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Dunque ci vogliono dodici milioni e seicentomila inglesi (12.600.000) più poveri per fare il patrimonio dei cinque (5) inglesi più ricchi. Siamo lontani dalla perfezione relativa (un inglese ricco che possiede quanto tutti gli altri inglesi), e ancora lontanissimi dalla perfezione assoluta (un solo terrestre ricchissimo possiede la ricchezza di tutti gli altri umani del pianeta).
Ma la tendenza è quella, una ventina d’anni di politiche ultraliberiste fanno di questi effetti. Alla luce di simili cifre, si può sorridere all’idea che ci fu un tempo in cui (anche qui) si pensava Tony Blair come una specie di leader della sinistra mondiale in grado di dar lezioni a tutti. Ma tranquilli, il sorriso scompare se si pensa che (solo qui) c’è qualcuno che lo pensa ancora oggi.
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Perchè pare che qui da noi il liberismo non lo abbiamo avuto:
http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-12-18/il-liberismo-visto-il-binocolo-201553.shtml?uuid=AB6TYuk
Quello che preoccupa è che, mentre Tony Blair perseguiva un fine a lui ben chiaro e definito, servendosi del partito laburista come cavallo di Troia, Renzi mi fa pensare che la generazione del “che cce vò” (i vari tronisti e partecipanti al Grande Fratello, senza altre capacità che una verde età, una bella presenza ed una parlantina sciolta) e gli annessi pressapochismo e superficialità siano finalmente arrivati nella stanza dei bottoni. Procuriamoci un paracadute!
comunista comunista!
😉
e avanti col liberismo, Renzi lo deve spiegare come aiuta i lavoratori precari con provvedimenti come quelli del jobs act sui contratti a termine, cioè lo deve proprio spiegare bene, pianin pianino e in italiano
Egregio sig. Robecchi,
voglia con cortese sollecitudine comunicarmi il numero massimo di caratteri consentiti dalla policy del blog per le bestemmie