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Gio
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Ott 09

Faccismo e anti-faccismo. Ahi, ahi, ahi! Vi tocca il dibattito

Visto che la risposta di Filippo Facci al mio pezzo sul Manifesto di domenica scorsa (leggilo qui) ha già suscitato qualche commenti, mi pare giusto alimentare il dibattito. Riporto qui la sua posizione (che sta anche tra i commenti del pezzo di domenica) e la mia risposta con un avvertenza: che non sia una pippa tra giornalisti, ma una cosa utile a tutti per conoscere lo stato dell’informazione in Italia (povera patria!)
La lettera di Filippo Facci
Robecchi, sei in cattiva fede.
Io non ho cambiato idea su niente. Io dalla parte di Robecchi, se non per singole battaglie, non sarò mai. Io faccio la mia battaglia dove posso farla e come posso farla. Su youtube troverete cose analoghe a quelle che ho detto ad Annozero (dette a Radio24) ma risalenti a mesi fa. Sul certi temi, poi, tipo il testamento biologico o i romeni o lo stupro di capodanno, certe verità le ho letteralmente tirate fuori io, mezzo linciato dai lettori del Giornale. In coda potete trovare articoli che ho scritto negli anni scorsi sui temi più disparati: ma senza mai gridare al regime, perché il regime non c’è. (per chi vuole vedere gli allegati, li trova qui, ndr). Non ho cambiato idea, su questo. Le stronzate sui martiri Biagi-Luttazzi-Santoro restano stronzate, secondo me. La verità è che il problema del restringimento delle libertà riguarda soprattutto i media di centrodestra: Mediaset, la Rai, il Giornale. LIbero va un po’ meglio, ma molto meno di quel che avrei voluto.
Ma non sono qui a rivendicare certificati di verginità: il punto è che io libero sono sempre stato, ma qui nessuno ha modo di accorgersene perché il sistema è deficiente. La libertà non te la regala nessuno, devi prendertela tu.
L’altro giorno, su Libero, l’ho messa così:
Di libertà di stampa ce n’è anche troppa, ma questo non toglie che in Italia ci sia anche stata - mio personale parere - una forma di restrizione delle libertà. Tento di spiegarmi. La lotta politica si è oltremodo radicalizzata o meglio militarizzata, e in guerra c’è poco spazio per i distinguo e le sfumature: si spara, si guarda da che parte stai, si usa ogni arma possibile, conta il risultato. C’è un’opposizione ormai dipietrizzata che è disposta a ogni cosa, e c’è un centrodestra galvanizzato dal consenso che è deciso a non fare prigionieri, non più. I giornali spesso inseguono o divengono arma: e chi non sposa in blocco una posizione secca e omni-comprensiva - dell’opposizione o del governo - figura come un lezioso perditempo, un collaborazionista, un anarchico inaffidabile. Gli indipendenti sono guardati in cagnesco perché non - verbo felicemente ambiguo - servono. In tv, poi, è ancora peggio. Le reti Mediaset ha fatto delle scelte che sono evidenti a tutti, l’era di un pluralismo spesso alla tafazzi è chiusa da tempo: quella dei Mentana, Ferrara, Sgarbi, addirittura Santoro. In Rai si sparano in faccia personaggi che sono stati nominati espressamente per farlo - dai partiti - oppure scorrazzano armate semi-autonomiste modello Annozero. E qui di pacifisti non ce ne sono, però ecco: sparare a comando, davvero, no.
La risposta di Alessandro Robecchi
"Robecchi sei in cattiva fede" non è il modo migliore per dire le proprie ragioni. E poi, se devo dirla tutta, anch’io fatico ad accreditare Facci di buonafede. Anzi, credo che faccia un po’ il furbo. Per esempio perché parla come se negli ultimi 15 anni avesse fatto resistenza e scavato dall’interno: un Facci partigiano acquattato tra le scrivanie di Mediaset che faceva resistenza a Sivio. Suggestivo, eh! Sarà, ma Facci non scriveva per una fanzine minoritaria: lavorava per il giornale del capo del governo e nelle tivù del capo del governo. Fingersi minoranza angariata solo per qualche innocuo parere controcorrente quando si fa parte di una maggioranza potente (e spesso arrogante e spesso prevaricante e spesso insultante) è un po’ troppo comodo. E non era un oscuro redattore, ma una firma nobile e riconosciuta. Non ci venga a dire che stava lì per lo stipendio, perché equivale a dire che nel ‘ 38 senza la tessera del fascio non lavoravi. Vuole dirci questo? Quanto alle "stronzate" Biagi-Luttazzi-Santoro che per Facci restano "stronzate", per me restano un dato di fatto: il capo del governo ha detto via quei tre e quei tre sono stati spazzati via (e altri dopo di loro!). Il tutto avveniva mentre Facci se ne stava al calduccio nel giornale e nelle tivù dello stesso capataz che cacciava gente perbene, esattamente come i tanti intellettuali che all’ombra del fascismo guardavano andare al confino gli intellettuali invisi al regime (si parva licet, ma credo che licet). Calerei un velo pietoso sull’argomento che la libertà di stampa colpisce soprattutto a destra, per vari motivi. Primo: la superdestra di Silvio colpisce i giornali di destra? Cazzi loro: è una vita che diciamo che il signore di Arcore è un monopolista illiberale, che in qualunque paese occidentale (non in Cina, ma in America!) non potrebbe avere una simile concentrazione di potere: se si svegliano ora è un po’ tardi. Quando c’era da incassare privilegi li incassavano senza problemi, mi pare. Secondo: divertente il lapsus di Facci per cui i media di centrodestra sono Mediaset e Rai, cioè praticamente (escludiamo Rai Tre) tutta l’informazione tivù sulla quale, come dice il Censis si forma la quasi totalità dell’opinione pubblica. Se questo è vero (io credo di sì), la vita politica italiana è truccata da almeno 15 anni a favore di un signore per cui Facci ha lavorato per 15 anni. Dolersene adesso (da pochi mesi, ammetto, e non da ieri) è comunque fuori tempo massimo almeno di un decennio.
Quanto all’analisi di come mai siamo arrivati a tanto, anche qui non lo seguo e la sua spiegazione mi pare comoda e inadeguata: l’opposizione ha fatto la cattiva con il povero Silvio che è stato costretto (lui, così buono) a reagire. Risibile poi - anzi, esilarante - che si dica che a Mediaset c’era pluralismo perché c’erano Mentana, Ferrara e Sgarbi (ah, e in cosa sarebbe plurale questo coretto?), cui aggiunge subdolamente Santoro che là fece una sola stagione scappando a gambe levate. Quanto allo "sparare a comando", caro Facci, parla per te. La mia storia professionale (ormai sono più di 25 anni, dannazione) è lì da vedere: se avessi voluto sparare al comando di qualcuno avrei la villa al mare e la Porsche, invece ho scelto di avere meno ed essere più libero. Ne conosci molti? E sei sicuro di essere tra questi?
Chiudo velocemente. So che Facci è un vecchio craxiano. Dunque - con tutto il male che penso di Bettino e della sua banda - credo che abbia mantenuto quanche gene socialista nel suo dna, magari qualche sano germe di antifascismo. Come ha fatto a sopportare per anni (e pure ora, dato che Libero non è l’Avanti!) tanti compagni di strada così impresentabili, non gli ripugnano certi arditi che sono stati per decennio suoi compagni di banco, di colonne, di etere? E poi: possibile che in tutta ’sta pippa sulla libertà di stampa Facci non dica nemmeno in una riga che avere tre tivù private, nominare i vertici di quelle pubbliche, monopolizzare la gestione delle risorse pubblicitarie, fare il ras del cinema, possedere la prima casa editrice in Italia e nel frattempo essere una potenza economica con banche e assicurazioni, e nel frattempo governare, nominare ministri, non si può? Il regime non c’è, dice Facci. E questo cos’a sarebbe, una specie di democrazia ad personam? E tutto questo senza parlare della strabiliante costruzione culturale, volgare e deleteria, costruita dalle tivù del capo in questo tristo venennio. Oppure Facci, non l’ha vista, non se n’è accorto? O forse gli piace? O siamo al vecchio "tengo famiglia?". O forse - più semplice - pensa che siamo assai smemorati. Ma questo non è vero. Saluti.

46 Commenti a “Faccismo e anti-faccismo. Ahi, ahi, ahi! Vi tocca il dibattito”

  1. Caro Robecchi, hai ben risposto!E nell’incipit dici quel che ho espresso anche io sul tuo blog…non ho mai creduto nè credo che Facci sia in buona fede. Si può anche sbagliare durante il percorso, prendere una cantonata o per un momento scegliere la via meno erta…ma non della durata di 15 anni restando in compagnia di cotanta gente di assai misero spessore.

    da mietta   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 14:21

  2. carissimo alessandro,
    da questo momento in poi, per dare il benvenuto ai nuovi transfughi vittime della mancanza di libertà della destra (poverini!!!) e raccontarne l’eroica resistenza, abbarbicati alle loro prebende, propongo di creare una nuova rubrica il cui titolo riprenda una meravigliosa prima pagina del glorioso e mai abbastanza rimpianto cuore: hanno la “facci” come il c***

    da maria   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 14:22

  3. Beh, io una lancia in favore di Facci la spezzerei.
    Forse non proprio in favore…ma comunque Facci servirebbe ad un preciso scopo…

    Ma lasciamo perdere la violenza gratuita.

    Vorrei solo sintetizzare perchè alcune volte capita che, nella marea di stronzate (nessuno mi accusi di volgarità dato che rubo il termine ai duellanti), si perda il concetto.
    Lo dicevano anche i miei nonni: l’essenziale è invisibile agli occhi.

    Su wikipedia Facci è accreditato come giornalista.
    Peccato che andando sul dettaglio della voce si legga la seguente dicitura:
    ||Attenzione: questa pagina è stata oscurata e bloccata a scopo cautelativo a seguito di minaccia di azioni legali contro i redattori della voce e/o Wikimedia. Verrà eventualmente ripristinata alla fine della vicenda che la riguarda.||
    http://it.wikipedia.org/wiki/Filippo_Facci

    Come dire che qualcuno minaccia querele.
    Tu guarda.
    Nella sua biografia -prima che la bloccassero- era possibile leggere:
    >
    (non male la collaborazione con Grazia….)

