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Qui si parla come su YouPorn. Rivoglio il vecchio politichese

mercoledì, 5 Febbraio 2014

Poche conferme, poche smentite, e dunque il microclima ideale per un bel giallo con sfondo di mistero, retroscena, accuse, controaccuse, divagazioni e dietrologie. Insomma: risponde al vero che la comunicazione politica (chiamiamo così anche i tweet e i post a base di schizzi di merda) si affida a una cosa che gli esperti chiamano Programmazione Neuro Linguistica? E’ vero, come dice il deputato grillino onorevole cittadino Ivan Catalano, che Roberto Casaleggio impone ai deputati del movimento consulenti che affinano il linguaggio? (Ok, forse “affinano” non è la parola giusta, visto che le parole lette in questi giorni paiono in voga da secoli tra carrettieri e scaricatori di porto).
Ma sia. Prendiamo per buona questa faccenda della Programmazione Neuro Linguistica. Dopo i microchip, le scie chimiche e le sirene, potrebbe anche essere un passo avanti. Una tecnica, che c’è di male?  Come tutte le tecniche, dunque, verificabile in base ai risultati. E i risultati, va detto, non sono confortanti. Vedere consulenti e responsabili della comunicazione che tirano il sasso e nascondono la mano, che pubblicano un tweet volgare (come ha fatto Claudio Messora, uno messo lì per controllare che i deputati comunichino bene…) e poi lo cancellano senza pensare che intanto migliaia di utenti l’hanno fotografato e rilanciato sghignazzando, sarà più Programmazione, più Linguistica o più Neuro? Per ora, se fosse quella l’origine della comunicazione del Movimento 5 Stelle, la Programmazione Neuro Linguistica sta raggiungendo un solo scopo degno di nota: quello di rivalutare il vecchio caro politichese, quello delle convergenze parallele e della non-sfiducia, per dire. Non si capiva niente lo stesso, per carità, ma almeno non bisognava tappare le orecchie ai bambini.
C’è chi dice che sia tutta una strategia: che questa altalena tra alzare i toni e scusarsi a mezze frasi ambigue il giorno dopo, parlare come il Pierino di Alvaro Vitali oggi e atteggiarsi a difensori della patria domani, sia un sottile stratagemma di comunicazione. Sarà. Ma anche le strategie, come le tecniche si valutano dai risultati, e siamo al punto di prima: i risultati sono molto scarsi. La cosa bizzarra è che tutto ciò accade in un paese dove i corsi di semantica, le lauree in giornalismo, i master in scienza della comunicazione sono numerosissimi, seguiti, affollati e molto apprezzati da tutti. E’ più facile trovare uno “scienziato della comunicazione” che un buon barbiere. E anche qui bisognerebbe guardare i risultati: meglio un buon barbiere. Come vedete non se ne esce: certi autogol da metà campo (tipo la lettera di Rocco Casalino a Daria Bignardi) sono così clamorosi che si ricordano negli anni. Fanno, per così dire, letteratura e giurisprudenza. A meno che la Programmazione Neuro Linguistica non si basi su un divertente paradosso: l’arte di passare per fessi (o violenti, o volgari, o tutto insieme) anche quando si avrebbero buoni argomenti di discussione. Se si tratta di questo, allora i grandi comunicatori a cinque stelle hanno fatto centro, perché l’iter è sempre uguale: dire una scemenza, passare i due giorni successivi a scusarsi argomentando che anche altri dicono scemenze, e chiosare candidamente che così non si parla dei problemi veri del paese. Per quanto contorto, ha il suo fascino perverso. Con un dettaglio non da poco: se figure istituzionali (deputati, senatori, portavoce, leader) parlano come si parla nei filmini di YouPorn, questo è un problema del paese. E pure di quelli seri.

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