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Voi siete qui – Non si può fare

domenica, 30 Marzo 2008

Grande rilievo è stato dato dalla stampa nazionale al recente gallinaio fascista delle candidate Mussolini e Santanché. Dicono tutti che la monnezza e la diossina ci rovinano l’immagine, c’è da sperare che all’estero non leggano le cronache politiche, che sarebbe pure peggio. Ma tant’è: con estrema dovizia di virgolettati, nulla ci è stato risparmiato: non il nonno duce che compare in sogno (un classico della Mussolini), non il nonno duce (e dàgli) che ripudia la nipote in quanto valletta di Fini. E tutto il contorno littorio dei treni in orario e puttanate consimili. Colore locale, insomma, la tanto amata dai media “prevalenza del cretino”, che vivacizza la grafica e alleggerisce il tg: due figlie della lupa che si azzuffano sul nonno sono sempre un buon trucco per non parlare di cose serie. In più, altro aspetto assai gradito ai media, si può mostrare l’effetto collaterale delle famose “donne in politica”, rappresentandole nei panni di due povere isteriche, magari con l’aggiunta (par condicio) di qualche altra svaporata creatura atterrata da marte. Sembrava già troppo una ducia, ma averne due e ben misero destino. Ma succede che la propaganda fascista non si limiti alle teorie storico-lisergiche sul glorioso ventennio, ma vada a toccare vite vere, persone, esistenze, destini. Al campo rom arriva la propaganda della Santanché. E il giorno dopo arrivano le ruspe del Comune, e questo non è un chiacchiericcio in sottofondo, il solito scemenzaio in orbace, ma cingoli e distruzione, deportazioni, retate e pogrom, un po’ come ai tempi del nonno buonanima. Sulla pelle di un centinaio di persone, non clienti del Billionaire e non entusiaste dell’Expo, la campagna elettorale ha fatto uno dei suoi colpetti di teatro: la liftata gerarca che visita il campo e, subito dopo, il vicesindaco milanese di An che lo abbatte. Piccolo episodio, ma preziosa lezione: quando si litiga su chi è più fascista, il risultato non può essere che più fascismo. Poche righe dai media: non è divertente. Ci vorrebbe qualcuno che dice: “non si può fare”.

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