella riunione di valutazione del voto europeo ha abbracciato con lo sguardo la stanza, ha fissato negli occhi i dirigenti del suo partito e, conscio del ruolo che la Storia gli ha riservato, ha pronunciato la fatidica frase: “Restiamo uniti”. 7 secondi e 84 centesimi dopo è partita la prima sberla, seguita da due dichiarazioni, una precisazione polemica, tre esternazioni di D’Alema di cui una attribuita a Latorre, una decina di comunicati stampa di diverso tenore e alcune succose anticipazioni dei prossimi libri di Velardi e Rondolino. Soltanto la terribile minaccia di Veltroni (“Ora parlerò anch’io”) è riuscita a placare gli animi, provocando un fuggi-fuggi generale. L’ammirazione del mondo è stata unanime, i giornali sportivi di ogni nazione hanno registrato la performance con toni ammirati, l’Associazione Mondiale Masochisti ha inviato un telegramma di complimenti e la prestigiosa rivista Science ha ottenuto di poter pubblicare i risultati sul prossimo numero. Richiesto di un parere, il nuovo premio Nobel per la medicina ha detto: “Litigare su Gheddafi dopo aver perso un terzo dei voti in un anno è come curarsi la prostata sparandosi nel sedere con una colubrina ad avancarica”. Incredibilmente, nelle poche province rosse rimaste, la vendita di colubrine ad avancarica ha fatto registrare una strabiliante impennata.
In ogni caso si attende il congresso, che si svolgerà in un Palasport, sempre che prima non ci siano altre elezioni. Nel qual caso basterebbe il tinello di Bersani, sempre che prima non ci siano altre elezioni. Nel qual caso una cabina del telefono andrebbe benissimo, e starebbero larghi.

E pensare che le prime ore dopo le elezioni erano parse gravide di novità e colme di ottimismo. La gioia del Partito Democratico per non essere morto sul colpo – ma soltanto ferito e mutilato, senza una gamba, cieco, sordo e dissanguato – si coniugava con le ottime notizie che venivano dal quartier generale nemico. Il previsto sfondamento non era avvenuto. Silvio Berlusconi aveva avuto soltanto 2.706.794 preferenze, cioè appena trentamila in meno dei voti complessivi di Prc-Pdci, Sinistra & Libertà e Radicali messi insieme. Grande delusione perché non sono arrivati i 170 milioni di voti di preferenza attesi, di cui 12 milioni in  topless. Il Popolo della Libertà si fermava a un misero 35,3 per cento e non arrivava al 40, al 45, al 56, al 78, al 127 per cento più volte annunciati. Questo rappresenta una grandissima innovazione nella scienza statistica: il risultato delle elezioni non dipende dai voti che conti dopo, ma dalle cazzate che dici prima. Da Papi ci aspettavamo tutto, ma non che si facesse fregare dalla sua stessa propaganda: un errore da comunista.
Rispetto alle politiche dell’anno scorso il Pdl ha preso due punti in meno, due milioni e ottocentomila elettori se ne sono andati. Sono più gli elettori del Pdl che sono rimasti a casa o hanno votato per  qualcun altro, di quelli che hanno scritto “Berlusconi” sulla scheda. Povero Papi, si vantava di piacere a 75 italiani su cento, ma solo 6 italiani su 100 hanno scritto il suo nome sulla scheda: c’è gente che è diventata alcolista per molto meno. Ma si tratta comunque di un grande risultato. Ora, soltanto un nuovo incredibile, potentissimo scandalo potrà incrinare il potere di Silvio Berlusconi. Qualcosa che non ti aspetti, qualcosa di assolutamente inconcepibile, di inedito, di raccapricciante, tipo la foto di qualche ragazza che gira per Villa Certosa completamente vestita. Impensabile.

Dopo 48 ore di stordimento per non essere stato acclamato miss Italio 2009, assorbita la delusione cocente di non essere amato da tutti compresi gli animali domestici, passata la stizza perché qualcuno del suo partito ha preso più preferenze di lui in qualche remota circoscrizione, Silvio Berlusconi si è subito ripreso. Con una breve ma intensa cerimonia in Parlamento, ha cancellato la possibilità di indagare con lo strumento delle intercettazioni, ha limitato la libertà di stampa, reso ricattabili i suoi colleghi editori e aiutato un bel po’ di delinquenti a farla franca in nome della privacy, e venti deputati dell’opposizione hanno votato per lui rimanendo in incognito.
Niente male per uno che ha perso le elezioni, pensate se le vinceva!
Naturalmente il premier ha cercato febbrilmente di mettere a fuoco le cause del suo mancato trionfo, e le ha individuate in un disegno eversivo ai suoi danni, compiuto da un tale S.B., 73 anni, da Arcore, sessualmente esuberante, benestante, imprenditore. Sarebbe, questo S.B., l’unico uomo in Italia capace veramente di rovinare Silvio Berlusconi, e c’è da giurare che lo farà.

