Voi siete qui – Meritocrazia in mutande
La cosa tragica di Berlusconi è che persino come barzelletta nazionale arriva secondo. D’accordo, il priapismo ultrasettantenne al potere resta esilarante. Ma la vera barzelletta italiana è un’altra. E’ la famosa “meritocrazia”, invocata un giorno sì e l’altro pure. Merito! Merito! Merito! E’ il mantra nazionale, l’inno, la predica quotidiana. Poi, però, all’apparir del vero, cosa sia il merito in questo paese lo si vede al volo. Basta accompagnarsi a papi, andare a una festa, fare la ola, cantare in coro intorno al tavolo da pranzo “meno male che Silvio c’è” per arraffare un posto in tivù, una candidatura (dalle europee al consiglio comunale), un provino, un affaruccio, un appaltino. Ormai è evidente che sedendosi sulle ginocchia giuste (sempre quelle, peraltro) puoi ambire ad alti incarichi, finanche puoi diventare – come scrivono i giornali – “la lesbica del Grande Fratello”, o ministra, o meteorina (!), o deputata. E più risulta evidente a tutti che ci si fa strada a colpi di favori, sviolinate, piaggeria, prestazioni hot, leccaculismo, e più aumenta il volume della solfa: merito! Più merito! Viva il merito! Intanto, vedi i telegiornali di papi e scopri la figlia del grande banchiere che passa la linea alla figlia del grande immobiliarista, che passa la linea al figlio del governatore di regione (peraltro indagato per corruzione). Non importa, il ritornello continua: merito! Merito! E poi vedi i giovani imprenditori che si chiamano tutti come i vecchi imprenditori, cioè i papà ricchi, e non è un caso che battono le mani a Silvio proprio mentre indignati urlano: merito! Merito! Che diamine, ci vuole più merito in questo paese! E’ con il merito che ci si fa strada. Se proprio non avete decine di signorine da presentare al presidente, o il papà industriale, o banchiere, o se non siete disposte a venire alla festa in Sardegna, o a smutandarvi a Palazzo Grazioli, o a censurare le notizie sgradite a papi, o a paragonarlo a Catilina, beh, provate con il merito. E’ l’ultima spiagga, ma chissà, magari funziona!
Commenti (18)
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comunque c’è merito e merito. c’è quello acquisito, frutto del duro lavoro e del talemto, raramente riconosciuto, e quello assolutamente gratuito, che premia semplicemente sulla base dell’essere quel che si è, e nella fattispecie semplicemente italiani. politici di siffatta statura, evidentemente ce li meritiamo.
Siamo proprio al cuore del problema… In questi giorni imperversa la Gelmini che esalta le bocciature a scuola “contro la cultura lassista del 68”. E poi si leggono queste notizie…
Per la cronaca, e andrebbe SEMPRE detto ogni volta che capita, già nel 1972 si bocciava tantissimo (e poi i sopravvissuti alle bocciature delle prime classi venivano quasi sempre promossi alla maturità, certo) e si parlava del sei politico come di una cosa lontana e rarefatta dal tempo passato, e poi sono passati 40 anni e nel mezzo sono successe tante cose, e poi infine meglio il sei politico delle promozioni e delle lauree comperate, che imperano qui ai tempi della destra parolaia della “tolleranza zero”.
Grazie Robecchi, vai avanti così.
“Intanto, vedi i telegiornali di papi e scopri la figlia del grande banchiere che passa la linea alla figlia del grande immobiliarista, che passa la linea al figlio del governatore di regione (peraltro indagato per corruzione)”: 92 minuti di applausi.
senza girarci troppo in torno, che poi la gente non capisce, la parola chiave e’ CORRUZIONE. Dal dopoguerra siamo un paese che ha fatto della corruzione la sua bandiera, il primo vero capitolo, omesso, della nostra costituzione.