    Ha scritto anche per il Domenicale, di matrice cattolica, edito da un simpatico tipo che va sotto il nome di Dell’utri.
    Rubrica sospesa per dissensi con la direzione.

    Ha scritto dunque per:
    Il giornale, il foglio, il riformista, il domenicale (le minuscole sono volute).
    Qua non dobbiamo scomodare i massimi sistemi.
    Non esageriamo con le parole.
    Semplicemente siamo davanti ad una persona che da anni scrive per il padrone e che adesso cerca di mordergli la mano.
    Tutto il resto sono “chiacchere e distintivo”.

    Poi se vogliamo attribuirgli maggior valore ok.
    Ma senza esagerare.

    da Fabio Sallustro   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 15:01

  4. La sua biografia tagliata nel precedente commento: “Dal 1994 ha scritto per Il Giornale, per L’Opinione, per Il Tempo sino a tornare a Il Giornale nel 1998 e curando una rubrica quotidiana sulla prima pagina (”Appunto”). Collabora anche con Il Foglio, con Il Riformista e con Grazia.”

    da Fabio Sallustro   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 15:03

  5. Sinceramente?? Di facci ne faccio a meno.
    Il suo “leberal” pensiero non mi dice nulla, le sue chiacchiere sono le stese di quelle che posso ascoltare in un qualsiasi bar d’italia.
    Il facci “giornalismo” è la morte dell’intelletto e l’insulto all’onestà intellettuale. Negare Negare tutto, comunque sempre.
    o sbaglio?

    da Maurizio   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 15:25

  6. ah Facci, Facci, facci, anzi fatti il piacere scrivi il meno possibile dove c’e’ gente senza fette di salame negli occhi che ci fai la figura del pirla.
    Aveva ragione anche qui Flaiano, di liberta’ in questo paese ce n’e’ tanta - e’ di gente libera che ce n’e’ poca.

    da zioFa   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 15:26

  7. E però… e tuttavia… leggo, a proposito del foglio clandestino di Dell’Utri, “Rubrica sospesa per dissensi con la direzione”. Leggo anche che Facci ha avuto problemi di censura perché voleva criticare la Carfagna… che la sua posizione sul testamento biologico non è esattamente quella di Calabrò e lo ha esplicitato… insomma, io che sono di sinistra, mi metto nei panni di uno di destra: dove cavolo può scrivere uno di destra oggi in Italia? Uno come Massimo Fini, per esempio, è certamente di destra (e molto più coraggioso di Filippo Facci: su questo non ci piove) eppure è stato fatto fuori da tutte le tv. Stessa cosa per il professor Cardini. E nemmeno mi sta bene questa confusione per la quale uno di destra dovrebbe scrivere su giornali di sinistra: è questa l’anomalia italiana, che fa tutto un minestrone. E’ il problema che sollevava il presidente emerito Onida l’altra sera a Ballarò: il problema non è tanto che non si può criticare ma che stampa e tv sono militarizzate. E anche le forze politiche: lo dimostrano gli attacchi isterici per lesa maestà allo stesso Robecchi per il Sansonetti gonfiabile o le accuse a Travaglio perché “attacca anche la sinistra”: embè? è un giornalista, cosa dovrebbe fare? io semmai lo attaccherei perchè fa un trattamento di favore a Di Pietro, non perché attacca D’Alema! Insomma ci sono in giro un conformismo e una militarizzazione che appestano l’aria. Per fortuna, c’è anche qualcuno come Robacchi che è fuori da questi miasmi.

    da gab   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 15:37

  8. La sua rubrica su Grazia era assolutamente imperdibile, à la moda dei terzisti d’antan. Tipo, per intendersi, le Guie Soncini, gli Stefano Di Michele, ’sti foglianti un po’ di qua un po’ di là, leggeri e terribilmente colti al tempo stesso, tanto tanto autoironici e immaginifici. Ma qualcuno se lo ricorda quando girava col gessato e le infradito? Uno con le dita dei piedi così in evidenza in tivù lo manderei subito a Fiume, a ululare sugli alberi. Veramente è come se ci fossse già stato, perché una volta è caduto dal tetto del suo fichissimo loft spalando la neve (forse temeva gli cadesse sul jaguarino decappotabile). Comunque, sulla pettinatura, Telese sostiene che non sono mèches (cfr. annosa questione travagliesca sul giornalista mechato) ma chatouches: spiacente ma parlando di Facci è un’amara verità che va ricordata.

    da maria teresa   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 16:01

  9. Facci… Telese… Mentana… e altri a venire… cadono come le foglie d’autunno.
    Roba morta, caro Robecchi; anzi, robaccia i loro interventi pseudoindipendenti occorsi negli anni e di cui sinceramente avrei preferito fare a meno.
    Ah, come sono daccordo con la tua risposta! Un piacere riflettersi in codesta intelligenza stratificata nel tempo e sempre densa di alta ironia.
    Un abbraccio affettuoso,
    AB

    da angela   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 16:46

  10. Aldilà del fatto che ho avuto un fremito di godimento giovedì scorso nel sentire la caterva di merda buttata addosso a Feltri da parte del mechato, non posso però che essere d’accordo con Robecchi e aggiungerei anche un immortale massima (visto anche lo stile e l’eloquio del faccista): che son tutti finocchi con il culo degli altri! Poi, la barzelletta dei “Campioni di Libertà” Ferrara-Sgarbi (Sgarbiiiiiiiiiiiiii!!!?!?!??!?)-Mentana si candida alla battuta più bella del 2009!

    da Mauro Pigozzi   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 18:51

  11. A me, per esempio, che Facci abbia le meches o la Jaguar decappottabile non può fregar di meno. Che mi frega delle sue meches! Mi frega molto di più che per anni e anni abbia sostenuto che in Italia c’era libertà di informazione! Siccome però questa era (è?) anche l’ opinione di D’Alema, che non perde occasione per dire “l’antiberlusconismo è perdente!” (infatti Veltroni ha spopolato dicendo il “leader dello schieramento a noi avverso”, vero? ahahahah), non capisco perché non venga accomunato almeno il suddetto d’Alema alle contumelie contro Filippo Facci. Io contumelierei almeno entrambi (fra l’altro, per protervia e supponenza, i due si somigliano molto). insomma, il Facci almeno ha ammesso pubblicamente che in Italia c’è un problema di libertà di informazione (e me ne infischio delle sue intime motivazioni, quelle riguardano lui e mi interessano meno delle sue meches); i D’Alema, i Sansonetti ecc finora (per quello che ne so, ma potrei sbagliarmi) non l’ hanno ancora ammesso pubblicamente.

    da gab   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 19:59

  12. Caro Robecchi, distanza è troppa. Non replico seriamente. So che sai molte delle cose che ti direi, e che fai il galletto solo perché c’è un pubblico. Ne parlammo anche anni fa - a margine delle invesioni barbariche cui digraziatamente partecipammo - e tu mi dicesti che rischiavo di fare la foglia di fico del Giornale: quella era una critica seria. E fondata. Non l’ho più dimenticata. Queste altre sono bulletterie sparate davanti a un pubblico. Dico solo: uno fa le battaglie dove può e quando può. Io non sono neppure mai stato propriamente craxiano: l’ho conosciuto nel 1993, figurarsi. Ma ho deciso di sposare la sua causa di appestato. Nasco radicale e garantista, e lo resto. Non rinnego nessuna testata per la quale ho scritto: la testata non conta, conta quello che scrivi, e questa è una delle poche cose con cui andavo andavo con Travaglio quando andavo d’accordo con Travaglio.
    Non c’è nessun fascismo. E io al Giornale non ero neppure assunto, ero redattore ordinario a Mediaset (lo sarei rimasto a vita) e mi sono dimesso una settimana fa. Ho un mutuo: ecco anche spiegata anche la rubrica su Grazia. Sono anche una persona normale, anche se nel 1997 Berlusconi divenne pazzo di me (per via di un libro che avevo scritto) e mi offrì mari e monti. Dissi di no, ma che cazzo vi sto a raccontare ’ste cose? Parte di voi non cambierà mai idea perché gli sto sul cazzo e per altre ragioni che non mi va di dire. Io non penso tutte le cose che pensate voi, ma penso che da un anno a questa parte il governo abbia preso una brutta china. Quello su Mediaset e Rai non è per niente un lapsus. Il punto è che un mio articolo sul Giornale, caro, pesa un milione di volte di più di uno tuo sullo stesso argomento: perché si rivolge a un pubblico diverso.
    Se tu scrivi un articolo anticlericale sul manifesto chi se ne accorge? E invece ti assicuro che se ne sono accorti, per esempio, il 12 agosto scorso, quando sulla prima pagina del Giornale sono riuscito a scrivere in prima pagina - e ci sono riuscito perché io l’indipendenza e la libertà me la sono guadagnata, nessuno te la regala - un pezzullo come questo:

    La minoranza rumorosa

    Sono veramente stufo di dovermi sentire in crescente imbarazzo ogni volta che la Chiesa finisce in prima pagina; stufo di dover scegliere, cioè, tra l’ingoiarmi un’opinione o sentirmi un impudente qualora la esprima, dovermi sentire cioè un mangiapreti nel caso io dica anche delle cose normalissime o addirittura banali. Non è possibile, nel 2009, in uno Stato occidentale, che scrivere di cose vaticane debba ancora essere un problema: questo tentativo di bipolarizzare anche la Chiesa - il governo le da sempre ragione, l’opposizione sempre torto - è ridicolo e democraticamente fallace: anche perché i sondaggi, i famosi sondaggi, dicono chiaramente che stare col Vaticano e stare con la maggioranza degli italiani non è matematicamente possibile. Testamento biologico, Legge 194, aborto, coppie di fatto, divorzio breve, laicità dello Stato: su questi temi, per esempio, non è la sinistra a pensarla a in maniera difforme dal Vaticano: è-la-maggioranza-degli-italiani, e lo è anche la maggioranza degli italiani di centrodestra: è chiara questa cosa? Volete vedere i sondaggi? Ne siete al corrente? Ma soprattutto: ne è al corrente il governo? Ogni volta che ne discuto con qualcuno appunto del governo, poi, la risposta è sempre la stessa: bisogna avere la Chiesa dalla propria - dicono - che tanto le questioni etiche non spostano voti. Loro ne sono sicuri. Io no.

