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Voi siete qui – No, non si può dire solo no

domenica, 19 Ottobre 2008

Benedetti ragazzi, ascoltate la saggia voce che scende dal colle. E’ la voce del capo dello stato, mica del primo Cicchitto che passa, e dunque ascoltare, riflettere, pensare. Bene. Lo faremo. Le solenni parole presidenziali a proposito della riforma della scuola del ministro Tremonti (mandante) e della ministra Gelmini (esecutrice materiale) suonano in questo modo: “Non si può dire solo no”. Ha ragione. Davanti alla proposta che per migliorare l’unica scuola che funziona degnamente (le elementari) bisogna cacciare 87 mila maestre e ridurre le ore di insegnamento, non si può dire solo no. Si può anche dire: “No, siete dei banditi!”. Concordo che dire solo no non basta. Conosco precari che nella scuola non entreranno mai, i quali dicono addirittura: “No, manco morti!”. E so di persone moderate e responsabili che di fronte alla proposta delle classi di concentramento per bambini stranieri hanno addirittura sbottato: “No, vaffanculo!”. Ma poi, preso da un brivido, sono andato a controllare tutte le volte che si è detto sempre no, o solo no, insomma che si è detto di no. Il lodo Alfano, per esempio. Il no è suonato talmente alto e vigoroso che il lodo Alfano è legge, e  tanti saluti al processo per corruzione del solito noto. Sulla truffa Alitalia (i debiti a noi e gli affari agli amichetti), il no ha tanto rimbombato che persino il capo dell’opposizione si è vantato di aver detto sì. Sarò smemorato, ma non riesco a farmi venire in mente quando e come si è detto no l’ultima volta. Ci penso da due giorni, sta diventando un’ossessione: cazzo, abbiamo si è detto no? Ma quando? Su cosa? Sulla base di Vicenza? Sull’esercito nelle strade? Sulle cretine ordinanze in materia di sicurezza? Sull’espulsione e sulla galera per i clandestini ha detto no l’Europa, sempre sia lodata se ha fatto girare i maroni a Maroni. Ma altri no alle porcate di questi sei mesi non ne ho sentiti. Ieri l’altro erano in piazza in mezzo milione. Non dicevano solo no. Dicevano: “No, e mo’ basta!”. Un brivido antico, che è bene riprovare.

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