Dalla collana “Leggete bestie” invito alla lettura del seguente articolo: http://www.comitato-antimafia-lt.org/?p=2211
Avrei preferito indicato quello sul sito della rassegna stampa del Governo ma tutto il testo e’ sputtanato: http://rassegna.rapportiparlamento.it/View.aspx?ID=2009062613105255
caro robecchi,
ti rivogo stamani i miei pensieri sparsi in libertà.
io ho sempre pensato che la questione del merito fosse un affare alquanto spinoso: quali sono, infatti, i criteri che definiscono una persona competente in questo o quel campo?
per mia esperienza, so che spessissimo le persone veramente in gamba prescindono da c.v. ben confezionati ad arte.
nella ricerca scientifica, ad es., valgono ufficialmente i titoli e il numero di pubblicazioni in riviste nazionali e internazionali; ma se un furbacchione (e quanti ce ne sono di insospettabili a giro!) ripropone lo stesso articolo cambiandone soltanto una virgola nel titolo, ciò fa evidentemente lievitare il numero che lo caratterizza, ma non parimenti la qualità del suo lavoro, che raramente è presa in seria considerazione. eppure, quest’ultimo sembra meritare più di un altro che magari si fa il mazzo in ricerche organiche e realmente valide e che, invece, pare meno produttivo di altri colleghi, i quali sprecano magari il tempo in ricerche talmente particolari e inutili e svelte che non serviranno affatto a progredire la nostra comprensione sulle cose.
questo è un dato: se un paper (articolo scientifico) è scritto nel rispetto di certe procedure formali e in un bell’inglese indipendentemente dalle idee/risultati che veicola, ha molte più probabilità di essere preso in considerazione per una pubblicazione rispetto ad un altro che magari ha contenuti più interessanti ma non si è attenuto alla perversione della scaletta anglosassone.
così va il mondo a quanto sembra: c’è bisogno di consolazione un po’ dovunque e non sono nel nostro bel paese, caro robecchi.
non è, forse, questo uno degli effetti nefasti della depressione generale che ci caratterizza o reale mancanza di progetti organici e seri? vale a dire, sovrapproduzione bulimica di libri (magari inconsistenti) unita ad una paura fottutissima dei contributi originali. altrimenti detta: schizofrenia contemporanea.
il cuore del problema, dunque, è sempre lo stesso: sec. me, il merito non ha a che fare con la quantità di cose da esibire come in una vetrina, ma con l’integrazione delle conoscenze e questo è un processo a lungo termine sec. tempi affatto pubblicitari. il “merito” si risolverebbe così, in ultima analisi, in un postfatto di difficile definizione.
siamo sempre lì: il gioco delle parole determina la nostra esistenza e, di conseguenza, la fortuna/sfortuna delle sorti comuni.
concludo con un altro es.: un mio conoscente, che non perde mai occasione per definirsi “un semplice artigiano” ma che contemporaneamente è nel giro giusto di una certa intellighenzia di sinistra sì da vendere -senza merito alcuno dico io- i suoi quadri in quanto che recensiti con tutti gli onori da pessimi storici dell’arte suoi amici, gioca allo stesso modo con le parole, ignorando la gravità delle sue azioni.
io penso che sia un bluffatore, e lui sa che non lo stimo proprio. per quanto venga sempre interpellata da costui con moglie a seguito in quanto che faccio sec. loro parte del database, non sono mai riusciti a strapparmi dalla bocca un “bello”.
io vedo in quella vanità le trame dell’inganno nel tessere relazioni sociali con le persone giuste e l’arte invece è fatta sostanzialmente di coraggio teorico/pratico e si fotte del mercato: la trappola sta nel dichiarare una cosa, ma poi fare l’esatto opposto. chiamala, se vuoi, “incompetenza”, chiamala “volgarità”: per me rimane una truffa bella e buona.
sta di fatto che questo modo di vivere è comunissimo, crea modelli a getto continuo e perpetua disordine o mala informazione. sempre in modo tacito, ovviamente, ma non meno dannoso di quello ostentato ed autoevidente.
c’è un’infinità di esempi quotidiani, vicini e lontani dal nostro vissuto, di come parole pericolose quali “merito” e “arte” siano blasfemate continuamente da modalità di vivere/pensare trasversali e rozze che poco hanno a che fare con la sostanza delle cose. dove sono finiti, difatti, i “maestri”?
te lo dico io: son stati congelati, umiliati, esiliati da questo modo sciatto e ipocrita che si chiama liberismo di mercato.
che differenza passa, allora, fra quel mio conoscente o pseudoartista che si crede la reincarnazione di masaccio (!) e un d’alema che si crede lo scienziato della politica (!) e in tv dice di fare opposizione e poi quando c’è da votare contro le leggi ad personas del burlesque ritira il braccino?
