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Il capo di Confindustria fugge a Parigi: aveva osato criticare il governo Monti

domenica, 15 Luglio 2012

Da Giorgio Squinzi una cartolina con la Torre Eiffel: “Cari amici, meglio come Pertini che come Matteotti”. Iniziati in tutta Italia i corsi di rieducazione bancaria: chi critica Monti dovrà pagare il debito pubblico. Entusiasmo popolare a Cosenza: piange una statua di Elsa Fornero.

E’ una nuova stagione per lo sport estremo. Basta con il volo senza paracadute. Basta con l’alpinismo a mani nude. La disciplina più rischiosa, oggi alla portata di pochissimi è una sola: la critica al governo tecnico e al suo presidente Mario Monti. E molti ricordano il triste caso di Giorgio Squinzi, il presidente di Confindustria che ha osato criticare il governo Monti insieme alla Cgil. Fratture? Lesioni gravi? Niente di tutto questo: è stato solo coperto di pece e piume, inseguito da alcuni articoli del Corriere della Sera che latravano selvaggiamente, e persino morsicato da Montezemolo, il famoso gigolò del treni. “Oggi criticare Monti è più pericoloso del sesso estremo con i coccodrilli – dice un imprenditore – anche perché nei coccodrilli si può trovare un barlume di umanità”. Alcuni intellettuali che si interrogavano sulla democrazia italiana e sul diritto di critica sono stati stanati l’altro giorno a colpi di Spread e costretti a un’autocritica pubblica e, quel che è peggio, a mandare i figli alla Bocconi. “Uno è stato addirittura declassato da Moody’s sulla pubblica piazza – racconta il funzionario di un’associazione umanitaria – una scena terribile”. A un sindacalista che osava attaccare il governo Monti sono stati alzati i tassi del mutuo fino al 62 per cento. Altri oppositori hanno dovuto umiliarsi e ammettere che la crisi era colpa loro, prima di essere abbattuti. “Chi non ama Monti non ama l’Italia”, dice lo slogan che campeggia sul principali quotidiani italiani. E anche “Monti ti vede” e “Monti ha sempre ragione”. Per arginare il malcontento, il governo sta pensando anche a provvedimenti estremi, come l’istituzione di una milizia salvaspread e l’abolizione del ticket sull’olio di ricino. Anche sul piano culturale, il governo Monti lancia la sua offensiva, pur con risultati dubbi. “Costringere i giovani a leggere gli articoli di Alesina, Giavazzi e Ichino sul Corriere – dice un educatore – crea enormi disagi e presto avremo una generazione disadattata, costretta, per placare la propria dipendenza da Monti, a elemosinare un fondo di Scalfari agli angoli della strade”.

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