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sab
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feb 07

E’ l’EcoNOmy, bellezza

Chi ama, sostiene e adora il libero mercato (cioè praticamente tutti) non può che osservare con interesse le evoluzioni di un mercato che più libero non si può, cioè quello illegale. Armi, droga, contraffazioni sono i tre principali affari del crimine, veri paradisi del liberismo, dove l’offerta e la domanda si incontrano alla perfezione senza quei “lacci e lacciuoli” spesso deplorati da tutti gli imprenditori del mondo. Divertente il caso della contraffazione alimentare. Intanto per i nomi, per cui il simil-parmigiano diventa “Parmeson” in Cina, “Parmesan” negli Usa, “Regianito” in Argentina e così via in una costante girandola di invenzioni linguistiche. Si ride un po’ meno quando si parla di cifre. Valutato il “made in Italy” alimentare intorno ai 100 milioni di euro, ecco che il mercato delle varie contraffazioni ammonta più o meno alla metà: 50 milioni di euro. Quando si parla di copie, pirateria e imitazioni, il pensiero va quasi automaticamente alla Cina. Ma in questo caso l’accusa potrebbe essere infondata, perché la Cina imita, sì, ma comincia anche a temere gli imitatori. Ora Pechino ha completato la mappatura dei suoi prodotti alimentari tradizionali (oltre 600) e intende proteggerli dalle imitazioni con una legge. Ottima notizia, così scatterà il principio di reciprocità: noi non potremo copiare i nidi di rondine (ce ne faremo una ragione) e loro non potranno copiare il lambrusco. Ecco perché una legge cinese finisce per essere un investimento a lungo termine anche per i produttori italiani: l’industria alimentare cinese fattura 200 miliardi all’anno, che diventeranno 400 entro cinque anni.
Nei primi sei mesi del 2006 abbiamo esportati in Cina cibo per 21,9 miliardi di euro, con un incremento sul primo semestre del 2005 del 134,5 per cento (fonte: Vinitaly)

Oltre alle falsificazioni, c’è un altro affarone illegale che prospera sempre all’insegna del libero mercato, ed è quello degli stupefacenti. L’ultimo convegno dell’Agenzia europea per le droghe ha evidenziato come l’emergenza attuale sia data soprattutto dal calo dei prezzi e dalla permanenza di differenze abissali anche tra paesi comunitari. Una pastiglia di ecstasy, per esempio, che qui costa dai 15 ai 25 euro, in Lituania costa appena 3 euro, ma trattandosi di un mercato illegale nessun osservatorio dei prezzi o altro istituto comunitario può intervenire: la libera concorrenza non ha alcun freno. Non c’è bisogno di essere esperti di marketing per capire che il calo dei prezzi incoraggia la domanda. Per quanto riguarda l’uso di cocaina, per esempio, l’Italia è stabile al terzo posto in Europa (3 per cento della popolazione), dopo Spagna e Gran Bretagna che hanno percentuali praticamente doppie.
Primi al mondo nel consumo di cocaina sono gli Stati Uniti (14 per cento della popolazione). (Fonte: Emccda, European Monitorino Centre for Drug and Drug Addiction)

 

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