    Oggi sono stato a un convegno della Camera penale di Roma sul caso Racz, il romeno falso stupratore: c’era il suo legale, uno della comunità rom e mi hanno ringraziato per quello che scrissi, per primo, sul suo e altri casi. Provaci tu a difendere i rom sul Giornale, bello. Provaci tu a fare cento, mille battaglie silenziose: ma ora mi sto pure scrivendo addosso, pensa te. Il punto è che passare per inaffidabile nel centrodestra, passando intanto come servo di Berlusconi a sinistra, in questo sistema, è dura. Cazzi miei. Che mi frega. Io tiro dritto. Quando mi chiama una trasmissione televisiva per il tal dibattito, e poi apprendono che però non ho la posizione che si aspettavano, sai che fanno? Non m’invitano più. Perché gli guasto il teatrino bipolare. Da Santoro c’è stata l’eccezione perché gli faceva comodo, e faceva comodo anche a me: comodo per modo di dire, perché ’sta storia del salto della quaglia è veramente comica: io resto dove sono e il governo Berlusconi è al tip della popolarità, altroché. Scrivevo sul Giornale, scriverò su Libero. Tempo fa scrivevo anche sul Riformista, poi mi hanno cacciato perché avevo scritto un pezzo molto duro contro Fiamma Nirenstein e lo sgherro Pacifici. Lo sapevi? No che non lo sapevi. Da queste parti non c’è un apparato che predisponga tragedie martirizzanti. Ci sono io, che cerco di essere libero per quanto possibile. E guardandomi in giro, vedendo che roba c’è in giro. beh, va bene così.

    da Filippo Facci   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 21:14

  13. La “stronzata” più grossa (la parola è quella che usa Facci, è per questo che metto le virgolette) è quella di mettere insieme Biagi, Santoro e Luttazzi, che sono tre persone completamente diverse.
    Enzo Biagi era una persona mite, che nelle sue interviste addirittura scompariva (c’è su youtube la caricatura che gli avevano fatto Solenghi, Marchesini e Lopez?), ed era il suo modo di essere giornalista. Enzo Biagi diceva sempre che il giornalismo doveva essere così, e per questo aveva chiamato “Il fatto” la sua striscia quotidiana.
    Far passare Enzo Biagi per un estremista è una delle più grandi mistificazioni di questa destra.
    PS: Ho scritto tre volte per esteso “Enzo Biagi” non per pignoleria ma per ricordare un altro Biagi, quello che chiese al governo Berlusconi la scorta contro le BR e fu definito “rompicoglioni” dal ministro berlusconiano Scajola.

    da giuliano   - Giovedì, 1 Ottobre 2009 alle 23:49

  14. Kazzo Robecchi, leggendo la tua replica alla Caterina Caselli di Cologno (hanno lo stesso caschetto), mi è venuta un’eiaculazione!Orgasmico.

    da Daddy   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 00:09

  15. REFUSO!
    “E questo cos’a sarebbe” > “E questo cosa sarebbe”

    Correggi ché non sta bene un errore di ortografia.
    Ti leggo sempre con piacere, fai ridere e pensare. W Robecchi!

    Ciao
    C.

    da Cristiano   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 03:21

  16. Per una volta concordo con Facci: la distanza è troppa, l’occasione è sprecata. Avevo detto in premessa che la cosa aveva un senso soltanto se diventava un dibattito sensato e non una pippa tra colleghi. Lui risponde che faccio il bulletto perché c’è un pubblico (bizzarro, stiamo discutendo in piazza, davanti a tutti, con intervento libero, quindi il pubblico c’è per tutti, mah!). Però: per dimostrare che ancora una volta tento la strada del dibattito serio risponderò solo con 3 punti e una postilla. a) la foglia di fico serve a coprire le vergogne. Se la foglia di fico sta appesa lì 15 anni diventa vergogna pure lei. Lo dico per Facci, ma lo dico anche per casi più gravi e peggiori, gente come Antonio Ricci che sta lì a fare l’amplificatore di etica & estetica di papi da 22 anni e ancora va in giro a dire che lui è anarchico. Ghedini direbbe: mavalàmavalàvalàvalà. E io direi: ma gli anarchici una volta non facevano i ferrovieri? b)Facci ha sacrosantemente ragione quando dice che un suo pezzo anticlericale su Il Giornale vale mille dei miei. E’ vero, la possibilità di parlare a un pubblico che non è d’accordo vale molto. Ricordo che quando facevo Radiopop e Piovono Pietre avevo questo cruccio: di parlare solo ai "miei" e quindi di riuscire, alla fine, consolatorio. Dunque in linea di principio la cosa è sensata. Però dipende anche dalle proporzioni: se per far passare un pezzettino controcorrente ogni tanto devo innaffiare di facile consenso la platea per mesi, mah, varrà la pena? E poi - diciamolo - non è esattamente questo fare la foglia di fico? Non è come Vespa che dirà: ma io avevo Sansonetti? Non è esattamente questo sventolare un pezzetto (cinque, dici pezzetti in dieci anni) e dire, visto come sono libero? E le altre centinaia di pezzi? E quando andava a contare i "presunti extracomunitari" in via Padova di notte, ce lo dimentichiamo quel Facci che faceva la ronda ante-litteram? c)Su "l’importante non è dove si scrive ma quello che si scrive". Sarebbe bello, ma non è vero. Questa presunzione di essere più forti del contesto confina con la megalomania e i media non funzionano così, e spiego anche perché. Una mia notazione nella risposta precedente era abbastanza, diciamo così, tecnica. la ripeto per comodità di lettura: "…avere tre tivù private, nominare i vertici di quelle pubbliche, monopolizzare la gestione delle risorse pubblicitarie, fare il ras del cinema, possedere la prima casa editrice in Italia e nel frattempo essere una potenza economica con banche e assicurazioni, e nel frattempo governare, nominare ministri, non si può". Ecco, si può lavorare "fuori contesto" in un gruppo che è così paradossalmente ingiusto fin dalle sue fondamenta? Io sarò un bulletto, ma Facci su questo, nemmeno una parola. Strano, eh! Quando Mentana se ne è venuto fuori con la faccenda di "Mediaset comitato elettorale", Facci ha coraggiosamente ribattuto che Mediaset è un comitato elettorale dal 1994. Bravo. Ma lui, mi sembra, dentro il comitato elettorale c’è stato fino a una settimana fa. E allora? E trovo un po’ meschino dire ora, ero redattore semplice, ero collaboratore. sarà anche vero, ma Facci è una paersona abbastanza intelligente da capire che la sua posizione era ben in vista. prima pagina sul giornale, in onda la mattina su Canale Cinque. Insomma, non era lì a pulire le scale. Dire io sono più forte del contesto o è un azzardo o è una trappola. L’ultimo che me l’ha detto è stato Piero Chiambretti. Ci conosciamo, ci stimiamo e ho lavorato con lui. Quando è andato a Mediaset mi ha ripetuto molte volte (credo lo dicesse più a se stesso) che non sarebbe stato lui a diventare Mediaset, ma un po’ di Mediaset a diventare Chiambretti. Molto ottimista. Quanche mese dopo dichiarava al Corriere "Io non vengo censurato perché mi censuro da solo". Complimenti, ma direi che ha vinto il contesto. La postilla - Ho tremato, caro Facci, quando hai citato la questione mutuo. Ho temuto il tengo famiglia, la bandiera italiana di sempre, l’albertosordismo, il "a me è la guera che m’ha fregato". Io ti faccio migliore di così, e la rubrica su Grazia non mi scandalizza. Però, Facci, in una discussione così, cosa cazzo c’entra il mutuo? Quando a Ballarò i miei corsivi erano un po’ troppo "de sinistra" io me ne sono andato salutando senza drammi, pensando che era un peccato, ma che non avrei cambiato il mio modo di dire quelle cose che pensavo. Punto. Non ho sventolato la bandiera del censurato, non mi interessa. Crozza Italia doveva andare in onda su La7 questo autunno e non ci va, perché Telecom preferisce avere buoni rapporti con il governo e papi non vuole pagliacci che lo prendano in giro. Era la loro trasmissione di maggior ascolto. Non mi sono incatenato in piazza, ma ciò non toglie che sia una vergogna e uno spazio che si restringe. Di fatto una censura. Ho inventato e diretto un mensile (Urban) accettando la scommessa di fare una cosa leggera che non fosse idiota. L’ho fatto bene, ho vinto dei premi, assunto delle persone. L’editore ci ha licenziati in blocco perché non facevamo abbastanza marchette agli inserzionisti. Non sono ricco, ho famiglia e bambini, in tutte queste occasioni ho temuto per il mutuo. E allora? Chi se ne fotte del mutuo, non stavamo parlando di libertà? E in ogni caso, spaventarci con il mutuo non è un altro modo di toglierci libertà?
    ciao, Filippo a.r.

    da a.r.   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 09:39

  17. @ maria teresa - ROTFL un post degno della miglior ElleKappa

    ah ce ne fossero di piu’ di dibattiti cosi’ tra parti avverse si penserebbe di vivere in un paese normale, quasi-democratico.
    Dai Pippo non te la prendere e ridici su che la vita e’ troppo breve per prenderla seriamente!

    da zioFa   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 11:07

  18. E’ quello che contesto da sempre a quei personaggi, come Facci, che sembra che alla fine gli dispiaccia dover lavorare per il ducetto, soprattutto quando gli viene rinfacciato da altri, e che soffrano di essere additati come servi o prezzolati… ma non gli è stato ordinato dal medico curante di farlo, si può anche dire “No, grazie comunque Silvio” (e lo si può fare anche con altri “padroni”, non solo al Kaiser), altrimenti la cosa stona molto di più di quello non stona già! Poi, concordo con Robecchi, il mutuo dovrebbe essere l’ultima delle ultime scuse!

