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Mar 10

Era primavera anche 42 anni fa. La figu di Alexander Dubček

Dicono che è primavera, una faccenda metereologica. Una volta non era soltanto così, c’erano anche altre primavere. Quella praghese del 1968 faceva paura a tutti: di qua perché un comunismo dal volto umano sembrava una cosa possibile. Dì là perché un comunismo dal volto umano sembrava una minaccia all’impero. Sapete tutti come andò: arrivarono i carri armati. Per tutti quelli che si ostinano a pensare che una primavera sia possibile (e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno), ecco la figurina di Alexandre Dubček. Buona visione.

FIGU – Album di terrestri notevoli. Un programma di Alessandro Robecchi e Peter Freeman. Produttore esecutivo: Erica Vitellozzi. In redazione: Cristiana Turchetti, Paolo Zappelloni, Paola Ippoliti. In onda dal 12 ottobre 2009, Rai Tre, ore 9.15

10 Commenti a “Era primavera anche 42 anni fa. La figu di Alexander Dubček”

  1. La cosa che mi ha colpito di più dopo la caduta del Muro, quando tirarono fuori Dubček, è che comunque lui era un burocrate comunista. Semplicemente (e prendete questo avverbio alla lettera, e sentite com’è pesante) pensava davvero a una primavera; per lui “comunismo dal volto umano” non era un ossimoro ma una cosa che sarebbe dovuta essere naturale.

    da .mau.   - Mercoledì, 24 Marzo 2010 alle 10:34

  2. Quanto a “ossimori”, io posso dire solo ciò che conosco bene: il mio pensiero sulla storia del pensiero occidentale informato da principi di giustizia sociale.
    Io sono per una strada razionale comunista, quella che logica mi dice essere la migliore fra le ipotesi volte a migliorare le condizioni di umanità a partire dalla consapevolezza che si nasce più o meno fortunati e che spetta alle istituzioni sociali equilibrarne i rapporti, sempre sec. la regola che “ciò che è naturale, è proporzione” (vedi vasta letteratura filosofico-scientifica in merito). Non secondariamente, per me Democrazia fa rima con Laicità.
    Da cui segue un ragionamento corretto e sec. il quale i diritti devono essere garantiti a tutti i viventi.
    Questa è la forma di Primavera comunista a cui aspiro.

    da ab   - Mercoledì, 24 Marzo 2010 alle 12:51

  3. ..per me democrazia fa rima con laicità…anche per me!E quando questa chiesa, peraltro assai poco in linea con quello che predica, la smetterà di insinuarsi tra le pieghe più intime della nostra vita, forse potremo dire di vivere liberi.Del resto ci sarebbe da dire che ben pochi di quelli che si professano credenti,all’80% ipocritamente,si scandalizzano o bacchettano un premier che è la quintessenza di tutto il contrario di quel che impongono i famosi 10 comandamenti, i suoi lacchè e buona parte del clero.

    da mietta   - Mercoledì, 24 Marzo 2010 alle 13:33

  4. Non ho mai visto nessuno, a sinistra, rimpiangere Stalin e Brezhnev: eravamo tutti con Dubcek. Queste immagini si vedevano in tv, regolarmente: era il famoso ‘68, i carri armati non piacevano a nessuno, a sinistra.
    Invece a destra ancora oggi c’è chi idolatra il Buce, e non sono nemmeno pochi… Mah!

    da giuliano   - Mercoledì, 24 Marzo 2010 alle 14:09

  5. Bel tema. Ero davvero piccolo ma mio padre mi spiegava quelle foto con i carri armati sui giornali, si parlava di rischio di guerra imminente. Poi ho scoperto che era tutta “muina”. Da una parte l’Ungheria e Cecoslovacchia, dall’altra le dittature e i colpi di stato in sud America (Allende). Tutto frutto di Jalta. Da questa parte si parlava dei comunisti e del comunismo, dall’altra dell’imperialismo americano con i loro consiglieri militari e torture. Oggi c’è un bell’articolo su Repubblica sulla fine del vescovo dei poveri Romero a San Salvador. La chiesa non lo farà mai santo (difendeva i poveri). La chiesa incoronò Fancisco Franco Gerenalissimo e capo della Spagna “para gracia de Dios”. Ma se diamo uno sguardo più attento al mondo e alla situazione dell’umanità ci accorgiamo che stiamo scivolando alla situazione pre rivoluzione industriale. La condizione del lavoro salariato sta degradando sempre più. La classe dominante quando ha mano libera diventa famelica e si riprende tutto ciò che ha concesso, in breve tempo. Quel signore con la barba folta, sepolto in un bel parco a Londra (l’ho visitato e messo dei fiori)rischia di essere riesumato in quanto attualissimo. In tutto questo la chiesa cerca di approfittare e arraffare un pò di potere temporale invisibile. Sono daccordo, senza se e senza ma, la democrazia deve essere laica. Le teocrazie hanno sempre prodotto morti, guerre, oscurantismo, ingiustizie. Guardate l’Iran. Andrebbe distribuita e ristampata l’abiura di Galileo. Basta quella senza commenti. La figuretta ridicola del nostro piccolo dittatorucolo rispetto agli argomenti che si stanno trattando sparisce,è ridicolo, meglio immaginarsi la scena di C. CHAPLING CHE FA HITLER, CHE GIOCA CON MUSSOLINI CON IL MAPPAMODO.

