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Portiamoci avanti: nascono i comitati del Forse. Renzi: mai stato renziano

mercoledì, 13 Luglio 2016

Fatto130716Invidio molto chi tiene un archivio e confesso: io non sono capace. Il mio archivio è la pila di giornali vecchi che diventa un grattacielo, poi una montagna, finché mi decido a far pulizia. Così mi capita di scorrere titoli antichi e notizie passate a miglior vita, da “L’italicum non si tocca” a “Se vince il no lascio la politica”; da “Investirei su Monte dei Paschi” a “Il patto del Nazareno non esiste”. Poi tutto finisce nella raccolta differenziata (carta), come è giusto che sia per dichiarazioni che durano lo spazio di un mese o due.

Non si può andare avanti così, e quindi c’è una sola decisione da prendere: portarsi avanti col lavoro.

22 luglio – Nel corso di una riunione allo Sheraton di Posillipo, Maria Elena Boschi annuncia la nascita dei comitati del Forse. Dopo aver ammesso che la riforma delle riforme con cui ci hanno scassato la uàllera per mesi e mesi è “imperfetta”, prevale il buon senso.

28 luglio – Carro del vincitore: spintoni e tafferugli vicino alle uscite di sicurezza. Qualcuno ha gonfiato il salvagente prima di imboccare la porta e la ressa si è fatta insostenibile. Grida di “Fatemi scendere” e “Lei non sa chi sono io”, seguite dall’immancabile: “Ma si che lo so, stronzo”

3 agosto – Grande censimento. I renziani della prima ora sono il 22 per cento, quelli della seconda ora il 36 per cento, i renziani dell’ultimo minuto il 24 per cento e sbertucciati da tutti come quelli che sono usciti con l’ombrello e la giacca a vento quando c’era il sole e quaranta gradi all’ombra.

7 agosto – Tutti guardano a Franceschini. Fraceschini è come quelle statuine che diventano azzurre o bianche al cambiare del meteo, ti dicono se pioverà o se farà caldo. Ora Franceschini è azzurro e i franceschiniani sono dati in grande ascesa. Il passaggio da renziano a franceschiniano è considerato una tappa fondamentale nell’éducation sentimentale del giovane dem. Spuntano i franceschiniani della prima ora. A casa Franceschini si costruisce un nuovo carro, ressa alle porte da cui si entra.

11 agosto – Renzi ai suoi “Mai stato renziano”

14 agosto – Renzi attacca la minoranza, ma questa volta parla ai renziani rimasti sul carro (si erano addormentati e hanno sbagliato fermata)

18 agosto – Aperto a Rignano sull’Arno il museo del renzismo. Polemiche per l’enorme statua del gufo all’ingresso. Renzi rilascia una dichiarazione alle agenzie: “Mai usata la parola gufo, è una mistificazione della stampa che ce l’ha con me”.

23 agosto – Nel corso di una burrascosa riunione, presente Renzi, un busto di Renzi, due foto incorniciate di Renzi e un grande cartonato di Renzi, si decide che sì, forse l’Italicum si può cambiare. Il dibattito è quando: prima del referendum? Dopo il referendum? Passa la proposta di cambiarlo durante: mentre gli italiani staranno votando, sei esperti di leggi elettorali sorteggiati tra i consumatori di bistecche alla fiorentina cercheranno una soluzione.

30 agosto – E’ deciso, il referendum sulla riforma costituzionale si terrà tra il 9 ottobre e il 23 aprile, ma in caso di pioggia verrà rinviato a giugno.

6 settembre – Sono passati esattamente mille giorni dalla famosa promessa “Mille asili in mille giorni”. Matteo Renzi li inaugura tutti in un colpo solo. Sono bellissimi, tutti in Lego con i tetti rossi e le finestrelle.

10 settembre – Dario Franceschini, ministro della cultura, inaugura una grande mostra a Roma. Titolo: “Il gusto della citazione”. All’ingresso campeggia una grande scritta in neon azzurro: #Matteostaisereno

22 settembre – Matteo Renzi convoca una conferenza stampa in cui elenca i suoi successi, quindi nessuno parla per ventisei minuti. Poi si alza e congeda i giornalisti con un sonoro: “Il mio invito è sempre lo stesso: votate No”.

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