Ha vinto la Lega, non bisogna negare l’evidenza. E a proposito di Padania, è innegabile che in un’ottica di lungo periodo, il voto amministrativo che oggi ci sembra tanto lugubre finirà per premiare le regioni del Sud. Proprio così. A nord del Po la sinistra è scomparsa, le amministrazioni sono tutte di centrodestra, le province rosse sono state sciolte nell’acido, ovunque governa il Klu Klux Klan. Ciò significa che nel giro di qualche anno l’intera pianura padana sarà efficiente e produttiva come un immensa, sconfinata Malpensa, la pista di bocce più lunga del mondo. Se gli uomini di Bossi riusciranno a fare alle regioni del nord quello che hanno fatto all’aeroporto di Varese, presto i milanesi guarderanno a Catanzaro come se fosse Parigi, sogneranno di trasferirsi a Benevento, un posto dove Mastella ha preso 24.000 preferenze, e non è un caso di omonimia.
Sul cervello del milanesi, comunque, presto la scienza dirà la sua: gente che premia con 67.000 preferenze Gabriele Albertini, l’uomo che fece comperare alla città milioni e milioni di titoli tossici spacciandosi per “amministratore di condominio”, andrebbe ricoverata d’urgenza. Con tutti questi ricoveri, gli amichetti affaristi della Compagnia delle Opere potrebbero mettere da parte un altro gruzzoletto. Se poi qualche chirurgo di clinica privata milanese decidesse di farli a fettine per arrotondare lo stipendio, pazienza, senza intercettazioni non lo saprebbe nessuno.

Prima di spirare per le ferite ricevute, qualcuno a sinistra osserverà che in Italia non è arrivato il vento schifoso, razzista, xenofobo, fascista e in certi casi addirittura filonazista che si sente altrove. In Ungheria, in Olanda, in Finlandia in Austria, le camice brune esultano per la vittoria, forse già preparano roghi e deportazioni, mentre qui la piccola Hitlerjugend di casa nostra, i Fiore, le Fiamme tricolori, i naziskin ripuliti con la balla delle radici cristiane, i giovinotti col coltello in  tasca e i cretini sparsi che salutano col braccio teso, hanno fatto schifo e compassione. Questa Wehrmacht de noantri non è entrata nemmeno in classifica e va a concimare quei mucchietti di voti catalogati sotto la voce “altri”. C’è chi se ne rallegra, ed è giusto. C’è chi ne fa un dato d’ottimismo, il che è spiegabile solo con lo stato confusionale indotto dalla batosta ricevuta. Se i razzisti conclamati non sfondano qui da noi è solo perché hanno già sfondato, hanno il 10 per cento, occupano quattro ministeri, sono forza di governo e prendono decisioni in materia di immigrazione. Mentre il nazismo avanza in tutta Europa, l’unico paese al mondo in cui alcuni imputati per istigazione all’odio razziale militano nello stesso partito del ministro degli Interni è l’Italia. Un altro record. Quanto alle radici cristiane e all’orgoglio cattolico, non c’è problema, verranno caricati su un vagone piombato e portati in Europa da Mario Borghezio e da Magdi Cristiano Allam, e questo è quanto.
Ditemi voi se tutto ciò non finirà per incoraggiare l’ateismo.

I tempi passano e le mode cambiano. I bambini più intelligenti, i piccoli geni, quelli che sanno risolvere i più difficili rompicapi, non chiedono più in regalo in cubo di Rubik, ma il kit della sinistra radicale. E’ senza alcun dubbio il più difficile gioco di prestidigitazione esistente, è l’unica cosa che metterebbe in difficoltà persino il mago Silvan, figurarsi il mago Vendola. L’anno scorso si sono presentati uniti hanno preso il 3,1, e non bastava. Ora che si sono presentati separati hanno preso ognuno il 3 e qualcosa, e non basta. In pratica hanno raddoppiato la percentuale, ma se la sono divisa e sono rimasti fuori lo stesso. Uniti non vanno da nessuna parte. Divisi non vanno da nessuna parte. Secondo uno studio pubblicato su “Giochi matematici”, la rivista dei comunisti pugliesi, intorno al 2042 ci saranno circa 120 formazioni di sinistra ognuna con il tre per cento, dunque l’intero corpo elettorale voterà unanime per formazioni politiche molto coerenti che non conteranno un cazzo pur avendo la maggioranza assoluta. I comunisti di una volta erano noti per riempire manicomi e gli ospedali psichiatrici. Quelli di oggi potrebbero fare lo stesso, chiedendo spontaneamente il ricovero e dunque con un notevole risparmio sulla polizia politica.

