Alessandro Robecchi, il sito ufficiale: testi, rubriche, giornali, radio, televisione, progetti editoriali e altro
 
Mer
25
Apr 12

25 aprile. Una giacca, un paletò e perché festeggeremo sempre

Oggi è il 25 aprile, e quindi, buon 25 aprile. Una festa.
Invece era il 9 febbraio del ’44 quando Giuseppe Bianchetti veniva fucilato da un plotone d’esecuzione tedesco. Operaio, 34 anni, di Montescheno, Novara. Nel novembre dell’anno prima i partigiani gli avevano affidato un prigioniero tedesco ferito da accompagnare al posto di medicazione. Qualche tempo dopo lo stesso militare tedesco lo aveva riconosciuto e denunciato. Giuseppe Bianchetti viene arrestato nel gennaio del ’44, sommariamente processato dal tribunale tedesco di Novara, e ucciso.
Questa è la sua ultima lettera.

Caro fratello Giovanni,
scusami se dopo tutto il sacrificio che tu hai fatto per me mi permetto ancora di inviarti questa mia lettera. Non posso nasconderti che tra mezz’ora verrò fucilato; però ti raccomando le mie bambine, di dar loro il miglior aiuto possibile. Come tu sai che siamo cresciuti senza padre e così volle il destino anche per le mie bambine.
T’auguro a te e tua famiglia ogni bene, accetta questo mio ultimo saluto da tuo fratello
Giuseppe.
Di una cosa ancora ti disturbo: di venire a Novara a prendere il mio paletò e ciò che resta. Ciau tuo fratello
Giuseppe

Renato Molinari, invece, era avvocato, ufficiale degli alpini. 34 anni, attivo nella Resistenza francese dove si distingue nelle azioni di liberazione della Costa Azzurra. Quindi contatta il Cln italiano e viene catturato a Locana (Torino). Viene fucilato per rappresaglia dopo un’azione partigiana, a Rivoli, il 10 marzo 1945. Medaglia d’argento al Valor Militare
Questa è la sua ultima lettera

Carissimo zio,
Proprio mentre ormai di essere graziato è venuta la condanna a morte. Ti sarò grato se potrai farmi avere una sepoltura cristiana in modo che in seguito la mia famiglia possa riavere il mio corpo. Io vesto: giacca di fustagno, maglione marrone, pantaloni blu da sciatore, scarpe da casermaggio.
Ho baffi e capelli ricci neri.
Ti abbraccio
Renato

Ecco. Il paletò di Giuseppe Bianchetti. La giacca di fustagno di Renato Molinari. E’ nei dettagli che si vede una grandezza tranquilla, una potenza vera, il motivo per cui festeggiamo ancora e lo faremo sempre. E’ in quelle parole piane e spaventose che questi partigiani usano alla fine della loro battaglia. Giuseppe si scusa con il fratello. Renato si descrive perché di lui si trovi almeno il corpo. Sono parole senza retorica, ma anche senza paura.
Una giacca, un cappotto, le bambine. Ecco chi può cambiare le cose. Chi le ha cambiate, anzi
Buon 25 aprile.

10 Commenti a “25 aprile. Una giacca, un paletò e perché festeggeremo sempre”

  1. w la resistenza al nazifascismo

    da valmat_   - Mercoledì, 25 Aprile 2012 alle 08:34

  2. e non solo al nazifascismo …. Grandioso Robecchi !

    da claudia   - Mercoledì, 25 Aprile 2012 alle 10:16

  3. Cazzo, Alessandro, sei riuscito a commuovermi …
    Vorrei allora rendere onore a chi sta facendo ancora resistenza per tutti noi:
    Onore a “NO! Dal Molin”
    Onore ai NO TAV!
    Buon 25 aprile

    da Claudio L.   - Mercoledì, 25 Aprile 2012 alle 14:25

  4. perchè l’Antifascismo è MILITANTE, o no è.

    Onore e gloria ai PARTIGIANI.

    da stella   - Mercoledì, 25 Aprile 2012 alle 14:27

  5. Brava Stella!
    Condivido tutto. Oggi come ieri occorre combattere perché ogni epoca ha il suo fascismo.

    da ab   - Mercoledì, 25 Aprile 2012 alle 20:15

  6. Bellissimo
    Franco

    da Franco   - Mercoledì, 25 Aprile 2012 alle 20:47

  7. Anche a me viene da piangere! proprio bello

    da Maria   - Giovedì, 26 Aprile 2012 alle 07:55

  8. Grazie.

    da Cristina   - Giovedì, 26 Aprile 2012 alle 17:39

  9. 25 aprile ogni giorno…comunque, grazie!

    da paolo stradi   - Giovedì, 26 Aprile 2012 alle 19:32

  10. …e quando ci sono presidi antifà: ESSERE PRESENTI IN MASSA!!!

    da stella   - Venerdì, 27 Aprile 2012 alle 02:01

Lascia un commento