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C’è una grande debolezza: non gestiscono le idee diverse

venerdì, 28 Febbraio 2014

Il Fatto Quotidiano mi ha chiesto un parere sulle espulsione del Movivento 5 Stelle. Eccolo
“Due pidocchi possono annodarsi anche nella criniera del più nobile destriero”. E anche: “Spregevoli traditori”. E anche: “Agenti al soldo del nemico”. E questo era Togliatti, anno di (dis)grazia 1951, alle prese con certi suoi dissidenti dell’epoca.
Ora che sono passati sessant’anni e più, fa un certo effetto ritrovare le stesse parole, o peggio ancora, in una formazione parlamentare. E, oggi come allora, ciò che viene contrabbandato come forza (io ti caccio) è solo la debolezza del non saper gestire idee dissonanti.
Con i paradossi del caso: lo stesso meccanismo di un’epoca in cui uno valeva tutto, i tempi del centralismo democratico, il culto del capo, l’obbedienza richiesta e pretesa. Ventremila clic – un nulla nell’universo della rete, molto meno di una foto online di teneri gattini – possono epurare il dissenso in un “partito” votato da otto milioni di persone.
Da “il capo ha sempre ragione” a “il capo ha spesso torto, parliamone”, è un viaggio lungo. Quando sarà compiuto, forse, le parole “democrazia diretta” avranno più senso.

 

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