Per pagina99, Piede Libero di oggi. Spending Review: domani le esequie
Si è spenta senza clamori, circondata dall’affetto dei suoi cari (pochi) la Spending Review. Ne danno il triste annuncio poche righe sparse nel Documento di Programmazione Economica e Finanziaria. Va detto, nessuno le voleva troppo bene. Però era diventata famosa: ad ogni emergenza economica, ad ogni timore di nuove tasse, si rispondeva in coro che no, che sarebbe arrivata lei, la Spending Review, con i sui tredici miliardi. Invece la vecchia cara Spending di miliardi ne porta cinque si e no, e poi defunge nel silenzio generale. Vatti a fidare. Ora spunta una clausola di salvaguardia: se non si raggiungerà il pareggio nel 2017 scatterà un aumento dell’Iva. Lei, la Spending Review, tante volte presentata come la soluzione a tutti i problemi, non ha sofferto. Ha chiuso gli occhi e se n’è andata così, pare che dorma. Ora prevale il silenzio del lutto. Per i costi del funerale, ci faranno sapere.
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Per aggredire veramente la spesa pubblica è inutile rincorrere i cosiddetti “sprechi”, costituiti da una miriade di furbizie di piccolo importo e la cui eliminazione richiederebbe un certosino lavoro di epurazione di leggi, leggine, decreti ministeriali, regolamenti interni, leggi regionali, circolari interpretative, per evitare ricorsi alla giustizia costituzionale, civile ed amministrativa. Se riducessimo a zero gli stipendi ed i rimborsi dei politici porteremmo a casa uno o due miliardi, cioè tra lo 0,125 e lo 0,25 % delle spese annuali dello stato. Idem per l’eliminazione dei forestali siciliani, per i consolati regionali sparsi per il mondo, per i costi standard di siringhe e cateteri, per i vitalizi, etc. etc.. I risparmi “veri” si fanno sulle voci importanti dei costi, dove un taglio marginale porta a risparmi monetari consistenti. Nel caso del bilancio statale le voci importanti sono: pensioni, sanità e pubblico impiego. Sono tre voci ad alto impatto elettorale, e che quindi non è prudente toccare in maniera troppo evidente con la possibilità di votare la prossima primavera (le Regioni sono libere di incrementare i ticket, tanto non è un aumento addebitabile al Governo). Fine della Spending Review. Quanto alle clausole di salvaguardia, trattasi di provvedimenti ad orologeria che, nella mancanza di memoria imperante, saranno addebitati al governo in carica al momento dell’entrata in vigore od all’Europa (che è lontana ed ha le spalle larghe).