Follia maggiore, la recensione su Il Foglio
sabato, 14 Luglio 2018
Commenti (4)
Lascia un commento Annulla risposta
Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.
Ultimi articoli
- Milano, oh cara! I “maranza” a Milano: quelli di Manzoni e quelli visti da Marx
- Ipocrisia canaglia. Credersi buoni davanti alla guerra. Che è immorale
- Risvegli. Ehi, Campo largo! Guarda i dati sui salari: il programma è già lì
- Tutto è ibrido. La parola di moda che serve al marketing della guerra
- Strampalate. Giorgia Vannacci farà meglio: fila al cinema solo per italiani
- Questa famosa faccenda della satira, il Premio Forte dei Marmi, e un discorsetto che non farò. Insomma grazie grazie
- Apocalisse artificiale. Il capitalismo in estinzione e otto miliardi di ostaggi
- Francia, Spagna, i killer, l’agenda dei prossimi incontri e persino un premio
- Occhio ai nazisti. Il perfetto manuale di Merz e Ursula per cadere dal pero
- Ballottaggio. Il sogno di avere i voti di Vannacci, però senza Vannacci

Ottima recensione! Saluti da Phuket
Però vorrei capire una cosa: quando un’”intellettuale di riferimento” come Revelli dice una boiata pazzesca sul fatto che Calenda ha pubblicato un “manifesto” sul Foglio (ignorando che è un interessante giornale di dibattito e circolazione delle Idee) va tutto bene. E cioè il Foglio è brutto, cattivo, neoliberista, di destra e quant’altro. Quando però lo stesso giornale pubblica una recensione (positiva) del proprio libro, beh, allora va bene lo stesso. Non so, c’è qualcosa che non mi convince.
La rassegna stampa completa del mio ultimo libro (e di tutti gli altri) la trova qui sul sito. Ne hanno scritto tutti (grazie) e tutti bene (ri-grazie). Naturalmente non decido io chi, come, dove e quando recensisce i miei libri (quella del Foglio non è la migliore, tra l’altro). Ma credo non le sfugga la diffferenza tra una recensione e un manifesto politico. Detto questo, il Foglio è un giornale che abbiamo pagato tutti anche senza comprarlo, ci è costato una cinquantina di milioni, è stato l’organo ufficiale di Silvio, poi di Renzi e massimo sostenitore del patto del Nazareno, quindi che Calenda lanci da lì le sue proposte confindustrial-repubblicane non mi sorprende per niente. Se fossero proposte di sinistra le avrebbe mandate ad altri, credo. Magari all’Unità, se non fosse stata rilanciata da Renzi, e s’è visto il risultato. Oggi il Foglio è l’organo dei renziani nella giungla, direi che va bene così.
Farò anch’io un minestrone.
Non so, le ripeto che non sono renziano (che non vuol dire nulla ed ha anche un po’ stancato) e neanche lettore assiduo del Foglio. Però talvolta lo compro e rimango sempre soddisfatto pur non condividendo molte opinioni di editorialisti e collaboratori. Però è un gran bel giornale e meno male che ha avuto dei soldi. E’ proprio vero che siamo scaduti tutti nella demagogia e nel populismo d’accatto. Tra un poco ,leggendola, mi sa che troverò frasi come: “non ha mai lavorato”. Mi auguro che si possa fare una nuova legge per il finanziamento di organi di informazione e Il Manifesto, Il Foglio, Radio Popolare (che ha altre fonti, lo so), Radio Radicale e altri, possano avere un’esistenza dignitosa e possano formare giovani che vogliono avviarsi al giornalismo. O è meglio che le nuove generazioni si abbeverino da Facebook o da “me l’ha detto mia cugino” che l’ha letto su FB? Da ultimo, il Manifesto di Calenda non c’entra nulla con Confindustria e rappresenta nel centro-sinistra la sensibilità “liberale” (per semplificare). Che auspico abbia diritto di cittadinanza come auspico ce l’abbia anche la sensibilità “laburista” della quale si sente un gran bisogno. E poi ci sono i rossobruni che, giustamente dal loro punto di vista, stanno da un’altra parte.