    da Mauro Pigozzi   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 11:35

  19. 1) ultra-d’accordo con Robecchi. Azzeccato anche il riferimento ad Antonio Ricci, ignobile buffone di corte / albero- non foglia-di fico. Per Chiambretti … non ho parole…se non cattive
    2) sì, è vero, Robecchi, sei consolatorio: e allora? non ci meritiamo un po’ di consolazione in tanta desolazione?
    3) in questa diatriba avete tirato fuori il passato autobiografico: confronto interessante. Adesso stiamo a vedere i fatti a venire

    da adele5   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 11:40

  20. Robecchi, non la puoi spuntare.
    E’ come cercare di spiegare i colori a un cieco. Se uno, messo di fronte al fatto che l’uomo più ricco e potente d’Italia controlla tutte le televisioni e ha conflitti di interessi di ogni genere, ultimo quello scudo fiscale-banca mediolanum, commenta che no, non c’è nulla di indecente in questo, e nemmeno lo si può chiamare regime, beh, allora è fiato sprecato. Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, ecc. ecc. Come spiegare i colori a un cieco , appunto.

    da Pietro   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 14:51

  21. Facci, per i refusi che fa, dovrebbe scrivere sul manifesto… Battute a parte, Robecchi, come è vero che il contesto qualifica: infatti FF si sta incredibilmente comportando educatamente, non ha (ancora?) sbroccato e mandato a stendere nessuno.
    Ricci? Gli anarchici li han sempre bastonati, cantava il poeta. A questo punto sia coerente. se no son capaci tutti.

    da Abesibé   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 15:07

  22. Faccio delle precisazioni che renderanno il solco più profondo, ma pazienza.

    Robecchi dice: «Se per far passare un pezzettino controcorrente ogni tanto devo innaffiare di facile consenso la platea per mesi, mah, varrà la pena?»

    Risposta: no, ma chi ha detto che io l’abbia fatto? Io non ho mai scritto in vita mia qualcosa in cui non ho un minimo condiviso, e dico ‘un minimo’ per il semplice fatto che non sempre - per nessuno, o quasi - è sempre possibile le cose con la tonalità che vorremmo.

    ***
    Robecchi dice: «Non è come Vespa che dirà: ma io avevo Sansonetti?»

    Risposta: ma io non sono Vespa, io semmai sarei Sansonetti. Tu forse pensi che Sansonetti non dovrebbe andare da Vespa, io penso che faccia bene. Io, piuttosto, e nonostante abbia un ottimo rapporto con Floris e persino con la sua famiglia, ho scelto di non andare mai (se invitato) a Ballarò, che giudico ciarleria sterile, il tipo di trasmissione che piace tanto ai nostri politici e alla loro realtà vortuale. Io tifo Annozero, per uanto ogni tanto sia oggettivamente impossibile non criticarlo. Persino sanzionarlo, nel caso.

    Robecchi dice: «Non è esattamente questo sventolare un pezzetto ( cinque, dieci pezzetti in dieci anni) e dire, visto come sono libero?»

    Risposta: ‘cinque, dieci pezzetti in dieci anni’ una cippa di minchia. Non non voglio rimettermi a sciorinare curriculum, ma ti assicuro che avrei gioco facile. Quando ho chiesto le dimissioni della Carfagna (prima di ogni casino che l’abbia riguardata) la cosa è finita sul Corriere e lei ha pazziato. Quando ho scritto che Previti era uno stronzo lui - in ben altri anni - per farmi saltare fece intervenire direttamente il capo. Quando raccontai sul Foglio la vera storia di Riccardo Muti - articolo che lui considerò l’ultimo affronto della stampa amica, tanto che dopo averlo letto decise di dimettersi dalla Scala telefonando a Confalonieri, il racconto è di Confalonieri - io non potei più scrivere una riga di musica classica. E potrei proseguire parlando della moda, di Dolce&Gabbana, della lobby delle acque minerali, di mille cazzate che non conosci perché non le conosci e basta: per te, e lo comprendo, io restpo fondamentalmente uno che un bel giorno se ne salta fuori da Santoro. Il punto, forse non chiaro, è che sono linero anche quando scrivo tutti gli altri pezzetti che non condividi. Non è che sono libero nella misura in cui scrivo cose simili a quelle di Robecchi, scusa.

    Robecchi scrive: «Lui, mi sembra, dentro il comitato elettorale c’è stato fino a una settimana fa. E allora? E trovo un po’ meschino dire ora, ero redattore semplice, ero collaboratore. sarà anche vero, ma Facci è una paersona abbastanza intelligente da capire che la sua posizione era ben in vista. prima pagina sul giornale, in onda la mattina su Canale Cinque. Insomma, non era lì a pulire le scale».

    Risposta: sono stato assunto a Mediaset nel 1999 (alla Pretura del lavoro) e volevo dire che non avrei mai fatto nessuna carriera, nè l’ho fatta. In dieci anni hanno deciso di mandarmi in onda, nel 2008, registrando due minuti al giorno nel corso di un programma in diretta, unica eccezione del programma cioè a non essere in diretta: così possono controllarmi. Posso o potevo dire tutto quello che voglio? Certo che no. Ma ogni tanto sì. Dei Rom, del forcaiolismo montante, della benedetta Carfagna: quello ci sono riuscito. Altre cose - molte - erano in consonanza o quasi con la linea editoriale di Mediaset: ma le condividevo. E’ vero, c’è dell’ambiguità in tutto questo: ma nell’insieme avevevo e mi sono guadagnato un margine di libertà straordinario rispetto alle servitù circostanti. Percià mi odiavano. E anche tanto. Ma non sono un martire: sono gli altri che fanno schifo. Nessuno mi ha relagato libertà, me la sono presa io. Anche sul Giornale. Io non dico che sono più forte del contesto: dico che lavoro nel contesto che passa il convento. Certo, ho dei limiti: uno per esempio è Feltri. Io con Feltri con ci voglio lavorare. E infatti.
    Chiambretti: buono quello. Ecco, quella è la roba che mi fa schifo. Non ho mai accettato nessun loro invito. Tu immagino che non abbia più collaborato con lui quando è andato a Mediaset: mi ricorda la discussione che feci con Barbacetto quando rifiutò - da disoccupato - un lavoro che gli offrì Mentana. Per me sbagliò, anche se lo compresi. E comunque pochi cazzi, a Mediaset la libertà c’era eccome: e Sgarbi e Ferrara (e Santoro, persino Luttazzi) dicevano cose che oggi sono impensabili. E’ questa l’ariache è cambiata, per te il problema sta a monte.

    Robecchi scrive: « Ho tremato, caro Facci, quando hai citato la questione mutuo»

    Risposta: Ma no, ho citato ’sta cosa perché una tua commentatrice l’ha citata con disprezzo. Se non avessi un mutuo non la scriverei, punto, e comunque mica è giornalismo, quello.

    Robecchi scrive: «Avere tre tivù private… , nominare i vertici di quelle pubbliche, monopolizzare… fare il ras… la prima casa editrice… e nel frattempo governare, nominare ministri… » non si può″. Ecco, si può lavorare “fuori contesto” in un gruppo che è così paradossalmente ingiusto fin dalle sue fondamenta? Io sarò un bulletto, ma Facci su questo, nemmeno una parola».

    Non sto ad argomentare perché la mia opinione su questo è banale e già sentita. La esprimo, se interrogato, soprattutto in tv: no, nion è normale, va superato eccetera. Ma recito anche la litania di tutto io contesto che sorregge tutto questo, a cominciare dalla Rai. Il conflitto berlusconiano, voglio dire, non è mai stato grave nei suoi effetti pratici, secondo me: il punto è se lo stia diventando ora. Nell’infornazione, la mia risposta è sì. Io pubblico con Moindadori perché per me è un’ottima casa editrice ed è pure libera e orientata sostanzialmente dal mercato. Se non fosse così, ne cercherei un’altra.

    Comunque. La seguente intervista la rilasciai a Sabelli Fioretti (su Sette) quasi sette anni fa, si tenga conto che quindi è vecchiotta e che, se ora sono qualcosa, qualsiasi cosa io sia, allora lo ero di meno.

    Filippo Facci è un giornalista un po’ anarchico, molto litigioso, pronto ad accapigliarsi con tutti, anche con i suoi amici e con i suoi direttori. La gente lo considera di destra, lui si considera fuori del coro. È stato molto vicino a Craxi, al Craxi perdente, morente. Oggi è un dipendente Mediaset e un collaboratore del Giornale. Ma quando vuole scrivere delle cose un po’ diverse, chiede ospitalità al Foglio. Una volta mi azzardai a scrivere delle cose su Craxi. Non l’avessi mai fatto. Scrisse sei articoli consecutivi contro di me.

