25 aprile. Una giacca, un paletò e perché festeggeremo sempre
Oggi è il 25 aprile, e quindi, buon 25 aprile. Una festa.
Invece era il 9 febbraio del ’44 quando Giuseppe Bianchetti veniva fucilato da un plotone d’esecuzione tedesco. Operaio, 34 anni, di Montescheno, Novara. Nel novembre dell’anno prima i partigiani gli avevano affidato un prigioniero tedesco ferito da accompagnare al posto di medicazione. Qualche tempo dopo lo stesso militare tedesco lo aveva riconosciuto e denunciato. Giuseppe Bianchetti viene arrestato nel gennaio del ’44, sommariamente processato dal tribunale tedesco di Novara, e ucciso.
Questa è la sua ultima lettera.
Caro fratello Giovanni,
scusami se dopo tutto il sacrificio che tu hai fatto per me mi permetto ancora di inviarti questa mia lettera. Non posso nasconderti che tra mezz’ora verrò fucilato; però ti raccomando le mie bambine, di dar loro il miglior aiuto possibile. Come tu sai che siamo cresciuti senza padre e così volle il destino anche per le mie bambine.
T’auguro a te e tua famiglia ogni bene, accetta questo mio ultimo saluto da tuo fratello
Giuseppe.
Di una cosa ancora ti disturbo: di venire a Novara a prendere il mio paletò e ciò che resta. Ciau tuo fratello
Giuseppe
Renato Molinari, invece, era avvocato, ufficiale degli alpini. 34 anni, attivo nella Resistenza francese dove si distingue nelle azioni di liberazione della Costa Azzurra. Quindi contatta il Cln italiano e viene catturato a Locana (Torino). Viene fucilato per rappresaglia dopo un’azione partigiana, a Rivoli, il 10 marzo 1945. Medaglia d’argento al Valor Militare
Questa è la sua ultima lettera
Carissimo zio,
Proprio mentre ormai pensavo di essere graziato è venuta la condanna a morte. Ti sarò grato se potrai farmi avere una sepoltura cristiana in modo che in seguito la mia famiglia possa riavere il mio corpo. Io vesto: giacca di fustagno, maglione marrone, pantaloni blu da sciatore, scarpe da casermaggio.
Ho baffi e capelli ricci neri.
Ti abbraccio
Renato
Ecco. Il paletò di Giuseppe Bianchetti. La giacca di fustagno di Renato Molinari. E’ nei dettagli che si vede una grandezza tranquilla, una potenza vera, il motivo per cui festeggiamo ancora e lo faremo sempre. E’ in quelle parole piane e spaventose che questi partigiani usano alla fine della loro battaglia. Giuseppe si scusa con il fratello. Renato si descrive perché di lui si trovi almeno il corpo. Sono parole senza retorica, ma anche senza paura.
Una giacca, un cappotto, le bambine. Ecco chi può cambiare le cose. Chi le ha cambiate, anzi
Buon 25 aprile.
Commenti (16)
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w la resistenza al nazifascismo
e non solo al nazifascismo …. Grandioso Robecchi !
Cazzo, Alessandro, sei riuscito a commuovermi …
Vorrei allora rendere onore a chi sta facendo ancora resistenza per tutti noi:
Onore a “NO! Dal Molin”
Onore ai NO TAV!
Buon 25 aprile
perchè l’Antifascismo è MILITANTE, o no è.
Onore e gloria ai PARTIGIANI.
Brava Stella!
Condivido tutto. Oggi come ieri occorre combattere perché ogni epoca ha il suo fascismo.
Bellissimo
Franco
Anche a me viene da piangere! proprio bello
Grazie.
25 aprile ogni giorno…comunque, grazie!
…e quando ci sono presidi antifà: ESSERE PRESENTI IN MASSA!!!
Grazie per aver ricordato mio nommo Giuseppe.
Come mio nonno il suo paletò e il suo cappello. Lui era del 1889
Grazie Alessandro.
Sfrutto lo spazio per queste due righe di Beppe, ti dispiace?
“Partì verso le somme colline […] sentendo com’è grande un uomo quando è nella sua normale dimensione umana”
sono molto felice ch questo anno il 25 aprile sia stato ricordato degnamente;che,finalmente I giovani di oggi si siano immedesimati nel tempo e nei modi in cui sono avbenute le gesta eroiche di tanti italiani.Questo e’il clima di oggi dove sirespira un aria di sotteso fascismo.
Grazie Roberto
mio padre si fece 7 anni di Grecia grazie a 2 pazzi dittatori e a milioni doi pecore che ne sposarono le folli idee.
Ora non c’è più ma mi ripeteva sempre che se non fosse stato prigioniero in Grecia sarebbe salitoo sulle montagne.
Ha fatto comunque come ha potutto la sua resistenza: ad un ufficiale tedesco che gli disse Italiani di merda rispose e tu sei un porco tedesco e per poco non fu fucilato
Viva la Resistenza !!!!! Antifascisti per sempre
ciao
La semplicità di chi sa ciò che deve.
Commovente e struggente. Grazie.