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Zingaretti amministra un condominio rissoso per brevità chiamato Pd

mercoledì, 24 Luglio 2019

Fatt0240719Se è vero che “Dio acceca chi vuole perdere”, come diceva (pare) il profeta Isaia, nella politica attuale, e segnatamente nel Pd, ci sono molti Ray Charles, purtroppo senza il senso del blues (e del ridicolo). Insomma, mentre il governo traballa, Conte va in Parlamento a parlare di affaracci russi al posto di chi dovrebbe andarci veramente (Salvini), si allarga il solco paraideologico della Tav, volano sberle, impera il battibecco e si fa la guerra a ministri del proprio stesso esecutivo, il principale partito d’opposizione non trova di meglio che prendersi a schiaffoni da solo, minacciare defezioni e scissioni, mandarsele a dire attraverso i giornali, i tweet, i selfie e magari addirittura, chi lo sa, si telefonano pure.

Ieri il derby era Franceschini contro Renzi. Uno a dire che per fare opposizione bisogna entrare nelle contraddizioni del governo, allargare le crepe nei muri della maggioranza, insomma accorrere con taniche di benzina dove le scintille tra Lega e 5stelle producono incendi. L’altro, reduce da un viaggio in America dove è andato a parlare di futuro (e te credo, il passato non è entusiasmante), che risponde piccato con il solito #Senzadime, cancelletto più nove lettere, supporto teorico della luminosa strategia dei popcorn, quella che ha portato la Lega al governo, e poi al 36 per cento, e poi… Uno scontro tra titani, anche con colpi sotto la cintura, tipo Renzi che rimprovera a Franceschini i suoi insuccessi, che detto da lui è come se i tedeschi prendessero in giro i giapponesi perché hanno perso la guerra mondiale.

Guerriglia interna, dunque. Come la mozione di sfiducia per Salvini, lanciata senza concordarla con il segretario (cioè una corrente che prende un’iniziativa parlamentare), come il continuo stillicidio di dichiarazioni che vanno dall’ironico all’ostile. Aggiungiamo, più per dare colore alla scena che per sostanza politica, l’eterno penultimatum di Carlo Calenda, che anche lui minaccia di mettersi in proprio e uscire dalla ditta se si farà un accordo coi 5stelle, ma è contrario alla mozione di sfiducia di Renzi e Boschi contro Salvini che ricompatterebbe la maggioranza (come dice anche Franceschini e come pensa Zingaretti). In ogni caso, si registra un grande risveglio dei troll di tutte le parti in commedia, che in confronto le guerre nei Balcani erano partite a bocce. Gente che recupera hashtag antichi e consunti (#senzadime, appunto), o che sberleffa il nemico di turno, o che elenca le malefatte grilline per dire che gli unici affidabili sono loro, con questo dettaglio, ahimé, che hanno solo il 18 per cento.

Ecco, l’aritmetica dirà l’ultima parola, chissà quando. Però pare davvero contro le leggi della fisica e della natura fare un governo Pd senza destra (la Lega) e senza 5stelle, cioè immaginare di andare a palazzo Chigi soli e splendidi contando sul voto di un italiano (scarso) su cinque. Qualcuno ci riuscì anche con meno (il vecchio Bettino), ma in quel caso c’era un sistema di alleanze, mentre ora è tutto un “senza di me”, che significa: se si gioca io non gioco, l’ambizione di vincere una partita restando a cazzeggiare negli spogliatoi.

Nei fatti, si tratta di un mirabolante asse Renzi-DiMaio, alleati strettissimi, entrambi preoccupati che il governo regga, che non scivoli malamente, che non si faccia male. Si accusano a vicenda di inenarrabili nefandezze (non tutte inventate) per tenersi in piedi l’un l’altro, per sostenersi. Fuori di lì, la Lega fa quasi quello che vuole, Zingaretti fa l’amministratore di un condominio dove quelli del primo piano mandano a cagare quelli del secondo, che litigano con quelli del terzo e così via, ad libitum. Spettacolo piuttosto indecoroso, non il primo, non l’ultimo. Non resta che sedersi ad ammirare lo spettacolo, comodi, nel buio della sala. I popcorn li porta Renzi.

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