    Perché sei così reattivo se ti toccano Bettino?
    «Per molte ragioni, la prima è che l’ho conosciuto».
    Tutto qui?
    «No. Ero molto amico di Craxi. Avevo con lui un rapporto di amicizia assoluta. Scarso tempismo: era il più grande appestato del dopoguerra».
    Craxi andò ad Hammamet.
    «E ci andai anch’io, spesso. E poi mi telefonava».
    Spesso?
    «Io vivevo come uno spiantato, al Giambellino. Me la cavavo scaricando cassette di frutta. Ogni tanto squillava il telefono: “Ciao Filippo, sono Bettino”. Il più grande uomo che abbia mai conosciuto telefonava proprio a me».
    Che cosa voleva?
    «Informazioni, capire che cosa succedeva in Italia. Cercava un appiglio. Anche se aveva Luca Josi».
    Luca Josi gli è sempre stato vicino.
    «Luca è un ragazzo eccezionale. Era un fedelissimo di Bettino. Ma poi ha dimostrato di che cosa era capace con la sua casa di produzione televisiva, la Einstein. Tra l’altro in forte concorrenza con quella di Stefania Craxi. Psicologicamente interessante. Luca era il vero figlio che Bettino avrebbe voluto avere».
    Mi vengono in mente quelli che negano di essere mai stati craxiani.
    «La storia dei voltafaccia dei craxiani è clamorosa. Luca Josi ed io vogliamo scrivere un libro sugli ultimi dieci anni di Craxi, scrivere tutto, chi c’era, chi non c’era».
    Numero uno dei voltafaccia craxiani?
    «Claudio Martelli può metterla come vuole, ma chi ha memoria di ciò che è successo, sa».
    La politica è fatta di tradimenti.
    «Il suo non fu un tradimento politico. Martelli non disse a Craxi: “Io succedo a te perché sei vecchio”. Gli disse: “Io succedo a te perché sei un ladro”. Martelli diede a Craxi un dolore che non si rimarginò mai. I soldi arrivavano anche a lui. Soldi che gli consentivano di mantenere un tenore di vita mostruoso, offensivo, che schifava lo stesso Craxi. Bisognerebbe fare le visite guidate per vedere la villa sull’Appia Antica dove abitava Martelli a spese del partito. Peggio di Martelli fu solo Carlo Ripa di Meana, un caso da psicoanalisi. Era una creatura di Craxi, fatto, dipinto, costruito. E poi la moglie! Sistemare la moglie! Far fare la fiction alla moglie. Rompere le scatole a Berlusconi perché la moglie… Ho molte lettere ricevute da Craxi che ricostruiscono dieci anni di vera piaggeria».
    Quali sono gli adulatori che lo hanno mollato?
    «Si fa prima a dire chi non l’ha mollato. Io e Luca Josi non l’abbiamo mollato. Riccardo Pugnalino, che adesso è l’amministratore delegato di (?) non l’ha mollato».
    Tu eri craxiano?
    «Ero craxiano ad personam. Sono nato anarchico e anticlericale, a 15 anni ero attivista radicale. Scrivevo sull’Unità, su Repubblica, pagine milanesi. Poca roba. Vivevo di espedienti. Rubavo. Mai mangiato così bene come in quel periodo. Perché se rubi, rubi il caviale mica la carne in scatola».
    Poi hai cominciato all’Avanti?
    «Molti amici dicevano: ma che ci fai all’Avanti? Proprio tu che hai sempre tuonato contro i socialisti».
    Ma eri di sinistra o cosa?
    «Ero di sinistra in quella convinzione un po’ cretina che può avere un ragazzo che crede che a destra ci sono i fascisti, i beceri, gli orologi d’oro, i liones club e i ricchi brianzoli. Non è che fossi scemo, però quasi».
    Che scuole avevi fatto?
    «Un anno di classico ma mi avevano cacciato via. Facevo le rivolte, mettevo i manifesti radicali. Io sono cresciuto praticamente da solo. Mia madre era morta, mio padre viveva altrove. Poi avevo fatto cinque anni in uno e preso la maturità odontotecnica. Era un diploma che permetteva di andare all’università. Scienze politiche».
    Misteri della scuola italiana.
    «Feci quindici esami e poi lasciai. Volevo lavorare. Studiavo anche musica, ma smisi».
    Che tipo eri?
    «Hippy, capelli lunghi, occhiali tenuti su con il nastro adesivo giallo, uno sfigato. Le ragazze mi ignoravano. Un giorno mi tagliai i capelli a spazzola, mi abbronzai, buttai gli occhiali, mi vestii da fighetto, cominciai a fumare. Fu uno choc. Le donne finalmente mi scoprirono».
    Dopo l’Avanti, anche Il Foglio.
    «Davo una mano nella campagna contro Di Pietro. Poi cominciai a scrivere di musica classica. Litigai con Beppe Benvenuto, uno geloso del mio rapporto con Ferrara. Poi litigai anche con Giuliano e mi tolsi dalle scatole».
    Perché litigavi con Giuliano?
    «Lo stuzzicavo su una certa piega che Il Foglio stava prendendo, un giornalismo di cattiva qualità di cui era campione Giampiero Mughini, quel giornalismo in cui si mischia tutto, una sorta di delirio, di autoreferenzialità in cui i giornalisti intervistano giornalisti?».
    Come stiamo facendo in questo momento.
    «È vero. Ma Mughini intervistava proprio se stesso. Mischiando la Juventus all’ultimo stilista giapponese; il fatto che Sofri sapeva, alla serata da Maurizio Costanzo, con gesticolazioni da checca isterica».
    Mughini è la tua bestia nera.
    «È uno che s’è sbattuto tutta la vita ed è diventato famoso come battutista di destra e commentatore sportivo».
    Scrivevi tutto ciò?
    «Intervenni in un dibattito sul giornalismo autoreferenziale. Mughini rispose definendomi una cacca».
    Alla fine il Foglio ti piace o no?
    «I giornalisti si dividono in due categorie. Quelli che scrivono quando hanno qualcosa da dire e quelli che scrivono quando non hanno qualcosa da dire. Sul Foglio prolifera la seconda categoria. Adriano Sofri è il caposcuola di coloro che ritengono che la propria attività intellettuale si dispieghi attraverso l’esplorazione di tutti gli anfratti possibili di una vicenda, senza tuttavia che da essi si tragga una strada definitiva, una scelta, una decisione chiara. E anche quando questa scelta chiara c’è, arriva alla fine così sfibrata che nessuno se la ricorda. Io lo chiamo travaglismo. Non nel senso di Marco, nel senso che bisogna sempre mostrare il proprio travaglio prima di dire la propria opinione».
    Tu hai detto: sono per il centro-destra ma non posso sopportare certa gente.
    «L’ha detta anche Maria Laura Rodotà una cosa del genere: il cretinismo bipolare ti obbliga a compromessi assurdi per cui se prendi Nanni Moretti devi beccarti anche Gino Strada. Io se voglio Berlusconi mi devo beccare anche Gasparri, uno che ha detto che Di Pietro è meglio di Mussolini».
    Parliamo di piaggeria.
    «L’adulazione è un lubrificante sociale, c’è sempre stata e sempre ci sarà. Tutti siamo bravissimi, tutti bellissimi, tutti geniali. Il sincero non fa strada nella vita. La sincerità è una follia».
    L’hai presa alla larga.
    «Vabbé. Gli adulatori non mi piacciono».
    E tu?
    «Io sono stato sempre accusato di eccesso di sincerità. Di una sincerità a volte inutile. Sono poco strategico. Quindi inaffidabile».
    Hai attaccato perfino Maurizio Costanzo.
    «Lo ritengo una jattura culturale. E poi è anche un voltagabbana. Il difensore delle cause vinte.
    A me pare coerente. Non vedo grandi svolte nella sua vita.
    «Prima ha santificato Francesco De Lorenzo e poi ha fatto i programmi giustizialisti con Santoro… Ha detto che se lo cacciano vuol dire che in Italia c’è regime. L’unico regime per ora è il suo, 21 anni, uno in più del ventennio fascista. Però io mi fermo qui, io lavoro a Mediaset, non voglio farmi licenziare».
    Che cosa fai a Mediaset?
    «Ho fatto un programma con Piero Vigorelli, Presunti colpevoli, preso dal mio libro. Adesso faccio interviste a politici che vanno in onda la sera tardi e la mattina presto».
    Dovevi collaborare anche a una trasmissione della Rai, con Alda D’Eusanio.
    «Ma poi, per via di alcune intercettazioni telefoniche, venne fuori il mio rapporto personale con Craxi. E saltò il contratto».
    Erano quelle intercettazioni in cui Alda D’Eusanio baciava l’ernia di Bettino e gli diceva che sarebbe stata la sua voce?
    «Sì, ma lei il programma l’ha fatto. Sono saltato io, l’anello debole».
    Questo tuo carattere ti isola?
    «Una volta dissi a un’amica giornalista, proprio amica: “Ho letto il tuo articolo, l’ho trovato disgustoso”. Non mi ha più rivolto la parola!».
    Non c’è bisogno di essere sgradevoli.
    «Non sono un insensibile. Non dico alla sposa che fa schifo, al bambino che è un mostro. Però i miei amici debbono accettare le critiche».
    Hai pagato per questo?
    «Una volta ho partecipato a un pranzo a casa di Berlusconi».
    Buone frequentazioni?
    «Spaghetti al pomodoro. C’erano Cesare Previti, Gianni Baget Bozzo, un grappolo di avvocati. Berlusconi su una questione di giustizia chiese il nostro parere. Io dissi la mia: era un’opinione critica e quindi utile. Poi parlarono gli altri. E lì decisi che non avevo capito un cazzo della vita. Baget Bozzo non lo capii proprio, Previti parlò esclusivamente dei suoi processi, tutti gli altri carcarono solo di accontentare Berlusconi. Io non ho alcun diritto di dire che Berlusconi ne fosse contento. Ma il solo fuori posto ero io».
    Lasciami indovinare: non ti hanno chiamato più.
    «Mai più».
    Hai nostalgia di Mani Pulite?
    «Per me è stato come il ‘68. Direttore dell’Avanti era Roberto Villetti. Aveva uno stipendio superiore a quello del direttore del New York Times. Io mi divertivo come un matto. Tutti gli altri erano intruppati. Io ero visto come un appestato. Era bello, solo contro tutti».
    Chi ti piaceva meno??
    «Andrea Pamparana, del Tg5. Adesso sdottoreggia e fa il revisionista ma allora era funzionale al pool dei magistrati. Un bel voltagabbana. Però lui non lo sa. Non è consapevole di essere stato un servo indiretto dei giudici».
    I voltagabbana non ti piacciono.
    «Dipende. Prendi Mastella: il suo concetto di politica è gestire il potere e in base a questo si muove. Va bene. Prendi Adornato: vai a controllare che cosa diceva nel ‘93 su Berlusconi e confrontalo con quello che scrive oggi sul Giornale. Adornato è comico quando si ostina a voler cercare di spiegare il suo percorso di coerenza».
    Anche il tuo amico Ferrara una volta veniva definito voltagabbana.
    «Ferrara è sempre del proprio partito. Nel ‘91 sosteneva la guerra contro Saddam e oggi sostiene la guerra contro Saddam».
    Coerente.
    «Ma nel ‘91 la sosteneva parlando delle responsabilità dell’Occidente. Oggi parla delle ragioni dell’Occidente».
    Altri voltagabbana?
    «Carlo Rossella. Però è abilissimo a non fare vedere la sua gabbana, quindi quando la volta nessuno se ne accorge. Una volta, quando dirigeva La Stampa, era giustizialista. Era la Gazzetta della Procura. Ma Rossella non è un vero voltagabbana. È un galleggiatore professionista. È simpatico, è uomo di mondo, se vai a mangiare con lui ti parla di Miami».
    .Altri voltagabbana ancora?
    «Quello che sotto sotto mi crea più problemi è Vittorio Feltri. Però io sono amico del figlio, quindi non vorrei parlarne… Feltri non cambia idea perché non ha idee. Mi dà più fastidio lui che la Lega. I leghisti mi fanno orrore ma li sento veri».
    Tu politicamente che cosa sei?
    «Al Giornale mi considerano la sinistra. Ma che vuol dire? La sinistra del Giornale è ancora destra».
    E allora?
    «Per certe cose sono vicino a Rifondazione. Sono antiamericano. Non mi è simpatica Israele».
    Hai detto: scrivo in maniera snob, sprezzante ed elitaria.
    «L’ha scritto Giancarlo Perna. Si riferiva alla mia rubrica di musica classica. A un certo punto, finita la guerra civile, ho deciso: basta articoli su Mani Pulite, basta querele. Ho cominciato a scrivere di musica classica. Niente: era ancora più pericoloso. Scrissi qualcosa di brutto su Muti e scoppiò il finimondo. La rottura di una diga».
    La diga dell’adulazione?
    «Qualcosa di più. Berlusconi è un potente, ma Muti è peggio. Telefonate al Giornale. Richieste di licenziarmo. E Pietrangelo Buttafuoco che mi attacca sul Foglio. Non ho mai più rivolto la parola a Buttafuoco da allora».
    Perché questa tensione nel giornalismo musicale?
    «In Italia si può parlar male di un politico ma ci sono degli intoccabili. Parla male di Armani e poi vediamo».
    Che cos’hai contro Muti?
    «Traveste da scelte culturali alcuni trucchi che usa per coprire le proprie smagliature artistiche».
    Gioco della torre. Cofferati o D’Alema?
    «Butto Cofferati. È un vetero-comunista che viene da quel mondo corporativo che si è arrogato un potere politico non giustificato da niente».
    Schifani o Bondi?
    «Butto Schifani. Bondi ama veramente Berlusconi».
    Schifani no?
    «Schifani trasmette un’arroganza gretta che proprio dà fastidio».
    Vincino o Forattini?
    «Butto Forattini. Vincino è il miglior disegnatore di satira di destra».
    E Forattini?
    «Io voglio sapere il nome e il cognome di uno a cui piacciono le sue vignette. Voglio vederlo. Voglio fargli l’esame: spiegami questa battuta. Perché ti sembra bella? Che cosa vuol dire?».
    Previti o Dell’Utri?
    «Butto Previti».
    Ce l’hai ancora con lui per quella storia dell’intervista?
    «Voleva fare le domande oltre che le risposte. Si presentò con dei fogli scritti. Le domande interessanti le eludeva tutte. Alla fine telefonò a Berlusconi per bloccare l’intervista».
    E ci riuscì?
    «Certo che ci riuscì».
    Però poi tu hai raccontato la storia sul Foglio.
    «Previti mi aveva fatto uno sgarro e io sono un vendicativo, tutto qua».
    Che giudizio dai alla fine di Previti?
    «Non do nessun giudizio altrimenti querela. Dico solo che si merita la fama che ha».
    Arroganza?
    «Dopo anni di strapotere dei giudici, adesso c’è lo strapotere degli avvocati in Parlamento. Ma io non mi sono fatto il culo in tante battaglie garantiste per poi, alla fine, fare il leccapiedi di Previti».
    Claudio Sabelli Fioretti

