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Intervista a Claudio Cecchetto

giovedì, 9 Agosto 2007

Ok, facciamola facile. Joc a jouer compie venticinque anni, cioè è passato un quarto di secolo da quando un parte non piccola del genere umano ha incominciato a dire cose come “dormire!”, “camminare!”, “salutare!”, con il sottofondo di una musichetta vivace e furbetta. Naturalmente ognuno è libero di fare la faccia che vuole, ma se prima legge qui scoprirà delle cose interessanti. Come per esempio che l’inventore di Sabrina Salerno ha inventato anche una rivoluzionaria lattina. Che vuole ribaltare Internet. Che non se la tira per niente, ma rivendica i suoi meriti. Davvero sorprendente.

Cominciamo con la teoria: dammi una definizione di pop.
Ma pop, lo dice la parola, popolare, senza fronzoli, che è nel tuo dna, che fa parte di te. Quando magari fa troppo parte di te diventa una cosa ovvia. Pensa che su Joc a Jouer c’è stato anche qualcuno che mi ha detto: “Insomma… ci sono canzoni più belle!”. Tipo Yesterday? Roba da matti! Ma quelli che non si sono fermati all’ascolto e sono entrati nel gioco, poi, si sono divertiti tutti.
E poi chi l’ha detto che non si può divertirsi con una scemenza?
Si associa sempre divertimento a scemenza, ma perché? Se ti diverti vuol dire che stai bene. Fanno i premi letterari con tutti gli intellettuali, ma la notizia è Fiorello che ha fatto casino al premio letterario!
Hai mai fatto un calcolo di quante volte è stata suonata?
Ma no, impossibile. Sicuramente è nella borsa di tutti i dj. Poi, vedi, è uno standard, si potrebbe scrivere: Joc a Jouer e poi tra parentesi, traditional. Nel periodo di fine scuola i miei amici con figli mi chiamano e mi dicono: senti! E si sente che alla festa dei figli sta suonando Joc a Jouer. C’è gente che l’ha sentita in turco, anche se io non l’ho mai fatta in turco…
Pubblicità progresso. Ora l’hai re-incisa in tutte le lingue…
Sì, ma non voglio che si dica Cecchetto rilancia Joc a Jouer. Non l’ho fatto per rilanciare niente, semmai per dargli un premio. E’ come un figlio che io ho mollato e adesso che ha 25 anni me lo ritrovo e gli dico: grazie! Fu la sigla di Sanremo nell’82, se ne stette sei mesi nella top ten italiana, andò al primo posto in Argentina. La sentirono gli inglesi e dissero: non va bene, e la rifecero loro, ancora più maranza della mia: settimo posto in classifica in Inghilterra col titolo Superman, cantata dai Black Lace. Se vai su You Tube ne trovi versioni a decine, anche quattro tizi che la fanno in ufficio…
Mi sembra che una tua costante sia che a un certo punto fai un passo indietro. Jovanotti, 883, Sandy Marton, Sabrina Salerno. Le radio, la televisione. Tu inventi, e poi a un certo punto te ne vai… che succede?
Mi stufo. Preferisco creare che gestire. Mi vivo talmente intensamente il raggiungimento di un risultato che poi la terapia di mantenimento non mi diverte. Mi piace il percorso, devi avere un obiettivo. Una volta arrivato al numero uno di una cosa, l’unica preoccupazione che hai è rimanerci, e questo mi interessa meno, non è molto creativo. Tutto quello che faccio lo faccio perché credo che manchi. Non faccio doppioni, mentre oggi quando uno inventa uno standard tutti si allineano. Guarda le macchine, una volta erano diverse, adesso sono tutte uguali. Non rischi, non tradisci le attese, approfitti della pubblicità degli altri, te la giochi sul marchio e sui dettagli. Se rischi e fai una cosa nuova, poi, se funziona, te la comprano…
Come Radio DJ, per dirne una…
Ma sì, ogni tanto esci amareggiato perché immagini un mondo diverso, però… ci sta. Siamo nel business. Io posso dire: moralmente ho perso la mia radio, ma in realtà l’ho venduta, potevo anche non venderla! E poi obiettivamente ci sono traguardi che per me sono importanti. Nessun altro ha inventato due network radiofonici, prima Dj e poi Capital. I grandi gruppi che hanno le radio le hanno comprate gia fatte. Ecco quello che volevo dire a proposito dei rischi. Vuoi avere la soddisfazione di aver fatto due cose da pioniere? Eh, allora devi fare il pioniere, con tutti i rischi del caso!
Eppure ti sei lasciato sempre bene con tutti i tuoi che hanno preso un’altra strada…
Ma non è mai stato niente di personale. Vedi arriva un momento… 1992, io gestivo cinque grandi personaggi contemporaneamente: 883, Fiorello, Jovanotti, Amadeus, Baldini… Ognuno si sente numero uno, e lo è, ognuno vuole andare per la sua strada. Tanto è vero che oggi di questi nessuno ha lo stesso manager.
E poi ci saranno anche scelte personali, no? Immagino che Jovanotti a un certo punto abbia voluto una strada sua…
Il bello con Lorenzo è che siamo così diversi che questa diversità è servita a farlo arrivare dove è arrivato. C’è una grandissima stima reciproca. Gli obiettivi sono comuni: vogliamo cambiare il mondo, anche se sono parole grosse. Lui è nato a Cortona in mezzo all’arte, io sono nato a Ceggia in mezzo alle galline, ecco! E lui, che è colto e intelligente è molto pop. Vedi? Io non sono arrivato all’arte, e lui non è arrivato al pollaio. Perfetto!
Ma senti, adesso dopo venticinque anni si può dire: ti senti in credito? Ti sei sentito un po’ snobbato?