Molti interrogativi pone il voto centrista. Tante domande e nemmeno una risposa certa. Amianto? Inquinamento da termovalorizzatori che crea danni cerebrali permanenti? Quale causa naturale può aver indotto quasi due milioni di persone a votare per l’Udc? Le 56.442 persone che hanno scritto “De Mita” sulla scheda elettorale potranno essere curate gratis? Quanti dei deputati Udc alla camera hanno votato in segreto a favore della galera per i giornalisti che pubblicassero intercettazioni? Totò Cuffaro resterà a piede libero ancora a lungo? Perché il principe Emanuele Filiberto di Savoia non è riuscito ad essere eletto? E, soprattutto, i 22.420 italiani che l’hanno votato sono contagiosi? Verranno abbattuti? E quale sarà l’impatto economico sul Paese?

A proposito di economia, ho speso 154 euro di tasca mia per mandare una corona di fiori al funerale del bipartitismo. Non sapevo cosa scrivere sul nastro e così ho dovuto pensarci a lungo. “Riposa in pace” mi sembrava banale, e allora ho chiesto al fiorista di scrivere qualcosa nel nobile idioma padano, che forse diventerà presto obbligatorio negli atti amministrativi e nella lingua parlata a Nord di Firenze. Una frase semplice, una prece senza fronzoli, qualcosa di diretto e popolare. “Vadavialcù”, ecco, in modo che anche gli intellettuali della Padania possano capire. Poi ho deciso di non essere volgare, ho pensato alla battuta più divertente e ai comici più geniali e mi è venuto il mente il referendum di Segni e la posizione del Pd. Così sulla corona di fiori che ho mandato alle esequie del bipartitismo ho fatto scrivere: “Vota sì”. Al funerale ridevano tutti fino alle lacrime.

E comunque! Come ampiamente previsto, Tonino Di Pietro ha vinto in carrozza le elezioni europee. 2 milioni  452mila e 569 persone hanno dimostrato di provare simpatia per le minoranze linguistiche, di apprezzare la vita contadina, e soprattutto di credere ancora che si possa difendere la giustizia in Italia. Il successo dell’Italia dei Valori, la vera e propria ovazione raccolta da Luigi De Magistris, pongono ora diversi problemi all’opposizione, forse più di quanti ne creino alla maggioranza.
Da tempo immemorabile il vecchio Pci (e succ. mod.) si è dannato l’anima per sterminare qualunque possibile alleato, o amico, o fiancheggiatore, o complice critico alla sua sinistra. Ha provato con il curaro, con il gas nervino, con il veleno per i topi e non c’è mai riuscito. Poi ha provato con Veltroni e finalmente ce l’ha fatta. Per la prima volta alle politiche del 2008 il Pd si è svegliato senza nulla che gli rompesse i coglioni a sinistra. E ora si trova alle europee del 2009 con Tonino che gli rompe i coglioni a destra. E’ una specie di legge del contrappasso.
Io non so e non voglio dire se e quanto e come il successo dell’Italia dei Valori cambierà il modo di fare opposizione in questo paese. Di sicuro farà stare un po’ zitti tutti quelli del governo che spiegano all’opposizione come fare opposizione. Quando Cicchitto, o Bondi, o l’ingegner Castelli, o – salendo di livello intellettuale – Mara Carfagna o addirittura Capezzone dicono… Non è così che si fa opposizione… Non è che con Di Pietro che vincerete… Ogni volta che questo accade, i voti di Di Pietro aumentano. Gli analisti e gli esperti di flussi elettorali spiegano che quasi tutti i voti in più di Tonino (oltre un milione) vengono dal Pd. Per un partito che voleva bastare a se stesso e avere una “vocazione maggioritaria” è la peggiore delle lezioni possibili. Il povero Walter era morto, peccato. Era sepolto ed era quasi dimenticato, peccato. Ora l’8 per cento dell’Idv alle elezioni europee costruisce sul suo sacro sepolcro un centro commerciale con parcheggio, e tanti saluti – per sempre – al “principale esponente dello schieramento a noi avverso”. Che volete farci: la vita continua, per fortuna. E ora si riparte. Si ricomincia.
Non so se si chiamerà mai più Unione, o Ulivo, o come cazzo vi pare. Io lo chiamerei CLN.
Così, per scaramanzia.

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