    da Filippo Facci   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 18:35

  23. Filippo Facci: il nemico di tutti? Craxi deve ssere stata un’eccezione. Lo è stato anche per il buon governo italiano, ma questa è un’altra storia. Facci risponde sempre e questo fa veramente onore ad un giornalista. Se facci si calmasse un po’ e quando vuole sparare a zero usasse la diplomazia e la pacatezza di Enzo Biagi, per esempio, forse sarebbe più apprezzato. Ma non è questo quello che lui vuole. Lui crede che la libertà sia infinita. Invece non è così e non lo sarà mai per nessuno. Una fetta di salame in tasca lo aiuterebbe a meditare espressioni più dolci nei suoi articoli. Come quello di oggi sulla lettera di De Magistris al Capo dello Stato… Non è un articolo dolce! Non dimentichiamo però che lui non ama l’ IDV. Sono d’accordo su Cofferati… Ma mi rendo conto che è troppo facile. Io al contrario di lui ho ancora la convinzione che a destra ci siano i fascisti, i beceri, gli orologi d’oro, i liones club e i ricchi brianzoli col contorno peggiorativo della Lega Nord, ovviamente con la sua brava eccezione… Per questo non mi definisco affatto scemo. Forse sono ingenuo a pensare che questo stato di cose possa cambiare, ma Facci, con i suoi turbolenti articoli, marcatamente di destra, nonostante tutto, non mi aiuterà di certo. Mi scusi Facci se mi sono permesso.

    da Vittorio Grondona   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 19:34

  24. Cazzo, però avete ragione, una rilettura la potrei anche dare. Altri che refusi.

    da Filippo Facci   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 19:43

  25. Ma allora Facci: tu non trai le conclusioni, non porti i tuoi giudizi alla logica conseguenza. Se Previti, Schifani e gli altri sono come li dipingi, cosa pensare di chi si circonda di questa gente, di chi li usa e si fa usare, di Berlusconi, insomma!?
    E poi, secondo me, tu confondi il giudizio sulla persona (che me ne frega a me se Silvio (o Bettino) è un gran simpaticone) con quello sulla personalità pubblica (Bettino era ladro o no? Silvio è un corruttore o no?), che è l’unico giudizio che interessa.

    da Pietro   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 20:53

  26. E’sta una faticaccia ma alla fine ce l’ho fatta. Forse avrei fatto prima a leggermi interamente Repubblica, ma tant’è. Contesto (se si può) un unica cosa (la più importante) a Facci: che la soglia di tolleranza della sua libertà non può essere dettata da altri. Mi spiego: non si può affermare che la sua dipartita dal Giornale è data dall’arrivo di Feltri, e poi andare a lavorare per un direttore come Belpietro, convocato ieri dallo stesso Berlusconi per discutere(???) la linea di difesa ad Annozero,e che in quanto a libertà di opinione (e magari anticonformismo)non si distingue per nulla. Sela sua autonomia è massima perchè non è rimasto a scrivere sul Giornale. Evidentemente, come dice Robecchi, è il contesto ela linea editoriale generale che ha prevalso. Però umanamente solidarizzo con lui: Reggersi tutti i giorni i pippotti di Belpietro è una tragedia, sopportabile solo con un pacchetto da 20 di Lucky Strike!

    da Michele   - Venerdì, 2 Ottobre 2009 alle 22:27

  27. Una cosa vera è che lo “steccato” vale per tutti i giornali (manifesto compreso), la regola non scritta cioè per cui, a seconda del giornale, certi argomenti non si toccano. Perciò, come raccontava anche Telese, uno può scrivere quel che vuole… purché sia sulle magagne del PD (esempio a caso).
    Vero anche è che da Fininvest passavano i vari Guzzanti e Luttazzi, cioè le cose più innovative ed interessanti, perché Berlusca, che non era scemo, se aveva un pubblico di sinistra, gli dava prodotti di sinistra (e già all’epoca era illegale, aggirava i pretori grazie al Martire ecc.).
    La stortura è arrivata dopo, con la “discesa in campo”. Quando sono cominciate ad apparire le scritte “INGRATO/A!”, il trionfo della mentalità mafiosa per cui se ti pago ti ho comprato, punto. E se non ti lasci comprare ti schiaccio. E non ti permetto più di lavorare. Mafia e maccartismo in una botta sola.
    La mafia di sinistra esiste eccome. La differenza è che puntare il dito contro la mafia di sinistra rende bene, mentre a puntare il dito contro la mafia di destra si rischia la pelle.

    da Abesibé   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 00:16

  28. ‘Tempo fa scrivevo anche sul Riformista, poi mi hanno cacciato perché avevo scritto un pezzo molto duro contro Fiamma Nirenstein e lo sgherro Pacifici. Lo sapevi? No che non lo sapevi. ‘

    BEH. Un pezzettino di Paradiso se l’é meritato, via. Facci, per depurarti devi fare uno stage di un mese assieme ad Arrigoni, a Gaza. Se lo fai diventi l’idolo del Manifesto.

    da Mavalà   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 01:05

  29. Scusi, signor Filippo Facci, ma lei mi sembra un po’ troppo onfaloscopico, nel senso che la fa un po’ troppo lunga a raccontare dei fatti suoi di nessuna importanza per chi legge. Che importa a noi, per esempio, di come è riuscito ad attirare l’attenzione delle donne che prima, a quanto lei stesso dice, fuggivano ululando al solo vederla e poi, invece, si sarebbero (sempre a suo dire) affollate intorno a lei come
    delle groupies intorno ad una rock star? Abbia pazienza e venga al nocciolo della questione e cioè ci dica come le può sembrare praticabile la libertà di stampa in un Paese in cui c’è un signore che non solo ha il monopolio delle tv private, non solo possiede case editrici, riviste femminili e di gossip, settimanali popolari e aktri con pretese (solo pretese), ma è anche il presidente del consiglio dei ministri, controlla la tv pubblica e, per soprammercato, va denunciando e querelando e minacciando quei pochi media a lui non ossequienti. E lei dice di essere stato libero nei media di questo signore? Secondo me, lei se (e ce) la racconta, mi scusi. Questo pazzesco stato di cose provoca, fra l’altro, l’ irregimentamento anche di chi sta dalla parte opposta del papi: io per esempio non salto di gioia alla vista di Santoro ma, in questa situazione anomala, non ho la libertà di criticarlo come mi piacerebbe fare, perché ho il sacrosanto dovere di difenderlo con tutte le mie forze contro una censura aberrante e disgustosa. E questo non è bello e non mi fa sentire affatto libera. Se lei tiene alla libertà, scenda in piazza domani con la FNSI. Solo così sarà più credibile.