Ma no! Io capisco la critica! Non mi sono mai sentito snobbato, è un gioco, sono momenti diversi… Esempio, mi diverte molto che sono tutti lì a litigare per Sanremo, e io ne ho fatti tre a fila. Posso anche dirlo agli altri scherzando, ma poi so bene che sono tempi diversi, modi diversi, c’era meno stress. Ho avuto quella possibilità, tutto qui. Tu mi puoi criticare fin che vuoi, ma non c’è niente da fare, leggi la mia bio e anch’io, se mi estraneo un po’, mi viene da dire… però! Cosa si può dire: o questo ha un culo della madonna, o se no…
E c’è della diabolica continuità, pure!
Eh, sì. Guarda adesso i Finley. Se tu chiedi, cosa c’è di nuovo? Ci sono i Negramaro, Caterina Caselli, e ci sono i Finley, Cecchetto. Giovani! Quelli di vent’anni! Non le imitazioni, ma gli originali. Dicono dei Finley che sembrano i Blink, ma che vuol dire. Anche Lorenzo era rap, lui sentiva rap, ma era assolutamente nuovo e originale!
Ma dovi li trovi i giovani! Dove vai a scovarli!
Eh, non vado mica ai giardinetti! La verità è che io sono giovane, io vorrei che scrivessero sulla mia tomba – oh, tra cent’anni, eh! – “è morto govane”. E poi non sono io che li trovo, sono loro che vengono, hanno solo bisogno di riconoscerti. Guardano il mondo e vedono che l’unico che fa le cose in una certa maniera sono io. Qualcuno non passa, resta in superficie. Sono quelli che vengono pensando: Cecchetto uguale successo, ecco quelli di solito spariscono.
Rimpianti?
Rimpianti uno ne ha mille. Ma se quella cosa lì la facevo meglio. Ma forse quell’altra cosa si poteva fare in un altro modo… Ma poi, scusa, se l’avessi fatta meglio, o in un altro modo ora sarei qui? La storia sarebbe stata la stessa? Tutto quello che è successo ha fatto di me quello che sono adesso. Quello che sono adesso va benissimo, dunque non posso avere rimpianti, i rimpianti non servono a niente. Ma no! Analizziamo… radio, sono stato il numero uno, televisione anche. Dischi sono arrivato al numero uno io, e sono arrivati al numero uno quelli che ho prodotto. Te l’ho detto, io voglio fare quello che non c’è… Ho pure inventato la lattina con due buchi!
Scusa?
Ma sì (mi mostra una foto, ndr). Una lattina con due aperture. C’è un diaframma in mezzo per cui puoi aprire e bere anche solo metà lattina, o dividerla alla pari senza mettere la bocca nello stesso posto. Utile. L’ho brevettata, ho pure cercato di venderla!
E poi?
Sono andato dai grossi produttori, i nomi puoi immaginarli. Ho detto: guardi che idea… serve a non sprecare il prodotto! E quelli mi hanno guardato come un pazzo. Ma scusi, col culo che ci facciamo a venderne di più, le pare che vogliamo far rispamiare il prodotto? Se potessimo, venderemmo lattine che appena comprate si bucano da sole! Allora ho pensato che forse era una cosa più di nicchia, ho mollato i grandi e sono andato dai piccoli, e ho scoperto…
Cosa?
Che i piccoli sono dei grandi! Però mi sono divertito. Parlavo con i responsabili del marketing, con i direttori generali. E loro erano divertiti che arrivasse Cecchetto con una lattina nuova. Ecco, il fatto che sei Cecchetto garantisce che almeno ti stanno a sentire. E’ stato divertente.
Ah! E dopo la musica, e la radio, e la tivù, e le lattine?
Internet! Quando l’ho visto per la prima volta era il ’95 e ho sentito la stessa cosa che avevo provato per la radio. E’ una roba mia, ho detto. Nel ’99 ho fatto una società con Tiscali, una specie di comunità con denaro virtuale… ricorda un po’ Second Life, no? Nel 2001 è uscito Uno in più di Max Pezzali e dentro aveva questo programmino, 883D che era proprio Second Life… anzi, il software l’avevo comprato da loro, da quelli che dopo hanno fatto Second Life.
Solito pioniere. E adesso?
Adeso My Skin, che io chiamo il terzo livello di internet. Il primo era la mail, il secondo la pagina personale. Il terzo è un broswer tuo, personale, che ti programmi tu, che puoi spedire, diffondere, condividere le ricerche. Semplice, facile. Ti dicono: Firefox apre mille finestre! Ma che me ne frega a me: io ti do mille browser!
Vabbé, un browser che si personalizza…
Ma non solo. Per esempio ha una funzione memoring che memorizza tutto, perché le pagine poi in rete spariscono, non le trovi più, e invece qui si registra tutto. E la funzione taxi…
Prego?
Ma sì, io navigo e tu guardi e segui la mia navigazione dal tuo pc a casa tua. Oppure navighi tu e io faccio il passeggero. In settembre grande presentazione, grande annuncio, vedrai che casino! Vorrei solo donne, alla presentazione, penso soprattutto a utenti donne, chissà perché. Perché loro non  cercano fronzoli, vanno al sodo, preferiscono una cosa semplice e immediata.
Va bene, prima di finire ti offro un’occasione unica. Chiedi scusa per qualcosa. Cancella qualcosa dalla tua bio. Cospargiti il capo di cenere. Magari, che ne so, per Ska Chou Chou…
No, non ho niente da cancellare o da farmi perdonare… E’ vero, io dopo Joc a Jouer volevo smettere, ma lì intervengono altre cose. I discografici mi dissero: è da matti smettere adesso. Io avevo bisogno di soldi per fare la mia radio. E poi… Dici che era una cosa orribile? Beh, comunque ha venduto 300.000 copie…

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