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Giornali

Il Fatto Quotidiano

Archeologia

Ho scritto anche per:

  • Il Manifesto, quotidiano comunista. La rubrica settimanale “Voi siete qui” esce ogni domenica. Occasionalmente, corsivi, commenti politici e altro

  • Il Diario della Settimana, settimanale diretto da Enrico Deaglio. Rubrica quindicinale “Io e Internet”. Scritti e articoli vari.

  • GQ, mensile diretto da Michele Lupi. Rubrica “Ultimapagina”, articoli interviste e scritti vari

  • D, la Repubblica delle Donne, settimanale diretto da Kicca Menoni. Rubrica di recensioni discografiche. Scritti e articoli vari

  • Style, mensile del Corriere della Sera. Rubrica “EcoNOmy”, consigli di satira economica in difesa del nostro amato Pil

  • Urban, mensile free press. La città come non l’avete mai vista. Realizzazione e direzione (2001-2004)

  • Cuore, settimanale di resistenza umana (1991-1996)

  • L’Unità, quotidiano fondato da Antonio Gramsci. 15 anni di critica musicale (1982-1996)

  • Il Mucchio Selvaggio, mensile, poi settimanale, poi mensile di rock, politica, società e altro (1985-1995)

  • Pagina99 è stato un interessante esperimento editoriale. Quotidiano per quattro giorni e settimanale al sabato. Nato nel febbraio del 2014, è defunto nel 2017. Peccato

  • TuttoLibri è l’inserto culturale de La Stampa, per cui ogni tanto scrivo qualche recensione di libri che mi sembrano buoni, o importanti, o, insomma, che piacciono a me
  • Altre testate, per cui ho scritto, occasionalmente, o con continuità in passato: Abitare, Max, Capital, Gente Viaggi, Duel, Cous-Cous e altre ancora, come le agende Smemoranda

Urban – la città come non l’avete mai vista, è stato il primo mensile free-press di alto target (questo dicevano i pubblicitari) in Italia.

Esperimento editoriale interessante e accolto con grande attenzione dagli altri media, nacque nell’estate del 2001 (primo numero settembre), quando ne assunsi la direzione e –  con l’art director Aldo Buscalferri e il caporedattore Andrea Dambrosio –  lo “inventammo”, su mandato degli editori (prima svedesi, poi norvegesi, poi italiani). Urban si proponeva come un giornale ludico, capace di osservare città, ambienti e avvenimenti urbani da diverse angolazioni. Conteneva guide culturali perognuna delle città in cui avveniva la distribuzione gratuita, firme importanti, impaginazione innovativa. In generale un esperimento riuscito, il che non impedì all’editore di licenziare (nel 2004) tutta la redazione in blocco. La squadra era ottima e comprendeva oltre a me, Buscalferri e Dambrosio, anche Iside Casu, Sara Tedeschi e Daria Pandolfi. Oltre a decine di giornalisti e fotografi passati per quelle stanze.

Nel 2002 Urban vinse il prestigioso Premio Cenacolo per l’innovazione nell’editoria (nella foto, la premiazione), con la seguente motivazione: “Urban declina una modalità produttiva e distributiva di successo come quella della stampa gratuita su un target medio alto individuato come “urbano”. Da qui una elaborazione grafica e di contenuto particolarmente coerente, che fa riferimento alle tendenze metropolitane dell’Italia di oggi esaminandole da diversi punti di vista culturali e di servizio. In particolare Urban è riuscito a collocarsi come punto di riferimento per fasce eterogenee di pubblico cittadino in tutta Italia, trovando un equilibrio tra proposte innovative e di tendenza e divulgazione di contenuti con un linguaggio giornalistico attuale e al tempo stesso riconoscibile”.

Cuore, settimanale di resistenza umana, fu una straordinaria esperienza editoriale. Partito con quattro paginette verdi all’interno dell’Unità (in viale Fulvio Testi resistevano le ultime macchine linotype!), diventò in qualche mese un settimanale di culto da quasi 200.000 copie.  Il primo numero “autonomo” andò in edicola nel gennaio 2001. Serra alla direzione, Andrea Aloi, Piergiorgio Paterlini e “Tato” Banali nucleo fondatore. Poi arrivai io e poi, dopo il trasferimento a Bologna, altri bravi: Lia Celi, Luca Bottura, Carlo Marulli, Roberto Grassilli. Per una breve ricostruzione (neutra ma abbastanza precisa) della storia di Cuore si può vedere la voce su Wikipedia qui.

Quello che qui non si può vedere è la quantità pazzesca di idee che c’erano dentro. Rubriche che hanno fatto la storia, da “cronaca vera” a “niente resterà impunito”, al “giudizio universale”. Per non dire della varietà e qualità delle firme del giornale: il meglio della satira è passato di lì. Cuore chiuse subito dopo l’esperienza alla direzione di Claudio Sabelli Fioretti (dal giugno ’94 al novembre ’96).
 Ha ragione Serra quando dice che i giornali di satira hanno la scadenza scritta sopra, come lo yogurt, e dunque… In ogni caso, lungimirante e luddista sin da quei tempi, pare che Cuore abbia visto lontano: la sua carta verdina è difficile da scannerizzare, il formato impossibile. Si potrà forse trovare qualche reperto d’archivio in queste pagine, se rimbalzerà dalla rete…. Vedremo…

L’Unità, giornale fondato da Antonio Gramsci, è stato per anni (almeno 15) il mio quotidiano. Lì, alla cronaca di Milano, ho scritto le mie prime righe che siano state stampate, e quegli anni sono stati una vera scuolaPassai presto alla pagine degli spettacoli e a occuparmi di musica, il che significa soprattutto rock’n’roll e pop. Lì nacque lo pseudonimo Roberto Giallo, con il quale firmai per almeno un decennio come critico musicale, inviato ai maggiori concerti italiani ed europei e ben undici volte al festival di Sanremo (insieme a colleghi che mi hanno insegnato molto, come Michele Serra, poi mio direttore a Cuore, e Maria Novella Oppo, tutt’oggi una delle firme più acuminate del regno). La collaborazione con l’Unità, una delle più lunghe, finì con la fine del giornale (che poi fortunatamente rinacque) e anche con l’affievolirsi della mia passione per la critica musicale, che oggi pratico con moderazione. Resta il fatto che Roberto Giallo, l’Unità e quei “formidabili anni” sono ancora oggi, indimenticabili. 

Il Mucchio Selvaggio, mensile di rock e altro, è una specie di monumento per chi in Italia ha letto, scritto e sentito rock’n’roll.

Fondato e diretto da Max Stefani, il giornale (che è stato mensile, settimanale e oggi di nuovo mensile) affronta temi non solo musicali. La rubrica Backstage, che curai per una decina d’anni firmandomi Roberto Giallo, diventò presto una rubrica politica, per la precisione di satira politica. In qualche modo affinò un suo linguaggio e un suo stile: erano i primi passi in quel terreno della satira che poi mi sarebbe diventato più familiare e solito. In più nacquero dal Mucchio amicizie vere e durature, come quella con Stefano Ronzani, che non c’è più. Il Mucchio, giornale povero e orgoglioso, è ancora oggi un punto di riferimento per rockers attenti. Max Stefani lo dirige ancora con spirito critico, e in nome dei vecchi tempi mi ha (addirittura) intervistato di recente. Intervista che potete leggere qui

La parola ossessione

I Cerchi nell’acqua, intervista con Christian Raimo