    da EDOARDO   - Mercoledì, 24 Marzo 2010 alle 16:48

  6. @ Edoardo,
    casomai andrebbero resi pubblici gli atti del processo per eresia a Galilei, altro che stampare l’abiura con cui lo scienziato pisano ebbe salva la vita -sebbene costretto ad un carcere perpetuo nella sua villa di Arcetri!
    Ma la Chiesa questo non lo permetterà mai perché sarebbe come chiederle di suicidarsi.
    Nessun studioso, difatti, ha accesso a quelle carte preziose, a quei documenti fossili tenuti rigorosamente chiusi alla conoscenza perché in essi sono stampate le accuse ingiuste dell’Inquisizione al padre della modernità e del pensiero scientifico.
    A.

    da angela   - Mercoledì, 24 Marzo 2010 alle 17:02

  7. Angela, siccome non te le daranno mai quelle carte. Leggendo l’abiura si capisce il potere assoluto della chiesa su tutto fino a far dire quelle cose a Galileo pur di salvarsi la vita. Da un libro di uno scrittore spagnolo si è fatto lo scorso anno un film “l’ultimo inquisitore”. In quel film l’inquisitore, forte del suo potere assoluto, decide di incarcerare la figlia di un benestante per rivalsa, la fa torturare e le fa confessare cose per incolparla. La famiglia invita a pranzo l’inquisitore, lo seguestra, gli lega le mani dietro la schiena e lo appende ad un lampadario e ce lo lascia fin quando l’inquisitore (attraverso quella tortura) confessa tutte le sue colpe.
    Roba da atti osceni in luogo pubblico per la goduria. Una volta era Galileo, al giorno d’oggi ci rimette un povero Ambrosoli e la sua famiglia.

    da EDOARDO   - Mercoledì, 24 Marzo 2010 alle 18:15

  8. Il tema proposto da Robecchi (scelta decisamente controcorrente) mi ha indotto a rileggere un documento archiviato in qualche remoto anfratto della memoria che di colpo si è riaffacciato alla luce. Mi riferisco al Manifesto delle 2000 parole. Che tensione etica e politica traspare da quel j’accuse di quasi quarant’anni fa! Grazie Robecchi per avermici fatto ripensare. Poi ho ricordato una recente affermazione della Rossanda in cui mi riconosco molto: “Ad ogni modo io non sono mai appartenuta ai fedelissimi all’Urss ed infatti sono stata messa fuori dal partito, anche se con un riguardo che di solito i partiti comunisti non prendevano. E fin dal 1956, come non ho cessato di scrivere, l’essere comunista veniva dalla constatazione che il capitalismo è un sistema inumano in senso proprio, non per degenerazione ma per natura, in quanto fa dell’uomo strumento e addirittura merce. Questo non ha cessato di essere, anzi le ineguaglianze sono cresciute, come le oppressioni e crudeltà. Sono esse ad avermi motivata sempre, anche prima – al paradiso russo non avevo né motivo né voglia di credere, come ai paradisi in genere.” www.nuvole.it
    Ed infine, ripenso a Gaber, qualcuno era comunista.
    eccolo
    Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
    Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà… la mamma no.
    Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il Paradiso Terrestre.
    Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
    Qualcuno era comunista perché aveva avuto un’educazione troppo cattolica.
    Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva, il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche… lo esigevano tutti.
    Qualcuno era comunista perché “La Storia è dalla nostra parte!”.
    Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
    Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
    Qualcuno era comunista perché prima era fascista.
    Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano ma lontano.
    Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
    Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona.
    Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
    Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
    Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
    Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio.
    Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
    Qualcuno era comunista perché la borghesia il proletariato la lotta di classe. Facile no?
    Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopo domani sicuramente…
    Qualcuno era comunista perché “Viva Marx, viva Lenin, viva Mao Tse-Tung”.
    Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
    Qualcuno era comunista perché guardava sempre Rai Tre.
    Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
    Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
    Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
    Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il “materialismo dialettico” per il “Vangelo secondo Lenin”.
    Qualcuno era comunista perché era convinto d’avere dietro di sé la classe operaia.
    Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
    Qualcuno era comunista perché c’era il grande Partito Comunista.
    Qualcuno era comunista nonostante ci fosse il grande Partito Comunista.
    Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
    Qualcuno era comunista perché abbiamo il peggiore Partito Socialista d’Europa.
    Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi solo l’Uganda.
    Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi viscidi e ruffiani.
    Qualcuno era comunista perché piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica, eccetera, eccetera, eccetera.
    Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
    Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
    Qualcuno credeva di essere comunista e forse era qualcos’altro.
    Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
    Qualcuno era comunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.

    da carlo.e   - Giovedì, 25 Marzo 2010 alle 05:19

  9. Il comunismo umano fa paura anche oggi. Forse più di ieri. Se ci pensiamo bene, infatti, che ci starebbe a fare la carità, cristiana e non, quando ogni essere umano sia stato messo in condizioni di vivere decentemente senza subire questa umiliazione?

    da Vittorio Grondona   - Venerdì, 26 Marzo 2010 alle 12:02

  10. Sul personaggio è uscito “Alexander Dubcek e Jan Palach protagonisti della storia europea”, Rubbettino, 22 euro.
    Secondo me da leggere per inquadrarlo.

    da roberto   - Venerdì, 26 Marzo 2010 alle 14:48

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