La scorta di Schifani non è uno spreco: rischia di ferirsi mentre si pettina
Polemiche sulle scorte: alcune migliaia di uomini si alzano ogni mattina per proteggere alcuni uomini da cui dovremmo essere protetti noi. Lavori usuranti: la scorta di Bruno Vespa dorme nel plastico di un albergo. Come si può definire uno spreco di soldi pubblici la scorta a Vittorio Sgarbi? E’ l’unico modo per sapere sempre dov’è! Il volontariato si mobilita, 390.000 esodati chiedono: “La Fornero possiamo scortarla noi?”
Brutte notizie: secondo le ultime statistiche soltanto un italiano su tre lavora stabilmente. Buone notizie: uno di quei tre fa la scorta a qualcuno, politico, ex politico, giornalista, e persino alla Santanché. “Il settore scorte è in espansione – dice un esperto di Moody’s – ed è l’unico settore che ancora tira in Italia”. In molti casi si tratta di lavori umilianti e logoranti. Qualche giorno fa, per esempio, sono stati definitivamente liberati gli otto uomini di scorta a Roberto Calderoli, e le loro testimonianze sono agghiaccianti: “Otto ore al giorno in compagnia di Calderoli – dice uno di loro – possono causare danni cerebrali irreversibili, guardate come è conciato Umberto Bossi!”. Così, al costo esorbitante delle scorte (oltre un miliardo di euro l’anno), si aggiunge quello della riabilitazione a fine servizio. Chi ha fatto la scorta a Sgarbi, per esempio, ha sentito più cazzate in due giorni che un intero staff di psichiatri in trent’anni di carriera, e sono cose che lasciano il segno. “Si tratta di una sindrome post traumatica simile a quella dei soldati in Iraq – dicono al Viminale –. Abbiamo visto uomini grandi e grossi tremare come foglie e piangere a dirotto e poi abbiamo capito il loro dramma: facevano la scorta a Sallusti e alla Santanché, alcuni abbiamo dovuto abbatterli”. Dopo il caso di Gianfranco Fini, la cui scorta occupava da mesi quindici alberghi di Orbetello e centri vicini, la questione è diventata un caso nazionale. Il presidente del Senato Schifani, per esempio, ha venti uomini di scorta, ma secondo fonti ufficiali non si tratta di una protezione esagerata: “Il presidente Schifani corre rischi enormi: potrebbe slogarsi una caviglia o tagliarsi un dito mentre affetta le carote, o persino ferirsi in testa mentre si pettina, e noi vigiliamo in modo ferreo su questi possibili attentati alla seconda carica dello Stato”. Sulla questione delle scorte, comunque, si fa troppa facile demagogia. Ristoratori, albergatori, gestori di stabilimenti balneari e di baite in montagna si ribellano alla riduzione delle scorte. “Ma lo sa – dice accorato un oste di Ladispoli – che quando viene qui un politico prenota sessanta coperti e ventidue stanze? Volete rovinarci?”.
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Mi sono reso conto che anch’io avrei bisogno di scorta. Mi sento in pericolo. Ad ogni angolo di strada c’è una telecamera che mi fissa, che non ha in sostanza fiducia nei miei confronti ed è pronta a portarmi in questura se, per esempio, intorno a me succedesse qualcosa di brutto e di illegale… I cittadini che vivono nell’insicurezza sociale sono facilmente preda anche dell’insicurezza fisica personale. Il gatto dorme tranquillo se mangia regolarmente a casa sua, ma quando a casa sua manca il cibo non esita a portarlo via agli altri gatti, magari a suon di rovinose lotte anche all’ultimo sangue. Se i nostri politici non si sentono sicuri, guadagnano a sufficienza per pagarsi personalmente la guardia del corpo… In Italia, invece addossano i costi alla collettività… Roba da matti più che roba da sicurezza.
Grandissimo Robecchi, non tradisci mai…
linkato 🙂
Non ho mai pensato che il lavoro dei nostri parlamentari sia pericoloso o logorante, ma hai ragione tu: almeno i loro guardiani hanno un posto fisso! Gli scortati meriterebbero un momumento equestre come benefattori dell’umanità!