sembra tutta na pasta di contraddizioni psicotiche fra le quali lo sbandierare della gelmini o di brunetta al “merito!merito!” non è altro che una variazione fra le più criminali. basterebbe infatti ricostruire nei dettagli le modalità delle loro non-limpide ascese per rendersi conto di che materiale putrido son fatti sti ministri. sbobbe, minestroni per topi, altro che autorità degne di rispetto alcuno!
immagina dunque un po’ la mia sofferenza quotidiana: un giorno sì e l’altro pure ho pruriti dappertutto che mi tolgono talvolta persino il respiro…
buona giornata a te
È sbagliata la foto allegata. Ci stava bene un culo. Inteso come passaporto od ascensore. Come talismano ( da toccare o da farsi toccare) e come fortuna ( che temiamo sia il maggior merito che la Marcegaglia e la Guidi possano esibire ). Un culo. Inteso soprattutto come faccia.
Il merito? C ‘è chi lo fa, il merito… Prendiamo per esempio il signor dice, ma non ha mai detto; ha fatto, ma non ha mai fatto; farà, ma forse faranno altri fra trent’anni; il mago del gioco delle tre carte; l’imbonitore per eccellenza del supermercato dei gonzi teleguidati; l’utilizzatore finale, a sbafo inconscio, di vagonate di femmine di primo pelo fornito da imprenditori nei guai… Sì, proprio lui, il papi nazionale, il cavaliere nominato dal re di bastoni. Lui sì che è la prova provata del merito. Di quello però di derivazione socialista del tipo “paga che te lo do io il merito!” Questo individuo eccezionale che vive in un paese eccezionalmente tollerante; che è riverito senza ritegno alcuno da nominati cortigiani eccezionali; che è difeso da avvocati eccezionali a doppio stipendio di cui uno nazionale; che con arroganza meschina invita i suoi pari a boicottare la pubblicità sui giornali nemici: che proibisce la satira nelle TV; che dice con un sorriso a 64 denti ai licenziati che bisogna essere ottimisti e non badare a spese; che tenta di nominare parlamentari della Repubblica italiana meritevoli veline che, stando a quello che si vocifera sul loro conto sui media italiani ed esteri, sembrerebbero solo campionesse nell’arte della valorizzazione dei bassi istinti sessuali dei vip… ha promesso che alle sue prossime feste inviterà anche i giornalisti… A.R. questa è l’occasione unica della vita di un giornalista… E le giornaliste?… Mah!… Se ci cascano… Però bisogna meritarselo!… E proprio ora che tutti gli italiani citino in coro la celebre frase, opportunamente modificata, che Cicerone pronunciò nei confronti di Catilina: “Quo usque tandem, Berlusconi, abutere patientia nostra?…
Belblog Alessandro. In Italia vige la merditocrazia,
nel senso che – famo a chi è più stronzo – per questo
quella popò di papi ha il 61% di gradimento.
In fede,
Emilio
Il discorso di Angela mi ha portato alla seguente considerazione: non è un merito cambiare una scheda guasta con una nuova ad un PC o tentare di sostituire una ruota dentata interrotta ad un orologio antico, cosa del resto quasi impossibile. Il merito sta nel sapere riparare il particolare guasto della scheda del PC o costruire ed applicare artigianalmente il dentino rotto della ruota dentata dell’orologio…
…merito. Merito?
“… usa il Merito! Quello con il manico!”
(dal gingle dell’appretto “Merito”, anni ’80)
Che bello, letto veloce e con la giusta intonazione, sembra di ascoltare di nuovo “Piovono pietre”. Peccato per l’Italia. Grazie Robecchi.
Ma sì. un bel po’ di merito immeritato fa sempre bene.
Volete mettere fare il presidente di qualche cosa senza capire un’emerita cippa e fare il direttore di altra cosa capendo tante cippe? Non è la stessa cosa, meglio la prima ipotesi, così papi zoccolo potrà continuare ad avere dei servi senza colpo ferire.
Ma vi ricordate del film Il Portaborse? Forse è il caso di ritirarlo fuori e vederlo con gli amici.