    da gab   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 02:43

  30. Egregio Gab, sì, forse certe parti avrei potuto tagliarle, ho fatto un copia/incolla. Avrei potuto questo, avrei potuto quest’altro, poi magari qualcuno mi avrebbe rimproverato di averle tagliate, eccetera. Va così.
    Questa discussione, chiamiamola così, come spesso succede in internet e sui blog, mi è sfuggita di mano. Stavo per postare altri due articoli (contro il 41-bis e contro l’amicizia del governo con Turchia e Cina) ma poi mi sono accorto che è come se stessi continuando a vantare delle credenziali di qualcosa.
    Ma a parte che le credenziali non bastano mai - uno come me, con la mia faccia e i miei modi, starà sempre ferocemente sul cazzo a qualcuno: a prescindere - nel momento in cui lasciassi ad altri la decisione per esempio della mia «credibilità», egregio, beh, quel giorno sarebbe finita.
    Lei scrive: «Scenda in piazza domani con la FNSI. Solo così sarà più credibile».
    Credibile per chi?
    L’indipendenza morale è uno dei traguardi più difficili al mondo da raggiungere. Perché occorre non isolarsi dal mondo e al tempo stesso non essere dipendente dalle sue ballerine valutazioni nei tuoi confronti. Talvolta persino i tuoi migliori amici ti pare che non ti comprendano: e tu devi capire quanto hai torto tu o quanto ce l’abbiano talvolta gli altri, talvolta tutti gli altri.
    L’unica e seria verifica, come al solito, è allo specchio ogni mattina. Cercando di non indugiarvi troppo davanti, se possibile.

    da Filippo Facci   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 09:37

  31. Questo fatto che Facci continua an presentarsi con pezze d’appoggio, virgolette, interviste che dimostrano quanto è fico, ecc. ecc. fa un po’ tenerezza, comunque mi rallegro: il dibattito mi pare meno sterile di altri che si sentono in giro. Potrei cogliere fior da fiore, naturalmente, e non la finiremmo più. Ma decido di farvi grazia: dopotutto non voglio chge sia una schermaglia tra me e lui. Dunque solo due cosette e poi una cosa seria. Le cosette: per ben due volte nei suoi post Facci dice di essere certo di stare antipatico, vi sto sui coglioni, ecc. ecc. Rilevare in tutto ciò una specie di posa (un post-sgarbismo?) è fin troppo facile. E poi sarei io che recito per il pubblico… mah. Altra cosetta: ecco Facci che scappa da Feltri e si rifugia da Belpietro (già suo direttore per anni). Uno che prima di andare in tivù va a prendere ordini da Silvio a Palazzo Grazioli e poi corre anche da Vespa. Uno che come editore ha un padrone di cliniche private peraltro abbondantemente indagato (a proposito di indipendenza, Facci, un bell’articolo sulla sanità privata, no?). Ma queste sono cazzate, alzi la mano chi non ha contraddizioni (ecco, ehm, magari non così gigantesche…), e colgo l’occasione per dire che io Facci non lo odio, non mi sta nemmeno sulle palle e anzi, in lista sia per antipatia che per pericolosità ce ne sono molti altri prima di lui (spero non ci rimanga male). E anzi mi spiace se si frattura un piede scendendo finalmente dal pero. Dunque passo alla cosa importante. Importantissima. Grande come una casa. Forse l’unico vero argomento meritorio di ampio dibattito. Scrive Facci: "Il conflitto berlusconiano non è mai stato grave nei suoi effetti pratici, secondo me: il punto è se lo stia diventando ora. Nell’infornazione, la mia risposta è sì. Io pubblico con Moindadori perché per me è un’ottima casa editrice ed è pure libera e orientata sostanzialmente dal mercato. Se non fosse così, ne cercherei un’altra". E’ semplicemente pazzesca. Cioè, vediamo se ho capito. Il fatto che uno assommi in sé troppo potere, mediatico, economico, politico, che abbia al tempo stesso strapotere nella comunicazioone, nel cinema, nella pubblicità, nella politica, che faccia le nomine nelle aziende concorrenti, che si faccia una legge su misura per ingrandirte l’azienda, poi un’altra su misura per ingrandirla ancora di più, poi una legge per non essere processato, eccetera eccetera NON E’ GRAVE NEI SUOI EFFETTI PRATICI! Facci dice che ora forse sta diventando grave. Perché? Perché hanno colpito lui. Ma per volere di Silvio hanno cambiato direttore Corriere e Stampa, hanno chiuso programmi televisivi, hanno subito pressioni tanti altri, sono stati intimiditi giornalisti, sono state querelate persino delle domande (!). E’ stato messo Minzolini al primo telegiornale nazionale e sappiamo che informazione fa, solo perché non si parlasse delle escort… E’ come se uno dicesse, beh, è vero, il duce (o Hitler, o Kim Il Sung, o Franco, o Pol Pot) hanno molto potere, hanno questo grosso conflitto, ma senza effetti pratici. Insomma, al loro buon cuiore! Poi dopo, quando gli effetti pratici si vedono, è tardi per cadere dal pero! Dico, Facci, guardiamoci in faccia, per una volta, non fingiamo, non è una gara tra belle fighe, è una cosa seria: ma ti rendi conto di quello che hai detto? Hai detto che uno può assummare vari poteri (che non a caso la democrazia separa) senza problemi, finché non li usa. Ma dài, Facci, Bettino non ti ha consigliato qualche libro di storia? O sei di quelli che dicono beh, fino al ‘38 Mussolini era tanto buono? Non capoisci che la difesa della democrazia non è difesa da questo o da quello, ma difesa di REGOLE. Pochi effetti pratici, diceva Facci aggiustandosi le fette di salame sugli occhi! Mah, secondo me se sei un clandestino sfruttato in nero o un migrante sul barcone gli effetti pratici li vedi. E se sei un giornalista libero anche. Da anni, Facci, non da ieri. Io non ho mai usato (tuo primo post) la parola servo. Non mi permetterei e non è il mio stile. Però, cazzo, svegliati, non è che uno può svegliarsi il 24 aprile pomeriggio a dire abbasso il fascismo, perché c’è gente che lo dice dal ‘22! ciao a.r.

    da a.r.   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 12:55

  32. 1) Non c’è nessun fascismo.
    2) La libertà di stampa c’è. E pure tanta.
    3) ci sono dei restringimenti della libertà soprattutto nei media di centrodestra oltreché a Mediaset (legittimo) e in Rai, ma in quest’ultimo caso il problema è che la Rai appartiene alla politica e al governo di turno.
    4) Non ho mai scritto - e ho dimostrato il contrario - che io dica certe cose perché hanno colpito me. Nessuno mi ha colpito, oltretutto.
    5) Avrei da obiettare su tutta la tua analisi su giornali, telegiornali eccetera. Caso per caso. Ma non lo è, il caso.
    6) L’anomalia Berlusconi esiste ed è controbilanciata da tutta un’altra serie di anomalie che ne garantiscono la sopravvivenza, e tra queste - chiamala anomalia - c’è il suffragio popolare. Andrebbe smontato tutto il giocattolo. Da quale parte cominciare? Tu pensi: da Berlusconi. Io dico: non necessariamente, soprattutto se abbattendo lui sopravanzerebbe tutto il resto. Dalla Rai a certo sistema sindacale, da certi salotti finanziari a certo sistema bancario, da certa magistratura a certa stampa.
    La chiudo qui.

    da Filippo Facci   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 14:21

  33. Mi spiace davvero che la chiudiate qui. Non credo di avere idee preconcette e trovo del buono nelle posizioni di entrambi. Francamente non mi sembra nemmeno un dialogo fra sordi, ma fra due professionisti che hanno posizioni distanti ma sotto sotto si stimano.

    Chiaro che cercare reciprocamente di convincere l’altro a scusarsi è una battaglia persa in partenza. Ma le argomentazioni che leggo sono spunti interessanti per capire non tanto le posizioni (note) ma le motivazioni di queste.

    Se non volete più discutere di questo mi spiace, secondo me c’erano altre cose che potevano uscire oltre le polemichette. Però francamente mi auguro che Facci torni più spesso su questo blog a scrivere altri commenti su altri temi. Per molti rimarrà uno stronzo, per me è comunque un arricchimento. A sentire solo gente che fa sisi dopo un po’ uno si chiede se ha ragione sul serio o è gonzo, almeno così ci si rimette in discussione ogni tanto…

    da Brizio   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 15:11

  34. non so voi, eppure da quando e’ qui a scrivere - sempre cazzate, intendiamoci - a me sto Pippo Facci mi sta diventando un cicinino meno antipatico: bisogna dargli atto che s’e’ almeno messo a confronto con chi gli tira i pomodori e questo lo mette su un gradino piu’ in alto di Sansonetti…

    da zioFa   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 15:49

  35. La chiudo qui anch’io, è tempo perso. Va tutto benissimo, tranne che per quei poverini che lavorano nei giornali di destra e a mediaset che sono meno liberi. Poverini, loro che vorrebbero tanto esserlo, tipo Mimum, Fede, Liguori, i signori di Sudio Aperto, Lucignolo, Ricci e tutto il cucuzzaro. Grande e astuta mossa del compagno Berlusconi: limitare la libertà destra e lasciare liberi tutti a sinistra. Il fascismo non c’è, ci mancherebbe. Il direttore del Giornale di Berlusconi ha il busto del duce sulla scrivania, ma solo come fermacarte. Vespa e Belpietro vanno a prendere ordini a Palazzo Grazioli prima di andare in onda, ma anche questo va benissimo. L’allarme sicurezza in diretta e in apertura di tg tutte le sere, tanto utile per vincere le elezioni, l’hanno inventato i rumeni. Del resto gli etiopi si affonadno da soli per imnpietosirci e Putin e Gheddafi sono brave persone. L’anomalia Berlusconi c’è, in effetti, ma siccome ci sono altre anomalie teniamocela stretta, va bene così. L’editto bulgaro se lo sono inventati i bulgari. Facci non può scrivere della Carfagna e ce ne faremo una ragione. La Carfagna ministro è una vergogna per il Paese, ma siccome ce ne solo altre, pazienza. Va tutto bene, gente. Abbiamo solo buttato via un po’ di tempo. La prossima volta andiamo al cinema. Magari a vedere un film pagato con i soldi nostri che dice quant’era fico Alberto da Giussano, in modo che si dica quant’è fico Bossi (che fa pure una particina). Dopotutto, cazzo, perché non ci rilassiamo? Va tutto benissimo ciao a.r.

