Voi siete qui – Il popolo in confezione speciale
Oggi Silvio Berlusconi chiede alla sua base di scegliere il nome di una delle sue numerose aziende. E’ un’iniziativa benefica nei confronti di questo povero pensionato di Arcore che non può più nemmeno permettersi un ufficio marketing. Quando il Dash, nel 1982, passò dal fustino rotondo a quello rettangolare, mica fece tutto questo casino. Il nome sarà di tre parole, in ogni caso le ultime due parole saranno “della” e “libertà”, e si potrà votare solo sulla prima parola, scegliendo tra “popolo” e “partito”, due cose considerate sinonimi soltanto durante la rivoluzione culturale cinese e, oggi, negli uffici di Forza Italia.
Anche se si tratta di uno scherzetto per andare sui giornali, il sondaggio ha un suo valore, diciamo così, semantico. Piuttosto divertente, per esempio, l’uso e l’abuso della parola popolo. Oscurata, vilipesa e trasformata in “gente” dalle ideologie commerciali di matrice televisiva, la parola “popolo” torna in auge quando si trasforma in categoria sociologica o addirittura in settore merceologico. Il trucchetto è facile, e il luogocomunismo giornalistico lo benedisce ogni giorno: il popolo del rock, il popolo della notte, il popolo delle partite Iva e così via. Più si toglie alla parola popolo una valenza sociale e politica collettiva, spezzettando il popolo in tanti popoli settoriali, più si prende a usarla senza pudori: c’è il popolo della vela e il popolo del bridge e ovviamente, da oggi, anche il popolo della libertà. La ricomparsa di questa parola così evocativa e poderosa, nobile e roboante, nel simbolo di un partito che è proprietà privata di un miliardario populista non deve stupire né scandalizzare. “Popolo” è logo e packaging: significa che la politica ha fatto molti passi indietro e il marketing molti passi avanti, cosa che sappiamo tutti da tempo anche senza menarcela troppo sulla lunga marcia delle parole, dal popolo di avanti popolo al popolo della libertà. Alla fine, chissenefrega: sull’articolo popolo c’è il tre per due, offerta speciale.
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Se io potessi proporre una legge metterei il divieto di usare le parole “popolo”, “libertà” e “democratico” nei nomi dei partiti. Sono parole che non hanno senso in un Paese che si professa nella sua costituzione già libero e democratico e dove il popolo è sovrano.
Grazie, non avevo pensato a questo binomio popolo-partito. Forse perchè sulle cose che fa Berlusconi non mi viene da soffermarmi……