Buona visione a tutti, sarà una visione con i baffi.
mauspezz
Non parliamone allora… A settembre parleremo d’altro. Questo è il merito del silenzio: tutto tace e quindi tutto va bene signora la marchesa! Uno può immaginare qualsiasi cosa. “Fantasia, che mi da le cose che non ho…” (Mina: canzonissima 1968). Per esempio possiamo pensare che i licenziati brindino con champagne il fatto di avere più tempo per divertirsi… Che i pensionati al minimo coi soldi della social card trascorrino l’estate alle Isole Mauritius… Che il misero ricavo prodotto (forse) dal nuovo condono sui rientri di denaro dai paradisi fiscali sarà distribuito ai poveri ed alle piccole imprese, che in questo momento stanno sbadigliando in attesa che le banche, dopo il disastro mondiale che hanno combinato a danno dei risparmiatori, aprano pentite i cordoni della loro borsa, sempre stracolma a dispetto di tutto e di tutti. Condono quest’ultimo tornato nella mente fervida del Ministro Tremonti, nonostante le sue numerose promesse contrarie… Che il papi nazionale si sacrifichi sul lettone grande tra una doccia e l’altra utilizzando gratis, come si vocifera in giro, vagonate di graziose fanciulle per il bene dell’Italia… E avanti di questo passo verso l’infinito. Beh!… Io non conto nulla, ma voglio ugualmente gridare ai quattro venti che non mi sarà gradito il silenzio auspicato dal nostro Presidente della Repubblica. Certo, le mie vedute sono infinitamente più ristrette rispetto a quelle larghissime ed autorevoli del Capo dello Stato, ma che ci volete fare, io la penso così. Sulla terra sono pochi coloro che sentono la voce del silenzio, io non sono fra quelli!
Per piacere non usiamo le distorsioni di vario tipo per invalidare il concetto che capacità, impegno, lavoro vadano riconosciuti oggettivamente.
Questo è un paese in cui è permessa la corsa ai piccoli feudi, all’autocertificazione, alle procedure non trasparenti. Questo è pateticamente trasversale a schieramenti, partiti e partitini.
@ Grondona
La pesno esattamente nello stesso modo…ma quale silenzio? Ci vogliamo consegnare a questi delinquenti con mani e piedi legati? A quanto pare anche il capo dello stato non vede, non sente e fa finta di non capire…per quanto sta nelle sue facoltà in qualità di…! Questo ultimo richiamo mi ricorda coloro che mettono la spazzatura sotto il tappeto..in vista del G8, per fare la nostra magna (?) figura, facciamo finta che tutto vada bene.Caro presidente, qui non va bene nulla…ultimo esempio quel che è accaduto questa notte a Viareggio..viaggiare in treno è diventato come darsi ad uno sport estremo, non si sa se si torna vivi.
@ Marcello: il tuo discorso può essere pericoloso, si rischia di finire a dire “sono tutti uguali”, come si fa sempre (in tv e non solo). Con i Bossi e i Berlusconi abbiamo degli esempi spaventosi di nepotismo e peggio, prolungati nel tempo (per un lungo tempo, ormai decenni): cominciamo a colpire qui, perché qui ci sono delle certezze e per di più in uomini di potere – di potere OGGI. Se no va a finire che si parla sempre della barca di D’Alema (la tiro in ballo io, se no prima o poi lo sento che arriva…).
sono ormai giorni, settimane, mesi, anni che la fase che ripeto più frequentemente è: cheppaese dimmerda..
Io dico che bisogna studiare di più.. cito Wikipedia:
La meritocrazia è una forma di governo dove le cariche amministrative, le cariche pubbliche, e qualsiasi ruolo che richieda responsabilità nei confronti degli altri, è affidata secondo criteri di merito, e non di appartenenza lobbystica, familiare (nepotismo e in senso allargato clientelismo)hahahaha!! o di casta economica (oligarchia) ri-AHAHAHAHAH.
Va da sè che il termine appunto Meritocrazia è in linea con la realtà Italiota. Infatti abbiamo un governo le cui cariche sono affidate proprio ai meriti di codesti personaggi:
Nani, ruffiani o paraninfi ,puttane , ballerine. Mancano però a questo punto i folletti o germani ( che sono la stessa cosa) , qualche drago e il coniglio bianco. ah dimenticavo nel caso ci dimenticassimo veramente chi siamo. Sempre a portata di mano la carta d’indentità eh??!.in caso di smarrimento mentale li c’è scritto tutto.