E’ l’EcoNOmy, bellezza
Come tutti sanno, e come gli economisti non smettono mai di ricordarci, l’economia è un gioco abbastanza duro. Non è roba per signorine (direbbe Gattuso), né un pranzo di gala (direbbe Lenin). L’obiettivo primario di aumentare il Pil – che è l’unico sport mondiale praticato da tutta la popolazione del pianeta – non deve quindi cedere o arretrare di fronte a sentimentalismi e piccoli, antichi moralismi. Immaginate dunque il dispetto nel dover spendere un sacco di soldi per liberarsi di qualcosa che invece potremmo vendere con profitto. Proprio così: l’Italia si tiene in casa 235 tonnallate di scorie nucleari, e dovrà spendere qualcosa come 300 milioni di euro per mandarle a riprocessare in Francia o in Inghiletrra. Che spreco! E pensare che c’è sicuramente qualche stato-canaglia, o capo-guerriglia, o integralista-armato che pagherebbe oro per avere quel materiale e fabbricare qualche bomba “sporca”. Cinico? Lo ammetto: cinico, ma non più di tutte quelle pistole Beretta trovate in mano alla guerriglia irakena.
1.032 barre irraggiate sono ancora stoccate in Italia, per un totale di 235 tonnnellate di scorrie radioattive. 47 tonnellate di combustibile nucleare sono state vendute alla tedesca Nukem (fonte: CorriereEconomia)
Difficile distinguere, nei consumi, l’impennata snobistica dal reale bisogno. Quindi non è facile interpretare la nuova fortuna del settore del “riscaldamento a biocombustibile legnoso”, che si scrive così, ma in italiano si legge “stufe e caminetti”. Circa 40.000 visitatori (record) hanno affollato la fiera del settore (a Verona) e gli imprenditori russi sono calati in massa. Ecco un indicatore economico di difficile lettura. Cosa vorrà dire? La minoritaria categoria dei neo-ricchi brama il caminetto? Oppure la maggioritaria categoria dei neo-poveri è costretta a farsi la stufa? Urgono altri indicatori. Un’indizio, però, c’è. Non risulta che nel centro delle grandi città aprano e prosperino venditori di legna da ardere, e ciò deporrebbe a favore dell’ipotesi numero uno, cioè il caminetto, la stufa in maiolica, sarebbero più status symbol per pochi che necessità per molti. Bene, questo li inserisce nel fecondissimo e arrembante mercato del lusso, anche perché una fascina di legna nel centro di Milano costa come gli asparagi fuori stagione. E questo, indubbiamente, è un toccasana per il Pil nazionale.
400 espositori da 22 paesi hanno partecipato a Progetto Fuoco, alla Fiera di Verona, confermando la forte espansione del settore (fonte: Progetto Fuoco)
Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.
Ultimi articoli
- Ballottaggio. Il sogno di avere i voti di Vannacci, però senza Vannacci
- Le ultime da Gaza. Bibi, il cacciatore di aquiloni, abbatte i giochi dei bimbi
- Capitalismo vorace. Acqua, energia e Co2: profitti per pochi, costi per tutti
- Scoperte. Svelato il mistero delle linee di Nazca: erano un’intervista a Calenda
- Una società senza classi e i baci di Lili Brik. Parco Lambro, 1976. Piccolo memoir su quanto eravamo scemi e meravigliosi
- Omicidi Srl, la recensione de il Giornale
- Il concorso. Il Pentagono chiede idee per la Difesa: suggerimenti?
- Taca la bala. Urge allenatore mai stato a est di Bergamo: i nostri candidati
- Legittima difesa. Uccidiamo i parenti del ladri fino alla quarta generazione
- Invisibili. Proletari senza rivoluzione: il paese parallelo che non ci crede più
Lascia un commento