    da a.r.   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 17:25

  36. Dimenticavo:
    Facci: “Io pubblico con Mondadori perché per me è un’ottima casa editrice ed è pure libera e orientata sostanzialmente dal mercato”.
    Uh, ma non è la casa editrice che Berlusconi riuscì a comprare corrompendo un giudiuce, come accertato da sentenza definitiva?
    Mavalà. Tu guarda cosa vado a pensare: sarà un’altra anomalia.
    Non sarà la stessa casa editrice di Chi, il giornale che ha inventato un fidanzato a Noemi per sviare i sospetti dal capo, vera disinformatjia stile DDR? Meno male che è libera, eh? Pensate se non lo era!Chiedete a Saramago, il premio nobel che Einaudi (proprietà di Berlusconi) ha mandato a fare in culo perché parla male di Silvio.
    Ammazza, quanta libertà, non me n’ero accorto!

    da a.r.   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 17:57

  37. Vede, Sig. Facci, tutte le rincorse con fiatone a cui lei ci ha costretti in questa sede per dimostrare quanto la sua voce sia egregia nel mondo dell’informazione italiana non mi convincono proprio per niente.
    Innanzitutto perché, lungi dall’essere una prerogativa del generico, l’originalità ha a che fare con gli strati profondi delle cose; è difatti sempre l’inconscio che crea novità ambientali e per andare aldisotto della superficie, per sapersi orientare nell’oscurità più nera occorrono strumenti ben poco improvvisabili e men che mai grossolani e mediocri.
    Se, viceversa, si decide di fare bricolage di ciò che appare nell’aria ad occhio nudo (ciò che può essere captato per vie di pubbliche relazioni straordinarie e senza tanta sofisticatezza di apparato riflessivo), non si può poi pretendere di disquisire della profondità delle questioni, la quale richiede appunto un altro ordine mentale, altro stile, altro gusto, altra formazione, altri interessi, altra metodologia, un’alta capacità analitica maturata attraverso gli anni; un altro percorso di ricerca, insomma.
    Daltronde è detto anche nel linguaggio popolare -e con molta chiarezza, direi- che “la classe non è acqua” e, pertanto, tutto lo sbattimento verbale e tutta l’ansia fisica che trasudano dai suoi post nascono secondo me da un unico nodo irrisolto: ovverosia, dalla finzione di essere originali in un contesto inumano che tanto ha frequentato e che, mi pare, non disdegni tuttora di bazzicare.
    E’ dopotutto una vana superstizione quella di credere che si possa essere liberi all’interno di un sistema basato esclusivamente sulla dipendenza da un capo indiscutibile e piccoli cloni annessi; esattamente come accade nella società schiavista delle formiche, per intenderci.
    Così, se le è parso talvolta in passato di poter sbraitare qualcosa fuori dalle righe non sarà stato perché questo presunto e fievolo “alzare la testa” era fisiologico all’interno della soglia di sopportabilità del sistema medesimo, che lei stesso ha presentato come meccanismo insopportabile o vera e propria macchina per fare hamburgers?
    Troppo difficile da capire?
    Con biasimo rinnovato, ahimé.
    AB

    da angela   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 19:59

  38. 1) Il fascismo c’è e come c’è! Ha cambiato solo nome, ma i personaggi sono loro: ce l’hanno nel dna.
    2) La libertà di stampa… Chi crede fedelmente nel padrone si sente libero quando scrive per lui.
    3) Anche la più piccola censura, fatte salve nella forma la normale decenza e l’educazione dei minori, è sempre una limitazione dell’informazione, sia a destra che a sinistra.
    4) Vale quanto detto al punto due. E’ ovvio non sentirsi colpito in quel caso.
    5) Qui sarebbe bello sentirsi dire da Facci che Minzolini crede a quello che fa… Che agisce proprio di sua iniziativa quando propina la tetra informazione per teledipendenti dal piccaglio tenero che amano il disgusto della cronaca nera; quando fornisce panini conditi di Gasparri, Cicchitto, Lupi, Bocchino, Bondi, Cota (cacchio proprio lui, l’insopportabile nei ragionamenti), Calderoli (sic, ma almeno quello che dice fa ridere)… mettendoci ogni tanto in mezzo il portavoce del Sultano, il quale, per ironia del caso, si chiama spiritosamente Bonaiuti. Proprio quello che capisce all’inverso le esternazioni del padrone e ce le racconta come le ha capite lui col sorrisetto da presa per il sedere, ripetendoci nel contempo lo stesso disco senza senso contro la sinistra… Lo stesso TG di Minzolini è viceversa parco nel sale quando confeziona i panini volanti dell’opposizione. Il direttore gode al massimo servendoli insipidi in modo che gli italiani li rigettino dal disgusto…
    6) Il suffrragio popolare del sultano? Mavala, questa volta lo dico io! Da sempre i sultani, speciamente i dittatori e gli aspiranti a tale ruolo, hanno molto consenso popolare. Per liberarsi dalle dittature la fatica più grossa è quella appunto di riuscire a smantellare il consenso beota della massa.

    da Vittorio Grondona   - Sabato, 3 Ottobre 2009 alle 20:02

  39. Voglio solo dire un’ultima cosa pure io: nonostante Facci mi stia antipatico e non lo condivido, tanto di cappello: viene qui, dove non è amato, risponde, discute…ho scritto una mail al Giornale di Feltri e alcune a Studio Aperto: nessuna risposta, manco di insulti… proprio su questo c’è differenza di democrazia, Facci scrive su un blog di sinistra tranquillamente, gli altri non vogliono il contradditorio, in stile padronale!

    da Mauro Pigozzi   - Domenica, 4 Ottobre 2009 alle 02:51

  40. “Il conflitto berlusconiano non è mai stato grave nei suoi effetti pratici, secondo me: il punto è se lo stia diventando ora.” Un’affemazione davvero folle, chi lo dice o è cieco o fa finta di non vedere. Gli esempi sono miliardi: i più banali, a partire dal fatidico 94, le prime elezioni politiche, vi ricordate le dichiarazioni di voto pro-silvio di vianello e di tutti i volti finivest, perfino ambra angliolini che dice “occhetto è il diavolo”, oppure le orride campagne di sgarbi e liguori anti-tangentopoli, ecc. ecc. Fino ad arrivare al paradosso che la libera Mondadori non pubblica l’ultimo lavoro di un premio nobel, di cui avrebbe i diritti, perchè scrive contro Lui. D’accordissmo anche con gab: santoro non mi piace, eppure deve poter lavorare. Cose ovvie e già dette, scusate, ma di fronte a certe uscite del giornalista-scomodo Facci è dura tacere. Grazie Alessandro

    da gabriele   - Domenica, 4 Ottobre 2009 alle 09:33

  41. Mi è venuto il mal di testa. Tutto questo sbaritare mi ha solo confermato quanto segue:
    a) La libertà è quella di poter scrivere articoli supervisionati da altri. oppure imbrattare carta di parole inutili. Nessun quotidiano a parte Il Manifesto e Il Fatto quotidiano è libero dalle supervisioni dei padronati, anche se il manifesto le sovvenzioni le acchiappa o no?.
    b) Nella vita esiste il libero arbitrio. Ogni persona è artefice del proprio futuro. Quello di Facci è molto diverso da quello di Robecchi. Preferisco Robecchi!.
    C)Il futuro è nei blog, che facci o meno dica il contrario. L’editoria ha un futuro infausto è solo questione di tempo.

    da Maurizio   - Lunedì, 5 Ottobre 2009 alle 14:36

  42. Egregio signor Facci, io sono semmai un’ egregiA gab, essendo una donna (ho usato anche un verbo al femminile, ma lei forse è troppo onfaloscopico per badarci). E comunque… e tuttavia… se ci fa caso, in alcuni miei post io ho detto che, a mio parere, leisi è comportato meglio di un D’Alema o di un Sansonetti, che pure sono (o dovrebbero essere) della mia parte, perché almeno, a differenza loro, ammette che ci sono problemi oggi in Italia con la libertà di espressione, cosa che i due succitati non hanno finora esplicitato, per la contezza che ne ho io. Insomma, lei si sbaglia, almeno sul mio conto: lei non mi sta affatto su un organo sessuale che io non possiedo e non perché io non lo possieda ma perché non starebbe in quella location anche se io possedessi il suddetto organo. Quello che le contesto è la sua valutazione del passato: a mio parere, questi spazi che lei dice di avere avuto sono un prodotto della sua immaginazione autogiustificatoria. E, guardi, non dico che questa operazione autogiustificatoria sia cosciente: sono abbastanza convinta che non lo sia. Ah, dimenticavo: se posso permettermi, le consiglierei di non paragonarsi al Giuliano Ferrara o allo stesso Sgarbi. Per quanto lei sbatta per fare l’antipatico maleducato, per me lei è meglio di loro, specie del Farrara che è davvero un pallone gonfiato (e non alludo al suo fisico debordante).

    da gab   - Lunedì, 5 Ottobre 2009 alle 22:25

  43. Dimenticavo. Facci non mi sta su un organo genitale che non possiede e non ci starebbe neppure se lo possedessi… ma Robecchi… bh, lui è un’altra cosa. Io Robecchi LO AMO.

    da gab   - Martedì, 6 Ottobre 2009 alle 00:39

  44. Errata corrige. Ovviamente c’è un errore di digitazione: nel mio post precedente, volevo dire che IO, essendo donna, non possiedO l’organo genitale di cui parla il signor Fscci. Me ne scuso con lui.

    da gab   - Martedì, 6 Ottobre 2009 alle 00:42

  45. stiamo calmissimi

    da a.r.   - Martedì, 6 Ottobre 2009 alle 08:48

  46. Gab, per quel che me ne frega puoi anche essere ermafrodita.

    da Filippo Facci   - Martedì, 6 Ottobre 2009 alle 22:28

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